| Cevola frazione | |
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| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | |
| Provincia | |
| Comune | |
| Territorio | |
| Coordinate | 44°39′57.2″N 10°13′07.8″E |
| Altitudine | 338 m s.l.m. |
| Abitanti | |
| Altre informazioni | |
| Cod. postale | 43035 |
| Prefisso | 0521 |
| Fuso orario | UTC+1 |
| Cartografia | |
Cevola è una frazione del comune di Felino, in provincia di Parma.
La località dista 5,5 km dal capoluogo.
La frazione, costituita da alcuni gruppi sparsi di case, sorge in media alla quota di 338 m s.l.m. sui primi rilievi appenninici a sud di Felino, sul versante destro della Val Baganza; è lambita a meridione dal rio Sant'Ilario, che la divide dai centri di Poggio di Sant'Ilario Baganza e Sant'Ilario Baganza.
La località era nota in epoca medievale come De Celolis, De Ceulis, Ceula, Cellola e Cellula de la viride.
Il centro abitato fu fondato in epoca altomedievale; la più antica testimonianza della sua esistenza risale al 10 ottobre 999, quando fu citato in un atto notarile.
Il borgo di Cellole fu nominato il 4 luglio 1028, nel rogito di vendita di numerose terre del Parmense da parte di Ildegarda, figlia di Oddone il Salico, alla chiesa di San Pietro di Parma.
La zona dipendeva all'epoca dal castello di Monte Palero, edificato nel 1196 dai marchesi Pallavicino sui resti di un fortilizio bizantino assegnato nel 1189 dall'imperatore del Sacro Romano Impero Federico Barbarossa al marchese Oberto I.
Nel 1348, in seguito alla morte del marchese Manfredino Pallavicino, il feudo, comprendente i centri di Cevola, Sant'Ilario e Ceretolo, fu ereditato dal figlio Donnino, unitamente ai castelli di Ravarano, Parola e Zibello, oltre a tutte le terre annesse.
Nel 1405, in seguito alla conquista del castello rossiano di Pariano da parte di Giacomo e Ottobuono de' Terzi, il vescovo Giacomo de' Rossi, già feudatario della vicina Neviano, occupò con le sue truppe Monte Palero, ove fece ricostruire una fortificazione difensiva, detta "Castel Palerio". I territori di Cevola e Sant'Ilario Baganza furono posti sotto la giurisdizione del castello di Felino.
Nel 1482 ebbe inizio la rovinosa guerra dei Rossi, al cui termine il feudo di Felino, insieme a quelli di Torrechiara e San Secondo, fu assegnato a Leone Sforza, figlio minore di Ludovico il Moro, che ne divenne amministratore. Alla morte del giovane, avvenuta nel 1496, le rendite dei tre feudi passarono, per qualche tempo, alla duchessa Beatrice d'Este, moglie di Ludovico.
In seguito alla conquista del ducato di Milano da parte dei francesi nel 1499, il re Luigi XII assegnò Felino e Torrechiara al maresciallo Pietro di Rohan, signore di Giè, che nel 1502 li alienò al marchese Galeazzo I Pallavicino di Busseto. Nel 1545 la contessa di Santa Fiora Costanza Farnese acconsentì al matrimonio tra il figlio Sforza I Sforza e la marchesa Luisa Pallavicino, che portò in dote, tra gli altri, i feudi di Torrechiara e Felino. Nel 1600 il cardinale Francesco Sforza alienò il feudo di Felino al conte Cosimo Masi, il cui figlio Giovan Battista nel 1612 fu arrestato e giustiziato, insieme a numerosi altri nobili del Parmense, con l'accusa di aver partecipato alla presunta congiura dei feudatari ai danni del duca di Parma Ranuccio I Farnese, che confiscò tutti i loro beni.
Nel 1632 Odoardo I nominò conte di Felino il generale Girolamo Rho; alla sua morte, nel 1645 il Duca investì dei diritti sul feudo il ministro Giacomo Gaufridi, marchese di Castelguelfo, che li mantenne fino alla sua condanna a morte decretata da Ranuccio II Farnese nel 1650. Il Duca assegnò quindi il marchesato al segretario di Stato Pier Giorgio Lampugnani; alla scomparsa, nel 1762, dell'ultimo dei Lampugnani, Camillo, Felino ritornò alla Camera ducale. Ultimo feudatario fu dal 1763 al 1774 il primo ministro ducale Guillaume du Tillot.
In seguito all'abolizione napoleonica dei diritti feudali del 1805, Cevola fu aggregata al comune (o mairie) di Felino.


Costruita originariamente nel XIII secolo, la cappella, riedificata agli inizi del XIV, fu sostituita nel 1564 da un nuovo luogo di culto a quota inferiore rispetto al precedente; elevata a sede parrocchiale autonoma nel 1564, la chiesa fu parzialmente modificata nel XVII secolo in stile barocco; affiancata da un campanile stabile nel 1968, fu restaurata e rinforzata sismicamente tra il 2010 e il 2012. Il piccolo edificio, sviluppato su impianto a navata unica, presenta una simmetrica facciata a capanna intonacata, delimitata da due lesene a sostegno del frontone triangolare di coronamento; all'interno l'aula è coperta da una volta a botte ribassata.