Cima Pradidali

Cima Pradidali
StatoItalia (bandiera) Italia
Regione  Trentino-Alto Adige
Provincia  Trento
Altezza2 791 m s.l.m.
Prominenza120 m
CatenaAlpi
Coordinate46°14′54.17″N 11°51′03.06″E
Data prima ascensione18 settembre 1881
Autore/i prima ascensioneMichele Bettega, Henry James Theodor Wood e Mansueto Barbaria
Mappa di localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
Cima Pradidali
Cima Pradidali
Mappa di localizzazione: Alpi
Cima Pradidali
Dati SOIUSA
Grande ParteAlpi Orientali
Grande SettoreAlpi Sud-orientali
SezioneDolomiti
SottosezioneDolomiti di Feltre e delle Pale di San Martino
SupergruppoGruppo Pale di San Martino-Feruc
GruppoGruppo delle Pale di San Martino
SottogruppoSottogruppo della Val di Roda
CodiceII/C-31.IV-A.1.i

La Cima Pradidali è una montagna alta 2 791 m sul livello del mare sita nelle Dolomiti, nel Gruppo Pale di San Martino, nei pressi di San Martino di Castrozza, in provincia di Trento, in Italia.

Geografia

Cima Pradidali si trova a quattro chilometri a sud-est della località montana di San Martino di Castrozza e si trova all'interno del Parco Naturale Paneveggio-Pale di San Martino patrimonio mondiale dell'UNESCO. Le precipitazioni dai pendii della montagna confluiscono negli affluenti del Cismon. Il rilievo topografico è significativo, poiché la cima si eleva di 1 575 metri sopra il Cismon, a tre chilometri, e di 500 metri sopra il Rifugio Pradidali, a mezzo chilometro. La cima più alta più vicina è Cima Jeanne Immink (2 855 m), a 0,39 chilometri a nord.

Origine del toponimo

Il toponimo Cima Pradidali si traduce come Cima dei Prati Gialli, attribuibile ai papaveri alpini gialli che crescono nella valle di Pradidali sotto la cima.

Alpinismo

Le prime ascensioni di fine '800 di queste creste nelle Dolomiti erano considerate imprese notevoli per l'epoca e la prima salita della Vetta fu effettuata il 18 settembre 1881 da Michele Bettega e dagli inglesi Henry James Theodor Wood e Mansueto Barbaria attraverso il versante nord-ovest. La parete sud-sudovest fu scalata per la prima volta il 12 agosto 1893 da Ludwig Norman-Neruda. Il canale est fu scalato per la prima volta il 25 agosto 1897 sempre da Michele Bettega, John Swinnerton Phillimore, Arthur Guy Sandars Raynor e Giuseppe Zecchini. Lo spigolo sud-est fu scalato il 7 agosto 1898 da Giacomo Faoro, Siegfried Schönborn, Matteo Tavernaro e il tenente Uhl. L'alpinista Ludwig Norman-Neruda è un altro nome importante legato alla zona della Rosetta, infatti nel 1893, con la moglie e senza guida, scalò il Cimon della Pala, la Punta Figlio della Rosetta, la Cima Cusiglio e la Cima Pradidali. Il tour di Jeanne Immink sulla Cima Cusiglio di fine 1800 fu il primo esempio di un'arrampicata puramente sportiva senza ganci e moschettoni e con la sola corda di canapa; fu una delle prime donne alpiniste in quelle zone tanto che le fu dedicata la Cima Jeanne Immink.

Accesso

L'accesso a Punta Figlio della Rosetta (spesso associata alla vicina Cima Rosetta nelle Pale di San Martino) avviene principalmente tramite impianti di risalita da San Martino di Castrozza (cabinovia Colverde + funivia Rosetta) per raggiungere rapidamente l'altopiano, seguendo poi sentieri (es. 701) in pochi minuti, oppure tramite escursioni a piedi più impegnative (3 ore circa) da San Martino. Una volta arrivati all'arrivo della funivia o al Rifugio Rosetta (2 581 m), si prosegue con sentieri segnalati (come il 701 o 701A) per raggiungere la vetta (2 743 m) con un breve tratto finale.

Note

  1. ↑ Sergio Marazzi, Atlante Orografico delle Alpi. SOIUSA, Pavone Canavese, Priuli & Verlucca, 2005.
  2. ↑ Luciano Marisaldi e Bepi Pellegrinon, Pale di San Martino: montagne, viaggiatori, Zanichelli, 1993.

Bibliografia