
Nell'accezione moderna più comune, la cortigiana (dal femminile di cortigiano) è una prostituta d'alto livello che frequenta uomini facoltosi o potenti offrendo loro compagnia e intrattenimento, anche di carattere sessuale; in cambio può ricevere denaro e doni oppure contare su favori e protezione. In origine il termine indicava propriamente "donna di corte"; già nel XVI secolo fu usato anche per donne di costumi liberi, non prive di cultura e raffinatezza.
Nel Rinascimento italiano la cosiddetta cortigiana onesta occupava il livello più elevato della prostituzione e poteva distinguersi per istruzione e capacità di conversazione; musica e poesia ne accrescevano il prestigio negli ambienti aristocratici e letterari. Nella Parigi del Settecento, invece, i rapporti fra donne mantenute e protettori potevano prevedere accordi economici e avere durata variabile. Fra la fine del Settecento e l'Ottocento alcune cortigiane acquisirono una notorietà pubblica che andava oltre il rapporto privato con i protettori: il teatro e la stampa ne ampliarono dapprima la fama, anche attraverso i ritratti; nell'Ottocento la fotografia rese ancora più visibile la loro immagine pubblica.

Nella Grecia antica l'etera (gr. ἑταίρα) era distinta sia dalla moglie cittadina sia dalla prostituta di rango inferiore; la categoria comprendeva tuttavia condizioni sociali differenti e non corrispondeva a una categoria giuridica uniforme. Ad Atene il lavoro sessuale era lecito e soggetto a tassazione; alcune etere potevano accumulare ricchezza e ottenere così maggiore autonomia economica e sociale. Le etere potevano inoltre partecipare ai simposi come intrattenitrici e musiciste.
Fra le etere più celebri, Frine fu associata dalla tradizione letteraria successiva a Prassitele, presentato come suo amante, e alle opere di tale scultore; la stessa tradizione la vuole modella dell'Afrodite cnidia e dell'Afrodite Anadiomene di Apelle. La sua figura continuò a influenzare le rappresentazioni del nudo femminile ispirate all'antichità classica. Aspasia di Mileto, compagna di Pericle, fu ricordata dalla tradizione antica per le sue competenze retoriche e per i rapporti con Socrate; la sua reputazione di cortigiana deriva però soprattutto dalla commedia attica e da testimonianze posteriori, non da un dato biografico certo.

Nella tarda Repubblica romana sono attestate cortigiane e liberte legate a uomini politici e, in alcuni casi, dotate di influenza sociale o politica. Volumnia Citeride, attrice di mimo e liberta, fu amante di Marco Antonio; Cicerone la descrisse mentre viaggiava al seguito di Antonio in una lettiga scoperta, "come una seconda moglie". Nella successiva invettiva ciceroniana la scena assunse i tratti di una processione pubblica con littori e fu accostata retoricamente al modello del trionfo, senza corrispondere a un trionfo ufficiale. Precia, amante del tribuno Cornelio Cetego, intervenne a favore di Lucio Licinio Lucullo e contribuì a fargli ottenere il governo della Cilicia. Grazie ai rapporti personali con uomini di potere, alcune donne potevano intervenire nella vita pubblica.


