Genova (AFI: /ˈd͡ʒɛnova/ , localmente /ˈd͡ʒenova/; in ligure Zéna [ˈzeːna]) è un comune italiano di 567 159 abitanti, capoluogo dell'omonima città metropolitana, della Liguria. Affacciata sul Mar Ligure, è il comune più popoloso della regione e il sesto d'Italia per popolazione, nonché uno dei maggiori centri urbani ed economici dell'Italia nord-occidentale.
Per secoli capitale della Repubblica di Genova, una delle principali repubbliche marinare, tra il Medioevo e l'età moderna la città ebbe un ruolo di primo piano nei commerci del Mediterraneo e in Europa e fu una delle maggiori potenze marittime e finanziarie del continente. La sua rilevanza storica le valse l'appellativo di Superba, tradizionalmente ricondotto a Francesco Petrarca.
A partire dall'industrializzazione, e in particolare durante il miracolo economico, Genova costituì con Milano e Torino uno dei vertici del cosiddetto triangolo industriale. La sua economia rimane strettamente legata alle attività marittime e al porto di Genova, uno dei principali scali portuali italiani e del Mediterraneo.
Il centro storico, caratterizzato dalla fitta trama dei tradizionali caruggi, conserva una parte rilevante del patrimonio monumentale cittadino. Dal 2006 le Strade Nuove e il sistema dei palazzi dei Rolli sono iscritti nella lista dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO. La città ha ospitato l'esposizione internazionale del 1992 e il G8 del 2001 ed è stata capitale europea della cultura nel 2004. Il principale simbolo monumentale cittadino è la Lanterna, storico faro del porto.
La città è situata nella parte centrale e più interna dell'omonimo golfo, affacciato sul mar Ligure.
È situata tra la costa e i rilievi dell'Appennino ligure-genovese, che presenta un'altezza media di circa 1200 m s.l.m. ed è formato da rocce facilmente erodibili, con cime arrotondate e versanti ripidi, incisi da valli scoscese. Nelle valli, che si sviluppano in maniera prevalentemente longitudinale, scorrono torrenti come il Polcevera e il Bisagno e, fuori dal territorio comunale, il Lavagna, che, a causa della brevità del versante marittimo, non raggiungono mai lunghezze di rilievo.
L'ineguale distribuzione delle piogge, il carattere impermeabile del suolo e il dissesto idrogeologico che caratterizza il territorio urbano sono fattori che hanno contribuito a rendere irregolare il regime di questi corsi d'acqua, che alternano piene improvvise e violente a periodi di magra. I rilievi che cingono la città, bloccando parzialmente i venti freddi provenienti da nord, permettono di avere inverni soleggiati e luminosi, con temperature meno basse rispetto a Milano o Torino, ed estati calde ma non afose, grazie alle brezze marine e alle piogge, che sfiorano i 1000 mm annui.


Il territorio del comune di Genova si estende per 240,29 km² al centro dell'omonimo golfo e si sviluppa lungo una fascia litoranea di circa trenta chilometri, da Voltri a Nervi, con un'estensione quasi uguale da ponente a levante, alle cui spalle si ergono rilievi, anche di notevole altezza, in immediata prossimità del mare. Il territorio, con il suo golfo, la costa e le alture, presenta un'alternanza di diversi paesaggi naturali e caratteristiche ambientali.
La zona costiera del ponente, fortemente urbanizzata e al servizio dell'industria e del porto, in epoca preindustriale presentava le principali spiagge dell'attuale territorio comunale: Sestri, Cornigliano e Sampierdarena.
Il territorio urbano, oltre che lungo la costa, si inoltra verso l'interno seguendo i solchi della val Polcevera, a ponente, e della val Bisagno, a levante, formando una sorta di Pi greco rovesciato. La prima è più ampia, quasi rettilinea e perpendicolare alla costa; la seconda presenta invece un percorso orientato dapprima verso ponente, tra Struppa e Molassana, e poi verso sud-ovest, sino alla Foce.
Percorrendo le vallate del Polcevera e del Bisagno, la costa occidentale da Sampierdarena a Voltri, disseminata di complessi abitativi e industriali, o quella orientale da Albaro a Nervi, dove tali insediamenti sono più scarsi e frammentari a causa della diversa situazione orografica, si percepisce ancora la presenza di centri urbani culturalmente autonomi, corrispondenti ai comuni inglobati nel 1926 nella Grande Genova ma ancora ben distinguibili nel tessuto della moderna conurbazione amministrativa.
Si può delineare una suddivisione del territorio comunale in cinque zone: il centro, la val Polcevera, la val Bisagno, il ponente e il levante.




Il territorio comunale presenta un'orografia piuttosto complessa, con numerose vallate che scendono verso il mare dallo spartiacque ligure-padano o dai suoi contrafforti, separate da crinali con rilievi montuosi posti a quote comprese tra 400 e 1 200 metri, a una distanza dal mare compresa tra 6 e 10 chilometri. L'Istat classifica il comune come appartenente alla zona altimetrica "montagna litoranea", ossia una zona caratterizzata dalla presenza di rilievi con altitudini superiori ai 600 m.
I rilievi più significativi si trovano nella zona di ponente, in particolare sul versante destro della valle del torrente Cerusa, contornata dal monte Reixa, che con 1 182 metri s.l.m. è il punto più alto del territorio comunale, e dal Bric del Dente (1107 m).
Un altro importante sistema montuoso, sempre a ponente, è quello che si sviluppa lungo il crinale tra la val Varenna e le valli dei torrenti Branega e Acquasanta, alle spalle del litorale di Pegli, Pra' e Voltri, e che culmina nell'altopiano del monte Penello (996 m) e nella punta Martin (1001 m). Si tratta di un'area caratterizzata da ripide vallette rocciose che culminano, lungo i crinali, in ampie praterie con affioramenti rocciosi. Alla testata della val Varenna il monte Proratado (928 m) sorge sul crinale con la val Polcevera.
Altro rilievo del ponente è il monte Gazzo (419 m), che domina l'abitato di Sestri Ponente e sulla cui sommità sorge il Santuario di Nostra Signora del Gazzo. Il monte è stato oggetto di una notevole attività estrattiva di pietra calcarea, che ne ha pesantemente modificato l'aspetto originario, distruggendo anche molte delle grotte che si aprivano sui suoi fianchi.
Le valli del Polcevera e del Bisagno presentano alla loro testata rilievi prossimi o superiori ai 1100 m, come il monte Taccone e il monte Leco, ma il territorio di Genova comprende solo la parte inferiore di queste valli, con rilievi di altezza più contenuta posti sulle dorsali laterali. Anche il monte Figogna (804 m), sul quale sorge il Santuario di Nostra Signora della Guardia, interamente compreso nella val Polcevera e caratterizzante il paesaggio dell'intera vallata, si trova nel comune di Ceranesi. Lungo la dorsale di ponente, tra Polcevera e Chiaravagna, i rilievi maggiori compresi nel comune di Genova sono i monti Teiolo (660 m) e Rocca dei Corvi (582 m). Dopo quest'ultimo la dorsale scende rapidamente di quota, toccando Borzoli per concludersi con le colline di Colombara, Coronata e degli Erzelli, affacciate su Cornigliano.
La dorsale tra le due valli maggiori si distacca dallo spartiacque appenninico in corrispondenza del monte Alpe (800 m), compreso nel comune di Genova solo sul versante della val Bisagno. Il rilievo maggiore in questo tratto, il monte Diamante (672 m), sul quale sorge l'omonimo forte, fa parte del comune di Sant'Olcese, mentre nel comune di Genova si trova il monte Spino (622 m), contrafforte rivolto verso la val Polcevera, sul quale sorge il forte Fratello Minore. Il crinale scende gradualmente di quota fino al monte Peralto (489 m), dove si trova il forte Sperone. Da questa altura, che costituisce il punto più alto dell'anfiteatro collinare che racchiude il centro storico di Genova, si dipartono due dorsali, coronate dalle mura seicentesche. Quella polceverasca, a ponente, con i forti Begato, Tenaglia e Crocetta, termina con i colli di Belvedere e degli Angeli; un tempo proseguiva con quello di San Benigno, completamente sbancato nella prima metà del Novecento, che chiudeva a mare la cerchia delle mura in corrispondenza della Lanterna.
La dorsale rivolta verso la val Bisagno, con il forte Castellaccio e l'altura del Righi, scende anch'essa gradualmente fino alla piana del Bisagno e si conclude con il colle di Carignano, affacciato sul porto e sulla zona della Foce.
L'intero comprensorio che si estende intorno alle cinte murarie seicentesche convergenti sul forte Sperone costituisce il “Parco urbano delle Mura”.

Per quanto riguarda la val Bisagno, nella zona di Struppa il territorio comunale raggiunge lo spartiacque appenninico, con il colle di Creto (603 m), che conduce in Alta valle Scrivia, e alcuni rilievi significativi, come il già citato monte Alpe, il monte Alpesisa (989 m) e il monte Lago (941 m). Sul versante opposto, che divide la val Bisagno dalla valle Sturla, il rilievo principale è il monte Ratti (560 m), con l'omonimo forte. Questo crinale, caratterizzato da una serie di fortificazioni collinari non collegate, tuttavia, da una cortina muraria (forte Richelieu, forte Quezzi e torre Quezzi, forte Santa Tecla, forte San Martino), digrada gradualmente verso la collina di Albaro e termina a mare con il forte San Giuliano; con la sua parte non urbanizzata costituisce il “Parco urbano dei Forti”.
L'insieme delle fortificazioni collinari comprese nell'ambito dei due parchi urbani connota l'immagine di Genova da diversi punti di vista e rappresenta un importante valore storico e paesaggistico.
Il levante genovese è caratterizzato dallo sfondo del monte Fasce (834 m), all'origine delle vallate dei diversi torrenti della zona. Nelle aree più elevate il territorio si presenta aspro, con versanti ripidi e affioramenti rocciosi. I versanti esposti a sud mostrano praterie aride e sono privi di insediamenti, mentre isolati resti di piccole costruzioni testimoniano un antico uso agricolo di questi territori marginali. I versanti digradano rapidamente, con una serie di contrafforti, fino al mare. Tra questi il più conosciuto è il monte Moro (412 m), appena sopra l'abitato di Nervi, dove si trovano i resti di una batteria che faceva parte del sistema di difesa costiera durante la seconda guerra mondiale.

