Compendiario

Piatto traforato bianco di Faenza, 1550-1600

Il termine compendiario, in ambito storico-artistico, indica una maniera pittorica caratterizzata dalla sintesi del segno e dalla riduzione dei dettagli, applicata anche alla decorazione ceramica. Nella maiolica italiana il termine è soprattutto associato ai cosiddetti "bianchi di Faenza", affermatisi a Faenza intorno alla metà del XVI secolo e caratterizzati dalla predominanza dello smalto bianco e da decorazioni eseguite con pennellate rapide ed essenziali.

Il compendiario si distingue per l'uso contenuto della linea e del colore: le figure, le ghirlande, i paesaggi e gli altri motivi sono affidati a pochi tratti, lasciando spesso ampie porzioni della superficie prive di decorazione. Nella produzione faentina la semplificazione pittorica si accompagna a un forte sviluppo delle forme, talvolta modellate, traforate o ispirate a oggetti di oreficeria e di metallo, così che la forma del recipiente acquista un ruolo pari a quello della decorazione.

Il termine ha inoltre una storia distinta nella cultura figurativa antica. La pictura compendiaria è ricordata da Plinio il Vecchio a proposito del pittore greco Filosseno di Eretria, attivo tra IV e III secolo a.C.; la critica moderna ha collegato il termine a una tecnica pittorica sommaria e rapida. Il rapporto tra il compendiario antico e quello della maiolica rinascimentale è soprattutto terminologico e storiografico: non è opportuno presentarlo come una diretta e documentata continuità tecnica.

Descrizione e storia

Il termine nell'arte antica

Nelle fonti antiche compendiaria non designa un periodo storico autonomo, ma una maniera o tecnica di esecuzione rapida e abbreviata. Plinio il Vecchio, nella Naturalis Historia, attribuisce a Filosseno di Eretria la conoscenza o l'invenzione della compendiaria e ne ricorda la rapidità di esecuzione. Il passo pliniano riguarda un pittore greco della fine del IV secolo a.C.; soltanto in seguito il termine fu utilizzato dalla storiografia dell'arte per descrivere analoghe forme di pittura sommaria di età romana.

La fortuna della nozione in epoca romana è attestata anche da Petronio, che contrappone la compendiaria alle pratiche della grande pittura del passato. La ricerca storico-artistica ha riconosciuto nel termine l'idea di una pittura sintetica, capace di ottenere effetti d'insieme con un numero limitato di interventi.

La maiolica italiana

Nella maiolica italiana il termine compendiario viene usato soprattutto dagli studiosi per descrivere una pittura sintetica, con pochi colori e pochi tratti, che valorizza il fondo dello smalto. A partire dalla metà del Cinquecento questa maniera si affermò con particolare evidenza a Faenza, dove fu associata alla nuova produzione dei bianchi di Faenza.

I bianchi non sono però sinonimo assoluto di compendiario: il primo termine indica soprattutto una tipologia caratterizzata dalla predominanza del bianco dello smalto, mentre il secondo descrive in primo luogo il modo di dipingere. Esistono quindi manufatti "bianchi" con decorazione minima e, allo stesso tempo, opere ancora figurate o istoriate nelle quali il ductus pittorico è già compendiario ma la decorazione rimane più articolata.

La produzione faentina si contrappose, per sintesi e predominanza del bianco, alla più ricca decorazione policroma della maiolica istoriata. Lo smalto divenne più spesso, coprente e luminoso; la pittura poteva ridursi a una figura, a uno stemma, a una ghirlanda o a una piccola scena, mentre la forma del vaso veniva spesso resa più complessa mediante modanature, rilievi e trafori.

La tavolozza non era necessariamente monocroma, ma risultava generalmente limitata. Nella produzione faentina sono documentati soprattutto il turchino, il giallo e l'arancio, applicati con rapidità e lasciando ampi spazi bianchi.

Il successo dei bianchi di Faenza fu anche commerciale. La loro diffusione in altri centri italiani e al di fuori della penisola contribuì alla notorietà internazionale di Faenza e al successivo uso del nome francese faïence per indicare, in varie lingue europee, la ceramica a smalto stannifero.