Nell'Inghilterra medievale le condizioni di lavoro nella prostituzione spaziavano dalla strada a forme di alto livello: alcune donne esercitavano la prostituzione in modo indipendente e avevano una clientela facoltosa, mentre altre lavoravano in bordelli o dipendevano da intermediari. Nella prima metà del X secolo la politica di Roma e la scelta dei pontefici furono fortemente condizionate dall'aristocrazia cittadina, soprattutto dalla famiglia di Teofilatto, che per più generazioni controllò la città e il papato. Teodora e soprattutto la figlia Marozia parteciparono direttamente a queste lotte di potere: nel 928 Marozia e Guido di Toscana rovesciarono Giovanni X, che fu imprigionato, e nel 931 il figlio di Marozia salì al soglio pontificio come Giovanni XI; dal 932 l'altro figlio Alberico II governò Roma fino alla morte nel 954. In questa fase la successione pontificia fu strettamente intrecciata con gli equilibri delle fazioni aristocratiche romane, tanto che la storiografia parla anche di "papato aristocratico". Le narrazioni ostili, soprattutto quella di Liutprando da Cremona, presentarono il potere di Teodora e Marozia in termini sessuali e scandalistici; da questa tradizione derivò in età moderna l'etichetta polemica di pornocrazia, mentre la storiografia successiva ha sottolineato la parzialità di quelle fonti e la necessità di leggerle nel quadro delle lotte politiche ed ecclesiastiche del tempo.
Nel primo Cinquecento, a Roma, le cortigiane costituivano il segmento più elevato della prostituzione ed erano distinte dalle comuni puttane; la gerarchia distingueva la cortigiana onesta dalla cortigiana da lume o da candela e dalla cortigiana puttana. Le cortigiane di maggior prestigio erano apprezzate non soltanto per la bellezza: la cultura e l'abilità nella conversazione ne accrescevano il prestigio, così come la pratica della musica o della poesia. Tullia d'Aragona, celebre cortigiana letterata, pubblicò nel 1547 le Rime e il dialogo Della infinità di amore; nel 1549 fu registrata nella Tassa delle cortigiane di Roma. Nel Dialogo, una donna guida il confronto filosofico sull'etica dell'amore e contesta concezioni che subordinavano razionalità e sessualità femminili; l'opera affida così a una donna una posizione autonoma nel dibattito rinascimentale sull'amore, anziché limitarsi a una riflessione autobiografica sul mestiere di cortigiana.
A Venezia Veronica Franco, figlia di una cortigiana e avviata dalla madre alla stessa professione, fu poetessa e cortigiana ed è generalmente ricondotta alla categoria della cortigiana onesta, distinta dalla comune meretrice. Grazie ai rapporti di protezione e al salotto letterario di Domenico Venier, Franco partecipò alla vita culturale pubblica veneziana; nelle proprie opere difese inoltre le altre cortigiane dai maltrattamenti e criticò più in generale la subordinazione femminile. Istruzione e attività letteraria, insieme ai rapporti di protezione, permisero ad alcune cortigiane di frequentare ambienti letterari e partecipare alla vita pubblica. A Roma Imperia Cognati, di formazione letteraria, divenne in breve una delle principali cortigiane della città e fece della propria casa un ritrovo frequentato da gentiluomini e letterati. La tradizione collegò la sua casa e la sua immagine a Raffaello, ma si tratta di attribuzioni posteriori.

Nel Seicento parigino Ninon de Lenclos, celebre cortigiana e pensatrice libertina, ebbe relazioni con esponenti di primo piano della società francese e dal 1667 tenne all'Hôtel de Sagonne un salotto frequentato, fra gli altri, da Fontenelle, La Fontaine, Racine, Boileau e Molière. Nella Londra del Settecento Sophia Baddeley affiancò alla carriera di attrice e cantante quella di cortigiana, raggiungendo il massimo della notorietà fra il 1769 e il 1774.


Nel terzo quarto dell'Ottocento la fotografia contribuì alla notorietà pubblica delle cortigiane parigine: fra il 1861 e il 1876 alcune donne curavano l'allestimento dei propri ritratti, dalla posa all'abbigliamento e allo sfondo, per presentarsi al pubblico e distinguersi; gli stessi ritratti potevano però essere impiegati dalla polizia a fini di sorveglianza. La stampa favorì inoltre la riproduzione delle immagini, mentre spettacoli e tournée internazionali ampliarono le possibilità di raggiungere un pubblico vasto. Lola Montez, ballerina e cortigiana irlandese, fu amante di Ludovico I di Baviera e, dopo la fuga dalla Baviera, tornò sulle scene con tournée in Europa, America e Australia; dal 1857 tenne anche conferenze in Gran Bretagna e negli Stati Uniti. La Païva, tra le più celebri cortigiane del Secondo Impero, dopo aver accumulato una notevole fortuna commissionò nel 1855 un sontuoso hôtel particulier sugli Champs-Élysées, inaugurato nel 1866 e frequentato da esponenti della vita letteraria e artistica parigina, compresi musicisti.
Marie Duplessis, cortigiana parigina morta di tubercolosi a ventitré anni, ispirò La dame aux camélias di Dumas figlio e, attraverso il romanzo e la sua versione teatrale, l'opera La traviata di Giuseppe Verdi. Tra la fine dell'Ottocento e i primi anni del Novecento la cortigiana rimase una presenza riconoscibile nel demi-monde della Belle Époque e spesso affiancò a questa condizione una carriera nello spettacolo: Émilienne d'Alençon, Liane de Pougy e La Bella Otero appartennero a quell'ambiente e furono soggetti prediletti del fotografo Léopold Reutlinger. Otero proseguì la carriera scenica fino al 1912, quando interpretò Carmen all'Opéra-Comique di Parigi.
In altre società esistettero figure analoghe alla cortigiana per alcuni aspetti, ma non perfettamente equivalenti. La loro posizione dipendeva in misura diversa dal rapporto con il potere e con protettori o clienti; anche l'intrattenimento artistico e il lavoro sessuale avevano un peso diverso secondo il contesto.