Il territorio e le vallate della città sono percorsi da torrenti con bacini di diversa rilevanza. I più grandi scorrono lungo le omonime valli e sono il Polcevera, a ovest del centro, con un bacino ampio e un percorso rettilineo sino al mare, e, a est, il Bisagno, dal bacino più stretto e dall'andamento più tortuoso. La città si è sviluppata urbanisticamente in queste due valli, con quartieri residenziali, insediamenti produttivi e infrastrutture.
Nella val Bisagno il principale affluente è il Fereggiano, che attraversa Quezzi e Marassi, ma numerosi sono gli affluenti minori: sulla destra orografica il Canate, il Torbido, il Geirato, il Trensasco, il Cicala e il Veilino; sulla sinistra, oltre al Fereggiano, il Lentro, il Mermi e il Noce, quest'ultimo interamente coperto.
Nella val Polcevera sono invece pochi gli affluenti compresi nel territorio genovese, tra i quali il Burba e il Geminiano a Bolzaneto, il Pianego a Borzoli, il Torbella e il Maltempo a Rivarolo, mentre gli affluenti principali (Verde, Riccò e Secca) scorrono quasi interamente al di fuori del territorio comunale.
Nel ponente cittadino si trovano il Chiaravagna a Sestri Ponente, il Cerusa e il Leira a Voltri, il Branega e il San Pietro a Pra', il Varenna a Pegli e Multedo.
Nel levante i principali torrenti sono lo Sturla, nella cui valle sono compresi i quartieri di Bavari, San Desiderio, Borgoratti e Sturla, e il Nervi, che attraversa l'omonimo quartiere, oltre ai rii minori Vernazza, Priaruggia, Castagna e Bagnara.
L'area del centro storico, quasi completamente urbanizzata, è divisa tra i bacini di numerosi ma brevi corsi d'acqua che scendono dalle colline retrostanti. I principali sono il San Bartolomeo, il San Lazzaro, il San Teodoro, il Lagaccio, il Sant'Ugo, il Santa Brigida, il Carbonara, il Sant'Anna e il Rio Torbido, che scorrono tombinati sotto le vie dei vari quartieri, con l'eccezione dei tratti a monte del rio Lagaccio e del rio San Lazzaro.
La classificazione sismica colloca il territorio nelle zone 3 e 4, rispettivamente a sismicità bassa e molto bassa. In alcune cronache del passato, come Il Cittadino e il Giornale del popolo del 24 febbraio 1887, si trova notizia di episodi sismici di rilievo, come quello del 23 febbraio 1887.
Secondo la classificazione dei climi di Köppen, Genova, nella sua fascia costiera, appartiene alle zone Cfa e Csa, ossia al clima mediterraneo, con estate calda e temperatura media superiore a 22 °C, e precipitazioni inferiori a 30 mm durante il mese estivo più caldo. A levante e nell'interno, nelle vallate e nella maggior parte del territorio, si passa alla zona climatica Cfsa, con clima temperato di transizione al mediterraneo, nella quale le precipitazioni sono superiori a 30 mm. Oltre i 500 m di quota, la zona climatica passa alla Cfsb, con clima temperato a estate tiepida e una temperatura media inferiore a 22 °C. Secondo la classificazione climatica, che regolamenta l'accensione degli impianti di riscaldamento, Genova rientra nella zona climatica D, con 1435 GG e possibilità di accensione dal 1º novembre al 15 aprile per 12 ore giornaliere.
Grazie alla sua posizione ambientale, al centro del golfo, sul mare, riparata dai monti ed esposta a mezzogiorno, la città gode di un clima mediterraneo favorevole. L'escursione termica tra la temperatura massima diurna e la minima notturna è contenuta, attestandosi mediamente intorno a 6 °C per tutto l'anno.
La morfologia del territorio e la distanza dalla costa possono determinare variazioni della temperatura di alcuni gradi da una zona all'altra, con temperature più miti lungo la costa. Per quanto riguarda le caratteristiche del clima, a seconda degli anni si verificano in media tre o quattro grandinate all'anno e, più raramente, alcune nevicate, specialmente nelle aree interne o collinari. Nonostante il clima invernale genovese sia mite, grazie al fenomeno della "tramontana scura" le rare nevicate possono essere anche relativamente copiose, con accumuli che non di rado superano i 30 cm nelle vallate interne, mentre sono generalmente più modesti in città. La neve, tuttavia, si scioglie di solito nell'arco di uno o due giorni con il rialzo delle temperature, talvolta anche nell'arco di poche ore. Il vento ha una velocità media di 2,5 m/s, rendendo la città ventilata. L'umidità è minore durante l'inverno, mentre il mese mediamente più umido risulta essere giugno. Per quanto riguarda la piovosità, essa rientra nella media dei climi mediterranei. Nel corso degli anni si sono tuttavia registrati, tra settembre e novembre, improvvisi episodi temporaleschi di forte intensità che, per durata e violenza, hanno provocato eventi alluvionali in diverse parti della città. Genova è una città soleggiata, con una media di 13,8 MJ/m e di 16 giorni di cielo sereno al mese.
Tra le temperature registrate vanno ricordate quelle del 13 febbraio 1929, con una minima di −7,0 °C, e dell'8 gennaio 1985, con una minima di −6,0 °C, nonché la massima di 38,7 °C registrata il 7 agosto 2015 presso la stazione meteorologica DICCA di Villa Cambiaso.
| Genova-Sestri | Mesi | Stagioni | Anno | ||||||||||||||
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Gen | Feb | Mar | Apr | Mag | Giu | Lug | Ago | Set | Ott | Nov | Dic | Inv | Pri | Est | Aut | ||
| T. max. media (°C) | 11 | 12 | 14 | 17 | 21 | 24 | 27 | 27 | 24 | 20 | 15 | 12 | 11,7 | 17,3 | 26 | 19,7 | 18,7 |
| T. min. media (°C) | 5 | 6 | 8 | 11 | 14 | 18 | 21 | 21 | 18 | 14 | 9 | 6 | 5,7 | 11 | 20 | 13,7 | 12,6 |
| Precipitazioni (mm) | 106 | 95 | 106 | 85 | 76 | 53 | 27 | 81 | 99 | 153 | 111 | 81 | 282 | 267 | 161 | 363 | 1 073 |
| Umidità relativa media (%) | 61 | 63 | 61 | 70 | 71 | 71 | 67 | 66 | 66 | 66 | 64 | 64 | 62,7 | 67,3 | 68 | 65,3 | 65,8 |
L'origine del nome "Genova", derivante dal latino Genua, viene ricondotta a una radice indoeuropea geneu- ("ginocchio") oppure a genu- ("mascella, bocca"); quest'ultima costituirebbe un'allusione alla foce ("bocca") di uno degli antichi corsi d'acqua del sito o alla forma dell'insediamento sul mare. A corroborare questa ipotesi vi è il fatto che molti linguisti considerino Genua e Genaua (Ginevra) varianti dello stesso nome. Il ritrovamento di un villaggio dell'età del bronzo in piazza Brignole, della palafitta del 5000 a.C. in piazza della Vittoria e della necropoli etrusca all'Acquasola ha confermato che i primi insediamenti di Genova sorsero lungo la sponda destra del torrente Bisagno; secondo l'archeologo Filippo Maria Gambari, ciò proverebbe l'origine del nome della città da Genaua, termine celtico-ligure dell'età del ferro[senza fonte] con il significato di "bocca", proprio perché l'insediamento nacque come porto fluviale.
Durante il Medioevo il toponimo fu alterato in Ianua, termine latino per "porta di ingresso" o "passaggio", dando origine alla leggenda secondo cui la città avrebbe preso il nome dal dio romano Giano, protettore delle porte. Come il Giano bifronte, infatti, Genova avrebbe due facce: una rivolta verso il mare e l'altra verso i monti che la circondano. La leggenda di Giano è ripresa da un'epigrafe situata nella cattedrale di San Lorenzo, sotto una testa di Giano, recante la scritta Janus, primus rex Italiae de progenie gigantum, qui fundavit Genuam tempore Abrahae ("Giano, primo re d'Italia della stirpe dei Giganti, che fondò Genova al tempo di Abramo"), nella quale si mescolano leggende e tradizioni di diversa origine.
Secondo altre teorie, l'origine del nome potrebbe essere riconducibile a una parola etrusca, attestata su un coccio di vaso recante la scritta Kainua, che in lingua etrusca significherebbe "città nuova", oppure derivare dal greco Xenos (Ξένος), "straniero", inteso come riferimento a un luogo di incontro di stranieri, caratteristica propria di una città portuale.
Le più antiche tracce finora ritrovate nella zona della città riguardano un piccolo insediamento di epoca neolitica, nella zona di Brignole, databile al V e IV millennio a.C., e sistemazioni dell'età del bronzo antico, tra cui un muro a secco di terrazzamento presso la foce del Bisagno. La città di Genova fu probabilmente fondata dai Liguri e si originò dal più antico insediamento dell'oppidum detto "di Castello" (Sarzano), sul colle che dominava l'antico porto, fondato agli inizi del V secolo a.C. In questo periodo l'oppidum genovese, abitato dai Liguri "Genuati", era considerato "l'emporio dei Liguri" per il suo forte carattere commerciale. Legname per la costruzione navale, bestiame, pelli, miele e tessuti erano alcuni dei prodotti liguri oggetto di scambio commerciale.


