| Chiaramonte Gulfi comune | |
|---|---|
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | |
| Libero consorzio comunale | |
| Amministrazione | |
| Sindaco | Mario Cutello (indipendente di centro-sinistra) dal 13-6-2022 |
| Territorio | |
| Coordinate | 37°02′N 14°42′E |
| Altitudine | 668 m s.l.m. |
| Superficie | 127,38 km² |
| Abitanti | 8 100 (31-5-2026) |
| Densità | 63,59 ab./km² |
| Frazioni | Piano dell'Acqua, Quaglio, Roccazzo, Sperlinga |
| Comuni confinanti | Comiso, Licodia Eubea (CT), Mazzarrone (CT), Monterosso Almo, Ragusa, Vittoria |
| Altre informazioni | |
| Cod. postale | 97012 |
| Prefisso | 0932 |
| Fuso orario | UTC+1 |
| Codice ISTAT | 088002 |
| Cod. catastale | C612 |
| Targa | RG |
| Cl. sismica | zona 1 (sismicità alta) |
| Cl. climatica | zona D, 1 565 GG |
| Nome abitanti | chiaramontani |
| Patrono | Maria Santissima di Gulfi |
| Giorno festivo | terzo martedì dopo la domenica di Pasqua |
| Cartografia | |
| Sito istituzionale | |
Chiaramonte Gulfi (in siciliano: Ciaramunti) è un comune italiano di 8 100 abitanti del libero consorzio comunale di Ragusa in Sicilia.
Chiaramonte Gulfi si trova a 17 km da Ragusa, su una collina a nord rispetto al capoluogo. Il paese si trova ad una quota di 668 m s.l.m. mentre l'altitudine massima del territorio comunale si raggiunge sul monte Arcibessi a 906 m s.l.m.
Il territorio del comune di Chiaramonte Gulfi è il 5º per estensione (126 km²) all'interno del libero consorzio comunale di Ragusa e comprende un'area che va dai monti Iblei fino alla piana di Vittoria. I corsi d'acqua del comune sono tutti a carattere torrentizio, eccetto il fiume Dirillo, che segna il confine con la Città metropolitana di Catania.
Il nome di Chiaramonte Gulfi (Ciaramùnti, in siciliano) si riferisce al conte Manfredi Chiaramonte che, essendo stato creato conte di Modica dal re aragonese Federico III nel 1296, fondò il paese, cui dette il nome del proprio casato, dopo la distruzione di Gulfi, perpetrata nel 1299 dagli Angioini. Chiaramonte, sorta intorno al 1300, fu subito abitata dai pochi scampati all'eccidio di Gulfi. I cittadini di oggi sono chiamati Ciaramuntàni. Il nome dell'antico centro di Gulfi verrà aggiunto a quello ufficiale del comune solo nel 1881, come memoria dell'antica origine del paese. Quasi tutti gli antichi toponimi sono andati distrutti. L'antico toponimo "Porta di la chaza", cui è subentrato il nuovo "Arco dell'Annunziata", e il toponimo "via della muraglia" mostrano ancora una limitata parte dell'antica cinta muraria.
Il territorio dell'odierna Chiaramonte Gulfi risulta abitato fin dalla preistoria e costituisce una delle aree archeologicamente più ricche dei monti Iblei. Numerose campagne di scavo e ricognizioni archeologiche hanno individuato insediamenti fortificati (castellieri) risalenti all'età del bronzo e all'età del ferro, oltre a necropoli, abitati e testimonianze che documentano la continuità del popolamento umano dalla protostoria fino all'età medievale.
Tra la fine del VII secolo a.C. e gli inizi del VI secolo a.C., nell'ambito dell'espansione territoriale della Siracusa greca verso l'entroterra della Sicilia sud-orientale, venne fondata la città di Akrillai (Ἄκριλλαι), destinata a controllare le principali vie di comunicazione fra Siracusa, Kamarina e Gela. La sua posizione, dominante le vallate del Dirillo e dell'Irminio, ne fece uno dei più importanti avamposti militari siracusani, con funzioni sia difensive sia amministrative.