Nell'India antica le ganikā erano inserite in forme di regolamentazione statale: l'Arthaśāstra, testo di datazione discussa, ne disciplina l'attività e prevede l'impiego di donne legate alla prostituzione anche in attività di spionaggio. Le ganikā di rango più elevato ricevevano una formazione rigorosa nelle arti, comprese danza e recitazione, e potevano raggiungere condizioni economiche nettamente superiori a quelle delle prostitute comuni. Fra le figure ricordate dalla tradizione buddhista vi è Amrapali, nagarvadhu ("sposa della città") di Vaishali, che divenne poi monaca e benefattrice.

Nella Cina tardo-imperiale Sai Jinhua, già cortigiana e poi concubina del diplomatico Hong Jun, lo accompagnò nella missione europea del 1887–1890. Nel Novecento la sua immagine fu ripetutamente rielaborata, fino a trasformare una prostituta divenuta celebre durante la crisi del 1900 in un'eroina nazionale. La sua figura fu così usata per collegare la sessualità femminile al discorso nazionalista sulla Cina moderna; le versioni successive opposero spesso il passato tradizionale alla modernità e alimentarono numerose leggende.

Nel periodo Edo, le cortigiane dei quartieri di piacere di Edo erano note come oiran nel XVIII e XIX secolo e costituivano una professione distinta dalle geisha, specializzate nell'intrattenimento musicale e coreutico. Le oiran di rango elevato erano celebrate non soltanto per la bellezza, ma anche per la formazione artistica e per le capacità richieste dalla vita sociale dello Yoshiwara; poesia e calligrafia avevano un ruolo importante nella loro preparazione, che comprendeva anche la musica e altre arti dei quartieri di piacere. Per le cortigiane di rango più alto il protocollo dello Yoshiwara consentiva inoltre di rifiutare un nuovo cliente, anche attraverso il rituale dei primi incontri.

Nella cultura coreana, le kisaeng (o gisaeng) (기생?, 妓生?) erano intrattenitrici professionali legate anche alla corte. Durante la dinastia Goryeo si esibivano ai banchetti reali per il sovrano e scambiavano poesie con funzionari di alto rango; fuori dalla corte si esibivano anche nelle regioni d'origine e nelle dimore private dei funzionari, contribuendo alla diffusione dei repertori, pur restando socialmente subordinate.

Nel Rinascimento italiano la prostituzione d'alto livello era organizzata in una gerarchia: alla sommità si collocava la cosiddetta cortigiana onesta ("onorata"), distinta dalla cortigiana di lume o da candela, di rango inferiore. Le cortigiane oneste potevano distinguersi per l'istruzione e l'abilità nella conversazione; la pratica della musica o della poesia ne favoriva inoltre l'accesso agli ambienti letterari e mondani. Nella Parigi del Secondo Impero, invece, il demi-monde costituiva un "mezzo mondo" femminile collocato fra le donne rispettabili e le prostitute e strettamente legato alla vita mondana della capitale.
Nel Settecento italiano la pratica del cicisbeo, o cavalier servente, prevedeva che un uomo accompagnasse una dama e la servisse galantemente; talvolta la sua presenza era prevista dallo stesso contratto matrimoniale. Pratiche affini di accompagnamento galante sono documentate anche in Spagna, dove ricorrevano i termini chichisbeo e cortejo; quest'ultimo designava una relazione galante e assidua fra una dama sposata e un cavaliere. In area francese la stessa funzione era espressa da chevalier servant o, anticamente, cavalier servant, riferito a un uomo che accompagnava una donna circondandola di attenzioni assidue.