Faenza

Fiasca bianco di Faenza, 1619-1637, Berlino, Kunstgewerbemuseum

A Faenza la trasformazione che portò ai bianchi si sviluppò intorno alla metà del XVI secolo. Tra i ceramisti legati a questa fase figurano Virgilio Calamelli detto Virgiliotto, Francesco Mezzarisa e Leonardo Bettisi detto Don Pino. Le fonti documentarie e la storiografia museale mostrano che non si trattò dell'opera di un solo inventore, ma di una trasformazione progressiva di più botteghe faentine.

Virgiliotto Calamelli ebbe un ruolo centrale nello sviluppo e nella diffusione dei bianchi. Gli inventari della sua bottega e la documentazione relativa alle sue attività mostrano una produzione di grandi dimensioni e una rete commerciale che superava il territorio faentino. La sua bottega produsse sia maioliche ancora legate all'istoriato sia manufatti bianchi con decorazione compendiaria.

Francesco Mezzarisa, attivo già dal 1527, fu un importante imprenditore ceramico e uno dei protagonisti dell'affermazione dei bianchi. La sua bottega realizzò sia opere istoriate sia pezzi nei quali la superficie bianca e il segno sintetico assumono un ruolo crescente; documenti del 1543 attestano inoltre la produzione di tondi e piatti bianchi destinati all'esportazione a Genova.

Leonardo Bettisi, detto Don Pino, lavorò inizialmente nella bottega di Virgiliotto Calamelli e ne assunse la gestione nel 1566. La sua produzione è riconoscibile anche attraverso la marca DO PI, presente su opere della bottega, e costituisce uno dei nuclei più importanti della maiolica compendiaria faentina.

Nel 1929 Gaetano Ballardini utilizzò l'espressione stile compendiario per definire criticamente questa maniera decorativa. Il suo studio costituì un momento importante nella fortuna moderna della denominazione, che in seguito è divenuta d'uso corrente nella letteratura sulla maiolica italiana.

Montelupo

A Montelupo Fiorentino il repertorio compendiario si inserì nella vivace produzione ceramica della metà del Cinquecento. Il Museo della Ceramica documenta esemplari con decoro "compendiario" nella seconda metà del XVI secolo, mentre una panoramica sulla produzione locale segnala l'influenza dei bianchi faentini e della maiolica veneziana come una delle fonti del nuovo gusto decorativo.

Un caso documentato è costituito da un frammento di piatto con decoro compendiario destinato al convento di San Francesco di Prato e datato 1573, conservato nella documentazione del Museo della Ceramica di Montelupo.

Deruta

A Deruta il compendiario si affermò nella seconda metà del Cinquecento e proseguì nel Seicento, accanto ad altre formule decorative. Il Museo regionale della Ceramica dedica una specifica sala al compendiario e collega la diffusione dei bianchi anche alle botteghe derutesi; tra le prime figure associate a questa trasformazione è tradizionalmente ricordato Nicola Francioli, mentre altre importanti interpretazioni compendiarie sono legate alla tradizione di Giacomo Mancini detto El Frate.

Laterza

Le maioliche di Laterza recepirono il linguaggio compendiario proveniente dai centri dell'Italia centrale. La caratteristica comune è l'impiego di una decorazione sintetica su smalto bianco, con una tavolozza ridotta; la tradizione laertina sviluppò poi anche una propria produzione figurativa, tra cui il cosiddetto istoriato laertino.

La documentazione del MuMa mostra inoltre che le collezioni di Laterza comprendono manufatti che vanno dalle produzioni di gusto compendiario alle elaborazioni più tarde del Settecento e dell'inizio dell'Ottocento, evidenziando la persistenza e la trasformazione del repertorio nel tempo.

Castelli

A Castelli lo stile compendiario ebbe un ruolo importante tra la fine del Cinquecento e l'inizio del Seicento. Il Museo delle Ceramiche di Castelli documenta questa fase attraverso piatti da pompa, contenitori farmaceutici, targhe devozionali e pannelli ceramici; la tavolozza comprendeva giallo, arancio, verde e blu prima dell'ampliamento cromatico legato alla successiva evoluzione dell'istoriato castellano.

