| Carlo Bandini vescovo della Chiesa cattolica | |
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| Da mihi animas cetera tolle | |
| Incarichi ricoperti | |
| Nascita | 1° dicembre 1894 a Faenza |
| Ordinazione sacerdotale | 18 dicembre 1920 dal vescovo Vincenzo Bacchi nel Duomo di Faenza |
| Nomina a vescovo | 17 ottobre 1953 da Papa Pio XII |
| Consacrazione a vescovo | 20 dicembre 1953 da Massimiliano Massimiliani, vescovo di Modigliana |
| Morte | 13 aprile 1989 (94 anni) |
Carlo Bandini (Faenza, 1° dicembre 1894 – Faenza, 13 aprile 1989) è stato un vescovo cattolico italiano.
Carlo Bandini nacque a Faenza il 1° dicembre 1894 da Federico e Paola Bosi. La sua famiglia era residente nel Borgo Durbecco. Appena due anni dopo si trasferì in via Baroncini, nel Rione Giallo. Nel 1905 s'iscrisse alle scuole del Seminario diocesano di Faenza. La sua formazione culturale e spirituale si svolse nella diocesi di origine.
Nel 1915 fu chiamato alle armi: l'Italia entrò nella Prima guerra mondiale. Arruolato in fanteria, venne inviato a Brescia in zona di guerra. Il 13 gennaio 1916 prestò giuramento come comandante del gruppo mitraglieri del 4° battagione in alta Carnia; ad agosto partecipò alla presa di Gorizia. In ottobre venne ferito alla testa dalla scheggia di una granata. Rientrò in combattimento il 17 marzo 1917; il 25 ottobre venne fatto prigioniero dai tedeschi a Caporetto e condotto dapprima a Rastatt, poi a Karlsruhe, infine a Celle, in Germania. Bandini non dimenticò mai la lunga e dolorosa esperienza di soldato, di ferito e di prigioniero, dalla quale uscì forgiato in disciplina, senso del dovere e solidità di legami.
Il 4 novembre l'Italia proclamò la vittoria. Il 19 gennaio 1919 Bandini ritornò in patria. Trascorse l'anno tra Torino, Ravenna e Faenza e infine il 22 ottobre venne congedato. Il 10 dicembre Bandini – la cui vocazione non aveva evidentemente sortito arretramenti nel corso delle vicende belliche - entrò nel Seminario arcivescovile di Bologna per completare gli studi teologici.
Il 18 dicembre 1920 Bandini ricevette gli ordini sacri dal vescovo Vincenzo Bacchi nella Cattedrale di Faenza. Esercitò il ministero per 33 anni fino alla nomina alla sede di Sarsina nel 1953.
Fu assegnato dapprima alla parrocchia dei Santi Filippo e Giacomo nei Servi (centro storico) e nominato insegnante al Seminario diocesano. Un impegno su più fronti, che lo portò a contatto con realtà, umanità ed esperienze diverse, tra le quali non mancò l'adesione al Partito popolare di don Luigi Sturzo che a Faenza trovò terreno fertile.
Appena due anni dopo si trasferì in Puglia come Segretario di monsignor Placido Ferniani, già parroco dei Servi, nominato vescovo di Bitonto. Dopo l'improvvisa morte di Ferniani (22 maggio 1925), ritornò a Faenza e riprese l'insegnamento in Seminario. La scomparsa di Ferniani addolorò Bandini come la perdita di un padre. Anni dopo ebbe a dichiarare: «La realtà è che sono cresciuto non in seminario ma all'ombra di un sacerdote indimenticabile: monsignor Placido Ferniani. Al suo fianco è maturata la mia vocazione.