Le cortigiane potevano ricevere sostegno economico in forme diverse, secondo gli accordi con i protettori. Nella Parigi del Settecento la polizia definiva contrat gli accordi verbali fra protettore e donna mantenuta che stabilivano il compenso, che poteva comprendere denaro e doni. Nel secondo Ottocento parigino le grandes horizontales occupavano il vertice della prostituzione e potevano migliorare rapidamente la propria condizione sociale grazie a protettori appartenenti agli strati più ricchi della società.
La relazione fra Catherine Walters e Spencer Cavendish, allora marchese di Hartington, durò dal 1859 al 1863; la loro corrispondenza proseguì almeno fino al 1865. Più in generale, nella Parigi del Settecento i rapporti fra donne mantenute e protettori potevano essere brevi o duraturi; alcuni terminavano con il matrimonio, ma non la maggior parte. Fra i casi di matrimonio, Olympe Pélissier sposò Gioachino Rossini il 16 agosto 1846.

Già negli ultimi decenni del Settecento alcune cortigiane britanniche raggiunsero una notorietà che andava molto oltre il rapporto privato con i protettori: attiravano l'attenzione nei luoghi pubblici e la loro immagine si diffondeva attraverso stampe e canzoni, fino a influenzare la moda. Il teatro e i ritratti contribuirono a questa notorietà, mentre la stampa satirica la amplificava presso un pubblico più vasto. Nell'Ottocento la fotografia accrebbe ulteriormente la visibilità: a Parigi, fra il 1861 e il 1876, alcune cortigiane curavano l'allestimento dei propri ritratti per presentarsi al pubblico e distinguersi, ma le stesse immagini potevano essere raccolte dalla polizia a fini di sorveglianza.
Negli anni 1840 e 1850 la stampa rese più facile diffondere immagini di personaggi celebri, mentre gli spettacoli itineranti permisero agli interpreti di raggiungere un pubblico più ampio; a San Francisco il commercio dei ritratti di personaggi famosi accompagnò l'arrivo di interpreti come Lola Montez, che ne divenne una delle protagoniste. Dopo la stagione bavarese, Montez tornò sulle scene in Europa, America e Australia e dal 1857 tenne conferenze pubbliche in Gran Bretagna e negli Stati Uniti. Nel caso di Marie Duplessis la fama continuò anche dopo la morte: morta di tubercolosi a ventitré anni, divenne il modello di Marguerite Gautier nella Dame aux camélias di Dumas figlio; il romanzo fu poi adattato per il teatro e contribuì alla nascita de La traviata di Giuseppe Verdi.

Nel I secolo a.C. Cornelio Gallo dedicò quattro libri di poesia amorosa a Volumnia Citeride, liberta e attrice di mimo, chiamandola "Licoride" nei suoi versi. Pietro Aretino affrontò il tema nei Ragionamenti (1534–1536): nella prima parte Nanna espone ad Antonia i tre "stati" di monaca, moglie e prostituta per scegliere quello più conveniente per Pippa; nella seconda insegna alla figlia il mestiere della cortigiana e i rischi della professione. Aretino tornò sul tema della cortigiana anche nella commedia Talanta (1542), incentrata su una cortigiana che distribuisce i propri favori fra quattro spasimanti.
Nella letteratura francese del Settecento si distinguevano diverse figure legate alla prostituzione; fra il 1767 e il 1790 acquistò crescente rilievo la prostituta di strada associata alla malattia, accanto alla cortigiana elegante. Honoré de Balzac dedicò al tema Splendori e miserie delle cortigiane (1838–1847), romanzo uscito in quattro parti tra il 1838 e il 1847. La cortigiana parigina Marie Duplessis ispirò ad Alexandre Dumas figlio il personaggio di Marguerite Gautier, protagonista de La signora delle camelie (1848). Émile Zola fece della cortigiana Nana la protagonista di Nanà (1880), nono romanzo del ciclo dei Rougon-Macquart.