Durante la grande offensiva cartaginese del 406 a.C., guidata da Annibale Magone, la città fu conquistata e rasa al suolo insieme a numerosi altri centri della Sicilia greca. In seguito Akrillai venne ricostruita, probabilmente nell'ambito della politica di ripopolamento promossa da Timoleonte nel IV secolo a.C., tornando a svolgere il proprio ruolo strategico nell'organizzazione territoriale siracusana.
Nel territorio comunale ricade anche il sito archeologico di Scornavacche, importante abitato ellenistico sviluppatosi lungo il corso del Dirillo. Le indagini archeologiche hanno portato alla luce quartieri residenziali, impianti produttivi e numerose fornaci, dimostrando come il centro fosse specializzato nella produzione di ceramiche destinate al commercio regionale. Fondato in età greca, l'abitato venne distrutto nel 406 a.C. durante l'invasione cartaginese, successivamente ricostruito e definitivamente abbandonato intorno al 280 a.C.. I materiali rinvenuti sono oggi conservati principalmente presso il Museo archeologico ibleo di Ragusa.
Durante la seconda guerra punica, Akrillai fu teatro di uno degli episodi decisivi della conquista romana della Sicilia. Nel 213 a.C., nei pressi della città, l'esercito siracusano comandato da Ippocrate venne sconfitto dalle truppe del console Marco Claudio Marcello, episodio ricordato da Tito Livio e determinante per il definitivo consolidamento del dominio romano sull'isola.
Entrata a far parte della provincia romana di Sicilia, la città assunse il nome latinizzato di Acrillæ e continuò ad essere abitata durante l'età imperiale, come testimoniano i numerosi reperti archeologici rinvenuti nell'area. Il territorio mantenne una spiccata vocazione agricola, favorita dalla fertilità degli altipiani iblei e dalla presenza di importanti vie di comunicazione interne.
Le più recenti ricerche condotte dall'Università di Bologna hanno inoltre individuato, nella contrada San Nicola, un vasto villaggio rurale sviluppatosi tra l'età romana e quella bizantina, corredato da una necropoli e da edifici produttivi. La scoperta ha consentito di ridefinire il quadro dell'occupazione del territorio, dimostrando come il popolamento dell'area non si interrompesse con il declino dell'antica Acrillae, ma proseguisse fino ai secoli dell'alto Medioevo.
Secondo la tradizione storiografica locale, l'antica Acrillae sarebbe stata definitivamente distrutta nell'827, durante le prime fasi della conquista musulmana della Sicilia guidata da Asad ibn al-Furat. Sebbene le fonti medievali non consentano di ricostruire con assoluta certezza gli eventi, è generalmente ritenuto che una parte della popolazione superstite si trasferisse sulle pendici del Monte Arcibessi, dove sorse un nuovo abitato denominato Gulfi. L'origine del toponimo viene generalmente ricondotta alla lingua araba, nella quale indicherebbe una «terra amena» o «luogo piacevole», in riferimento alla fertilità del territorio e alla posizione dominante sul paesaggio circostante.
Nel corso della guerra del Vespro, Gulfi fu coinvolta nelle operazioni militari che interessarono la parte sud-orientale della Sicilia. Nel 1299 l'abitato venne conquistato e distrutto da Ruggero di Lauria, passato al servizio degli Angioini dopo la pace di Anagni. Le cronache ricordano che la presa della città fu accompagnata da un grave eccidio della popolazione e dalla quasi totale distruzione dell'insediamento.
Pochi anni dopo, Manfredi I Chiaramonte, conte di Modica per investitura di Federico III di Sicilia, promosse la rifondazione del centro in posizione più elevata e maggiormente difendibile. Attorno al cosiddetto Baglio, nucleo fortificato comprendente il castello e le prime abitazioni, si sviluppò progressivamente il nuovo abitato, protetto da una cinta muraria dotata di torri e porte urbiche. Dal casato feudale che ne promosse la rinascita il centro assunse il nome di Chiaramonte, destinato a conservarsi nei secoli successivi.
Nel corso del XIV secolo Chiaramonte consolidò progressivamente il proprio ruolo quale uno dei principali centri interni della Contea di Modica, potente Stato feudale che godeva di un'ampia autonomia amministrativa e politica all'interno del Regno di Sicilia. Grazie alla posizione dominante sugli altipiani iblei e lungo le principali direttrici commerciali tra la costa meridionale e l'entroterra, il centro conobbe un costante incremento demografico ed economico, fondando la propria prosperità sull'agricoltura, sull'allevamento e sulle attività artigianali.
