| Tarquinia comune | |
|---|---|
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | |
| Provincia | |
| Amministrazione | |
| Sindaco | Francesco Sposetti (indipendente di centro-sinistra) dal 24-6-2024 |
| Territorio | |
| Coordinate | 42°14′57″N 11°45′22″E |
| Altitudine | 133 m s.l.m. |
| Superficie | 279,34 km² |
| Abitanti | 15 833 (31-5-2026) |
| Densità | 56,68 ab./km² |
| Frazioni | Tarquinia Lido, Marina Velca, Saline, Sant'Agostino |
| Comuni confinanti | Allumiere (RM), Civitavecchia (RM), Montalto di Castro, Monte Romano, Tolfa (RM), Tuscania |
| Altre informazioni | |
| Cod. postale | 01016 |
| Prefisso | 0766 |
| Fuso orario | UTC+1 |
| Codice ISTAT | 056050 |
| Cod. catastale | D024 |
| Targa | VT |
| Cl. sismica | zona 3B (sismicità bassa) |
| Cl. climatica | zona D, 1 658 GG |
| Nome abitanti | tarquiniesi |
| Patrono | Madonna di Valverde |
| Giorno festivo | 8 maggio |
| Cartografia | |
| Sito istituzionale | |
Tarquinia (precedentemente Corneto fino al 1872, poi Corneto Tarquinia fino al 1922) è un comune italiano di 15 833 abitanti della provincia di Viterbo nel Lazio.









Tarquinia si trova a 133 m d'altitudine su un colle dominante da sinistra il basso corso del fiume Marta, presso la Via Aurelia, nella Maremma laziale non distante dalla Toscana.
Nel territorio comunale scorrono anche il torrente Arrone, che segna il confine con il territorio di Montalto di Castro, e il fiume Mignone.
Classificazione climatica: zona D, 1658 GR/G
La città antica di Tarquinia (in etrusco Tarch(u)na, in latino Tarquinii) sorgeva sul pianoro della Civita, a nord-est dell'abitato attuale, dal quale la separa il pianoro dei Monterozzi, sede della grande necropoli iscritta dal 2004 nel patrimonio dell'umanità UNESCO. Fu una delle principali città della dodecapoli etrusca, e la tradizione antica le assegnava un ruolo fondativo per l'intera civiltà: a Tarconte, eroe eponimo presentato dalle fonti come fratello o delegato di Tirreno, si attribuiva la fondazione della città e della stessa dodecapoli, mentre nelle campagne tarquiniesi si collocava la prodigiosa apparizione di Tagete, il fanciullo dal sapere di vecchio che rivelò agli Etruschi la disciplina; per questo gli antichi consideravano Tarquinia la culla della religione etrusca.
L'abitato si formò a partire dallo scorcio del X secolo a.C. e nel corso dell'età del Ferro divenne uno dei centri protourbani più estesi d'Etruria, con un insediamento principale sulla Civita e un villaggio satellite sui Monterozzi, poi ricoperto dalla necropoli; fra IX e VIII secolo la città emerse come potenza commerciale e artigianale, aperta ai traffici con il mondo greco e vicino-orientale, come documentano i ricchi corredi dei sepolcreti villanoviani. Alla fine del VII secolo la tradizione vi collocava la vicenda di Demarato, il mercante corinzio padre di Tarquinio Prisco: da Tarquinia la dinastia dei Tarquini mosse alla conquista del potere a Roma, dove regnò fra la fine del VII e il VI secolo a.C. Dopo la cacciata di Tarquinio il Superbo (509 a.C.), le fonti annalistiche ricordano il rifugio offerto al re spodestato, le ambascerie inviate a Roma per chiederne il richiamo e il sostegno armato ai tentativi di restaurazione, nella battaglia che Livio colloca presso la Selva Arsia.
