| Populonia frazione | |
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| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | |
| Provincia | |
| Comune | |
| Territorio | |
| Coordinate | 42°59′22″N 10°29′29″E |
| Altitudine | 170 m s.l.m. |
| Abitanti | 17 (2001) |
| Altre informazioni | |
| Cod. postale | 57020 |
| Prefisso | 0565 |
| Fuso orario | UTC+1 |
| Nome abitanti | populoniese, populoniesi |
| Cartografia | |
Populonia è una frazione del comune di Piombino in provincia di Livorno. Comprende anche la località Populonia Stazione e fa parte della Circoscrizione Populonia-Fiorentina.
È stata in antichità una delle più grandi ed importanti città etrusche e romane, e fu parte della Dodecapoli etrusca.
L'antico abitato si trova in posizione dominante su di uno dei promontori che formano il golfo di Baratti e conserva fortificazioni del XV secolo ad opera dei Signori di Piombino, gli Appiani, come testimoniato dal dragone simbolo della casata posto sopra l'ingresso del borgo.

Populonia (in etrusco pupluna, puplana e più raramente fufluna) fu una città etrusca, l'unica sorta direttamente sulla costa, e una delle città della dodecapoli etrusca. La sua fortuna è legata alla lavorazione del ferro proveniente dalle miniere dell'isola d'Elba e del comprensorio di Campiglia, che ne fecero uno dei maggiori centri metallurgici del Mediterraneo antico, insieme alla posizione di crocevia dei traffici del Tirreno settentrionale e di raccordo con la Corsica e la Sardegna.
L'acropoli sorgeva sulle alture di Poggio del Castello e Poggio del Telegrafo, all'estremità sud-occidentale del golfo di Baratti; attorno al golfo si disponevano le necropoli e i quartieri destinati alla lavorazione dei metalli.
Il processo di formazione della città prese avvio agli inizi dell'età del ferro (IX secolo a.C.), quando il popolamento sparso del Bronzo finale, distribuito in piccoli nuclei lungo la costa, si concentrò sulle alture di Poggio del Castello e Poggio del Telegrafo. Tra l'orientalizzante e l'età arcaica Populonia conobbe la sua massima fioritura, dotandosi di un'ampia cinta muraria e sviluppando attorno al porto i quartieri per la produzione del ferro, che si estesero sopra le necropoli più antiche lasciando i grandi accumuli di scorie ancora visibili.
In età romana la città mantenne una notevole autonomia, continuando a battere moneta propria. Secondo Tito Livio, nel 205 a.C. Populonia contribuì alla spedizione africana di Scipione l'Africano fornendo ferro. La tradizione erudita attribuiva la fine della città a una distruzione operata da Silla per punire il suo schieramento a fianco di Mario, ma l'indagine archeologica non ha restituito tracce di una distruzione violenta di quell'epoca; il declino appare piuttosto graduale.
Alla fine del I secolo a.C. Strabone descrive un abitato d'altura ormai quasi deserto, frequentato solo per i luoghi di culto, mentre restava attivo il porto ai piedi della rocca, con i suoi arsenali e la lavorazione del ferro elbano. Il silenzio delle iscrizioni a partire dai primi decenni del I secolo d.C., in corrispondenza con l'assenza di sepolture coeve, segna una crisi precoce del sistema di porti e di traffici su cui la città si reggeva.
Per tutta l'età etrusca e nella prima fase del dominio romano l'economia della città si fondò sulla siderurgia e sui commerci marittimi. Nei quartieri presso il porto il minerale di ferro estratto all'Elba veniva ridotto in forni e lavorato, per poi essere smerciato verso gli altri centri etruschi e il resto del Mediterraneo; i corredi delle necropoli documentano scambi con il mondo greco, la Sardegna, la Corsica e la penisola iberica.

Ridotta a piccolo centro, in età tardoantica Populonia conservò tuttavia il rango di sede vescovile. La tradizione agiografica lega la fine della città antica alla figura di san Cerbone e alle vicende dei secoli VI e VII; le fonti ricordano un saccheggio operato nell'809 da predoni indicati come Greci nel Chronicon di Reginone di Prüm. Nelle vicinanze sorse il monastero di San Quirico, mentre il baricentro del popolamento si spostava progressivamente verso sud, verso l'approdo di Falesia e il sito della futura Piombino.
Il borgo attuale risale al XV secolo, quando Populonia faceva parte del Principato di Piombino retto dalla famiglia degli Appiani. A questa fase si devono l'impianto del borgo e la rocca, avviata da Jacopo II Appiano e completata da Jacopo III Appiano verso la metà del secolo.
Presso l'abitato sono visibili tratti delle mura etrusche e resti di edifici di età romana. Le necropoli delle diverse fasi e il quartiere metallurgico presso il porto sono compresi nel parco archeologico di Baratti e Populonia. Nel borgo si trova la privata Collezione Gasparri, con reperti dall'area cittadina e dai fondali antistanti; nel centro storico di Piombino ha sede il Museo archeologico del territorio di Populonia.
Populonia Stazione dista dal nucleo antico (la vera Populonia) circa quattro km ed ha circa 350 abitanti. È sorta nella pianura a poca distanza dalla strada della Principessa, intorno agli anni cinquanta, ove sorge la stazione ferroviaria di Populonia. Inizialmente furono costruite solo poche case prossime alla stazione, posta sulla linea ferroviaria Piombino-Campiglia M.ma.
Nei pressi sorge anche l'antica tenuta di Poggio all'Agnello, grande fattoria appartenuta ai conti Desideri, proprietari terrieri latifondisti nel XVIII/XIX secolo. Dopo un lungo abbandono è stata restaurata e vi sorge una struttura alberghiera.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 134910439 · LCCN (EN) n83220334 · GND (DE) 4116050-2 · BNF (FR) cb12029273s (data) · J9U (EN, HE) 987007564673905171 |
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