Nel 1366 il centro contava circa duecento nuclei familiari, concentrati prevalentemente all'interno della cinta muraria edificata dai Chiaramonte. Il nucleo originario del Baglio, sviluppatosi attorno al castello comitale, costituiva ancora il cuore politico, militare e religioso della città, mentre nei decenni successivi iniziarono a svilupparsi nuovi quartieri all'esterno delle mura, favoriti dalla crescita della popolazione e dall'espansione delle attività economiche.
Nel corso del XVI secolo l'espansione urbana interessò soprattutto i quartieri del Burgo e del Salvatore, sorti oltre l'antica cinta fortificata. Dai Riveli del 1593 emerge come il quartiere del Baglio comprendesse 278 abitazioni, mentre il Burgo ne contava 297 e il Salvatore 258, per una popolazione complessiva di circa 5 711 abitanti, valore considerevole nel panorama della Sicilia sud-orientale dell'epoca.
La città conservava ancora un articolato sistema difensivo medievale. L'accesso all'abitato era garantito principalmente da due porte monumentali: la Porta di la Chaza, rivolta verso nord, e la Porta di Ragusa, posta sul versante meridionale. Delle antiche fortificazioni rimangono oggi limitate testimonianze, tra le quali l'Arco dell'Annunziata, risalente al XIV secolo, che costituiva uno degli accessi all'antico centro murato.
L'importanza strategica di Chiaramonte emerge anche dall'organizzazione militare della contea. Nel 1614 il centro disponeva infatti di una compagnia di quarantadue cavalieri armati di spada e archibugio, incaricati della difesa del territorio comitale nell'ambito dell'ordinamento militare del Regno di Sicilia.
L'11 gennaio 1693 Chiaramonte fu gravemente colpita dal devastante terremoto della Val di Noto del 1693, il più violento evento sismico della storia della Sicilia orientale. Il sisma provocò il crollo di gran parte degli edifici civili e religiosi, distrusse quasi completamente il castello medievale dei Chiaramonte e causò ingenti perdite umane, modificando profondamente l'assetto urbanistico della città.
Diversamente da altri importanti centri della Sicilia sud-orientale, quali Noto, Avola o Grammichele, ricostruiti in siti differenti rispetto agli insediamenti medievali, Chiaramonte venne riedificata mantenendo sostanzialmente il preesistente impianto urbanistico. Le nuove architetture civili e religiose sorsero quindi lungo il tessuto viario medievale, determinando una singolare fusione tra l'impianto urbanistico trecentesco e le forme artistiche del barocco siciliano, ancora oggi chiaramente leggibile nel centro storico. Nel corso del XVIII secolo la ricostruzione interessò l'intero abitato, favorendo il rinnovamento delle principali chiese, dei palazzi nobiliari e degli edifici pubblici. Parallelamente si modificò anche la suddivisione amministrativa interna della città: gli antichi quartieri medievali vennero progressivamente sostituiti da quattro nuovi quartieri dedicati ad altrettanti santi patroni, riflesso della crescente influenza esercitata dalle istituzioni ecclesiastiche sulla vita urbana.
L'importanza economica e sociale degli enti religiosi emerge chiaramente dai Riveli del 1748, analizzati da Gianni Morando, dai quali risulta che quasi la metà del patrimonio immobiliare e fondiario della città fosse controllata da 176 religiosi, a fronte di una popolazione laica di circa 5 972 abitanti. Tale situazione testimonia il rilevante peso esercitato dal clero nella vita economica, amministrativa e culturale della Chiaramonte settecentesca.
Tra la fine del XVIII secolo e i primi decenni del XIX secolo Chiaramonte, come l'intera Contea di Modica, fu interessata dai profondi mutamenti politici e istituzionali che interessarono il Regno di Sicilia. L'abolizione del sistema feudale, sancita nel 1816, pose termine ai privilegi giurisdizionali delle antiche famiglie feudali e determinò una progressiva riorganizzazione dell'amministrazione locale, favorendo l'affermazione di una nuova classe dirigente composta da proprietari terrieri, professionisti e rappresentanti della borghesia agraria.