L'età arcaica fu la stagione del massimo splendore: sulla costa si aprì l'emporio di Gravisca, frequentato da mercanti greci d'Oriente, e sui Monterozzi, dove sono state censite oltre seimila tombe di ogni epoca, fiorì la grande pittura funeraria, con circa quattrocento ipogei dipinti fra l'età arcaica e l'ellenismo, rinnovata attorno al 530 a.C. dall'arrivo di pittori ionici in fuga dall'Asia Minore conquistata dai Persiani; il santuario emporico di Gravisca ha restituito dediche greche ad Afrodite, Hera e Apollo, fra cui il celebre cippo di Sostrato di Egina. Dopo la crisi del V secolo, aggravata dalla sconfitta etrusca di Cuma (474 a.C.), il IV secolo vide una vigorosa «rinascita» politica, economica e artistica, che la tradizione degli Elogia Tarquiniensia lega alla famiglia degli Spurinna: le iscrizioni, incise in età giulio-claudia nel santuario dell'Ara della Regina, celebrano le imprese di Velthur, primo condottiero etrusco a guidare un esercito in Sicilia, e di Aulus, vincitore a Caere, Arezzo e contro i Latini; alla cerchia della stessa famiglia Mario Torelli riconduce anche le tombe dell'Orco. In questo periodo la città si cinse di poderose mura in blocchi di macco, estese per circa otto chilometri.
Le guerre con Roma furono combattute a più riprese fra il 358 e il 351 a.C., quando fu conclusa una tregua quarantennale, rinnovata nel 308; la resa definitiva giunse nel 280 a.C., con la cessione dei distretti costieri e minerari. Nella sua massima estensione, fra IV e III secolo a.C., il territorio tarquiniese si stendeva dal lago di Bolsena ai monti della Tolfa, in aree sottratte all'antica influenza di Caere, e comprendeva centri interni come Tuscania, Norchia e Castel d'Asso. Nel 181 a.C. sul litorale fu dedotta la colonia romana di Gravisca, porto della città; coloni giunsero anche con la legge agraria di Gaio Gracco del 123 a.C., e dopo la guerra sociale Tarquinia divenne municipio ascritto alla tribù Stellatina, nella Regio VII Etruria della divisione augustea. L'élite municipale, erede almeno nel nome delle antiche casate, coltivò a lungo la memoria etrusca: presso l'Ara della Regina, dove aveva sede il collegio dei sessanta aruspici, sono stati rinvenuti gli Elogia e i fasti del collegio, mentre alcune famiglie tarquiniesi, come i Caesennii e gli Spurinnae confluiti nei Vestricii, raggiunsero il senato romano; ancora nel 47 d.C. l'imperatore Claudio, promuovendo in senato la riorganizzazione dell'aruspicina, celebrava quella etrusca come la più antica disciplina d'Italia. La vita urbana proseguì fino alla tarda antichità, come attesta ancora il restauro di un impianto termale nel 503-504 d.C.; l'abitato si spopolò poi progressivamente a vantaggio del colle di Corneto, nucleo della città medievale e moderna.
quelle fiere selvagge che 'n odio hanno
tra Cecina e Corneto i luoghi colti»
Nel V secolo passò sotto il regno ostrogoto di Teodorico. Nella prima metà del VI secolo si trovò coinvolta nella guerra gotica e nella seconda metà del secolo entrò a far parte del longobardo ducato di Tuscia. Nella seconda metà dell'VIII secolo fu prima acquisita ai domini carolingi e poi donata al pontefice come parte del neo-costituito Stato della Chiesa.
Probabilmente già a partire dal VI secolo si ebbe l'iniziale graduale spopolamento dell'abitato etrusco-romano, che andò accentuandosi in età medievale, per poi completarsi nel tardo medioevo, quando la città antica si era ridotta a poco più di un castello fortificato. Le cause vanno rintracciate nelle devastazioni compiute dagli invasori germanici prima e nelle incursioni dei musulmani poi, che oltre a decimare la popolazione causarono una progressiva involuzione economica del territorio.
A partire dall'VIII secolo, su un colle contiguo alla città antica, ma in vista del mare, è attestata la presenza di una rocca detta Corgnetum o Cornietum. Tra la fine del X e gli inizi dell'XI secolo, nei documenti troviamo nominato un Corgitus (dal 1004) o Torre di Corgnitu (dal 939). Da questo piccolo primo nucleo si svilupperà, nei secoli XI e XII, il centro medievale di Corneto.