Nell'arte greca figure femminili compaiono nelle rappresentazioni dei simposi su vasi a figure nere e rosse e sono state spesso interpretate come hetairai, ma l'iconografia non consente sempre di distinguerle con sicurezza da altre categorie femminili. Un celebre psykter attico a figure rosse attribuito a Eufronio (ca. 505 a.C.), conservato all'Ermitage di San Pietroburgo, raffigura quattro figure femminili nude durante un simposio, tradizionalmente identificate come hetairai; una di esse suona l'aulos. Né la nudità né la presenza al simposio, da sole o insieme ad altri attributi iconografici, consentono di determinare con sicurezza la condizione sociale delle figure. Nell'antica Roma, la sola presenza di scene erotiche non permette di identificare automaticamente un luogo come bordello o le donne raffigurate come prostitute; nel Lupanare di Pompei, invece, il collegamento con il lavoro sessuale si basa sul contesto architettonico oltre che sui graffiti e sugli affreschi. A Pompei è documentata la prostituzione, ma non un'iconografia specifica della cortigiana d'élite.
Il perduto Ritratto di cortigiana, attribuito a Caravaggio e noto attraverso riproduzioni fotografiche, raffigurava Fillide Melandroni; nell'inventario Giustiniani del 1638 l'opera fu registrata come ritratto di una cortigiana chiamata Fillide. Il fiore che la donna stringe al petto è stato identificato come bergamotto, attributo tradizionale delle cortigiane, oppure come mirto, associato alle spose. Nel 1794 Angelika Kauffmann dipinse Frine seduce Senocrate, riprendendo l'episodio antico in cui la cortigiana tenta di sedurre il filosofo, la cui fermezza morale è al centro della scena. Fillide Melandroni è stata identificata anche come modella della Santa Caterina d'Alessandria di Caravaggio (ca. 1598–1599), conservata al Museo Thyssen-Bornemisza.
Nell'ukiyo-e del periodo Edo le cortigiane dello Yoshiwara furono un soggetto ricorrente. Nella serie Dodici ore a Yoshiwara, Kitagawa Utamaro raffigurò diversi momenti della giornata e della notte di una cortigiana di alto rango, comprese attività private e la presenza di apprendiste e assistenti. Una xilografia policroma di Utamaro datata circa 1793–1794 raffigura la cortigiana Hanaōgi della casa Ōgiya a Yoshiwara.
Paul Cézanne affrontò il tema ne Le cortigiane (Les Courtisanes), dipinto datato circa 1870–71 e conservato alla Barnes Foundation. Nel 1887 Vincent van Gogh realizzò Cortigiana (da Eisen), basandosi su una stampa di Keisai Eisen riprodotta sulla copertina di un numero speciale di Paris Illustré e circondando la figura con motivi tratti da altre stampe giapponesi. Nell'Ottocento alcuni pittori francesi rappresentarono prostitute e cortigiane contemporanee come nudi, senza ricorrere al consueto travestimento mitologico. Édouard Manet raffigurò in Olympia (1863) una cortigiana nuda che guarda direttamente lo spettatore, rielaborando il modello della Venere classica; l'opera provocò scandalo quando fu esposta al Salon del 1865. Gustave Courbet, con Donna con pappagallo (1866), raffigurò invece una prostituta nuda senza attributi mitologici, contrapponendo alla convenzione accademica dettagli contemporanei come gli abiti abbandonati e i capelli scomposti. Nel dipinto Laure (Portrait of a Negress) (2018), Elizabeth Colomba pone Laure, modella della domestica nera in Olympia, al centro di una scena parigina, inserendo sullo sfondo Cora Pearl, celebre demi-mondaine britannica nella Parigi degli anni 1860.
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