Nel corso dell'Ottocento l'economia del centro continuò a fondarsi prevalentemente sull'agricoltura e sulla pastorizia. Ampie superfici del territorio erano destinate alla coltivazione dei cereali, della vite e dell'olivo, mentre assunsero crescente importanza la produzione olearia e l'allevamento bovino, attività favorite dalla conformazione dell'altopiano ibleo. Parallelamente continuarono a svilupparsi numerose attività artigianali, in particolare quelle legate alla lavorazione della pietra, del legno e dei prodotti agricoli.
Durante i moti rivoluzionari del 1848 anche il territorio chiaramontano fu coinvolto, seppure marginalmente, nel più ampio movimento insurrezionale siciliano contro il governo borbonico. Dopo la restaurazione dell'autorità del Regno delle Due Sicilie, il centro continuò a rappresentare uno dei principali comuni agricoli dell'entroterra ragusano.
Il 17 dicembre 1860, in seguito alla spedizione dei Mille, Chiaramonte entrò a far parte del Regno di Sardegna, che il 17 marzo 1861 diventò il Regno d’Italia. Con la riforma amministrativa successiva all'unificazione nazionale il comune venne incluso nella provincia di Siracusa, della quale fece parte fino all'istituzione della provincia di Ragusa nel 1927.
Con regio decreto del 1881 alla denominazione ufficiale di Chiaramonte venne aggiunto l'appellativo Gulfi, in memoria dell'antico abitato medievale distrutto alla fine del XIII secolo, assumendo così l'attuale denominazione di Chiaramonte Gulfi.
Nel corso del XX secolo Chiaramonte Gulfi consolidò la propria economia agricola, distinguendosi nella produzione dell'olio d'oliva degli Iblei, delle mandorle, del vino e dei prodotti zootecnici. L'allevamento bovino e la produzione casearia contribuirono in maniera significativa allo sviluppo economico locale, affiancando le tradizionali coltivazioni cerealicole e arboree.
L'istituzione della provincia di Ragusa il 2 gennaio 1927 determinò il passaggio del comune dalla provincia di Siracusa al nuovo ente amministrativo. Negli stessi decenni il centro fu interessato da interventi di ammodernamento delle infrastrutture, dalla realizzazione di nuovi edifici pubblici e dall'espansione dell'abitato oltre il nucleo storico medievale.
Dopo la seconda guerra mondiale il fenomeno dell'emigrazione interessò anche Chiaramonte Gulfi, determinando una progressiva diminuzione della popolazione residente, comune a numerosi centri dell'entroterra siciliano. Parallelamente il miglioramento della viabilità e dei collegamenti con Ragusa, Comiso e Vittoria favorì una graduale diversificazione delle attività economiche, con lo sviluppo del commercio, dei servizi e del turismo culturale.
A partire dagli ultimi decenni del Novecento è cresciuta l'attenzione nei confronti del patrimonio storico, archeologico e paesaggistico del territorio. Le campagne di scavo condotte nel sito di Akrillai e nell'area di Scornavacche, cui si sono aggiunte le più recenti ricerche dell'Università di Bologna, hanno contribuito ad ampliare significativamente le conoscenze sull'evoluzione del popolamento dell'altopiano ibleo dall'età del bronzo al Medioevo.
Nel XXI secolo Chiaramonte Gulfi continua a rappresentare uno dei principali centri dell'entroterra ragusano, con un'economia basata sull'agricoltura di qualità, sull'olivicoltura, sulla zootecnia e sulla valorizzazione del patrimonio storico e culturale. La presenza di musei civici, del sito archeologico di Akrillai e di un centro storico che conserva l'impianto medievale, arricchito dalle architetture ricostruite dopo il terremoto del 1693, costituisce uno dei principali elementi di richiamo turistico della città.
Lo stemma e il gonfalone sono stati concessi con decreto del Presidente della Repubblica Sandro Pertini del 31 maggio 1985.

Nei fatti, Chiaramonte Gulfi utilizza uno stemma dalla differente blasonatura, recante il monte di cinque cime d'argento in campo rosso, emblema della famiglia Chiaramonte, sormontato dal monogramma mariano come "Città di Maria", timbrato dalla corona comitale ed accollato ad un'aquila coronata al naturale, tenente tra gli artigli una lista con l'iscrizione Civitas Claramontis, il tutto inserito in uno scudo di argento con ornamenti esteriori da Comune.

