| Cosimo Giordano | |
|---|---|
| Nascita | Cerreto Sannita, 15 ottobre 1839 |
| Morte | Favignana, 14 novembre 1888 |
| Cause della morte | Prigionia |
| Dati militari | |
| Paese servito | |
| Forza armata | Esercito delle Due Sicilie |
| Arma | Reali Carabinieri a Cavallo |
| Grado | sergente |
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Cosimo Giordano (Cerreto Sannita, 15 ottobre 1839 – Isola di Favignana, 14 novembre 1888) è stato un brigante italiano, già membro dell'esercito delle Due Sicilie e autore di diversi omicidi, furti e sequestri. Nel 1884 fu riconosciuto colpevole di numerosi reati tra i quali estorsione, furto, omicidi volontari (di cui uno aggravato perché preceduto da un agguato) e per questo fu condannato alla pena dei lavori forzati a vita con sentenza della Corte di Assise.
La sua figura è connessa alla strage di quaranta soldati italiani e quattro carabinieri a Pontelandolfo e Casalduni, che ebbe come conseguenza la strage di civili ordinata dal generale Enrico Cialdini ai danni delle popolazioni dei due comuni.
Figlio di Generoso e di Concetta Isaia, nel 1855 a soli sedici anni uccise un uomo: Giuseppe Baldini, che aveva ammazzato il padre perché debitore di alcuni carlini. Per quest'omicidio fu però assolto dalla Corte penale di Napoli. Divenuto stalliere e garzone, a venti anni entrò a far parte del corpo borbonico dei Carabinieri a cavallo grazie anche alla sua costituzione fisica. Durante la battaglia del Volturno venne premiato al grado di capitano da Francesco II delle Due Sicilie per il coraggio e l'impegno dimostrato. Dopo la guerra, a Napoli venne accusato del furto di una valigia che conteneva 800 ducati. Successivamente tornò nel suo paese natale.
Cerreto Sannita fu protagonista di un tentativo di reazione legittimista il 27 settembre 1860 quando alcuni contrabbandieri, incoraggiati da voce secondo le quali delle truppe borboniche marciavano da Amorosi verso San Salvatore Telesino, assaltarono la locale stazione della guardia nazionale armandosi dei fucili e delle armi ivi presenti. Successivamente gli insorti costrinsero la banda musicale a seguirli sino alla piazza antistante la Cattedrale. Indotti dal vescovo Luigi Sodo a disperdersi, si ritrovarono davanti al palazzo di Giacinto Ciaburro che venne assaltato e saccheggiato poco dopo la fuga, tramite il giardino, della famiglia. Il vescovo Sodo venne però accusato di essere stato l'ideatore della rivolta, e a seguito dell'emissione di un mandato di cattura, fuggì a Napoli il 7 novembre. Tornò in paese il 15 giugno 1861 ma dovette scappare di nuovo perché sospettato di favoreggiamento verso i briganti.
Per questa iniziativa reazionaria, Giordano fu arrestato per ben tre volte da Felice Stocchetti, 1º tenente della Legione del Matese, inviato per sedare i tumulti contro i piemontesi. Lo Stocchetti avrebbe dovuto procedere anche all'arresto del vescovo Luigi Sodo ma questi fuggì a Napoli. Il 10 maggio 1861 Giordano venne arrestato assieme al cognato, secondo alcuni storici in maniera pretestuosa e al solo fine di far restare sola la bella cognata che era al centro delle attenzioni di una persona importante ed influente. Dopo l'ennesimo mandato di cattura iniziò la sua latitanza sui monti del Matese dove assieme ad altri filo borbonici formò una banda per sollevare la popolazione locale contro il nuovo governo. In poco tempo la banda si arricchì di uomini provenienti da Solopaca, Pietraroja, San Lorenzo Maggiore e Morcone e divenne una delle protagoniste del brigantaggio postunitario.
Il brigantaggio era un fenomeno già ampiamente diffuso nell'entroterra sannita e matesino. All'inizio del XIX secolo era talmente forte da rendere le strade malsicure e impraticabili. I comuni più grandi e ricchi cominciarono ad assoldare dei mercenari per difendere la popolazione dalle incursioni brigantesche.
Già a partire dagli ultimi mesi del 1860 la folta banda di briganti comandata dal cerretese Cosimo Giordano, andava incitando le popolazioni locali alla rivolta contro l'esercito piemontese. Così nell'agosto 1861 importanti tentativi di rivolta si ebbero nei comuni di Pontelandolfo (7-9 agosto) e Casalduni (11 agosto). Ma mentre a Pontelandolfo furono commessi solo alcuni omicidi di traditori e spie per mano del Giordano e dei suoi uomini, a Casalduni invece la popolazione trucidò, una volta fatti prigionieri, ben quaranta soldati, quattro carabinieri e un luogotenente di fanteria. In risposta il 14 agosto all'alba un battaglione di cinquecento soldati comandato dal colonnello Pier Eleonoro Negri, trovò vendetta sull'incolpevole popolazione di Pontelandolfo, abbandonandosi a stupri ed uccisioni efferate mentre il paese veniva dato alle fiamme.
Forse a causa della inattività delle amministrazioni comunali di fronte al fenomeno del brigantaggio, il sottoprefetto di Cerreto cav. Ruffo inviò una circolare con la quale invitava i sindaci a collaborare per reprimere il brigantaggio.