La storia di Genova è la storia dei suoi abitanti, che furono, o furono definiti, al tempo stesso signori del mare, mercanti e guerrieri capaci, se necessario, di inaudita ferocia. Seppero dare vita, in epoca di dominanze, a una propria repubblica, la Repubblica di Genova, nata dal libero comune e retta, nell'arco di otto secoli, da diverse forme di governo: dalla forma consolare a quella dogale e, infine, a quella oligarchica. La sua politica si fondò comunque sempre su un disegno di dominio regionale, studiato e portato avanti sin dagli albori e basato soprattutto sull'influenza delle potenti famiglie, che traevano la propria forza dalle disponibilità economiche derivanti dall'attività mercantile.
Il dominio sulla riviera ligure e la costruzione di un'imponente flotta, al tempo stesso militare e mercantile, furono di vitale importanza per dare impulso alla nascita di uno Stato che, per oltre quattrocento anni, basò la propria esistenza sulla diplomazia e sulla neutralità, oltre che sul commercio. Via terra la città cercò, non sempre con successo, di mantenere il controllo dei territori dell'Oltregiogo, che garantivano la comunicazione, anche commerciale, con i territori della pianura padana e con i regni ivi presenti.
Il detto "Genuensis, ergo mercator" ("Genovese, quindi mercante"), di autore anonimo, fu una mirabile sintesi di quel mercanteggiare così famoso nel mondo sul quale i Genovesi basarono un impero coloniale fondato su colonie d'oltremare, che andava dall'Iraq alle Isole Canarie, dall'Inghilterra alla Palestina, raggiunta fin dalla Prima crociata, racchiudendo nel proprio pugno tutto il mar Mediterraneo occidentale e il mar Nero, definito il Lago genovese, e tenendo testa, quando non ponendo sotto il proprio controllo, a tre imperi: quello svevo, quello bizantino e quello asburgico, del quale i genovesi controllavano l'economia e il commercio. Caffa, Solcati, Tana, Chio, Focea, Mitilene, Pera non sono che alcune fra le tante Genova che i mercanti della Superba fecero risplendere nei commerci. I banchieri genovesi fornirono al poco maneggevole Asburgo un credito fluido e entrate regolari e affidabili. In cambio, le spedizioni meno affidabili di argento americano furono rapidamente trasferite da Siviglia a Genova, per fornire capitali a ulteriori iniziative. Il commercio di Genova, tuttavia, rimase strettamente dipendente dal controllo dei sigillanti del Mediterraneo e la perdita di Chio a favore dell'Impero ottomano nel 1566 inferse un duro colpo. Per far fronte alla situazione, Panama, nelle Americhe, fu data in concessione dall'Impero spagnolo a Genova. I genovesi incontrarono noci di cocco provenienti dalle Filippine, piantate lì dai marinai malesi prima dell'arrivo della Spagna. Il governatore spagnolo di Panama, Don Sebastian Hurtado de Corcuera, salpò verso ovest dalle Americhe e impiegò peruviani e genovesi di Panama nella conquista delle aree musulmane delle Filippine, che sottomise sotto il presidio cristiano di Zamboanga. Curiosamente, la lingua creola chavacano di Zamboanga presenta vocaboli italiani e affini.
Il suo solido settore finanziario risale al Medioevo. Il Banco di San Giorgio, fondato nel 1407, è la più antica banca di deposito statale conosciuta al mondo e svolse un ruolo importante nella prosperità della città dalla metà del XV secolo.
Perso il proprio potere sui mari, ma non sui mercati del mondo, nel 1797 l'onda lunga della Rivoluzione francese investì anche la repubblica, che pagò la propria condizione di neutralità con insostenibili pressioni esterne. La secolare Repubblica di Genova fu sostituita dalla Repubblica Ligure, strettamente legata alla Francia rivoluzionaria, e nel 1805 il territorio genovese venne direttamente annesso all'Impero napoleonico. Durante l'occupazione francese diverse opere d'arte presero la via della Francia a causa delle spoliazioni napoleoniche. Secondo il catalogo pubblicato nel Bulletin de la Société de l'art français del 1936, delle nove opere d'arte provenienti da Genova solo sei fecero ritorno in Italia dopo il Congresso di Vienna. Durante il rimpatrio del Martirio di Santo Stefano di Giulio Romano, Vivant Denon, direttore del Louvre, sostenne che l'opera fosse stata "offerta in omaggio al governo francese dal consiglio comunale di Genova" e che il trasporto ne avrebbe messo a rischio l'integrità, ordinando contestualmente al ministero degli interni francese di bloccarla alla dogana.
Nel 1800 Genova, difesa dalle forze francesi comandate da Andrea Massena, fu sottoposta all'assedio delle forze austriache e britanniche. Nella sua opera Istoria del blocco di Genova nell'anno 1800, Angelo Petracchi, cronista dell'assedio, fornì una dettagliata descrizione della città e del sistema delle sue fortificazioni nel periodo della Repubblica Ligure:
Nel 1814, in seguito alla caduta del dominio napoleonico, Genova fu occupata dalle forze britanniche, che istituirono un Governo provvisorio facendo inizialmente prospettare il ripristino dell'antica repubblica. Il Congresso di Vienna stabilì invece l'annessione della città e dell'intero territorio ligure al Regno di Sardegna, nonostante i tentativi della diplomazia genovese di ottenere la restaurazione dell'indipendenza.
Nell'aprile del 1849, approfittando della sconfitta piemontese nella prima guerra d'indipendenza, la città fu teatro dei moti di Genova, repressi dalle truppe comandate dal generale Alfonso La Marmora.
Con la formazione del Regno d'Italia nel 1861 Genova consolidò il proprio ruolo di principale centro marittimo e portuale del nuovo Stato. Dalla metà del XIX secolo la città fu interessata da un rapido processo di industrializzazione, favorito dalla presenza del porto e dai collegamenti con la pianura padana. Le attività produttive si concentrarono soprattutto nel ponente e nella val Polcevera, dove si svilupparono la cantieristica, la siderurgia e la grande industria meccanica; tra le principali imprese vi fu l'Ansaldo, fondata nel 1852.
La crescita industriale fu accompagnata da una forte espansione demografica e urbanistica. A partire dalla seconda metà dell'Ottocento il comune incorporò progressivamente numerosi centri limitrofi; il processo culminò nel 1926 con la costituzione della cosiddetta Grande Genova, che riunì amministrativamente al capoluogo diciannove comuni circostanti. Tra gli anni venti e trenta Genova divenne, insieme a Milano e Torino, uno dei vertici del triangolo industriale, con un ruolo particolarmente rilevante nei settori siderurgico, cantieristico e della grande meccanica.
Durante la seconda guerra mondiale, per la sua importanza portuale e industriale, Genova subì ripetuti bombardamenti. Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 la città fu occupata dalle forze tedesche e divenne uno dei principali centri della Resistenza nell'Italia settentrionale. Nell'aprile del 1945 l'insurrezione cittadina e l'azione delle formazioni partigiane portarono alla resa del presidio tedesco prima dell'arrivo delle truppe alleate.
Nel secondo dopoguerra Genova conobbe una nuova fase di sviluppo industriale e demografico. L'espansione della siderurgia, della cantieristica e delle attività portuali trasformò ulteriormente il ponente cittadino; a Cornigliano fu realizzato il grande complesso siderurgico dell'Italsider, mentre nel 1964 venne progettato l'ampliamento del porto verso Voltri. La popolazione continuò a crescere fino ai primi anni settanta, parallelamente all'espansione dei quartieri periferici e delle infrastrutture urbane.
A partire dagli anni settanta e soprattutto negli anni ottanta, la crisi della siderurgia, della cantieristica e dell'industria petrolifera provocò un profondo ridimensionamento del tradizionale apparato produttivo genovese. Alla deindustrializzazione si accompagnarono una sensibile diminuzione della popolazione e una trasformazione dell'economia cittadina, con una progressiva crescita del settore terziario, dei servizi avanzati e delle attività legate all'economia marittima.
Una svolta nella trasformazione urbana della città si ebbe in occasione delle celebrazioni colombiane del 1992, quando una parte consistente dell'antico porto fu riqualificata su progetto di Renzo Piano e restituita all'uso urbano. Nello stesso periodo vennero inaugurati l'Acquario di Genova e il polo culturale di Palazzo Ducale, contribuendo alla progressiva riconversione dell'immagine cittadina da grande centro prevalentemente industriale a città fondata anche sui servizi, sul turismo e sulla produzione culturale.
La stagione dei grandi interventi urbani proseguì con il vertice del G8 del 2001 e con la designazione di Genova a Capitale europea della cultura per il 2004, occasioni che comportarono ulteriori interventi di recupero del centro storico e del fronte portuale. Nel 2006 il complesso delle Strade Nuove e del sistema dei Palazzi dei Rolli fu iscritto nella lista dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO.
Il 14 agosto 2018 il crollo di una porzione del viadotto Polcevera, noto come ponte Morandi, provocò la morte di 43 persone e interruppe una delle principali direttrici stradali della città. Il viadotto superstite venne successivamente demolito e sostituito dal viadotto Genova San Giorgio, progettato da Renzo Piano e inaugurato il 3 agosto 2020. Nell'area interessata dal crollo è stato successivamente avviato un più ampio progetto di riqualificazione della val Polcevera; il 15 dicembre 2024 è stato inaugurato il Memoriale 14 agosto 2018, dedicato alle vittime della tragedia.
L'area di influenza di Genova, pur non essendo istituzionalizzata ufficialmente, si estende, per ragioni storiche, linguistiche, culturali, economiche e infrastrutturali, oltre che all'intera città metropolitana di Genova e a parte delle province liguri limitrofe della Spezia e di Savona, anche alla pianura alessandrina, alle aree dell'Oltregiogo (Novi Ligure), del Basso Piemonte e al circondario di Bobbio, in provincia di Piacenza.