Il gonfalone è un drappo di azzurro, con al centro riportato lo stemma del Comune.

La basilica di Santa Maria La Nova costituisce la chiesa madre di Chiaramonte Gulfi e rappresenta il principale edificio religioso della città. Sorge nel cuore del centro della Città ed è dedicata alla Vergine Maria con il titolo di Santa Maria La Nova. La fondazione della chiesa è documentata da un atto del 1450 e andò a sostituire la prima chiesa Parrocchiale della Città che era la Chiesa dell'Annunziata, costruita dentro le mura sin dalla fondazione di Chiaramonte 1299, L'edificio originario era realizzato secondo i canoni dell'architettura gotica siciliana, con archi a sesto acuto e una copertura lignea decorata da tavole dipinte con motivi arabescati. Agli inizi del XVII secolo, in particolare nel 1608, la chiesa fu oggetto di un'importante trasformazione che ne modificò profondamente l'aspetto interno secondo il gusto del primo barocco siciliano. Ulteriori interventi seguirono dopo il devastante terremoto della Val di Noto del 1693, quando vennero ricostruite e rinnovate diverse parti dell'edificio. Nel corso dei più recenti restauri sono state riportate alla luce numerose sepolture e ambienti ipogei posti al di sotto del pavimento realizzato nel 1909, costituiti da cripte funerarie e camere sepolcrali appartenenti alla confraternita del SS. Sacramento e al clero locale. Tali ambienti sono stati oggetto di interventi di recupero e di studio archeologico.

Il santuario della Beata Maria Vergine di Gulfi Patrona Principale e Regina della Città, noto anche come santuario di Santa Maria la Vetere, sorge alcuni chilometri a sud dell'abitato, nel luogo in cui, secondo la tradizione, sarebbe stata rinvenuta l'antica immagine della Vergine dopo la distruzione dell'antico centro di Gulfi. La Madonna di Gulfi è venerata quale patrona principale e regina della città di Chiaramonte Gulfi. Il santuario costituisce uno dei più importanti luoghi di culto mariano della Sicilia sud-orientale ed è meta di continui pellegrinaggi provenienti dall'intera isola, soprattutto in occasione delle annuali celebrazioni patronali. L'attuale edificio è il risultato di numerosi interventi succedutisi nei secoli, che hanno ampliato e rinnovato il primitivo luogo di culto conservando tuttavia il forte valore identitario e devozionale del santuario, strettamente legato alla storia della città fin dal Medioevo.

La chiesa commendale di San Giovanni Battista costituisce uno dei più importanti edifici medievali della città. Dedicata al Protettore San Giovanni Battista, venne edificata nel XIV secolo dai Cavalieri Ospitalieri di San Giovanni di Gerusalemme, ai quali apparteneva la commenda di Chiaramonte, dipendente da quelle di Modica e Randazzo. L'edificio presenta un impianto basilicale a tre navate e conserva significative testimonianze delle decorazioni originarie. Tracce degli antichi affreschi medievali sono ancora visibili su alcune colonne e sulle murature interne. Nel corso dei secoli la chiesa è stata più volte ampliata e restaurata, arricchendosi di opere pittoriche e scultoree di notevole interesse artistico, tra cui una tela di ambito caravaggesco e un dipinto tradizionalmente attribuito alla scuola di Albrecht Dürer, la cui attribuzione è tuttavia oggetto di studi specialistici. Dal 1587 è documentata la presenza della confraternita di Maria Santissima della Misericordia, tuttora attiva nella vita religiosa cittadina. Nel 1995 la chiesa è stata dotata di un nuovo altare e di un ambone in marmo di Carrara con inserti bronzei, mentre nel 2000 è stato inaugurato il portale monumentale in bronzo, decorato con episodi della vita di san Giovanni Battista.