Nel 1144 Corneto divenne libero comune italiano stipulando patti commerciali con Genova (nel 1177) e con Pisa (nel 1177). Nel XIII secolo resistette validamente all'assedio dell'imperatore Federico II. In questo periodo il territorio cornetano fu uno dei maggiori produttori ed esportatori di frumento in Italia. Inoltre, in seguito alla distruzione di Centumcellae da parte dei corsari barbareschi, a partire dal IX secolo riprese vita e importanza l'antico porto, abbandonato secoli prima, che diviene uno scalo di collegamento fra l'entroterra umbrolaziale e il Mediterraneo.
In questo contesto si inquadra lo scontro nel XIII e XIV secolo fra Corneto e città maggiori, come Viterbo e Roma, che intendevano imporre il loro dominio approfittando della debolezza del potere pontificio, specie durante la cattività avignonese. Corneto si oppose anche alle mire della Chiesa, ma la città fu infine ridotta all'obbedienza dal cardinale Egidio Albornoz (1355) e da quel momento, anche se con brevi interruzioni, rimase stabilmente allo Stato Pontificio condividendone le vicende.
Nel 1435 papa Eugenio IV elevò Corneto al rango di civitas e di sede vescovile, come premio ai meriti del cardinal Vitelleschi, nativo di Corneto, nel ristabilire il dominio papale sullo Stato della Chiesa. Nel 1854 la diocesi di Corneto fu unita aeque principaliter alla diocesi di Civitavecchia. Nel 1986 le diocesi furono pienamente unite nella diocesi di Civitavecchia-Tarquinia.
Da documenti rinvenuti nell'Archivio Storico del Comune di Tarquinia si hanno notizie della presenza di Albanesi a partire dal 1458, quando papa Pio II, il 17 settembre, scrive al “diletto figlio nobil uomo conte di Pitigliano” Aldobrandino II che un “certo uomo albanese nella recente estate trascorsa ha incendiato nel territorio cornetano una gran quantità di frumento e poi di aver trovato rifugio, con la fuga, nel tuo castello dove tuttora si trova.”
Nel 1484 andarono ad abitare a Corneto molte famiglie albanesi, per lo più soldati (stradioti) a cui si aggiunsero via via altre famiglie albanesi per sottrarsi alla oppressione ottomana.
Il 5 ottobre 1592, Flaminio Delfino, colonnello dell'esercito pontificio, arrivò a Corneto per ristabilire la società dei militi lancieri del capitano Elia Caputio albanese. Sempre nella stessa data del 5 ottobre del 1592, venne inviato un ordine scritto al colonnello Delfino, relativo alla dislocazione delle truppe pontificie nello Stato della Chiesa. Tra queste dislocazioni compare la Compagnia di Albanesi del Capitano Michele Papada (Papadà) alla quale venne ordinato di andare a prestare servizio nel territorio di Ancona, nelle marine e, quando necessitava, anche in quello di Jesi, per sette scudi al mese.
In una lettera datata 19 novembre della 1592 inviata dalla comunità di Corneto a Teophilo Scauri, Procuratore di Roma, si evince la venuta di una compagnia di soldati albanesi a cavallo del Capitano Elia Caputio i quali, dal momento che erano arrivati, avevano cominciato a mancare di rispetto, cosicché la comunità chiese un provvedimento per farli allontanare, altrimenti potevano nascere notevoli disordini. Inoltre gli Albanesi volevano che la comunità li provvedesse di 40 rubbi d'orzo, il che non era possibile perché a Corneto non si trovava orzo. Non si accontentavano del fieno che gli dava la comunità, tanto che ne rubavano nei magazzini, non tralasciando quant'altro vi trovavano.
Gli Albanesi di Corneto vennero incorporati nel tessuto sociale. Dal catasto urbano del 1798 risulta un agglomerato di abitazioni nel terziere di San Martino come "contrada di Zinghereria", noto in precedenza come il Terziere del Poggio, che viene tuttora riconosciuto con l’appellativo di "Zinghereria".
