| Cherusci | |||
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| Sottogruppi | faceva parte dei Germani occidentali (Erminoni, di cui facevano parte anche Catti, Ermunduri e Suebi) | ||
| Luogo d'origine | Bassa Sassonia meridionale | ||
| Periodo | Dal I secolo a.C. al III secolo d.C. | ||
| Lingua | Lingue germaniche | ||
| Distribuzione | |||
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I Cherusci erano una tribù germanica che abitò nella valle del Reno e nelle pianure e foreste della Germania nord-occidentale (tra l'attuale Osnabrück e Hannover) tra il I secolo a.C. ed il I secolo d.C.
Al tempo di Plinio il Vecchio, Strabone e Tacito (fine I secolo d.C.) occuparono i territori della Bassa Sassonia meridionale. Confinavano con Ampsivari, Bructeri, Marsi e Sigambri (a ovest), Catti (a sud), Cauci (a nord) e Fosi (ad est), questi ultimi caddero in disgrazia con i Cherusci dopo essere stati attaccati dai Catti.
Pomponio Mela, nella sua Chorographia, colloca gli Herminones nell'area del Golfo di Codano; secondo la Naturalis Historia di Plinio il Vecchio, gli Herminones comprendevano i Suebi (che in realtà coincidevano con la totalità del popolo), gli Ermunduri, i Catti e i Cherusci (sebbene queste ultime due tribù altri le collochino invece tra gli Istaevones).
Essi furono dapprima alleati e poi nemici di Roma. Furono combattuti per primi da un generale romano, il figliastro di Augusto, Druso maggiore, nel corso delle campagne militari del 12-9 a.C.. Si racconta infatti che:
Lucio Domizio Enobarbo (dal 3 all'1 a.C.) condusse una serie di campagne militari, intervenendo negli affari interni dei Cherusci (che si trovavano al di là del fiume Weser), ma pur non subendo una sconfitta campale, si guardò bene dall'intraprendere nuove azioni in quelle regioni, non ancora sottomesse al dominio di Roma (1 a.C.). Per tutte queste azioni militari si meritò gli ornamenta triumphalia. Negli anni dall'1 al 3, Marco Vinicio, nominato legatus Augusti pro praetore della Gallia Comata, Germania (fino al fiume Weser) e Rezia occidentale, riuscì a sedare una grave rivolta tra i Germani, primi fra tutti i Cherusci, al termine della quale ottenne gli Ornamenta triumphalia de Cherusciis.
Più tardi, nel 4 d.C. fu Tiberio, il futuro imperatore, ad entrare in Germania, dove sottomise Canninefati, Cattuari e Bructeri; riacquistò inoltre al dominio di Roma i Cherusci (popolazione a cui apparteneva Arminio). Ma i piani strategici di Tiberio prevedevano di passare il fiume Visurgis (attuale Weser) e penetrare oltre. Velleio Patercolo ricorda che «si attribuì tutta la responsabilità di questa guerra tanto disagevole e pericolosa, mentre le operazioni di minor rischio furono affidate al suo legato, Senzio Saturnino». Sul finire dell'anno lasciò, infine, presso le sorgenti del fiume Lupia (attuale Lippe), un accampamento legionario invernale (si tratta forse del sito archeologico di Anreppen).

I Cherusci sono però ricordati, soprattutto per la loro partecipazione alla battaglia della foresta di Teutoburgo, quando un esercito di tribù germaniche (Cherusci appunto, Bructeri, Marsi e Catti), coalizzate sotto il comando del capo dei Cherusci, Arminio, distrusse un esercito romano, posto sotto il comando di Publio Quintilio Varo (nel 9 d.C.). La battaglia ebbe luogo nei pressi dell'odierna località di Kalkriese, nella Bassa Sassonia, e si risolse in una delle più gravi disfatte subite dai romani: tre intere legioni (la XVII, la XVIII e la XIX) furono annientate, oltre a 6 coorti di fanteria e 3 ali di cavalleria ausiliaria.
Questa devastante sconfitta di fatto arrestò l'espansione di Roma in Germania e costrinse l'impero romano, dopo alcuni anni di campagne militari condotte da Germanico, pur culminate nella vittoria romana (vedi Battaglia di Idistaviso), a ritirarsi definitivamente oltre il Reno e il Danubio. Così lo storico Tacito descrive il momento precedente lo scontro tra le due masse di armati ad Idistaviso:

E ancora Tacito racconta:

Una volta che i Romani si ritirarono, scoppiò la guerra tra Arminio e Maroboduo, l'altro potente capo germanico dell'epoca, re dei Marcomanni (che erano stanziati nell'odierna Boemia). Le due coalizioni si scontrarono in una battaglia campale. Nel 18, infatti, Arminio, dopo aver raggruppato sotto il suo comando numerose tribù germaniche (come Longobardi, Semnoni, che defezionarono dalla confederazione marcomanna), mosse guerra ai Marcomanni. Arminio non poté contare su un certo Inguiomero, suo zio, che preferì schierarsi dalla parte del re marcomanno per non dover rassegnarsi ad ubbidire al giovane figlio del fratello.
Si arrivò ad uno scontro frontale tra le due fazioni (era il 18 o 19). Contrariamente alle antiche tradizioni germaniche, ora abituati a seguire gli ordini dei loro comandanti dopo tanti anni di guerre condotte contro i Romani ed in alcuni casi dopo aver militato tra le file delle truppe ausiliarie romane, le due schiere si affrontano disposte in modo ordinato. Arminio addirittura "indicava le spoglie e le armi romane, che vedeva ancora impugnate da molti", dopo averle strappate in seguito al massacro delle legioni di Varo (battaglia della foresta di Teutoburgo). L'ex ausiliario accusava infatti Maroboduo di essere "un satellite di Cesare, che meritava d'essere spazzato via con lo stesso furore con cui avevano eliminato Quintilio Varo". Così racconta Tacito la battaglia:
Tiberio gli rispose che non sarebbe intervenuto in faccende interne alle popolazioni germaniche, poiché Maroboduo stesso si era mantenuto neutrale quando nel 9 Augusto aveva richiesto il suo aiuto militare dopo la sconfitta di Varo.
La guerra si era pertanto conclusa con una vittoria di misura da parte di Arminio. Maroboduo fu costretto a chiedere asilo all'imperatore Tiberio poiché un giovane nobile di nome Catualda, in passato esiliato dallo stesso Maroboduo, decise di vendicarsi e con l'inganno riuscì ad irrompere nella reggia di Maroboduo privandolo del suo regno. Tiberio, una volta venuto a sapere che Maroboduo, fuggito dal suo regno, aveva passato il Danubio e si era spinto fino nel Norico, decise di accogliere le sue richieste lasciando che lui e la sua corte potessero prender dimora a Ravenna.
L'anno successivo, nel 19, Arminio fu assassinato da alcuni suoi sudditi, contrari al suo crescente potere:
Tacito che scrisse la sua Germania attorno al 98, scrisse che i Cherusci infiacchirono in una lunga pace, che generò per essi un maggior piacere ma anche un costante stato di insicurezza. I Cherusci che una volta erano stati chiamati «buoni e giusti» furono poi attaccati dei vicini Catti.
Sappiamo che al tempo di Domiziano (attorno all'88), il re dei Cherusci, Chariomero, venne cacciato dal suo regno dai Catti, poiché si era dimostrato amico ed alleato dei Romani. Inizialmente riuscì a radunare un nuovo esercito ed a fare ritorno; ma più tardi venne abbandonato da chi lo aveva rimesso sul trono, quando decise di inviare ostaggi ai Romani, divenendo "cliente" di Domiziano. Egli non garantì alcun sostegno militare ai Romani, ma ricevette denaro dagli stessi.
Sembra che i Cherusci confluissero nella federazione dei Sassoni già a partire dal III secolo. Si racconta ad esempio che negli anni:
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