Lo stemma della città è sempre stato legato alle vicissitudini politiche di Genova: nell'ultimo periodo della Repubblica consisteva in uno scudo crociato con corona regia, sorretto da due grifoni con le code ritte; tuttavia, essendo allora assoggettata al potere francese, dopo la rivoluzione giacobina del 1797 venne decretata la distruzione delle antiche insegne e, di conseguenza, furono abolite anche le due figure araldiche dello stemma cittadino. Con l'annessione al Regno di Sardegna, su richiesta del Consiglio generale del Corpo cittadino, nel 1816 Genova ottenne da re Vittorio Emanuele I l'insegna municipale « [...] con croce rossa in campo bianco collo scudo ornato di grifoni [...] con le code tra le zampe», in segno di sottomissione. Questo stemma restò in uso fino al 1897, anno in cui la Giunta municipale chiese e ottenne da Umberto I di Savoia, il 21 marzo 1897, il diritto di esibire l'attuale stemma, con la coda dei due grifoni posizionata verso l'esterno, a ricordo della dignità passata. Dopo più di un secolo e un'accurata indagine storica, l'Amministrazione civica ha modificato le code dei grifoni, disponendole ritte. Inoltre, la base dello stemma si fregia, su ciascun lato, del rostro bronzeo di una nave romana a testa di cinghiale, pescato nel 1597 nel porto di Genova e conservato presso l'Armeria Reale di Torino.
Lo storico gonfalone di Genova è costituito da un drappo rosso sul quale è raffigurato il patrono san Giorgio mentre trafigge il drago.
La bandiera di Genova, o Croce di San Giorgio, è costituita da una croce rossa su campo bianco e nell'antichità era simbolo dei pellegrini che si recavano presso i luoghi santi del Cristianesimo e che, dopo il 1095, anno della conquista di Gerusalemme da parte dei Turchi selgiuchidi, mossi in gran parte, almeno inizialmente, da un sincero spirito di missione, decisero di prendere la croce e armarsi per liberare la terra in cui nacque e visse Gesù, in risposta ai ripetuti attacchi subiti dai Turchi, decisi, una volta soverchiati gli Arabi, a spingersi alla conquista dell'Impero bizantino.
La simbologia del "Salvifico vessillo della vera croce" – come Jacopo da Varazze indicò la croce di San Giorgio – determinò in epoca contemporanea, per i pellegrinaggi armati, l'appellativo di crociati. L'uso del vessillo da parte dei genovesi pare risalire a epoche remote, quando l'esercito bizantino stanziava nella città e il vessillo della guarnigione, una croce rossa in campo bianco, veniva portato in omaggio nella piccola chiesa di San Giorgio, prospiciente l'antica piazza del mercato, di origine romana.
Si è soliti raccontare che nel 1190 Londra e l'Inghilterra chiesero e ottennero la possibilità di utilizzare sulle proprie navi la bandiera crociata genovese, per beneficiare della protezione e del rispetto di cui godeva la flotta genovese nella zona da essa controllata, nel Mar Mediterraneo e in parte del Mar Nero, sottraendosi così ai numerosi attacchi di pirateria; per questo privilegio il monarca inglese corrispondeva al Doge della Repubblica di Genova un tributo annuale. Tuttavia, lo storico medievista Antonio Musarra fa notare come questa nozione non sia suffragata da alcun documento storico o archivistico e sia in palese contrasto con altri eventi storici, come il fatto che la figura del Doge di Genova sia nata nel 1339 e che la bandiera con la croce rossa in campo bianco sia citata negli Annali di Genova solo a partire dal 1242. L'Inghilterra, la città di Londra e la Royal Navy issano la bandiera di San Giorgio, e l'insegna fa parte dell'Union Jack, la bandiera nazionale britannica.
Lo storico Francesco Maria Accinelli indica erroneamente lo stemma milanese come derivazione di quello genovese: « [...] E mandati dalla Repubblica 500 balestrieri con la suddetta insegna in soccorso dei Milanesi nel 1247, espugnata col loro valore la città Vittoria nuovamente fabbricata da Federico II vicino a Parma, vollero i Milanesi per maggiore onore assumersi dello stendardo de' Genovesi l'insegna», mentre esso risale invece al 1066, quando l'effigie venne consegnata ufficialmente dal papa Alessandro II, il milanese Anselmo da Baggio, a Erembaldo, capitano del Popolo di Milano in rivolta contro l'Impero.
Dal 2014 la città dispone di un nuovo logo per la promozione della propria immagine, "Genova More Than This", nato dal progetto europeo Urbact-CityLogo.
Il patrimonio monumentale di Genova è distribuito sia nel nucleo storico della città sia nei quartieri e negli antichi comuni incorporati nella Grande Genova. Nel centro storico si concentra un articolato complesso di edifici medievali, rinascimentali e barocchi, mentre nel ponente, nelle valli del Polcevera e del Bisagno e nel levante sono presenti ville patrizie, complessi religiosi, fortificazioni, infrastrutture storiche e parchi sviluppatisi in relazione agli antichi centri suburbani.

Il patrimonio religioso cittadino comprende edifici di epoche e caratteristiche differenti, distribuiti nel centro storico e negli antichi centri successivamente inglobati nel comune.
Nel centro storico si trova la cattedrale di San Lorenzo, la cui costruzione si sviluppò tra il Medioevo e il XIV secolo e che conserva elementi romanici e gotici, oltre alla quattrocentesca cappella di San Giovanni Battista. Tra gli altri principali edifici religiosi dell'area centrale figurano la Basilica della Santissima Annunziata del Vastato, rinnovata tra XVI e XVII secolo e caratterizzata da un vasto apparato decorativo barocco, la Basilica di San Siro, antica cattedrale cittadina, la basilica di Santa Maria Assunta in Carignano, progettata da Galeazzo Alessi, e la Basilica di Santa Maria delle Vigne.
Al periodo medievale appartengono inoltre le chiese di Santi Cosma e Damiano, San Donato, San Matteo, Santa Maria di Castello e Santo Stefano, nonché la Commenda di San Giovanni di Pré, complesso religioso e assistenziale edificato nel XII secolo dai cavalieri gerosolimitani. Tra gli edifici di età moderna figurano invece la Chiesa di San Pietro in Banchi, la chiesa di San Luca, la chiesa e l'oratorio di San Filippo Neri e la Chiesa di Santa Croce e San Camillo de Lellis.
Al di fuori del centro storico sono presenti numerosi complessi religiosi legati agli antichi borghi della città. In val Polcevera, a Rivarolo, si trova la Certosa di San Bartolomeo, complesso certosino fondato nel 1297 e comprendente la chiesa, i chiostri e l'attuale Museo della Certosa. Nella val Bisagno, a Struppa, la chiesa di San Siro costituisce uno dei principali esempi di architettura romanica dell'area; nello stesso territorio sono presenti anche le chiese medievali di San Martino e San Cosimo.
Nel ponente cittadino si trovano, tra gli altri, la Chiesa di Santa Maria della Cella a Sampierdarena, l'abbazia di San Nicolò del Boschetto e, a Voltri, le chiese di Sant'Ambrogio e dei Santi Nicolò ed Erasmo, che conservano opere della pittura genovese del Seicento. Nel levante figurano, tra gli altri, la Chiesa di San Francesco d'Albaro, la chiesa di San Martino d'Albaro e la chiesa di Santa Maria del Prato.
Tra gli edifici di culto non cattolici si trova la sinagoga di Genova, inaugurata nel XX secolo.

Una parte rilevante del patrimonio civile è concentrata nel centro storico di Genova, caratterizzato dalla sovrapposizione del tessuto urbano medievale con gli ampliamenti rinascimentali e barocchi. Tra gli edifici principali vi è Palazzo Ducale, la cui costruzione ebbe inizio alla fine del XIII secolo e che dal 1339 fu sede del doge della Repubblica; il complesso assunse l'attuale configurazione attraverso successivi ampliamenti e ricostruzioni.
Particolare rilievo riveste il sistema delle Strade Nuove e dei Palazzi dei Rolli, sviluppato tra la fine del XVI e l'inizio del XVII secolo. Nel 2006 quarantadue palazzi e le Strade Nuove sono stati iscritti dall'UNESCO nella lista dei patrimoni dell'umanità, in quanto testimonianza dell'urbanistica e dell'architettura aristocratica genovese dell'età moderna.
Sul margine occidentale dell'antico nucleo urbano sorge la Lanterna, ricostruita nella forma attuale nel 1543 e alta 77 metri dalla base della torre; il complesso comprende inoltre le fortificazioni e il museo dedicato alla storia del faro e del porto.
Il patrimonio delle ville suburbane è particolarmente diffuso nel ponente, dove tra XVI e XIX secolo le famiglie aristocratiche genovesi costruirono numerose residenze. A Sampierdarena si trovano, tra le altre, Villa Imperiale Scassi, villa Grimaldi detta "La Fortezza" e villa Lercari Sauli detta "La Semplicità". A Cornigliano è situata Villa Durazzo Bombrini, costruita a partire dal 1752 per Giacomo Filippo Durazzo II e caratterizzata da un impianto ispirato alle residenze aristocratiche francesi.
A Pegli si trova la villa Durazzo-Pallavicini, il cui parco romantico fu realizzato tra il 1837 e il 1846 su progetto di Michele Canzio; il complesso ospita inoltre il Museo di archeologia ligure. A Voltri sorge invece la Villa Brignole Sale Duchessa di Galliera, sviluppatasi come residenza della famiglia Brignole Sale e circondata da un ampio parco storico.
Nella val Bisagno uno dei principali manufatti civili storici è l'acquedotto storico di Genova, sviluppato nel corso dei secoli per assicurare l'approvvigionamento idrico della città. Ne sopravvivono lunghi tratti, oltre a opere quali i ponti-canale e i ponti-sifone del Geirato e del Veilino.
Nel levante sono conservati gli antichi nuclei costieri di Boccadasse, Vernazzola e Nervi, oltre a numerose ville storiche. A Nervi le ville Gropallo, Saluzzo Serra, Grimaldi Fassio e Luxoro sono integrate nel sistema dei Parchi di Nervi e ospitano parte delle collezioni museali civiche di arte moderna e contemporanea.
Tra gli interventi contemporanei di maggiore rilievo figurano la riqualificazione del Porto antico, realizzata in occasione dell'Esposizione internazionale specializzata Genova '92, con il Bigo e successivamente la Biosfera, e il viadotto Genova San Giorgio, progettato da Renzo Piano e inaugurato nel 2020.
Nel quartiere di Staglieno si trova il Cimitero monumentale di Staglieno, progettato nel 1835 da Carlo Barabino e completato, dopo la sua morte, da Giovanni Battista Resasco. Inaugurato nel 1851, il complesso comprende il Pantheon, porticati monumentali, cappelle e monumenti funerari che documentano l'evoluzione della scultura ligure tra XIX e XX secolo. Vi sono sepolti, tra gli altri, Giuseppe Mazzini, Nino Bixio, Fabrizio De André, Gilberto Govi ed Edoardo Sanguineti.

Il sistema difensivo genovese comprende le cinte murarie costruite e ampliate in epoche successive, le porte urbane e un esteso complesso di fortificazioni sulle alture. Tra le principali testimonianze medievali sono conservate Porta Soprana e alcuni tratti delle mura del XII secolo, mentre le Mura Nuove furono costruite nel XVII secolo lungo le dorsali che circondano la città.
Il sistema fortificato collinare si sviluppa soprattutto sulle alture comprese tra la val Polcevera e la val Bisagno. Ne fanno parte, tra gli altri, forte Sperone, forte Begato, forte Tenaglia, forte Puin, forte Fratello Minore e forte Diamante, quest'ultimo situato nel territorio comunale di Sant'Olcese, nonché, sul versante della val Bisagno, forte Monteratti, forte Richelieu, forte Quezzi e forte Santa Tecla. Il sistema delle Mura Nuove e dei forti costituisce il principale nucleo storico del Parco urbano delle Mura, che si estende tra le due maggiori vallate cittadine.
Altre strutture difensive sono distribuite lungo la costa e sulle alture periferiche, tra cui il forte San Giuliano nel levante e la Batteria Monte Moro presso Nervi, appartenente al sistema di difesa costiera utilizzato durante la seconda guerra mondiale.