In seguito alla costruzione del nuovo porto di Civitavecchia, erede dell'antica Centumcellae, con fortificazioni progettate da architetti del calibro di Michelangelo Buonarroti e Antonio da Sangallo, nel XV secolo Corneto perse nuovamente e definitivamente la sua funzione di porto dell'alto Lazio, il che determinò una progressiva decadenza economica e demografica del territorio, interessato sempre più dalla malaria a causa delle paludi costiere.
Nel periodo precedente la seconda guerra mondiale divenne sede della scuola di paracadutismo. Fu inoltre interessata da un massiccio programma di bonifiche da parte del regime fascista, seguito dalla riforma agraria del 1950: i due provvedimenti contribuirono al rilancio del settore agricolo e a un effimero sviluppo industriale collegato, attirando un'ingente immigrazione interna, soprattutto dalle Marche.
La città fu anche teatro di scontri e bombardamenti tra il 1943 e il 1944, quando fu occupata dagli Alleati.
A partire dagli anni 60 del XX secolo poi, con la costruzione lungo la costa di Lido di Tarquinia e di Marina Velca, si è sviluppato anche un discreto turismo balneare.

Lo stemma e il gonfalone sono stati riconosciuti con decreto del capo del governo del 4 febbraio 1933.
Il gonfalone è un drappo di rosso.
L'antico centro etrusco e romano sorgeva sull'altura detta "La Civita", alle spalle del "colle dei Monterozzi" dove sorge l'abitato odierno e dove si trova la necropoli antica (necropoli dei Monterozzi).

Le testimonianze più antiche di abitato sul colle de "La Civita" risalgono a un grande centro proto-urbano del periodo villanoviano (IX-VIII secolo a.C.) che grazie alle ricerche topografiche si è potuto calcolare attorno ai 150 ettari di estensione; non sono numerosi i resti dell'abitato, di cui sono visibili in particolare gli imponenti avanzi di un tempio, oggi detto Ara della Regina (44 × 25 m), datato intorno al IV - III secolo a.C.; l'edificio, con unica cella e colonnato, era costruito in tufo con sovrastrutture in legno e decorazioni fittili. È identificabile il tracciato della cinta urbana, adattato all'altura per un percorso di 8 km circa (IV - V secolo a.C.).
Un elemento di eccezionale interesse archeologico è costituito dalle vaste necropoli, in particolare la necropoli dei Monterozzi, che racchiudono un gran numero di tombe a tumulo con camere scavate nella roccia, nelle quali è conservata una straordinaria serie di dipinti, che rappresentano il più cospicuo nucleo pittorico a noi giunto di arte etrusca e al tempo stesso il più ampio documento di tutta la pittura antica prima dell'età imperiale romana. Le camere funerarie, modellate sugli interni delle abitazioni, presentano le pareti decorate a fresco su un leggero strato di intonaco, con scene di carattere magico-religioso raffiguranti banchetti funebri, danzatori, suonatori di aulós, giocoleria, paesaggi, in cui è impresso un movimento animato e armonioso, ritratto con colori intensi e vivaci. Dopo il V secolo a.C. figure di demoni e divinità si affiancano agli episodi di commiato, nell'accentuarsi del mostruoso e del patetico.
Alle celebri necropoli di origine etrusca, si è aggiunta dal 1998 la necropoli di Villa Bruschi Falgari risalente all'epoca villanoviana, quindi alla prima età del ferro, che ha restituito quasi 250 sepolcri, e resti umani, che sottoposti all'esame del DNA antico, hanno permesso di approfondire la storia genetica delle popolazioni italiane.
Cencelle è un sito archeologico nel territorio del comunale, dove sono stati scavati i resti di una città medievale sorta alla metà del IX secolo e abbandonata in età moderna.
