
Charlie Dunbar Broad (Harlesden, 30 dicembre 1887 – 11 marzo 1971) è stato un filosofo e storico della filosofia inglese, che si è occupato di filosofia della scienza, epistemologia, etica, storia della religione, oltre che degli aspetti filosofici della parapsicologia.
Fu educato dapprima al Dulwich College, Londra, dall'anno 1900 fino al 1906, e poi al Trinity College a Cambridge fino al 1910, quando si laureò con il massimo dei voti. Nel 1911 iniziò la carriera di assistente universitario alla St.Andrews University; nel 1920 divenne docente alla Bristol University ed infine per venti anni resse la cattedra di filosofia morale alla Cambridge University.
Per due volte fu anche presidente della Society for Psychical Research, nata con lo scopo di investigare i fenomeni paranormali.
Diresse la Aristotelian Society nel biennio 1927-1928 e di nuovo dal 1954 al 1955.
Assieme a Bertrand Russell e ad altri ventinove filosofi e intellettuali nel marzo del 1958 mandò una lettera al The Times, nella quale invocava per gli omosessuali un giusto riconoscimento etico-morale e sociale.
Il suo modello di indagine, di approfondimento e di spiegazione riguardo alla problematiche dell'uomo e del mondo, si può inserire nell'ambito del realismo e del naturalismo, ai quali aderì dopo una rielaborazione dell'idealismo di Bradley e McTaggart.
Uno dei temi fondamentali della sua ricerca è stata la verifica della validità della scienza, che ritenne fondata perché vi è un'interazione, cioè un legame causale diretto, tra gli oggetti fisici esterni (external physical objects) e i dati sensoriali (sense-data), ossia le immagini mentali costruite dai nostri organi di senso.
Evidenziò che le ultime teorie scientifiche, pur avendo messo in luce una netta spaccatura tra ciò che percepiamo immediatamente (ad esempio la forma e i colori di una mela) e l'oggetto reale (la mela espressa dalla fisica in termini di atomi e di formule), sussiste ciò nonostante una continuità fra i due elementi dell'indagine.
Sostenne quindi la dipendenza dei processi della coscienza dai fenomeni della natura, ma concordava con Bertrand Russell che la fisica, anziché attribuire realtà concreta agli atomi, come «causa» dei colori, delle forme ecc., dovesse semmai attuare il percorso inverso, cioè definire gli atomi e le onde come astrazioni matematiche in funzione dei nostri dati sensoriali, gli unici che percepiamo concretamente.
Broad applicò la medesima logica rovesciata per studiare scientificamente la parapsicologia, insieme alla possibilità che la coscienza sopravviva alla morte biologica.
Anziché sostenere che la mente fosse solo un sottoprodotto chimico del cervello, ritenne che essa fosse costituita, oltre che di un fattore corporeo-organico, anche di uno psichico o «componente psi», cioè di informazioni psicologiche immateriali (a prescindere da ogni significato mistico-religioso).
Alla luce di questa «teoria composta» della mente (compound theory of mind), Broad propose una definizione rigorosa del termine «paranormale», fenomeno che a suo avviso non dovrebbe limitarsi a indicare qualcosa di intrinsecamente assurdo o di inspiegabile dalla scienza, ma che più precisamente contraddice i «principi limitanti basilari» della scienza stessa.
In tal senso, esso non avrebbe dovuto comportare semplicemente un ampliamento della concezione ortodossa della realtà, ma l'approdo a un paradigma scientifico radicalmente diverso da quello materialista.
In particolare, egli elencò 9 caratteristiche dei fenomeni metapsichici che costituiscono una diretta violazione dei dogmi scientifico-filosofici comunemente accettati, tra cui:
Nonostante Broad fosse convinto dell'esistenza del paranormale, che riteneva comprovato sulla base di evidenze empiriche talmente solide da non poter essere ignorate, paradossalmente gli scettici si sarebbero appellati ai suoi principi limitanti di base per cercare di desumere l'insussistenza di ogni fenomeno anomalo, proprio perché incompatibile coi pilastri della scienza.
L'obiettivo di Broad, al contrario, era mostrare che fossero tali pilastri scientifici a dover essere radicalmente cambiati, non soltanto ampliati, poiché si trattava di princìpi empirici contingenti desunti dall'esperienza, pertanto non logicamente necessari o vincolanti, la cui eventuale violazione da parte del paranormale, cioè, non era da lui ritenuta in contrasto con le regole della logica formale.
Broad li aveva elencati anche per rivalutare l'importanza della filosofia, ignorando la quale gli scienziati rischiavano di ridurre il mondo a un mero sistema fisico-chimico, incapace a suo avviso di riflettere su ogni aspetto della vita umana. La stessa visione materialista e meccanicista da loro utilizzata per rigettare la parapsicologia, ad esempio, non riusciva a spiegare il libero arbitrio, né il concetto di tempo, né come la coscienza immateriale possa muovere il corpo.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 46795139 · ISNI (EN) 0000 0001 0895 7315 · SBN CFIV084764 · Europeana agent/base/145695 · LCCN (EN) n50041414 · GND (DE) 118935259 · BNE (ES) XX866443 (data) · BNF (FR) cb12131173z (data) · J9U (EN, HE) 987007274268405171 · CONOR.SI (SL) 87493475 |
|---|