
La Porta della Chalke in greco antico Χαλκῆ Πύλη?, Khalkê Pùle ("Porta di Bronzo") era l'accesso monumentale al Gran Palazzo di Costantinopoli.
Affacciata sull'angolo sud dell'Augustaion, il principale foro della città, la Chalke prendeva il suo nome dai battenti bronzei del portale. Fu fatta costruire dall'architetto Eterio per volere dell'imperatore Anastasio I, che intendeva così celebrare la sua vittoria nella Guerra isaurica (492 – 497).
La porta fu danneggiata gravemente da un incendio durante la rivolta di Nika (532) e quindi restaurata da Giustiniano I che decorò con immagini rappresentanti i trionfi di Belisario su Vandali e Goti.
Sul portale campeggiava una figura del Cristo particolarmente venerata dalla popolazione. Nel 726 l'imperatore Leone III Isaurico ne ordinò la distruzione, quale simbolo della sua nuova politica iconoclasta, ma venne fermato dalla popolazione: infatti mentre un ufficiale eseguiva l'ordine, un gruppo di donne si riunì per impedire l'operazione. Tra di loro c'era Teodosia da Costantinopoli, che scosse fortemente la scala fino a quando l'uomo cadde. Questi morì per le ferite riportate e Teodosia venne arrestata e portata al Forum Bovis, dove venne giustiziata mediante un corno di ariete conficcato nel collo
Agli inizi del X secolo nella parte superiore venne realizzata una cappella, poi sostituita da una chiesa triconca al tempo di Giovanni I Zimisce, per conservarvi alcune importanti reliquie.
Quando il centro principale del complesso palatino si trasferì nel settore meridionale, presso il palazzo del Bucoleon, la Chalke perse la sua funzione di principale accesso ai palazzi imperiali in favore della porta situata al disotto del Kathisma, la loggia imperiale affacciata sull'ippodromo.
Durante l'Impero ottomano servì come parte del serraglio, venendo demolita nel 1804.
Sopra l’ingresso principale del Chalke si trovava un’icona di Cristo, il cosiddetto Cristo Chalkites (“Cristo del Chalke”). Le origini dell’icona sono oscure: in base alla menzione che se ne fa nelle Parastaseis, potrebbe essere esistita già intorno al 600, ma non è possibile affermarlo con certezza. La sua posizione di rilievo proprio all’ingresso del palazzo imperiale ne fece uno dei principali simboli religiosi della città. Di conseguenza, la sua rimozione, avvenuta nel 726 o nel 730 per mano dell’imperatore Leone III Isaurico, fu sia un’importante dichiarazione politica sia la scintilla che scatenò violente rivolte in città, e segnò l’inizio del divieto ufficiale delle icone nell’Impero. L’icona fu ripristinata una prima volta dall’imperatrice Irene intorno al 787, finché non fu nuovamente rimossa da Leone V l’Armeno e sostituita da una semplice croce. Dopo il ripristino definitivo della venerazione delle icone nell’843, essa fu sostituita da un’icona a mosaico opera del famoso monaco e artista iconodulo Lazzaro di Costantinopoli.
L’aspetto esatto dell’icona non è chiaro: sebbene l’immagine originaria sia stata interpretata come un busto del tipo del Cristo Pantocratore, riferimenti tardo-bizantini, quali le monete di Giovanni III Vatatze e il mosaico della Deesis nella Chiesa di San Salvatore in Chora, utilizzano il termine per indicare raffigurazioni di un Cristo in piedi su un piedistallo.