Il sistema delle aree verdi pubbliche comprende parchi urbani, giardini storici legati alle ville patrizie e aree naturali delle alture.
Tra la val Polcevera e la val Bisagno si estende il Parco urbano delle Mura, istituito a tutela del sistema delle Mura Nuove, delle fortificazioni e degli ambienti naturali circostanti. L'area protetta comprende 617 ettari di territorio collinare.
Nel centro e nelle aree immediatamente circostanti si trovano la Villetta Di Negro, il parco dell'Acquasola, il parco di villa Croce, il parco del Castello d'Albertis e i giardini di diverse dimore storiche.
Nel ponente cittadino sono particolarmente rilevanti i parchi delle ville storiche. A Pegli il parco di villa Durazzo-Pallavicini, realizzato nell'Ottocento secondo un percorso scenografico progettato da Michele Canzio, comprende anche l'orto botanico Clelia Durazzo Grimaldi. A Voltri il parco di villa Duchessa di Galliera occupa le pendici collinari retrostanti l'abitato. Altre aree verdi storiche sono associate a Villa Imperiale Scassi a Sampierdarena, Villa Durazzo Bombrini a Cornigliano e villa Rossi Martini a Sestri Ponente.
Le alture del ponente comunale comprendono inoltre territori appartenenti al parco naturale regionale del Beigua e aree verdi intorno al monte Penello e alla punta Martin.
Nel levante si trovano i Parchi di Nervi, formati dall'unione dei giardini storici delle ville Gropallo, Saluzzo Serra, Grimaldi Fassio e Luxoro. Il complesso occupa circa 92.000 m² tra la via Aurelia e il mare e ospita specie botaniche, alberi monumentali e strutture museali. Sulle alture si sviluppano inoltre le aree verdi del monte Fasce e del monte Moro.
Tra le 15 città metropolitane d'Italia, il capoluogo ligure è terzo per superficie, sesto per popolazione comunale e della propria agglomerazione, nonché quinta città del Paese per movimento economico.
La sua vasta area metropolitana è invece la settima del Paese per popolazione e la quarta per estensione, determinando così una bassa densità abitativa, dovuta essenzialmente alla presenza dei rilievi appenninici tra la costa e il retroterra metropolitano. Per sopperire a questa discontinuità urbana sono stati appositamente creati enti a tutela delle aree verdi appenniniche, come il Parco Regionale del Beigua, che hanno trasformato lo status di tali aree in parco metropolitano.
Al 31 dicembre 2011 il Comune di Genova contava, secondo l'ufficio statistico locale, 606 978 abitanti, di cui 285 337 maschi e 321 641 femmine, rappresentando circa il 76% dell'intera area urbana genovese, composta da oltre 800 000 abitanti. La popolazione è prevalentemente di origine italiana. È in crescita la presenza di immigrati: nel 2003 il numero di immigrati tornò a essere maggiore rispetto a quello degli emigrati, mantenendosi tale fino a oggi, con l'eccezione degli anni 2006 e 2007. Al 31 dicembre 2011 vi erano infatti tra i residenti 54 521 stranieri, di cui 25 455 maschi e 29 066 femmine, pari al 9% del totale dei residenti. Il gruppo maggioritario era quello degli ecuadoriani, passati dai 3 048 del 2000 ai 17 436 del 2011, anno in cui rappresentavano il 32% degli stranieri residenti.
Dopo una crescita contenuta nella seconda metà del XIX secolo, periodo in cui numerosi genovesi emigrarono verso le Americhe, la città visse per buona parte del XX secolo un'esplosione demografica legata alla crescente espansione del porto e dell'industria metalmeccanica. A una prima fase di immigrazione dalle vallate del Genovesato e dal basso Piemonte seguì, dopo la prima guerra mondiale, un considerevole afflusso di veneti e friulani.

Negli anni 1950, 1960 e 1970 l'esplosione demografica fu accentuata dall'immigrazione interna, proveniente prevalentemente dal meridione d'Italia, in particolare dalla Sicilia e dalla Sardegna. Tale fenomeno provocò difficoltà urbanistiche a causa della scarsità di spazi edificabili pianeggianti, con la conseguente urbanizzazione massiccia delle aree collinari alle spalle del centro cittadino e degli sbocchi litoranei.
La crescita demografica si arrestò progressivamente, sino a trasformarsi in una regressione. Gli abitanti passarono infatti dagli oltre 816 000 del 1971 ai circa 610 000 del 2001: Genova perse un quarto della popolazione in 30 anni. A contribuire a tale situazione fu anche l'elevata età media dei residenti, soprattutto in alcuni quartieri, con un numero di morti superiore a quello delle nascite: nel 2011 si registrarono 4 411 nascite contro 8 190 decessi.
Confrontando i dati della popolazione del censimento del 1981 con quelli del 2001, la popolazione di Genova passò da 762 895 a 610 307 abitanti, con un decremento di 152 588 unità, pari a una variazione negativa di circa il 20%. Contrariamente a quanto avvenuto in molte altre città densamente popolate che registrarono una diminuzione dei residenti negli stessi anni, dove a una perdita di popolazione del capoluogo corrispose un aumento medio della popolazione dei comuni della stessa provincia, in grado di compensarla se non addirittura superarla, nel caso di Genova diminuì anche la somma della popolazione degli altri 66 comuni della provincia, che passò dai 282 214 abitanti del 1981 ai 267 775 abitanti del 2001, con un decremento di 14 439 unità, pari a una variazione negativa di circa il 5,1%. Tuttavia, attraverso il fenomeno della rapallizzazione turistica lungo la costa di levante e dell'espansione edilizia legata alle attività dei porti industriali di Genova, Savona e Vado Ligure, collegati tra loro, la città si è saldata con i comuni costieri in un unico agglomerato urbano di oltre 800 000 abitanti, riconfermando la propria realtà metropolitana al di là dei confini comunali.
L'età media dei genovesi, al 31 dicembre 2010, era di 47,2 anni, con un picco di 48,8 anni nel municipio Medio Levante. L'indice di vecchiaia, ossia il rapporto tra gli over 65 e gli under 15, era pari a 233, vale a dire 233 persone di 65 anni e oltre ogni 100 giovani sotto i 15 anni, con estremi nei municipi Val Polcevera (199) e Bassa Valbisagno (263); nel 2001 l'indice di vecchiaia cittadino era pari a 245.

A Genova il numero medio di componenti per famiglia al 31 dicembre 2010 si attestava a 1,99 e vi erano 302 656 nuclei familiari. Tra le famiglie, il 43,9% era composto da un solo componente, pari a 132 960 famiglie; il 27,5% da due persone, pari a 83 314 famiglie; il 16,9% da tre persone, pari a 51 141 famiglie; il 9,4% da quattro persone, pari a 28 522 famiglie; il restante 2,2%, pari a 6 719 famiglie, da cinque o più componenti.
Nel 2011 furono celebrati 1 534 matrimoni, di cui 570 con rito religioso e 964 con rito civile, 28 in più rispetto al 2010 (+1,9%). A partire dal 2007, quando le unioni furono 2 087, si registrò un forte calo nel numero complessivo di matrimoni, nonostante la popolazione residente nel periodo fosse variata di poco. Il numero annuale medio di matrimoni per decennio era comunque in calo da tempo: 4380 negli anni settanta, 3075 negli anni ottanta, 2551 negli anni novanta e 1928 nel primo decennio del nuovo secolo. Tale andamento era tuttavia in parte attribuibile al calo generale della popolazione. I matrimoni tra divorziati nel 2011 rappresentavano il 42,3% dei riti civili e il 26,5% del totale dei matrimoni. Dal 2004 il numero di matrimoni civili è superiore a quello dei matrimoni religiosi, principalmente per l'aumento dei matrimoni in cui almeno uno dei due coniugi è divorziato.
Al 31 dicembre 2011, secondo i dati comunali, il municipio più popoloso era I Centro Est, con 90 098 residenti e una densità di popolazione di 127 abitanti per ettaro, mentre quello con la maggiore densità di popolazione era II Centro Ovest, con 141 abitanti per ettaro e un totale di 68 378 residenti.
Il territorio del comune di Genova assunse l'attuale estensione nel 1926 con l'accorpamento di 19 comuni circostanti. Al censimento del 1931, il primo successivo all'annessione, la popolazione fu calcolata in 590 736 unità, superiore a quella rilevata nell'ultimo censimento del 2011, quando la popolazione era pari a 586 180 abitanti.
Abitanti censiti

Al 1º gennaio 2025 gli stranieri residenti nel comune erano 67 543, pari all'11,97% della popolazione. Di seguito sono riportati i gruppi più consistenti:

