Castello della Fava

Castello della Fava
Casteddu de sa Fae
Il mastio a pianta quadrata e i resti della cinta muraria sulla rocca calcarea che sovrasta il borgo di Posada
Ubicazione
Stato attualeItalia (bandiera) Italia
RegioneSardegna
CittàPosada
IndirizzoVia Eleonora d'Arborea, Posada
Coordinate40°38′16.93″N 9°43′25.84″E
Mappa di localizzazione: Sardegna
Castello della Fava
Informazioni generali
TipoCastello medievale
AltezzaTorre di circa 20 m
Inizio costruzioneInizio del XIII secolo
MaterialePietra calcarea
Primo proprietarioGiudici di Gallura della famiglia Visconti (attribuzione)
Condizione attualeRuderi
VisitabileSì
Informazioni militari
UtilizzatoreGiudicato di Gallura, Repubblica di Pisa, Corona d'Aragona, Giudicato di Arborea
Funzione strategicaControllo della curatoria di Posada, della valle del Riu Mannu, dello scalo portuale e della viabilità costiera
Termine funzione strategicaXV secolo
Comandanti storiciRodrigo de Luna, Joan Martini de Gurrea, Pere de So, Olivier Togores
PresidioDa 7 a 20 armati agli ordini di un castellano (XIV secolo)
Azioni di guerraAssedi del 1334, 1364, 1379 e 1391 (guerra sardo-catalana)
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Il castello della Fava (in sardo Casteddu de sa Fae) è un edificio fortificato di epoca medievale situato presso il comune di Posada, in provincia di Nuoro. Sorge sulla sommità di un colle calcareo che sovrasta l'abitato, a circa 50 km a sud di Olbia, e domina a oriente il litorale, a occidente le vette del Mont'Albo e del Monte Nieddu, e la pianura attraversata dal Riu Mannu, ossia l'intero territorio dell'alta Baronia. È considerato uno dei siti fortificati meglio conservati dell'isola.

Storia

Le origini

La costruzione risale probabilmente ai primi decenni del XIII secolo ed è attribuita ai giudici Visconti di Gallura, ma la scarsità delle fonti ha lasciato aperte altre ipotesi. Lo storico aragonese cinquecentesco Jerónimo Zurita ipotizzò un potenziamento pisano poco prima della conquista aragonese; il generale e naturalista Alberto La Marmora, autore di un dettagliato Itinerario dell'isola pubblicato nell'Ottocento, propendeva per una committenza giudicale o genovese; lo storico sardo Raimondo Carta Raspi anticipava la fondazione agli ultimi anni del XII secolo, sempre a opera dei giudici di Gallura.

Più che a esigenze puramente militari, l'edificazione sembra aver risposto alla necessità di controllare un territorio ad alta produttività agricola, dotato di un porto e attraversato dalla via costiera romana a Tibula-Karalis, dalla quale si dipartiva un diverticulum verso le regioni interne. Lo conferma il fatto che le tre villae della valle — Posada, Sulla e Arischion — continuarono a occupare i propri siti di pianura per oltre un secolo dopo la costruzione della fortezza, e che gli attacchi nemici furono sempre rivolti al castello e mai ai villaggi.

Dai Visconti agli Aragonesi

Il primo documento che ne registra l'esistenza è la Carta Pisana, attribuita agli anni attorno al 1275, che riporta per la costa orientale sarda il toponimo «la faua». Nel 1294, Lotto della Gherardesca fu obbligato a cedere al Comune di Pisa vari castelli sardi, fra cui quello di Posada, per ottenere la liberazione del fratello Guelfo; nel 1305 il «castrum Posatis» figura fra i possedimenti sardi della giudicessa di Gallura Giovanna Visconti.

Rimasto pisano fino al 1324, passò alla Corona d'Aragona con la pace ratificata il 3 agosto di quell'anno, che stabiliva la cessione delle fortezze tenute da Pisa nell'isola. Il castello fu concesso ai castellani secondo il mos Ispanie, consuetudine di origine castigliana che prevedeva la revocabilità della carica, il divieto di successione e l'obbligo di residenza nella fortezza: un regime che garantiva alla Corona un controllo assai stretto su un bene che restava demaniale. Per il suo servizio il castellano, detto alcaide, percepiva la retinença, pari a 340 lire di alfonsini minuti ricavate dalle rendite di alcune ville dell'ex curatoria.

La guerra sardo-catalana

Per tutta la seconda metà del XIV secolo il territorio fu coinvolto nel conflitto fra Arborea e Aragona e il castello fu alternativamente assediato dall'una e dall'altra parte: già nel 1334 i Doria e i Genovesi lo avevano cinto d'assedio senza espugnarlo, e nel 1364 il giudice d'Arborea Mariano IV vi assediò il capitano di Gallura Olivier Togores. Le difficoltà finanziarie della Corona costrinsero l'amministrazione a ricorrere ai prestiti dei mercanti locali per le opere di riparazione e per il mantenimento della guarnigione, composta da sette a dieci armati.

Nell'ottobre del 1391, dopo la ripresa delle ostilità, la fortezza cadde in mano arborense non per l'assedio ma per il tradimento del castellano Gil Ferrandez de Bilxes, che aprì le porte al nemico per 500 lire; secondo il governatore Joan de Montbuy il castello, ben rifornito, avrebbe altrimenti potuto resistere almeno sette mesi. Rimase agli Arborea per un ventennio, sino alla battaglia di Sanluri del 1409.