Abitanti censiti

Al 1º gennaio 2025 gli stranieri residenti nel comune erano 954, pari al 6,02% della popolazione. Di seguito sono riportati i gruppi più consistenti:
Il dialetto tarquiniese, o "cornetano", si è sviluppato in un territorio situato a nord di Roma, e aperto pertanto a influssi tanto di tipo romanesco quanto toscano: pur potendo essere fatto rientrare nei dialetti della Tuscia viterbese, se ne discosta per altre caratteristiche, per cui la sua classificazione risulta problematica, e pertanto sarebbe preferibile considerarlo un dialetto "di transizione". In ogni caso, esso presenta le maggiori affinità con la parlata di Montalto di Castro e di altre località limitrofe della Maremma meridionale. A ciò va aggiunto che, immediatamente dopo la battaglia di Castelfidardo del 1860, nelle campagne tarquiniesi si verificò un massiccio afflusso di famiglie marchigiane, provenienti prevalentemente dalla provincia di Macerata, che si insediarono in Maremma per bonificarne le pianure: esse, data la scarsità di contatti con la popolazione tarquiniese del centro urbano, mantennero fino a circa mezzo secolo fa le loro tradizioni e la loro parlata di tipo mediano, caratterizzata dall'articolo determinativo maschile lu e i suffissi in -u dagli originari vocaboli latini in -us/-um, nonché dal passaggio sistematico di "b" iniziale in "v" (vocca per "bocca"). Le principali caratteristiche del dialetto cornetano sono le seguenti:
• il passaggio di "-i" finale, maschile e femminile, in "-e", caratteristica tipica di molte aree che vanno dall'entroterra marchigiano centrale (Arcevia in provincia di Ancona), all'Umbria (Assisi, antico dialetto perugino, Todi e Orvieto), fino a giungere alle località viterbesi, i cui ultimi effetti si avvertivano nell'antico dialetto di Civitavecchia. Pertanto si avranno ad esempio le baffe per "i baffi", le parte per "le parti", l'omine morte per "gli uomini morti", ecc.;
• l'oscillazione dell'articolo determinativo maschile singolare, che può essere reso, a seconda dei casi, in er, come in romanesco, el o l, come nel viterbese settentrionale e nel toscano meridionale: tale spiccata variabilità costituisce una dimostrazione lampante del carattere di transizione del tarquiniese; è da notare che i termini inizianti con la lettera "z" vengono preceduti da el o l, anziché da "lo" come in italiano o da "o" come a Roma, per cui si avrà ad esempio l zucchero, l zaino, ecc., e da ciò deriva che anche gli indeterminativi che precedono "z" o "s" impura vengono resi come un o n, ad esempio un zoccolo o n zoccolo;
• vi sono poi numerose peculiarità nella resa di vocaboli e che vanno perdendosi nella parlata attuale: ad esempio "la grotta-le grotte" diviene la grotte-le grotti, "la mano-le mani" diventa la mano-le mano, ecc.;
• comunemente ad altre parlate dell'Italia centrale umbra e toscana, gli aggettivi possessivi "mio, tuo, suo" divengono mi', tu', su, in ogni vocabolo, e non solo per i nomi di parentela come nel romanesco: ad esempio l tu' cane, le su' cane, per "il tuo cane", "i suoi cani"; gli stessi articoli, resi al plurale, quando seguono il nome, divengono mie, tue, sue, ad esempio pensa a l'affare tue che io penso a le mie;
• i pronomi personali "lui" e "lei" diventano rispettivamente lù e lè, come in molte altre parti dell'Italia centrale, specie l'Umbria; a loro volta, "noi" e "voi" diventano no e vo;
• si verifica l'apocope, ossia la caduta della sillaba finale, in vocaboli come "padre, madre, zio", che diventano pa', ma', zi', ad esempio l mi' pa, la su' ma, l zi' 'Ntogno ("lo zio Antonio"): tale fenomeno è riscontrabile soprattutto in Toscana;
• come nel romanesco, si verifica il passaggio di LD in LL nella sola parola callo-a per "caldo-a", a differenza di quanto accade nei dialetti italiani mediani e in quelli meridionali, ove il fenomeno si verifica in maniera sistematica;
• le preposizioni articolate vengono rese in modo distaccato dagli articoli, ad es. de le case per "delle case", a la scola per "alla scuola": tale fenomeno è molto comune anche nei dialetti umbri, marchigiani e abruzzesi;