Sebbene la città sia nota per le proprie passate simpatie socialiste e comuniste e per avere ospitato nel 1892 la nascita del primo nucleo di quello che sarebbe divenuto il Partito Socialista Italiano, è sempre esistito un equilibrio tra i poteri locali e la curia cattolica, che ha espresso personalità di rilievo come il cardinale Giuseppe Siri.
La stessa sinistra genovese ha raramente assunto posizioni anticlericali e la convivenza tra queste due anime ha talvolta portato a compromessi fra entrambe le parti, come nel caso delle mediazioni del cardinale Giuseppe Siri tra i camalli e l'Autorità Portuale Genovese. Verso la fine della seconda guerra mondiale, lo stesso Siri, quando era ancora vicario generale dell'arcivescovo Boetto, svolse un ruolo di mediazione tra la cittadinanza e l'amministrazione di occupazione tedesca, contribuendo a salvare il porto di Genova dalla distruzione prima dell'abbandono della città da parte delle forze tedesche.
Genovesi furono papa Benedetto XV e il cardinale Siri, mentre l'arcivescovo Angelo Bagnasco nacque in provincia di Brescia da una famiglia genovese. Conosciuti a livello nazionale furono anche don Gianni Baget Bozzo, politologo, per un periodo vicino alla corrente craxiana del Partito Socialista Italiano, per il quale fu europarlamentare dal 1989 al 1994, e tra i fondatori di Forza Italia, e don Andrea Gallo, fondatore della Comunità di San Benedetto al Porto e vicino al movimento no-global.
Numerosi santi e beati sono di nascita genovese o genovesi di adozione e rappresentano figure della storia religiosa della città e della Liguria. Tra questi si ricordano Caterina Fieschi Adorno, Francesco Maria da Camporosso, Agostino Roscelli, Eugenia Ravasco, Tommaso Reggio, Benedetta Cambiagio Frassinello, Gianna Beretta Molla, Luigi Orione, Virginia Centurione Bracelli e Paola Frassinetti.
Diversi santuari mariani sono presenti sul territorio municipale, mentre quello più conosciuto e tradizionale meta di pellegrinaggi nell'area genovese, il Santuario di Nostra Signora della Guardia, sul monte Figogna, si trova nel vicino comune di Ceranesi. Va inoltre menzionato il Santuario di Nostra Signora della Vittoria, eretto dalla Repubblica di Genova nei pressi del Passo del Pertuso, nel comune di Mignanego, in ricordo della vittoria conseguita dai genovesi il 10 maggio 1625 sull'esercito del duca di Savoia Carlo Emanuele I. L'insperata vittoria, ottenuta con l'apporto di numerosi volontari della Val Polcevera, fu attribuita all'intercessione della Madonna.
Alla città è stato assegnato il titolo di Capitale europea della cultura per il 2004.
Esistono inoltre numerose biblioteche di quartiere.
La prima gazzetta a stampa apparsa in Italia è considerata quella pubblicata a Genova dal 22 luglio 1639, chiamata Genova. Fu pubblicata dal novellista Michele Castelli, che aveva ottenuto dal doge Agostino Pallavicini il privilegio di pubblicare. A causa delle difficoltà politiche, chiuse nel 1646. Un secondo periodico, anch'esso con il titolo Il Genova, iniziò le pubblicazioni a cadenza settimanale nel 1642. Il tipografo fu Giovanni Maria Farroni fino al 25 novembre 1656, quando venne rinchiuso in carcere; gli subentrò, dal 12 gennaio al 26 ottobre 1658, la coppia formata da Pier Giovanni Calenzani e Francesco Meschini. Le pubblicazioni si interruppero nel 1684.
Il primo quotidiano di Genova, e uno dei più antichi d'Italia, è stato il Corriere Mercantile, chiuso nel luglio 2015.
Nel 1886 nacque Il Secolo XIX, tuttora il principale quotidiano di Genova, con sede in piazza Piccapietra. A Genova nacque anche Il Lavoro nel 1903, poi parte del Gruppo Editoriale L'Espresso e supplemento locale de La Repubblica.
Le emittenti televisive situate a Genova sono Telegenova, Primocanale, Telenord e Antenna Blu; le principali emittenti radio sono invece Radio Babboleo (nata nel 1976), Radio Nostalgia e Radio 19, di proprietà del Secolo XIX.
Sono scarse le informazioni sull'attività musicale nei primi anni della storia della città. Anche successivamente, la potente Repubblica di Genova rivolse per molti anni maggiore attenzione ai commerci e al mantenimento delle proprie colonie.
Una presenza degna di essere evidenziata si registra comunque ai tempi dei troubadours e uno dei personaggi più rappresentativi risponde al nome di Lanfranco Cigala (morto nel 1258 circa), uomo di legge e buon conoscitore della lingua occitana, a lui familiare per i frequenti viaggi in Provenza quale rappresentante diplomatico della Repubblica di Genova.
Intorno alla sua persona si riunì un gruppo di borghesi, anch'essi per la maggior parte giuristi, tra cui Bonifacio Calvo, Lucchetto Gattilusio, Percivalle e Simone Doria, che diedero vita a un cenacolo trobadorico tra i più importanti d'Italia. Si incontravano in casa di Lanfranco, loro indiscusso vate, per discutere, leggere e ispirarsi alle rime dei più famosi esponenti della lirica provenzale.
Negli anni successivi, i riferimenti sulla vita musicale a Genova sono reperibili soprattutto negli archivi ecclesiastici, poiché tale attività era sostenuta e favorita dalla Chiesa e dalla nobiltà locale. I musicisti citati provenivano però soprattutto da regioni limitrofe: Franchino Gaffurio (Lodi, 1451-1522), sacerdote e teorico musicale al servizio della famiglia Adorno; Vincenzo Ruffo (Verona, 1510-1587), compositore e maestro di cappella nei duomi di Verona e Milano, a Genova al servizio di Andrea Doria.
Verso la fine del Cinquecento la vita musicale della città registrò un forte impulso grazie alle iniziative della Cattedrale di San Lorenzo, che si organizzò assumendo cantori e strumentisti fino a costituire un imponente organico musicale composto da un coro di 65 elementi e 34 orchestrali.
In questo periodo si distinsero i due maestri di cappella, entrambi genovesi, Giovanni Battista Dalla (Della) Gostena (1558 circa-1593), autore anche di madrigali e opere per liuto, e il nipote Simone Molinaro (1565-1615), i cui temi musicali furono utilizzati da Ottorino Respighi per una parte delle Antiche Arie e Danze, Suite numero 1. Un altro importante organista della Cattedrale fu Michelangiolo Rossi (1601/2-1656), uno dei migliori allievi di Frescobaldi.

Niccolò Paganini (1782-1840), il più illustre musicista genovese, tenne i suoi primi concerti in diverse chiese della città. Acclamato violinista di eccezionale virtuosismo, Paganini fu anche un compositore innovativo che scrisse importanti opere per il suo strumento, tra cui 24 Capricci, Variazioni, Concerti e Moto Perpetuo. I suoi insegnanti furono Giacomo Costa e Francesco Gnecco.
La sua tecnica è giunta sino ai giorni nostri attraverso i musicisti che l'hanno tramandata: la catena incomincia con Camillo Sivori (1815-1894), suo unico allievo, che a sua volta insegnò a Francesco Sfilio e quest'ultimo a Giuseppe Gaccetta.
Per volontà di Gaccetta, nel 2000 è stata costituita una fondazione intitolata a Francesco Sfilio. Il ricordo di Paganini è mantenuto vivo dall'Istituto di Studi Paganiniani, di cui fu grande animatrice Alma Brughera Capaldo, editore dei Quaderni. Il Comune di Genova, dal canto suo, organizza ogni due anni il Premio Paganini, concorso internazionale di violino con lo scopo di premiare nuovi giovani talenti. Dalla sua fondazione ha premiato artisti importanti, tra i quali György Pauk, Gérard Poulet, Salvatore Accardo, Gidon Kremer, Il'ja Grubert e, in seguito, Massimo Quarta, Giovanni Angeleri, Leōnidas Kavakos, Ilja Gringol'c e Shoji Sayaka. Nella serata conclusiva il vincitore del Premio ha l'onore di suonare il violino con cui si esibiva Paganini: un Guarneri del Gesù del 1743 detto "il Cannone di Paganini".
Tra i numerosi violinisti genovesi si ricordano Giovanni Antonio Guido, che in Francia, dove era emigrato, ottenne un notevole successo con l'opera Scherzi armonici sopra le quattro stagioni dell'anno, op. 3, e Cesare Pugni, violinista virtuoso e compositore di opere, musica strumentale e balletti.
Genova fu inoltre un approdo per numerosi importanti musicisti. Un punto di aggregazione fu il Teatro del Falcone, di proprietà della famiglia Adorno e inaugurato nel 1652. Da questo teatro passarono Cavalli, Lotti, Monteverdi, Galuppi e Cimarosa. Nella seconda metà del Seicento si stabilì a Genova Alessandro Stradella, figura importante del medio barocco italiano e compositore di melodrammi.
Numerosi artisti nati a Genova ottennero importanti riconoscimenti nei diversi settori del mondo musicale, lavorando soprattutto all'estero: Carlo Emanuele Barbieri, compositore di numerose opere teatrali e balletti, direttore nel campo operistico e dal 1862 direttore del Teatro Nazionale di Budapest; Michele Novaro, secondo tenore e maestro dei cori del Teatro Regio di Torino, compositore di numerosi inni, tra cui l'inno nazionale italiano su testo di Goffredo Mameli; Margherita Carosio, soprano dalla lunga carriera internazionale; Piero Guelfi, baritono attivo intorno alla metà del XX secolo; Giuseppe Barzizza, conosciuto come Pippo Barzizza, direttore d'orchestra e compositore, autore anche di un trattato sull'orchestrazione moderna nella musica leggera; Angelo Francesco Lavagnino, violinista e compositore di musica da camera, sinfonica, sacra e teatrale e di numerose colonne sonore cinematografiche; Natalino Otto, tra gli iniziatori del genere swing in Italia; Giancarlo Acquisti, studioso del periodo barocco e compositore.
Negli anni sessanta a Genova nacque un movimento che, seppure in termini, forme e consistenza musicale differenti, sembra ricalcare la filosofia del cenacolo trobadorico di Lanfranco Cigala: un gruppo di giovani, di provenienze ed esperienze diverse nel campo poetico e musicale, trovò a Genova un ideale punto d'incontro. In alcuni di loro è evidente l'influsso degli chansonniers d'oltralpe. Nell'immaginario collettivo furono definiti cantautori. I genovesi di nascita sono tre: Umberto Bindi, Fabrizio De André e Ivano Fossati.
Bindi, musicalmente il più preparato, si propose con una melodia raffinata e articolata. Il suo Arrivederci (1959) presenta un notevole carattere di rinnovamento della canzone italiana. De André si distinse per la vena poetica e per l'attenzione posta nella scelta delle storie e degli argomenti affrontati. Il suo stile melodico semplice ed efficace lo rese facilmente comprensibile al pubblico. Dopo un inizio stentato, tanto da fargli meditare l'abbandono, ottenne un improvviso successo con La canzone di Marinella, che segnò una svolta nella sua carriera. Ivano Fossati, tra gli artisti della scena musicale italiana maggiormente orientati alla composizione, nacque e visse nella città ligure e scrisse numerose canzoni anche per altri interpreti.
Gli altri cantautori hanno origini diverse, così come differenti furono le loro attività iniziali. Gino Paoli nacque a Monfalcone: originariamente pittore e grafico, senza specifiche conoscenze musicali, si dedicò alla canzone in modo occasionale, ma ciò non gli impedì di ottenere una lunga serie di successi, da Il cielo in una stanza a Sapore di sale e Senza fine. Luigi Tenco nacque a Cassine, ma la famiglia si trasferì a Genova quando aveva circa dieci anni. In lui, più che in altri, si avverte l'influsso degli chansonniers: Prévert, Kosma, Brassens e Brel. Bruno Lauzi, nato ad Asmara ma cresciuto a Genova, fu autore, fra i numerosi brani, di Il Poeta. Ironico, malinconico e realista, nonostante le numerose canzoni di successo, conobbe una certa indifferenza da parte dei critici e dei discografici. È infine cresciuto e ha studiato a Genova Angelo Branduardi, detto il Menestrello, celebre per le sue contaminazioni con la musica classica, rinascimentale, celtica e bretone.
Negli anni settanta la città si affermò come uno dei principali centri del rock progressivo italiano grazie a gruppi quali New Trolls, Delirium, Garybaldi, Latte e Miele e Picchio dal Pozzo.
Altri gruppi genovesi affermatisi nel corso del tempo sono i Matia Bazar, i Dirty Actions, i Necrodeth, i Meganoidi, gli Ex-Otago e gli Ianva.
Canto polivocale popolare tipico di Genova è il trallalero.