La chiesa di San Vito, Compatrono della città. L'edificio attuale risale al XVI secolo, ma la tradizione e la documentazione storica attestano l'esistenza, nella stessa area, di un più antico luogo di culto dedicato a San Lorenzo, già protettore dell'antica Gulfi insieme a Santa Maria la Vetere. Nel corso del Cinquecento il culto di san Vito acquistò particolare importanza nella religiosità cittadina, fino alla proclamazione del santo quale patrono della comunità. Intorno alla metà del secolo il patronato principale tornò tuttavia alla Madonna di Gulfi, mentre san Vito conservò il titolo di compatrono, mantenuto ancora oggi. L'interno custodisce dipinti, statue lignee e arredi liturgici realizzati tra il XVII e il XIX secolo da artisti locali, testimonianza della vivace produzione artistica sviluppatasi a Chiaramonte Gulfi nel corso dell'età moderna.

Abitanti censiti


Oltre alla lingua ufficiale italiana, a Chiaramonte Gulfi si parla la lingua siciliana nella sua variante metafonetica sud-orientale. La ricchezza di influenze del siciliano, appartenente alla famiglia delle lingue romanze e classificato nel gruppo meridionale estremo, deriva dalla posizione geografica dell'isola, la cui centralità nel mar Mediterraneo ne ha fatto terra di conquista di numerosi popoli gravitanti nell'area mediterranea.
Le tradizioni religiose costituiscono uno degli elementi più caratteristici dell'identità culturale di Chiaramonte Gulfi. Il calendario liturgico cittadino ruota principalmente attorno al culto della Beata Maria Vergine di Gulfi, patrona principale della città ab immemorabili, e alle celebrazioni dedicate a san Giovanni Battista, protettore della città, e a san Vito martire, compatrono secondo l'antica tradizione locale.
La principale ricorrenza religiosa cittadina è la festa della Beata Maria Vergine di Gulfi, celebrata annualmente a partire dalla Domenica in albis, prima domenica successiva alla Pasqua. La festa conserva l'impianto rituale consolidatosi nel XVII secolo: il simulacro marmoreo della Vergine viene trasportato processionalmente dal santuario di Gulfi alla basilica di Santa Maria La Nova, dove rimane durante il novenario patrocinato dalle antiche maestranze cittadine. Le celebrazioni culminano il terzo martedì dopo Pasqua, giorno della solennità patronale.
Secondo un'antica tradizione locale, l'arrivo del simulacro da Costantinopoli risalirebbe all'VIII secolo; nel luogo dell'attuale santuario sarebbe tuttavia esistito già dal V secolo un edificio di culto di tradizione bizantina dedicato alla Vergine Maria. Già patrona dell'antica Gulfi, la Madonna continuò a essere venerata come protettrice della nuova Chiaramonte. Nel 1550 la comunità cittadina la elesse nuovamente patrona principale; il patronato venne confermato nel 1644 in conformità alle disposizioni emanate da papa Urbano VIII in materia di patronati civici e approvate dalla Congregazione dei riti. Nel 1831 la stessa congregazione approvò l'ufficio e la messa propri della patrona per la città e per la diocesi di Siracusa, confermandone il titolo di patrona principale con decreto sottoscritto dal cardinale Carlo Maria Pedicini.
Il 6 maggio 1954 il simulacro della Vergine ricevette la solenne incoronazione canonica concessa dal Capitolo Vaticano. Nel 2005, in occasione del cinquantesimo anniversario dell'incoronazione, la città offrì simbolicamente alla patrona una chiave d'oro quale segno del suo secolare patrocinio.
L'11 gennaio ricorre inoltre la festa del Patrocinio di Nostra Signora di Gulfi, istituita in memoria della protezione attribuita alla Vergine durante il terremoto del Val di Noto del 1693.
Tra le manifestazioni devozionali più caratteristiche figura anche la Quindicina dell'Assunta, che si svolge dal 1º al 15 agosto. Ogni mattina numerosi pellegrini raggiungono il santuario per partecipare alla messa dell'aurora, mentre nelle vie del centro storico vengono allestite le tradizionali cappelluzze, piccoli altarini votivi dedicati alla Vergine presso i quali si svolgono momenti di preghiera e iniziative comunitarie.
San Giovanni Battista è tradizionalmente venerato quale protettore della città. Le celebrazioni hanno inizio liturgicamente l'11 giugno e raggiungono il culmine il 23 e il 24 giugno. La vigilia è caratterizzata dalla tradizionale svelata del simulacro e dal continuo pellegrinaggio dei fedeli; nel giorno della solennità si svolgono le celebrazioni liturgiche, l'offerta votiva dei bambini e la processione del simulacro attraverso il centro storico, con la visita alle principali chiese cittadine. La giornata si conclude tradizionalmente con uno spettacolo pirotecnico.