Nel 1926 il vescovo Ruggero Bovelli lo nominò parroco di Tredozio, nella diocesi di Modigliana. La scelta si rivelò azzeccata: Bandini sentiva quella di parroco come la sua vocazione. Fu pastore della comunità di Tredozio per ben 27 anni. Entrato 32enne, ne uscì all'età di 59 anni. Calato nella realtà tredoziese, centro situato nell'Appennino, don Carlo si dedicò subito al rilancio e al potenziamento di organismi già esistenti in parrocchia, come il Circolo di Azione Cattolica, la Conferenza di San Vincenzo, l'Oratorio parrocchiale, la Cassa rurale e artigiana, coinvolgendo ed inserendovi nuove forze giovanili. Uomo d'azione, il presule s'impegno a creare strutture che sarebbero servite alle iniziative, alla vita e attività della parrocchia e delle associazioni cattoliche. Vanno ricordate: ampliamento della pieve e nuova facciata, recinzione del ricreatorio ed ampliamento del Circolo (con macchina cinematografica, biliardo e radio con amplificazione), nuovo teatro e canonica interamente rinnovata. Bandini volle per i suoi parrocchiani strutture ampie ed accoglienti. Dal Circolo parrocchiale uscirono tutti i sindaci di Tredozio del dopoguerra per 42 anni consecutivi: Jacopo Vespignani (1945-1964), Bruno Liverani (1964-1970 e Libero Bandini (1970-1987).
Nel 1931 il regime fascista avviò una politica volta allo sradicamento dei giovani dalle parrocchie. Molti circoli giovanili vennero chiusi ed al loro posto nelle città e nei paesi furono aperte sedi del fascio. Anche a Tredozio fu chiuso il circolo di Azione Cattolica. Don Bandini non si arrese e alcuni mesi dopo ne ottenne la riapertura.
Nel 1935 papa Pio XI lo nominò Cameriere segreto. La nomina venne confermata dal successore Pio XII nel 1939.
Negli anni drammatici della Seconda guerra mondiale Bandini tenne sempre una linea improntata alla difesa della vita umana. Fu sempre pronto ad accorrere in aiuto di chi si trovò in stato di necessità, da una parte degli schieramenti o dall'altra. Inviso ai fascisti per il suo grande attivismo, condivise con molti confratelli le simpatie partigiane (conobbe il capobanda Silvio Corbari), ma soprattutto fu realista: azione passiva e collaborazione con le autorità. Nel giugno 1944 capeggiò la squadra organizzata dal Circolo tredoziese per portare aiuto a Marradi bombardata. In ottobre si svolse nella canonica di San Michele la prima riunione dei partiti politici antifascisti. Alla fine della riunione fu deciso di sostenere Jacopo Vespignani come primo sindaco post-liberazione.
L'azione di don Babini contribuì alla pacificazione del paese anche dopo la fine della guerra, quando ex partigiani commisero atti di violenza contro ex fascisti.
Nel 1945 don Bandini fondo l'Unione Sportiva Vis in Fide, che raccolse l'adesione unanime dei giovani del paese. Nel 1947 il teatro venne trasformato in cinema. Nello stesso anno fu costruita la palestra per l'educazione fisica dei giovani. Due anni dopo la parrocchia acquistò il campo sportivo per assicurare alla Vis in Fide un impianto indispensabile per l'attività sportiva. Furono le ultime opere di don Carlo Bandini a Tredozio, protagonista di una stagione intensa e fervida d'iniziative religiose, sociali e culturali.
Il 18 marzo 1952 il vescovo di Modigliana, Massimiliani, lo informò della decisione di Pio XII di nominarlo vescovo di Oppido Mamertina centro della Calabria nell'arcidiocesi di Reggio. Bandini scrisse una lettera di rinuncia. Il 28 marzo il Papa accolse la rinuncia, che gli fu comunicata formalmente dalla Congregazione per i Vescovi il successivo 4 aprile.
Passò solamente un anno e don Bandini fu nuovamente nominato vescovo. Questa volta accettò. Il 14 settembre 1953 Pio XII lo designò alla Chiesa cattedrale di Sarsina e lo promosse il 17 ottobre. Il 20 dicembre fu consacrato nella pieve di San Michele Arcangelo a Tredozio da Massimiliano Massimiliani, vescovo di Modigliana; co-consacranti Ruggero Bovelli, arcivescovo di Ferrara (già vescovo di Modigliana) e Giuseppe Battaglia, vescovo di Faenza.