A Genova, nel 1574, si costituì la prima Corporazione dei Pastai dotata di un proprio statuto, i Capitoli dell'arte dei Fidelari.
Oltre alla rivendicata paternità del pesto, della focaccia genovese, dei jeans e del gioco del lotto, Genova lega il proprio nome anche alla nascita, insieme con altre città, dell'usanza dell'aperitivo.
Nella concezione di area metropolitana estesa, il territorio comprende interamente la Città metropolitana di Genova e la Provincia di Savona, il cordone urbano costituito dai comuni costieri della Riviera dei Fiori, in Provincia di Imperia, e della Riviera Spezzina, in Provincia della Spezia, nonché i territori dell'Ovadese e del Novese, situati al di fuori dei confini regionali e appartenenti amministrativamente al Piemonte (Provincia di Alessandria), per un totale di 4 836,84 km² e 1 539 669 abitanti.
La fascia costiera è frequentemente urbanizzata; scarsi elementi antropici si riscontrano solo in prossimità del Parco naturale regionale di Portofino e in alcune porzioni di litorale, in particolare nelle Cinque Terre, tra Deiva Marina e Framura, nei pressi di Punta Mesco, Punta Manara e Punta Baffe, intorno a Zoagli, nell'area di Vesima, nella località Piani d'Invrea, in prossimità del promontorio di Celle Ligure, nel Finalese e presso Punta Murena. L'hinterland si estende invece lungo l'Appennino Ligure, la cui sommità è raggiunta dal Monte Maggiorasca, con i suoi 1.809 m. Lungo i rilievi sono state istituite diverse aree protette, come il Parco naturale regionale del Beigua, il Parco naturale regionale dell'Antola, il Parco naturale regionale dell'Aveto, il Parco naturale regionale di Bric Tana, il Parco naturale regionale di Piana Crixia e il Parco naturale delle Capanne di Marcarolo.
I principali corsi d'acqua sono il Letimbro, il Sansobbia, la Cerusa, la Leira, il Polcevera, il Bisagno, l'Entella, il Petronio e la Vara, che sfociano nel Mar Ligure; la Bormida, lo Stura, l'Orba, il Lemme, lo Scrivia e il Trebbia, che sono subaffluenti del Po. Numerosi sono i piccoli laghi appenninici, molti dei quali artificiali. Uno dei più rilevanti è il Lago del Brugneto.
Sebbene l'area metropolitana non costituisca un concetto istituzionalizzato, a differenza della città metropolitana, nel caso genovese essa risulta formata dalla continuità di alcuni territori, connessi tra loro per ragioni geografiche, urbanistiche, socio-culturali, economiche, linguistiche e storiche.
Il territorio si estende anche oltre i confini amministrativi regionali e comprende praticamente tutta la regione, eccetto i comuni non costieri delle province di Imperia e di La Spezia. Si individuano così cinque grandi comprensori, due centrali rispetto all'area metropolitana (Città metropolitana di Genova e Provincia di Savona) e tre periferici (Riviera dei Fiori, Riviera Spezzina e Oltregiogo). Di questi ultimi tre, due rappresentano il corridoio metropolitano costiero, mentre il terzo ne costituisce il naturale retroterra.
| Area | Comprensori | Regione | Provincia | Superficie | Popolazione |
|---|---|---|---|---|---|
| Città metropolitana di Genova | Genovesato; Tigullio | Liguria | Città metropolitana di Genova | 1.833,79 | 851.987 |
| Provincia di Savona | Riviera delle Palme; Montenotte; Ingauno | Provincia di Savona | 1.546,29 | 279.754 | |
| Riviera dei Fiori | Solo i comuni costieri | Provincia di Imperia | 263,22 | 180.049 | |
| Riviera Spezzina | Solo i comuni costieri, inclusi quelli delle Cinque Terre, escluso quello di Sarzana | Provincia della Spezia | 202,09 | 124.071 | |
| Oltregiogo | Novese; Ovadese | Piemonte | Provincia di Alessandria | 991,45 | 103.808 |
| Area metropolitana di Genova | Città Metropolitana di Genova; Provincia di Savona; Riviera dei Fiori; Riviera Spezzina; Oltregiogo | Liguria; Piemonte | Città metropolitana di Genova; Provincia di Savona; Provincia di Imperia; Provincia della Spezia; Provincia di Alessandria | 4.836,84 | 1.539.669 |

Fino alla metà del XIX secolo il territorio urbano di Genova rimase quello delimitato dalla cerchia muraria del Seicento, le cosiddette Mura Nuove, ed era suddiviso in sei rioni, detti sestieri. L'espansione urbanistica del comune, motivata dalla necessità di ampliare i confini cittadini per fare spazio a nuove infrastrutture e zone residenziali, ebbe inizio nel 1874, quando vennero accorpati i limitrofi comuni della bassa val Bisagno: Foce, Marassi, San Francesco di Albaro, San Fruttuoso, San Martino di Albaro e Staglieno.
Il processo di costituzione della "Grande Genova" fu portato a compimento nel 1926 con uno dei più vasti ampliamenti territoriali condotti in Italia in quel periodo. Negli stessi anni il regime fascista aveva provveduto ad analoghe operazioni di accorpamento in molte grandi città italiane, ma il caso genovese si distinse per l'entità dell'incremento territoriale e demografico, che coinvolse, accanto a piccoli comuni rurali, vere e proprie cittadine connotate da una forte identità, quali Sampierdarena e Sestri Ponente.
Con questo ampliamento i confini della città furono portati a ovest sino a Voltri, a est sino a Nervi, a nord sino a Pontedecimo e Struppa, raggiungendo una notevole estensione e portando la popolazione del comune da 335 000 a 580 000 abitanti. Gli storici comuni inglobati nel comune di Genova, all'epoca chiamati "delegazioni" e oggi ricompresi nei nove municipi cittadini, conservano ancora in gran parte l'originaria struttura di piccole città, con propri centri e periferie, culture e tradizioni.
Durante il boom economico degli anni 1960 vennero ampliati tutti i quartieri con nuove costruzioni e furono edificati nuovi quartieri popolari, come Ca' Nuova e il Biscione.
Non è difficile osservare come gli abitanti dei rioni periferici guardino al centro cittadino come a una città differente, usando la locuzione andare a Genova per indicare l'intenzione di recarsi nel centro della città. Tale insieme di località diverse, fuse in un'unica realtà urbana e suburbana, rende la città simile, per alcuni aspetti, a determinati agglomerati urbani industriali dell'Inghilterra.
La città di Genova è suddivisa in nove grandi aree, denominate Municipi, istituite nel 2007 dal consiglio comunale di Genova. Ogni Municipio conta in media circa 65 000 abitanti e i due più popolosi sono il Centro-Est e la Bassa Val Bisagno.
| # | Municipio | Popolazione al 31/12/20 |
% sul totale | Ex circoscrizioni |
|---|---|---|---|---|
| I | Centro-Est | 86 210 | 15,2% | Prè-Molo-Maddalena, Oregina-Lagaccio, Castelletto, Portoria |
| II | Centro-Ovest | 65 296 | (11,5%) | Sampierdarena, San Teodoro |
| III | Bassa Val Bisagno | 71 807 | (12,6%) | Marassi-Quezzi, San Fruttuoso |
| IV | Media Val Bisagno | 53 397 | (9,4%) | Staglieno, Molassana, Struppa |
| V | Valpolcevera | 57 486 | (10,1%) | Rivarolo, Bolzaneto, Pontedecimo |
| VI | Medio Ponente | 58 545 | (10,3%) | Sestri Ponente, Cornigliano |
| VII | Ponente | 56 715 | (10,0%) | Voltri, Pra', Pegli |
| VIII | Medio Levante | 58 031 | (10,2%) | Foce, San Martino, Albaro |
| IX | Levante | 61 512 | (10,8%) | Valle Sturla, Sturla-Quarto, Nervi-Quinto-Sant'Ilario |
L'economia genovese è storicamente legata alle attività marittime, commerciali e finanziarie. Nel Medioevo lo sviluppo della Repubblica di Genova e della sua rete commerciale nel Mediterraneo e nel mar Nero fece della città uno dei maggiori centri mercantili europei. Nel 1252 Genova iniziò la coniazione del genovino, moneta d'oro di circa 3,5 grammi, introdotta quasi contemporaneamente al fiorino di Firenze e tra le emissioni che segnarono il ritorno della monetazione aurea nell'Europa occidentale del XIII secolo.
Nei secoli successivi all'attività mercantile si affiancò un rilevante settore finanziario, mentre tra XIX e XX secolo l'economia cittadina assunse una forte caratterizzazione industriale e portuale, legata soprattutto alla cantieristica, alla siderurgia, alla meccanica e alle attività connesse al porto di Genova. A partire dalla seconda metà del XX secolo, e in particolare con la crisi della grande industria, la struttura economica cittadina si è progressivamente trasformata, con un aumento del peso dei servizi.
Secondo la Camera di commercio di Genova, nella provincia il settore dei servizi rappresentava nel 2024 il 79,1% del valore aggiunto, mentre all'industria era riconducibile circa il 20,7%. Il valore aggiunto pro capite provinciale stimato per il 2025 era pari a 37.799 euro, superiore alla media ligure e nazionale. All'interno del territorio comunale la distribuzione delle attività economiche presenta differenze significative: i quartieri centrali di Portoria, Centro Storico e Foce concentrano una quota rilevante di imprese, addetti e valore della produzione, mentre il ponente cittadino mantiene una maggiore specializzazione industriale e logistica; nelle zone collinari e prevalentemente residenziali hanno maggiore diffusione i servizi locali e le microimprese.