• come a Roma e nel resto del Lazio (e non solo), si verifica il raddoppiamento sistematico di "b", "z" e g" (ad es. tabbella, azzione, paggella, ecc.);
• è possibile riscontrare alcune sporadiche divergenze nell'apertura e chiusura delle vocali rispetto all'italiano di Roma: ad es. nòme, di contro al romano (e italiano standard) nóme, oppure viceversa dópo, come in toscano d italiano standard, di contro al romano dòpo, e ancora i suffissi in "-esimo/a" sono resi aperti come in toscano, umbro e marchigiano (nonché in italiano standard), a differenza del romano, che li pronuncia chiusi, ad esempio quindicèsimo e non quindicésimo;
• nel vernacolo è possibile riscontrare, come nel resto del Lazio settentrionale, la forma toscana "via" usata in fine di frase, ad esempio "famo questo, via!", mentre a Roma si usa comunemente "va'"; ancora, sono in uso come in Toscana in diminutivi col suffisso in "-ino/a": ad esempio cosina, in luogo del romano (e anche italiano) cosetta;
• relativamente infine ai verbi, sono da registrare forme particolari, rinvenibili qua e là anche nel romanesco e in altri vernacoli, come la prima persona del condizionale presente coincide con la terza (ad esempio io avrebbe, lù avrebbe); sempre nel condizionale presente la prima e la seconda persona plurale assumono una forma promiscua fra il condizionale stesso e l'imperfetto congiuntivo, ad esempio no' avessimo per "noi avremmo", oppure avressivo per "voi avreste", dove si può notare che il vo' è unito al verbo, un po' come accade in francese; ancora, le deformazioni coinvolgono pure i passati remoti, dove, in luogo della prima plurale di questa forma verbale, viene usata la prima plurale dell'imperfetto congiuntivo, ad esempio "noi avemmo" diventa no' avessimo: si tratta di un uso presente pure nel toscano dei secoli XVI e XVII; si usano poi forme come cantono e cantavono; al participio passato, "creduto" diviene creso, "sceso" diventa scento, e da "spandere" abbiamo spaso, quest'ultima forma in uso pure in Umbria, Marche, Abruzzo e Campania; infine, l'imperativo del verbo "essere", "sii", diventa esse o, come a Roma, essi, ad esempio esse/-i bono per "sii buono".
Il comune è sede di una università agraria, un ente di gestione e mantenimento del patrimonio della collettività, erede di istituzioni medievali di autogoverno agrario.
Per il settore agricolo si producono nel territorio cereali e ortaggi e viene praticato l'allevamento. Sviluppato è anche il settore turistico, grazie i cospicui resti della città etrusca. Sulla costa si trova inoltre la stazione balneare del Lido di Tarquinia. Tra le attività economiche più tradizionali e rinomate vi sono quelle artigianali, come l'arte della ceramica, della terracotta e del ferro.
Proseguendo lungo la costa ci si ritrova nel paesaggio dell'alto Lazio caratterizzato da grandi pianure e zone con coltivazione di arachidi e pompelmi.[senza fonte]
Di seguito la tabella storica elaborata dall'Istat a tema Unità locali, intesa come numero di imprese attive, e addetti, intesi come numero addetti delle unità locali delle imprese attive (valori medi annui).
| 2015 | 2014 | 2013 | ||||||||
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Numero imprese attive | % Provinciale Imprese attive | % Regionale Imprese attive | Numero addetti | % Provinciale Addetti | % Regionale Addetti | Numero imprese attive | Numero addetti | Numero imprese attive | Numero addetti | |
| Tarquinia | 1.165 | 4,98% | 0,26% | 3.330 | 5,61% | 0,22% | 1.196 | 3.442 | 1.243 | 3.507 |
| Viterbo | 23.371 | 5,13% | 59.399 | 3,86% | 23.658 | 59.741 | 24.131 | 61.493 | ||
| Lazio | 455.591 | 1.539.359 | 457.686 | 1.510.459 | 464.094 | 1.525.471 |
Nel 2015 le 1.165 imprese operanti nel territorio comunale, che rappresentavano il 4,98% del totale provinciale (23.371 imprese attive), hanno occupato 3.330 addetti, il 5,61% del dato provinciale (59.399 addetti); in media, ogni impresa nel 2015 ha occupato poco meno di tre persone (2,86).