Estintosi il giudicato d'Arborea, il castello perse la propria funzione strategica: il 25 giugno 1431 la fortezza e il territorio dell'ex curatoria furono concessi in liberum et francum allodium al nobile catalano Nicolò Carròs, erede di una delle famiglie più potenti della Sardegna aragonese, e trasformati nella Baronia di Posada, costituita dalle ville di Posada, Lodè, Torpè e Siniscola; il feudo fu riscattato dai Savoia nel 1861.

Il castello e l'abitato

Le fonti medievali distinguono nettamente la villa dal castrum: l'antica Posada, attestata dal 1095 in una bolla di papa Urbano II a favore dell'abbazia di San Vittore di Marsiglia, sorgeva ai piedi del Monte 'Idda, nell'odierno rione di Santa Caterina. Fra il XIV e il XVI secolo, per il peggioramento delle condizioni ambientali, le guerre e le incursioni corsare, le popolazioni di Posada, Sulla e Arischion si trasferirono alle pendici del colle del castello, dando origine all'abitato attuale; il vecchio sito fu abbandonato definitivamente attorno al 1623.

Struttura

Del castello rimangono i resti delle mura e il torrione a pianta quadrata, con la terrazza protetta da un muretto merlato, e una serie di cisterne d'acqua in buono stato di conservazione.

La torre misura sette metri di lato ed è alta circa venti metri; l'ingresso, rialzato rispetto al piano di campagna e in origine accessibile con una scala a pioli, ne accresceva il potenziale difensivo. La rocca era racchiusa da una triplice cinta muraria, mentre al borgo fortificato si accedeva attraverso due porte, Sa Porta sulla cinta esterna e Sa Corva su quella interna. Al 1358 risale la prima rappresentazione grafica della fortezza, contenuta nel registro fiscale noto come Componiment de Sardenya.

Origine del nome

Secondo una tradizione popolare, il nome del castello (in sardo Casteddu de sa Fae) sarebbe legato a un episodio collocato convenzionalmente intorno al 1300. Posada sarebbe stata posta sotto assedio da una flotta di pirati saraceni, che avrebbe tentato di costringere gli abitanti alla resa per fame. Quando le riserve alimentari erano ormai quasi esaurite, gli assediati avrebbero fatto mangiare a un piccione l'ultima manciata di fave rimasta; dopo averlo leggermente ferito, lo avrebbero lasciato volare in direzione dell'accampamento nemico. L'animale sarebbe caduto tra gli assedianti, che, trovandone lo stomaco ancora pieno di fave, avrebbero dedotto che il castello disponesse di abbondanti scorte di viveri. Convinti pertanto che l'assedio fosse destinato a protrarsi, avrebbero rinunciato all'impresa e lasciato Posada.

Il racconto ha carattere leggendario e non è collegabile con certezza a un episodio storico documentato. Inoltre, il toponimo «la Faua» compare già nella Carta Pisana, carta nautica datata intorno al 1275, quindi prima della data tradizionalmente attribuita all'assedio; tale attestazione rende problematica l'interpretazione della leggenda come effettiva origine storica del nome.

Accanto alla tradizione popolare sono state avanzate diverse ipotesi etimologiche. Marco Cadinu, storico dell'architettura, ha proposto di ricondurre l'appellativo al termine arabo fawwāra (فَوَّارَة), «getto d'acqua» o «sorgente zampillante», in relazione alla presenza del fiume Posada, della sua foce e delle numerose aree paludose che caratterizzavano il territorio. Come confronti toponomastici lo studioso ha richiamato il castello crociato di La Fève (latino Castrum Fabe) in Palestina e il castello della Favara a Palermo.

Una diversa ipotesi collega invece il toponimo a un antroponimo già attestato in ambiente pisano e nella stessa Gallura. Il Liber Fondachi menziona infatti diversi contribuenti della curatoria di Posada recanti il nome familiare Fava, fra i quali un Petrus Fava. Il condaghe di San Pietro di Silki ricorda inoltre una «soror Bullia Fave», appartenente alla famiglia pisana dei Bulliafava, legata ai Gualandi e agli interessi dei giudici Visconti in Sardegna. A Pisa, fra il 1191 e il 1192, sono documentate una torre appartenente a Bandino Bullia Fava e una turris nova de Arno di Ranieri Bulliafava. Queste attestazioni documentano quindi la presenza dell'antroponimo già in epoca medievale, senza tuttavia consentire di stabilire con certezza che da esso derivi il nome del castello.

Galleria d'immagini

Note

  1. 1 2 Floris 2008, pp. 258, 268.
  2. ↑ Floris 2008, pp. 258–259, 268–269.
  3. ↑ Floris 2008, pp. 270–271.
  4. ↑ Floris 2008, pp. 271, 284–290.
  5. ↑ Floris 2008, pp. 273, 276–279.
  6. ↑ Floris 2008, pp. 281–282.
  7. ↑ Floris 2008, p. 282.
  8. ↑ Floris 2008, pp. 263–265.
  9. ↑ Castello della Fava, MiBAC, su beniculturali.it. URL consultato il 1º gennaio 2018 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2018).
  10. ↑ Castello della Fava, su Virtual Archaeology - Sardegna Cultura. URL consultato il 1º settembre 2026.
  11. ↑ Floris 2008, p. 276.
  12. ↑ Zirottu 2004, pp. 5–9.
  13. 1 2 3 Floris 2008, pp. 269–270.

Bibliografia


Voci correlate

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