Il porto di Genova costituisce uno dei principali elementi dell'economia cittadina e comprende terminal destinati al traffico di contenitori, merci convenzionali, rinfuse, traghetti e crociere. Dal 2016 è ricompreso, insieme agli scali di Savona e Vado Ligure, nell'Autorità di sistema portuale del Mar Ligure Occidentale.
Le attività portuali hanno favorito lo sviluppo, oltre che del trasporto marittimo, dei settori della logistica, delle spedizioni, della cantieristica e dei servizi marittimi. Il sistema portuale è interessato da un programma di potenziamento infrastrutturale che comprende, tra le principali opere, la nuova diga foranea, progettata per ampliare gli spazi di manovra e consentire l'accesso ai terminal di Sampierdarena alle navi portacontainer di maggiori dimensioni.
Alla tradizionale economia portuale si affianca un più ampio comparto della cosiddetta economia del mare, comprendente attività di trasporto, logistica, costruzione e riparazione navale, nautica da diporto e servizi collegati. La città ospita inoltre il Salone nautico di Genova, manifestazione dedicata alla nautica da diporto organizzata nell'area della Fiera di Genova.
L'industria conserva una presenza significativa soprattutto nel ponente cittadino e nelle aree prossime al porto. I principali comparti comprendono la cantieristica e la navalmeccanica, l'energia, l'elettronica e le attività manifatturiere e ingegneristiche, affiancate da imprese operanti nei trasporti e nei servizi tecnici e marittimi.
Il processo di deindustrializzazione avviatosi nella seconda metà del Novecento ha accresciuto il peso del settore terziario, che comprende commercio, servizi finanziari e assicurativi, trasporti e logistica, servizi alle imprese, attività informatiche e delle telecomunicazioni, turismo e ristorazione.
Un settore sviluppatosi nel corso del XXI secolo è quello della ricerca scientifica e tecnologica. Genova ospita la sede centrale dell'Istituto italiano di tecnologia (IIT), istituto di ricerca attivo principalmente nei campi della robotica, delle scienze della vita, dei nanomateriali e delle scienze computazionali. Oltre alla sede di Morego, l'IIT dispone in città di diversi centri di ricerca, tra cui il Center for Human Technologies agli Erzelli.
Sulla collina degli Erzelli si trova inoltre il Parco scientifico e tecnologico degli Erzelli, destinato ad attività tecnologiche, di ricerca e formazione. Nell'area è previsto il trasferimento dei dipartimenti di ingegneria della Scuola politecnica dell'Università degli Studi di Genova: nel 2026 il progetto aveva raggiunto la fase della progettazione esecutiva ed era stato suddiviso in due lotti per la realizzazione del nuovo polo universitario.
A partire dagli interventi di riqualificazione urbana realizzati in occasione dell'Esposizione internazionale del 1992 e, successivamente, della designazione a Capitale europea della cultura nel 2004, il turismo ha assunto un peso crescente nell'economia cittadina. Tra i principali poli di attrazione figurano il centro storico, il Porto antico, l'Acquario di Genova, il sistema delle Strade Nuove e dei Palazzi dei Rolli, iscritto nella lista del patrimonio mondiale dell'UNESCO, i musei cittadini e i nuclei costieri del levante e del ponente.
Nel 2025 le strutture ricettive cittadine hanno registrato circa 3,5 milioni di presenze; secondo i dati diffusi dal Comune, circa la metà era costituita da visitatori provenienti dall'estero. Il turismo cittadino comprende, oltre a quello culturale, il comparto crocieristico e congressuale, quello legato agli eventi e le attività connesse al patrimonio costiero e alle aree naturali del territorio comunale.
Il Nodo di Genova è il sistema stradale di scorrimento veloce che svolge la funzione di tangenziale esterna e interna alla città. Esso è costituito dall'interscambio delle autostrade dei Giovi (A7 Milano-Genova), dei Fiori (A10 Genova-Ventimiglia), Azzurra o Tirrenica (A12 Genova-Roma) e dei Trafori (A26 Genova-Gravellona Toce), che percorrono l'interno e cingono a monte i quartieri costieri della città. La rete autostradale è connessa alla rete stradale di scorrimento veloce da Sestri Ponente fino a Nervi, attraverso la continuità di varie arterie, dotate di propri svincoli cittadini, che permettono l'attraversamento rapido della città: strada a scorrimento veloce "Guido Rossa", lungomare "Giuseppe Canepa", sopraelevata Aldo Moro, viale delle Brigate Partigiane e viale Brigata Bisagno, pedemontana di corso Europa.
La città è servita da diverse strade statali e provinciali:
Fanno parte del sistema viario di Genova alcune arterie urbane di attraversamento, quali le strade di circonvallazione "a mare" e "a monte", oltre all'asse viario costiero realizzato negli anni parallelamente al primitivo tracciato della Via Aurelia.


La città è servita da due importanti stazioni nazionali, quella di Genova Piazza Principe e quella di Genova Brignole.
Nell'ambito del territorio comunale, oltre alle stazioni principali, sono comprese anche venti tra stazioni e fermate destinate al traffico regionale, che servono capillarmente i quartieri genovesi.
Da Genova si sviluppano cinque direttrici ferroviarie: la linea costiera verso ponente Genova-Ventimiglia, la linea costiera verso levante Genova-Pisa, la linea Genova-Ovada-Acqui Terme (parte della storica Genova-Asti) verso l'Ovadese e l'Acquese, la succursale dei Giovi e la ferrovia Torino-Genova. Le due direttrici verso il Nord Italia, entrambe realizzate nella seconda metà dell'Ottocento, sono vitali per lo smaltimento delle merci del porto di Genova. Per ottimizzare lo smistamento delle merci in arrivo al porto di Genova e velocizzarne il trasferimento verso le loro destinazioni nel Nord Italia e nell'Europa centro-meridionale, è in fase di realizzazione tra Genova e Tortona una nuova linea prevalentemente in galleria, storicamente denominata "terzo valico".
Genova è inoltre collegata con la località di Casella, sul versante padano degli Appennini, mediante una ferrovia a scartamento ridotto metrico, a vocazione prevalentemente turistica; tale ferrovia, chiusa all'esercizio dal 2013 per consentire importanti lavori e riaperta il 21 maggio 2016, congiunge piccoli borghi nella campagna, superando infine di poco il crinale spartiacque tra il versante del Mar Ligure e la Pianura Padana.


La società cui è affidata la gestione dei servizi pubblici della città è l'Azienda Mobilità e Trasporti (AMT). Dagli anni 1990 l'offerta tariffaria è contraddistinta dall'integrazione tra i mezzi gestiti da AMT e i treni che circolano nelle stazioni in ambito cittadino. Ciò permette l'utilizzo degli autobus e dei treni del trasporto regionale mediante il medesimo biglietto. L'azienda gestisce 142 linee autobus e filoviarie con 2498 fermate, i servizi Volabus e Drinbus, 6 linee Taxibus, 17 linee integrative, 1 servizio a chiamata riservato ai disabili, 12 ascensori pubblici, la metropolitana, le 2 funicolari, la ferrovia a cremagliera, la ferrovia a scartamento ridotto e il Navebus.
Dal 1990 è attiva nel capoluogo ligure una linea di metropolitana leggera, in prevalenza sotterranea. La linea è stata progressivamente allungata con grandi ritardi e vari aumenti della spesa preventivata. La Metropolitana di Genova conta 8 stazioni e collega il centro cittadino con il quartiere periferico di Certosa (stazione Brin).
In passato la città era servita da un'estesa rete tranviaria urbana, la cui ultima linea fu soppressa nel 1966.
L'offerta di trasporto pubblico metropolitano a Genova è strutturata mediante 9 linee urbane dotate di 53 stazioni disseminate sul territorio comunale e ripartite tra i seguenti servizi:
Le quattro linee ferroviarie urbane proseguono il loro tragitto, nelle rispettive direzioni, servendo la città e l'area metropolitana. Completano l'offerta i seguenti servizi marittimi:
Il Porto di Genova comprende il porto commerciale e quello passeggeri. Il complesso portuale presenta specifiche connotazioni in relazione alle diverse funzionalità e ai servizi portuali. In esso sono presenti e sviluppate molteplici attività, quali lo scambio commerciale delle merci, le attività petrolifere e industriali, quelle retroportuali, la cantieristica e le riparazioni navali, la mobilità portuale e ferroviaria e, infine, il complesso delle attività legate al trasporto dei passeggeri e dei turisti. I dati riferiti al 2008 indicano un totale movimentato di 55,66 milioni di tonnellate, con un traffico commerciale di 50,64 milioni di tonnellate e un traffico passeggeri di 3,26 milioni. È previsto un ulteriore sviluppo delle aree e il loro ridisegno, il cosiddetto Waterfront, con il quale verranno realizzate nuove aree portuali e infrastrutture e riqualificati alcuni degli spazi esistenti.

Realtà a sé sono i porti turistici: quello di Sestri Ponente (porto commerciale di 2ª categoria, I classe); il Porto storico (porto commerciale di 2ª categoria, I classe); il Duca degli Abruzzi (porto commerciale di 2ª categoria, I classe); quello alla Fiera del Mare (porto turistico non classificato) e quello di Nervi (porto pubblico di 2ª categoria, IV classe).
L'Aeroporto di Genova-Sestri "Cristoforo Colombo" è situato su una penisola artificiale realizzata nello specchio d'acqua antistante Sestri Ponente. È il principale aeroporto della Liguria e il traffico generato, in termini di passeggeri, seppur minore rispetto ad altri aeroporti, si attesta comunque intorno a un milione e mezzo di passeggeri all'anno. Marginale risulta invece la movimentazione annuale di merci, con un totale di circa 25 00 tonnellate tra merci e posta.
Sul territorio metropolitano e regionale sono presenti anche l'Aeroporto di Albenga-Riviera Airport, per voli privati internazionali e attività di aeroclub, e l'Aeroporto di Sarzana-Luni, per voli privati internazionali, voli militari e attività di aeroclub, oltre a numerosi eliporti ed elisuperfici.
Inoltre, ai margini orientali e occidentali della regione, sono presenti, a poche ore da Genova, l'Aeroporto di Nizza, in Francia, che serve parte dell'utenza residente nella Riviera Ligure di Ponente, e l'Aeroporto di Pisa, in Toscana, che serve parte di quella della Riviera Ligure di Levante.
Oltre alle infrastrutture esistenti, a Genova è presente una serie di infrastrutture in costruzione o pianificate per una futura realizzazione:

A Genova hanno sede i seguenti consolati:
Il primo gemellaggio formale risale al 1958 e fu stipulato, per vicinanza geografica e culturale, con la città francese di Marsiglia, storica rivale di Genova nel ruolo di principale porto del Mediterraneo. Il secondo, oltre l'oceano Atlantico, fu concluso nel 1964 con Columbus, negli Stati Uniti; seguirono diversi gemellaggi con altre città europee ed extraeuropee.
Genova ha inoltre stretto accordi di "collaborazione e amicizia" e di "intesa sulla collaborazione turistica" con numerose città italiane e straniere, tra cui importanti centri commerciali e turistici internazionali come Barcellona, Belém, Atene, La Paz, San Pietroburgo, Ekaterinburg, Kiev, Valparaíso, Santo Domingo, Hebron e Lione, oltre a collaborazioni con numerose altre città.

Lo sport più popolare a Genova è il calcio, con le due squadre cittadine del Genoa e della Sampdoria, entrambe ai vertici di questo sport in Italia fin dall'inizio del XX secolo. Le due squadre danno vita al cosiddetto derby della Lanterna, uno degli eventi sportivi più seguiti in città. Tra gli altri sport di squadra, Genova e l'intero litorale ligure vantano una consolidata tradizione nella pallanuoto.
Nel ciclismo, Genova è stata sede di tappa del Giro d'Italia per 85 volte e, dal 1934, vi si svolge il Giro dell'Appennino, una delle classiche italiane.
La principale struttura sportiva è lo stadio Luigi Ferraris, situato nel quartiere di Marassi e capace di ospitare 33 000 spettatori.
Il 24 ottobre 2019 Genova è stata designata Capitale europea dello sport per il 2024.
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