Tra gli elementi più caratteristici della festa figurano la sciuta, ossia la solenne uscita del simulacro dalla chiesa, e il lancio degli nzareddi, sottili nastri di carta colorata che accompagnano il passaggio del santo insieme alle bande musicali e alle confraternite cittadine.
La domenica successiva alla solennità si svolge la tradizionale vendita all'asta dei doni offerti al santo, comunemente denominata cena. I festeggiamenti proseguono fino al 1º luglio, giorno dell'ottava, quando hanno luogo la processione del Santissimo Sacramento, la benedizione della città e la successiva velata del simulacro.
San Vito martire è tradizionalmente venerato quale compatrono della città. La festa esterna, celebrata oggi nell'ultima domenica di agosto, era originariamente fissata al 15 giugno e venne successivamente trasferita per evitare la sovrapposizione con le celebrazioni dedicate a san Giovanni Battista. I festeggiamenti comprendono il trasferimento del simulacro nella chiesa madre, il triduo di preparazione, le celebrazioni liturgiche e la processione conclusiva per le vie cittadine.
I riti della Settimana Santa rappresentano uno dei momenti più significativi della religiosità popolare chiaramontana e coinvolgono le antiche confraternite del Santissimo Sacramento, di San Vito, di Maria Santissima della Misericordia e San Giovanni Battista, di San Filippo, del Santissimo Rosario e del Santissimo Salvatore.
Tra le celebrazioni maggiormente partecipate figurano la processione del Cristo alla Colonna del mercoledì santo, la visita agli altari della reposizione del giovedì santo e la processione del Cristo morto e dell'Addolorata del venerdì santo.
Tra le altre feste mariane figura quella di Maria Santissima delle Grazie. La domenica successiva alla solennità dell'Assunzione di Maria, il simulacro marmoreo viene trasportato a spalla dalla propria chiesa, situata nella pineta, fino alla chiesa madre, dove rimane durante il novenario. Il mercoledì successivo alla festa della Madonna dell'Itria viene quindi ricondotto nella chiesa di provenienza.
Il 6 agosto si celebra inoltre la festa del Santissimo Salvatore, con la processione del relativo simulacro marmoreo per le vie cittadine.
Il calendario religioso comprende inoltre le feste di san Sebastiano e san Biagio, celebrate rispettivamente il 20 gennaio e il 3 febbraio nella chiesa del Santissimo Salvatore; di san Giuseppe, il 19 marzo, con la tradizionale cena e la vendita all'asta dei doni offerti al santo; di san Filippo d'Agira, il 12 maggio; di sant'Antonio da Padova, il 13 giugno nella chiesa di Santa Maria di Gesù; della Madonna del Carmine, il 16 luglio; di san Raffaele arcangelo, il 29 settembre nella chiesa di San Giovanni Battista; di san Francesco d'Assisi, il 4 ottobre nella chiesa di Santa Maria di Gesù; di san Nicola, il 6 dicembre; e dell'Immacolata Concezione, l'8 dicembre.
Tali ricorrenze, promosse dalle rispettive parrocchie e confraternite, costituiscono parte integrante del patrimonio devozionale e culturale della comunità chiaramontana.
Il servizio bibliotecario cittadino è assicurato dalla Biblioteca comunale, che raccoglie un patrimonio librario dedicato prevalentemente alla storia, alla cultura e alle tradizioni del territorio ibleo, oltre a opere di narrativa, saggistica e consultazione generale. La biblioteca promuove attività di promozione della lettura, iniziative culturali e servizi di consultazione e prestito rivolti alla cittadinanza.
L'attività principale è quella del settore agricolo, sia come produzione diretta, sia come trasformazione dei prodotti. La produzione consiste principalmente in ortaggi, mandorle e olive. Viene praticato l'allevamento dei maiali e la trasformazione della carne suina in salumi tipici (principalmente la salsiccia).
