| Cervo del Tibet | |
|---|---|
| Classificazione scientifica | |
| Dominio | Eukaryota |
| Regno | Animalia |
| Phylum | Chordata |
| Classe | Mammalia |
| Ordine | Artiodactyla |
| Famiglia | Cervidae |
| Sottofamiglia | Cervinae |
| Genere | Cervus |
| Specie | C. canadensis |
| Sottospecie | C. c. wallichii |
| Nomenclatura trinomiale | |
| Cervus canadensis wallichii G. Cuvier, 1823 | |
| Areale | |
Il cervo del Tibet (Cervus canadensis wallichii G. Cuvier, 1823), noto anche con il nome tibetano shou, è una rara sottospecie asiatica di wapiti (Cervus canadensis), propria dell'altopiano tibetano meridionale e delle regioni himalayane adiacenti. In alcune classificazioni viene elevato al rango di specie con il nome Cervus wallichii. La sua posizione sistematica è stata a lungo controversa, poiché in passato veniva generalmente classificato come sottospecie del cervo nobile (Cervus elaphus); le ricostruzioni filogenetiche distinguono invece nettamente il clade orientale comprendente wapiti, sika e cervo a labbra bianche da quello occidentale comprendente il cervo nobile.
Considerato estremamente raro per gran parte del XX secolo e per qualche tempo persino ritenuto estinto, il cervo del Tibet fu nuovamente documentato in natura negli ultimi decenni del secolo. Un'indagine effettuata nell'ottobre 1995 individuò circa 200 esemplari nei rilievi presso Zhenqi, oggi Zengqi, nella contea di Sangri, a nord dello Yarlung Tsangpo, oltre a tracce di piccoli nuclei in alcune valli più orientali. Grazie alle misure di protezione adottate, la popolazione tibetana è aumentata notevolmente e nel 2024 le autorità regionali ne indicavano oltre 800 individui.
Esemplari di shou furono mantenuti in cattività anche in passato. Un cervo appartenente a questa forma giunse allo zoo di Londra agli inizi del XX secolo, mentre fotografie del 1938-39 documentano almeno un individuo addomesticato presso il Norbulingka di Lhasa.
Il cervo del Tibet è un cervide di costituzione robusta, con tronco massiccio, arti relativamente corti e muso ampio. Il mantello presenta marcate variazioni stagionali: quello invernale è più lungo e grigiastro o bruno-grigiastro, mentre quello estivo assume tonalità più calde, dal bruno al rossiccio. Una caratteristica evidente è l'ampia macchia chiara o biancastra della regione caudale, che circonda la coda molto breve. Nei maschi adulti sono presenti grandi palchi ramificati, mentre le femmine ne sono prive.
La forma fu descritta da Georges Cuvier nel 1823 con il nome Cervus wallichii, sulla base di materiale proveniente dalla regione himalayana; la località tipo è il Nepal. Nel 1841 Brian Houghton Hodgson descrisse un cervo simile con il nome Cervus affinis, sulla base di un esemplare proveniente dalla regione del Sikkim. Questo nome viene generalmente considerato sinonimo nell'ambito del complesso di Cervus canadensis.
Storicamente lo shou sembra essere stato distribuito lungo una fascia relativamente ampia dell'Himalaya e del Tibet meridionale, con segnalazioni provenienti dal Tibet, dal Sikkim, dal Nepal e dal Bhutan. La documentazione storica è tuttavia frammentaria e non tutte le segnalazioni possono essere attribuite con certezza alla medesima forma tassonomica. La popolazione meglio documentata vive nella contea di Sangri, nella prefettura di Shannan, lungo il medio corso dello Yarlung Tsangpo. La riserva naturale del cervo dello Shannan tibetano costituisce il principale centro conosciuto per la conservazione e lo studio della sottospecie.
L'habitat comprende soprattutto praterie alpine, boscaglie montane e mosaici di prato e arbusteto ad alta quota, generalmente tra circa 4100 e 4900 m. Le aree frequentate comprendono formazioni di salici (Salix), rododendri (Rhododendron), Berberis, Rosa, Caragana e altri arbusti caratteristici della vegetazione alpina.
Il cervo del Tibet è un erbivoro opportunista la cui dieta varia in relazione all'altitudine e alla disponibilità stagionale delle piante. Studi effettuati nella riserva di Sangri durante il periodo di scarsità alimentare di marzo hanno individuato rispettivamente 14 e 19 specie o generi vegetali nella dieta. I salici rappresentavano una componente particolarmente importante: nel 2021 Salix costituiva circa il 47% complessivo degli alimenti identificati, accompagnato soprattutto da Rhododendron fragariiflorum e Juniperus pingii. Nel 2022 salici e Rosa macrophylla erano nuovamente fra le risorse principali.
Un altro studio sulle variazioni altitudinali della dieta ha mostrato che durante la stagione secca gli animali consumano soprattutto Salix daltoniana, Rosa macrophylla e Dasiphora parvifolia. Alle quote inferiori vengono utilizzati maggiormente Rosa, Caragana e Artemisia, mentre alle quote superiori acquistano maggiore importanza salici, carici e altre piante delle praterie alpine.
Tra i suoi predatori figura il lupo himalayano o tibetano, per il quale il cervo del Tibet è stato documentato tra le diverse specie di ungulati selvatici utilizzate come prede.
La drastica rarefazione dello shou nel XX secolo fu attribuita soprattutto alla caccia e alla riduzione o alterazione dell'habitat. Nel corso della ricognizione del 1995, la popolazione di Zhenqi contava circa 200 individui e venivano ancora segnalati episodi di bracconaggio; in seguito furono avviate misure di sorveglianza e protezione con la partecipazione delle comunità locali.
Le misure di conservazione hanno prodotto una sensibile ripresa della popolazione. Studi genetici condotti su campioni fecali raccolti nel 2013-14 nella riserva dello Shannan hanno inoltre riscontrato una diversità genetica relativamente elevata, elemento considerato favorevole alle possibilità di recupero della popolazione. Nel 2024 le autorità tibetane ne indicavano una consistenza superiore agli 800 individui, circa quattro volte quella documentata nel 1995 nella principale popolazione conosciuta.