Nel 1862 il Giordano tornò a Cerreto Sannita dove ricattò Giovanni Mastrobuoni ed il giudice De Gennaro. A giugno fu ammazzato il liberale e politico Nunziante Ciffarelli mentre a settembre avvenne uno scontro armato fra la banda del Giordano ed alcuni cittadini di Guardia Sanframondi fra i quali il sindaco Giovanni Pingue ed il capitano della locale Guardia Nazionale Raffaele Pigna, nonché il Capitano della Guardia Nazionale di San Lorenzo Maggiore Giuseppe Brizio Cinquegrani.
Negli anni successivi molte bande di briganti vennero arrestate grazie alla repressione guidata dal generale Pallavicini ed il Giordano, per evitare l'arresto, abbandonò la zona di Cerreto Sannita per migrare mascherandosi da venditore ambulante e cantastorie con tanto di barba finta.
Tornò nel suo paese natale nel 1865 facendo nuovi ricatti ed estorsione. Alcuni storici fanno notare come il ritorno del Giordano sia coinciso con le elezioni parlamentari dove era candidato Michele Ungaro, potente signore locale che viene indicato dal Fiorillo come il "protettore" di Cosimo Giordano e che di fatto, grazie all'omicidio del Ciffarelli, era rimasto l'unico candidato del collegio.
L'anno successivo il Giordano sostò per lungo periodo a Roma dove, vestito in maniera elegante, frequentava personalità politiche legate ai Borbone. A luglio tornò a Cerreto Sannita per nuovi ricatti poi tornò a Roma per poi emigrare a Londra.
Nel 1867 per due anni sostò a Marsiglia col falso nome di Giuseppe Pollice. Nel frattempo nel Matese si andava intensificando la lotta al brigantaggio e in tale direzione furono emesse numerose circolari dalla Sottoprefettura di Cerreto Sannita. La n. 788 del 5 settembre 1868 recita:
Le taglie messe sui capi briganti, le assenze continue del Giordano e del Pilucchiello e la collaborazione della popolazione iniziarono a minare l'unità della banda.
Nel 1880 il Giordano tornò a Cerreto Sannita estorcendo in un solo giorno 16 000 lire, una cifra esorbitante per l'epoca. In quello stesso anno si recò a Lione in Francia. Qui visse i suoi ultimi tempi di libertà perché, avendo riferito il suo vero nome alla donna che amava, questa ne informò le autorità italiane. Un commissario, fingendosi grossista di frutta ed interessato a stringere rapporti economici col Giordano, lo convinse a seguirlo in Italia dove a Genova venne arrestato il 25 agosto 1882.
Durante il processo fu difeso da Giuseppe D'Andrea, seguito da Michele Ungaro e Antonio Mellusi. Esattamente due anni dopo l'arresto, il 25 agosto 1884, la Corte di Assise pronunciò la sentenza di condanna ai lavori forzati a vita:
Tradotto nel carcere di Favignana, vi ebbe come compagno di prigionia l'avvocato Giuseppe Tardio, legittimista borbonico che aveva operato con una banda armata nel Distretto di Vallo in Cilento tra il 1862 e il 1863.
Giordano morì in carcere il 14 novembre 1888 alle ore 9,55.
La banda di Cosimo Giordano era costituita dai seguenti briganti:
La banda era suddivisa in quattro brigate comandate da Cosimo Giordano, da Vincenzo Ludovico (Pilucchiello), da Errichiello e da Girolamo Civitillo.
Nel 2016 la Giunta comunale di Cerreto Sannita ha proposto di dedicargli una piazzetta del centro storico nei pressi della sua casa natale. Gli storici locali tuttavia hanno sempre evidenziato, anche di recente, la ferocia dell'azione del Giordano che spesso effettuava "orrendi delitti e ricatti" a danno anche di persone povere. L'intitolazione di una strada al Giordano "tra l'altro, mortificherebbe il senso civico e morale dei cerretesi". Avverso la proposta di intitolazione della piazza al Giordano, alcuni cittadini cerretesi hanno depositato dei ricorsi presso la Prefettura di Benevento sottolineando, tra l'altro, che il Giordano "non fu mai protagonista di gesta eroiche o patriottiche ma solo di una lunga scia di omicidi, furti e sequestri".
La storiografia moderna, supportata da fonti documentali certe, mette in dubbio la narrazione che tutti i testi riportano e cioè che il padre Generoso fu ucciso nel 1855 e non nel 1845, quando Cosimo aveva appena sei anni. Il fatto è confermato dagli atti di morte dell'archivio parrocchiale di San Martino, che fornendo ulteriori particolari afferma che Generoso di Nicola Giordano e M. Antonia di Meola, marito di Concetta Isaja (madre di Cosimo) di circa 51 anni, colpito da una scure dopo pochi giorni, e precisamente il giorno 5 novembre 1845, ha dato l'anima a Dio. A queso punto è utile parlare anche di Giuseppe Baldino (Baldini), che fu ucciso "Il 29 giugno 1861 Giuseppe Baldino di Crescenzo e di Teresa Mazzarelli, di anni 56 è stato sgozzato nel suo terreno con un pugnale." Fonte parrocchia di San Martino." In Fonti per la storia del brigantaggio postunitario" conservate nell'Archivio centrale dello Stato si conserva un processo: 96.85. Baldini Pasquale, fu Giuseppe, nato e dom.to in Cerreto, contadino, di anni 24; connivenza. ott. - nov. 1863 Bande Ludovico Vincenzo, Giordano. In un articolo pubblicato sull'annuario dell'associazione storica valle telesina, 2019, da Nicola Ciaburri e Emanuele Ricciardi, "Capraccosimo tra mito e realtà...oltre la verità" a pag. 43, ci sono vari spunti critici per ulteriori approfondimenti su Cosimo Giordano.