Nel suo nuovo ruolo di vescovo Bandini fu molto attento alla dimensione pastorale, alla presenza personale nelle parrocchie, alla formazione del clero e alla conservazione della memoria religiosa e culturale del territorio. La sua nomina si collocava in un momento delicato per la piccola diocesi appenninica, caratterizzata da un territorio vasto e montuoso, da numerose piccole parrocchie e, soprattutto, da un progressivo spopolamento delle aree collinari e montane. All'arrivo di Bandini le parrocchie erano 60 e i sacerdoti 51; al momento della sua rinuncia, nel 1968, i sacerdoti erano ancora 53, mentre il numero delle parrocchie aveva cominciato a ridursi a causa dello spopolamento.
Bandini mise a fuoco due questioni centrali e spinose: il problema educativo e i problema economico. Il suo primo obiettivo fu la realizzazione della Casa del Giovane. Si recò in Vaticano allo scopo di chiedere un finanziamento. Nel 1954 annunciò con rilievo l'ottenimento del denaro necessario (5 milioni di lire) per la costruzione della struttura, che fu aperta alla fine dell'estate. Nel 1956 inaugurò il nuovo campo da tennis e pattinaggio. Conformemente alle sue sperimentate convinzioni, affrontò insieme la questione delle persone e delle strutture, consapevole che solo se le seconde sono adeguate, può derivarne un beneficio alle prime.
Nel 1958 presero il via i grandi lavori di restauro della cattedrale di Sarsina, fortemente desiderati e programmati. Il 22 maggio 1963 avvenne la posa della prima pietra del nuovo Seminario vescovile. Purtroppo non ebbe vita lunga, nonostante l'avvio molto promettente. Avranno un esito molto più fortunato i lavori a San Vicinio. Quello della cattedrale fu il grande cantiere del vescovo Bandini: l'impresa maggiore, più complessa e più lunga. Occorsero dieci anni per realizzare una completa trasformazione di un luogo di culto che affondava le sue origini attorno all'anno Mille. Nel corso dei secoli, numerosi interventi di restauro ne avevano occultato l'aspetto originale, che il vescovo Bandini volle riportare alla luce. I grandi restauri della basilica restituirono all'edificio un aspetto coerente con la sua origine romanica e resero maggiormente visibile la dimensione santuariale legata alle reliquie del patrono. La sistemazione della cattedrale e dell'altare del santo fu accompagnata dalla ricognizione delle reliquie del protovescovo nel 1960. Bandini si adoperò anche per preservare il culto del santo: per questo promosse studi e la pubblicazione dell'unico testo antico conservatosi fino ad oggi su Vicinio (Vita sancti Vicinii Saxenatis episcopi), affidandone la cura a uno specialista come monsignor Giovanni Lucchesi. Durante questo periodo, il 27 gennaio 1961 Papa Giovanni XXIII concesse a San Vicinio il titolo di basilica minore.
La sua politica di tutela non si limitò alla cattedrale. Un elemento di grande interesse è rappresentato dall'attività di Antonio Corbara, medico faentino e collaboratore di Bandini, che tra il 1960 e il 1967 effettuò un censimento delle opere d'arte presenti nel territorio diocesano. La documentazione relativa alla parrocchia di Ruscello (località tra Sarsina e Quarto) mostra con chiarezza il problema: quando una piccola parrocchia veniva abbandonata, opere d'arte, arredi e oggetti liturgici rischiavano di essere dispersi o rubati. Corbara segnalò a Bandini la necessità di recuperare e mettere in sicurezza campane, croci, mobili e altri manufatti di interesse storico-artistico. Questa attività costituì un passaggio importante nella storia della tutela dei beni culturali della diocesi. Il futuro Museo diocesano di arte sacra di Sarsina, inaugurato nel 1987, raccolse anche il nucleo di opere salvaguardate attraverso il lavoro promosso da Bandini e Corbara.
Altre opere costruttive promosse dal vescovo furono: alle Balze di Verghereto Villa San Pier Damiani, struttura che può contenere fino a 120 ragazzi; vari cantieri che riguardarono chiese nuove (come a Taibo) e ristrutturazioni. Il caso più evidente fu il Santuario della Madonna Pellegrina di Quarto. La parrocchia nella frazione sarsinate era stata eretta nel 1953 dal predecessore Emilio Biancheri; Bandini ne accompagnò lo sviluppo e il 16 ottobre 1954 elevò la nuova chiesa al grado di santuario, nel contesto dell'Anno mariano indetto per il centenario della definizione dogmatica dell'Immacolata Concezione.