La transizione dall'uso compendiario alla piena affermazione dell'istoriato è studiata in particolare attraverso la produzione di Francesco Grue (1618-1673), la cui attività segnò un arricchimento progressivo della tavolozza e una maggiore complessità delle scene dipinte.

Diffusione e fortuna europea

La formula dei bianchi di Faenza fu imitata in numerosi centri italiani e raggiunse anche altri paesi europei. Il successo dipese non soltanto dalla rapidità della decorazione, ma anche dalla combinazione tra luminosità dello smalto bianco, varietà delle forme e possibilità di realizzare servizi da tavola di forte effetto visivo con una decorazione relativamente economica rispetto alle complesse composizioni istoriate policrome.

La produzione fu destinata a usi differenti: servizi da tavola e da credenza, grandi piatti da parata, recipienti farmaceutici, calamai, albarelli e oggetti devozionali. La documentazione del MIC e dei musei di Montelupo e Castelli mostra che il compendiario non fu quindi un genere ristretto a un solo tipo di manufatto.

Ceramica compendiaria italiana nei musei

Galleria d'immagini

Note

  1. 1 2 3 4 5 6 7 8 Ceramiche faentine dal Medioevo al Barocco, su Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza.
  2. 1 2 Il "bianco" a tavola, su Musei Capitolini.
  3. 1 2 3 4 (EN) Metropolitan Museum of Art, Maiolica: Italian Renaissance Ceramics in The Metropolitan Museum of Art (PDF), New York, The Metropolitan Museum of Art, 2021.
  4. 1 2 (EN) Thomas Bertram Lonsdale Webster, Philoxenus (3), Eretrian painter, su Oxford Classical Dictionary, 2015.
  5. ↑ Plinio il Vecchio, XXXV, 110, in H. Rackham (a cura di), Naturalis Historia, Loeb Classical Library, IX, Harvard University Press, 1952.
  6. ↑ Pittura, su Enciclopedia Italiana, Treccani.
  7. ↑ Petronio, su Enciclopedia dell'Arte Antica, Treccani.
  8. ↑ Emilia Capparelli, MEZZARISA, Francesco, su Dizionario Biografico degli Italiani, Treccani, 2010.
  9. 1 2 3 Giuseppe Liverani, CALAMELLI, Virgilio, su Dizionario Biografico degli Italiani, Treccani, 1973.
  10. ↑ Jessie McNab, Maiolica in the Renaissance, su The Metropolitan Museum of Art, 2002.
  11. 1 2 Emilia Capparelli, MEZZARISA, Francesco, su Dizionario Biografico degli Italiani, Treccani, 2010.
  12. ↑ Bettisi Leonardo detto Don Pino, su PatER - Patrimonio culturale dell'Emilia-Romagna.
  13. ↑ BALLARDINI, Gaetano, su Dizionario Biografico degli Italiani, Treccani.
  14. ↑ Gaetano Ballardini, Un nuovo capitolo nella storia della maiolica italiana, in Dedalo, vol. 10, 1929, pp. 149-163.
  15. 1 2 3 4 Didascalie Committenza, su Museo della Ceramica di Montelupo.
  16. ↑ La Ceramica di Montelupo, su Google Arts & Culture.
  17. ↑ Le Ceramiche Artistiche, su Comune di Deruta.
  18. ↑ Jessie McNab, Maiolica in the Renaissance, su The Metropolitan Museum of Art, 2002.
  19. 1 2 3 Museo della Maiolica di Laterza, su MuMa Laterza.
  20. ↑ Guido Donatone, La maiolica di Laterza del Seicento, Galatina, Congedo, 2016.
  21. 1 2 3 4 Museo delle Ceramiche, su Comune di Castelli.
  22. ↑ Luciana Arbace, Francesco Grue (1618-1673): la maiolica a Castelli d'Abruzzo dal compendiario all'istoriato, Colledara, Andromeda Editrice, 2000, ISBN 9788886728799.
  23. ↑ Le Ceramiche Artistiche, su Comune di Deruta.

Bibliografia

Voci correlate

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