È servita dallo svincolo omonimo dell'autostrada A12 Roma-Tarquinia, che termina pochi chilometri dopo reinnestandosi sulla SS1 Aurelia in direzione Montalto di Castro. Importante anche il vicino svincolo di "Monte Romano" che collega Tarquinia alla Aurelia bis e alla (in parte in costruzione) Strada statale 675 Umbro-Laziale.
Inoltre è collegata tramite la Strada Provinciale 3 Tarquiniese a Tuscania.
La città è servita dalla stazione di Tarquinia, posta sulla linea Tirrenica.

Tarquinia ebbe un importante aeroporto militare ''Americo Sostegni '', costituito nel 1936 e che tra il 1940 e il 1943 fu la sede della "Prima scuola di paracadutisti d’Italia". Nell'estate del 1943 divenne base del 5º Stormo Tuffatori (101º e 102º Gruppo) comandato dal giovane asso Giuseppe Cenni (Medaglia d'oro al valor militare). Oggi l'aeroporto è in un avanzato stato di abbandono: una targa all'ingresso ricorda quello che fu.
I trasporti pubblici urbani sono gestiti dalla società Eusepi Trasporti, i trasporti interurbani vengono svolti con autobus gestiti dalla COTRAL.
Nel 1922 Corneto Tarquinia, allora nella provincia di Roma, cambiò denominazione in Tarquinia.
Nel 1928, a seguito del riordino delle circoscrizioni provinciali stabilito dal regio decreto n. 1 del 2 gennaio 1927, per volontà del governo fascista, un anno dopo che era stata istituita la provincia di Viterbo, Tarquinia passò dalla provincia di Roma a quella di Viterbo.
| Periodo | Primo cittadino | Partito | Carica | Note | |
|---|---|---|---|---|---|
| 29 settembre 1988 | 20 aprile 1990 | Gianfranco Ciurlini | Democrazia Cristiana | Sindaco | |
| 24 aprile 1990 | 17 gennaio 1992 | Giovanni Chiatti | Democrazia Cristiana | Sindaco | |
| 22 luglio 1992 | 11 dicembre 1993 | Maurizio Conversini | Partito Democratico della Sinistra | Sindaco | |
| 11 dicembre 1993 | 27 giugno 1994 | Salvatore Santo | — | Commissario straordinario | |
| 27 giugno 1994 | 26 maggio 2002 | Maurizio Conversini | L'Ulivo | Sindaco | |
| 26 maggio 2002 | 27 maggio 2007 | Alessandro Giulivi | Forza Italia | Sindaco | |
| 27 maggio 2007 | 6 maggio 2012 | Mauro Mazzola | Partito Democratico | Sindaco | |
| 6 maggio 2012 | 11 giugno 2017 | Mauro Mazzola | Partito Democratico | Sindaco | |
| 11 giugno 2017 | 3 settembre 2018 | Pietro Mencarini | Indipendente | Sindaco | |
| 3 settembre 2018 | 9 giugno 2019 | Giuseppe Ranieri | — | Commissario prefettizio | |
| 9 giugno 2019 | 24 giugno 2024 | Alessandro Giulivi | Lega - Civiche | Sindaco | |
| 24 giugno 2024 | in carica | Francesco Sposetti | Coalizione di Centro-sinistra | Sindaco | |
Classificazione sismica: zona 3 (sismicità bassa), Ordinanza PCM 3274 del 20/03/2003
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 125478941 · BAV 497/1701 · LCCN (EN) n79086771 · GND (DE) 4105777-6 · BNF (FR) cb11964640z (data) · J9U (EN, HE) 987007547803505171 |
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