L'azione pastorale di Bandini fu improntata alla vicinanza e al contatto diretto con i fedeli. Appena entrato eresse l'«Opera diocesana assistenza» e completò l'Istituto Artigianato San Giuseppe. Ripristinò il Bollettino ufficiale della diocesi. Indisse Missioni sociali e cooperò alla nascita della Scuola superiore di studi sociali per il Clero della Bassa Romagna. Durante il suo episcopato realizzò tre visite pastorali, negli anni: 1. 1955-58; 2. 1960-63; 3. 1965-68. Ristrutturò i vicariati foranei riducendoli da nove a quattro. Tra il 1953 e il 1968 scrisse XII Lettere pastorali. Curò il patrimonio artistico diocesano, le opere d'arte e si occupò della loro tutela.
La devozione alla Madonna fu un pilastro della fede di Carlo Bandini. Durante gli anni al fronte (1915-18), il suo piastrino di riconoscimento contenne l'immaginetta della Madonna delle Grazie di Faenza. A Tredozio fu molto devoto alla Beata Vergine delle Grazie venerata nella chiesa della Compagnia. A Sarsina celebrò solennemente l'Anno mariano 1957-58 e l'incoronazione della Madonna Pellegrina di Quarto. Inoltre pose sotto il segno di Maria la sua prima lettera alla diocesi, datata 8 dicembre 1953.
Negli anni 1962-65 partecipò alle quattro sessioni del Concilio ecumenico Vaticano II.
Il 3 settembre 1968 presentò domanda di rinuncia al governo della diocesi di Sarsina per raggiunti limiti di età, in applicazione delle nuove disposizioni conciliari (Christus Dominus, 28 ottobre 1965). Paolo VI lo esonerò dal governo pastorale (mantenne comunque il titolo di vescovo) e nominò amministratore apostolico sede plena Augusto Gianfranceschi, vescovo di Cesena dal 1957. Bandini preferì stabilire la propria residenza a Faenza, presso monastero delle Camaldolesi, anziché continuare a risiedere nella sede sarsinate. Rimase però profondamente legato alla diocesi e ai suoi sacerdoti e fedeli.
Il monastero camaldolese di San Maglorio (un monaco bretone vissuto nel VI secolo) fu fondato a Faenza nel 1275 da fra' Lorenzo della Cella fuori delle mura cittadine (oggi vi sorge il Museo delle Ceramiche). Le monache vi rimasero fino al 1888 quando, in seguito alle leggi di soppressione, si ritirarono nell'ex convento domenicano di Santa Caterina. Nel 1967, data l'obsolescenza della vecchia sede urbana, le monache si trasferirono in un nuovo edificio in località Celle (4 km da Faenza).
Bandini continuò a presidere le celebrazioni liturgiche più importanti: i pontificali di Natale e Pasqua, la solennità di San Vicinio, le cresime, ecc.. In queste occasioni lasciava temporaneamente la foresteria del monastero delle Camaldolesi per tornare a Sarsina. Scrisse il suo primo libro, Don Quintino. Un eremita dei tempi moderni, dedicato al Servo di Dio Quintino Sicuro (1920-1968). Bandini lo incontrò nel 1954 e ne favorì il cammino vocazionale, affidandogli la custodia dell'eremo di Sant'Alberico (alle falde del monte Fumaiolo) e accompagnandolo verso il sacerdozio. Sicuro, proveniente da un'esperienza di vita religiosa e di lavoro nella Guardia di Finanza, affrontò in età adulta gli studi necessari e fu ordinato sacerdote da Bandini alle Balze il 23 dicembre 1961.
Il 1° maggio 1976 Bandini lasciò anche formalmente il governo della diocesi a monsignor Gianfranceschi, che entrò in carica come suo successore.
Morì il 13 aprile 1989. Fu sepolto nella cattedrale di Sarsina.
La genealogia episcopale è:
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