Le uve da tavola prodotte nel territorio di Chiaramonte Gulfi fanno parte dell'Uva da tavola di Mazzarrone a cui è stato attribuito il marchio di origine IGP, mentre le uve destinate alla vinificazione vengono anche impiegate per la produzione del Cerasuolo di Vittoria, che è un vino a Denominazione di Origine Controllata e Garantita.
Il territorio di Chiaramonte Gulfi è anche ricco di oliveti ed oleifici che ricadono nel comprensorio del Consorzio D.O.P. Monti Iblei che tutela e garantisce l'eccellente qualità dell'Olio Extravergine di Oliva prodotto nell'area dei Monti Iblei. L'olio di oliva della zona ha vinto numerosi premi internazionali confermandosi uno tra i migliori oli del mondo.
La piccola zona industriale dove sono presenti industrie artigianali per la produzione di scarpe, sedie, carpenteria metallica si sta sviluppando a valle del paese, lungo la SP 7 che porta alla SS 514 (strada a scorrimento veloce) che mette in comunicazione Ragusa e Catania.
Il paese è collegato a Ragusa dalla SP 10 e a Comiso dalla SP 7. L'arteria stradale più importante che attraversa il territorio comunale è la Strada statale 514 di Chiaramonte che va dal capoluogo ibleo a Catania.
Chiaramonte Gulfi fu servita dalla Ferrovia Siracusa-Ragusa-Vizzini fino al 1949, anno in cui fu chiusa la tratta Bivio Giarratana - Ragusa. La stazione ferroviaria si trova a 3 km dal paese ed è stata convertita in un'attività commerciale durante gli anni 1990.

L'aeroporto più vicino è l'aeroporto "Pio La Torre" di Comiso che dista 12 km dal paese. Tra il 2004 e il 2008 l'aeroporto è stato riconvertito a civile da militare ed allo stesso tempo si è provveduto ad allungare la pista che sulla parte nord ricade in minima nel territorio comunale di Chiaramonte Gulfi.
Il servizio urbano di Chiaramonte è fornito dall'AST, che opera un servizio limitato ad una linea che unisce Chiaramonte al suo quartiere di espansione Villaggio Gulfi.
| Periodo | Primo cittadino | Partito | Carica | Note | |
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| 23 maggio 1989 | 28 giugno 1990 | Ignazio Gafà | Democrazia Cristiana | Sindaco | |
| 6 luglio 1990 | 5 novembre 1992 | Paolo Calabrese | Democrazia Cristiana | Sindaco | |
| 8 aprile 1993 | 22 novembre 1993 | Angelo Politi | — | Commissario straordinario | |
| 8 dicembre 1993 | 1º dicembre 1997 | Sebastiano Gurrieri | Partito Socialista Italiano | Sindaco | |
| 1º dicembre 1997 | 28 maggio 2002 | Sebastiano Gurrieri | lista civica | Sindaco | |
| 28 maggio 2002 | 15 maggio 2007 | Giuseppe Nicastro | lista civica | Sindaco | |
| 15 maggio 2007 | 11 maggio 2012 | Giuseppe Nicastro | lista civica | Sindaco | |
| 11 maggio 2012 | 10 giugno 2017 | Vito Fornaro | lista civica | Sindaco | |
| 10 giugno 2017 | 21 marzo 2022 | Sebastiano Gurrieri | Liberiamo la Città (lista civica) |
Sindaco | |
| 5 maggio 2022 | 17 giugno 2022 | Giovanna Cassarino | — | Commissario straordinario | |
| 17 giugno 2022 | in carica | Mario Cutello | Presenti - Mario Cutello Sindaco (lista civica di centro-sinistra) |
Sindaco | |
La principale manifestazione sportiva che si svolge nel territorio comunale è la Coppa Monti Iblei, competizione automobilistica di cronoscalata organizzata lungo il percorso che collega Chiaramonte Gulfi alla zona montana di Monte Arcibessi. Istituita nella seconda metà del XX secolo, la gara è divenuta uno degli appuntamenti tradizionali dell'automobilismo siciliano e, in diverse edizioni, è stata inserita nel calendario del Campionato Italiano Velocità Montagna, richiamando piloti provenienti da tutta Italia.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 266590093 · LCCN (EN) n97096051 · GND (DE) 7609378-5 · J9U (EN, HE) 987007545006505171 |
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