| Volsinii | |
|---|---|
| Civiltà | Etruschi e antica Roma |
| Utilizzo | città |
| Epoca | età del bronzo finale - III secolo a.C. (centro etrusco); IV secolo a.C. - tarda antichità (centro romano) |
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Comune | Orvieto (Volsinii veteres, identificazione prevalente) / Bolsena (Volsinii novi) |
| Scavi | |
| Date scavi | scavi ottocenteschi a Orvieto; 1946-1986 (Bolsena); dal 2000 (Campo della Fiera) |
| Organizzazione | École française de Rome; Università di Perugia, di Macerata, di Foggia |
| Archeologo | Raymond Bloch; Simonetta Stopponi |
| Amministrazione | |
| Ente | Soprintendenza ABAP per l'Umbria; Soprintendenza ABAP per la provincia di Viterbo e per l'Etruria meridionale |
| Visitabile | Sì |
| Sito web | www.beniculturali.it/luogo/area-archeologica-di-volsinii |
| Mappa di localizzazione | |
| |
Volsinii (in etrusco Velzna o Velsna, in greco antico Οὐολσίνιοι) è stata un'antica città etrusca e in seguito romana. Le fonti antiche la ricordano per la ricchezza e per la bontà delle sue leggi e ne collocano nelle vicinanze il Fanum Voltumnae, il santuario federale della dodecapoli etrusca.
Secondo l'ipotesi formulata da Karl Otfried Müller nel 1828 e oggi largamente prevalente, il centro etrusco sorgeva sul sito di Orvieto, il cui nome medievale Urbs vetus conserverebbe memoria della città antica.
Nel 264 a.C. la città fu conquistata e distrutta dai Romani, che ne trasferirono la popolazione superstite in un nuovo sito presso il lago di Bolsena, dove sorse la Volsinii romana, l'attuale Bolsena: un trattamento analogo a quello riservato pochi anni dopo a Falerii. La distinzione tra Volsinii veteres (il centro etrusco) e Volsinii novi (il centro romano) è una convenzione moderna, assente nelle fonti antiche.
Il toponimo è attestato nelle iscrizioni etrusche nelle forme Velzna e Velsna; l'aggettivo etnico velznach, «volsiniese», compare nelle iscrizioni dipinte della tomba François di Vulci, a designare il guerriero Laris Papathnas. La forma latina Volsinii e quella greca Οὐολσίνιοι ne costituiscono gli adattamenti. Il nome medievale di Orvieto, attestato dagli scrittori altomedievali (Procopio, Paolo Diacono, Gregorio Magno) nelle forme Οὐρβίβεντος e Urbs vetus, indica che il centro medievale nacque in un sito in cui erano vivi il ricordo o i resti di un'antica città.
Valerio Massimo definisce Volsinii «opulenta, moribus et legibus ordinata, Etruriae caput», città opulenta, ordinata per costumi e leggi, capitale d'Etruria. La città fece parte della lega delle dodici città etrusche e nel suo territorio le fonti collocano il Fanum Voltumnae, il santuario federale presso cui, secondo Tito Livio, si riunivano i rappresentanti dei duodecim populi per deliberare in comune, anche in materia di politica estera. Livio non indica mai la localizzazione del santuario, la cui titolarità spettava al dio Voltumna, il deus Etruriae princeps di Varrone.
Una tradizione riportata da Plinio il Vecchio fa di Porsenna, il celebre re di Chiusi, un re di Volsinii, al quale si attribuiva la salvezza della città, minacciata da un mostro, ottenuta evocando un fulmine: secondo Giovannangelo Camporeale la notizia riflette gli stretti rapporti tra i due centri nel VI secolo a.C. e potrebbe costituire una duplicazione del Porsenna chiusino.
Dopo le vittorie romane su Veio (396 a.C.), Capena (395 a.C.) e Falerii (394 a.C.), l'espansione lungo la valle del Tevere portò Roma a scontrarsi ripetutamente con Volsinii:
I confini del territorio volsiniese sono ricostruibili con certezza solo in parte: il Tevere a oriente e il lago di Bolsena a occidente ne segnavano i limiti naturali, mentre verso sud l'area di influenza arrivava fino a Montefiascone e Grotte S. Stefano, restando al di qua della Silva Ciminia, e a nord risaliva la valle del Paglia. Le numerose piccole necropoli di IV-II secolo a.C. sparse tra la rupe di Orvieto e il lago rivelano un popolamento rurale diffuso, mentre insediamenti di maggior peso si concentravano verso la riva orientale del lago: oltre al centro presso l'attuale Bolsena, l'abitato villanoviano sommerso del Gran Carro e i complessi della Capriola e della Civita, quest'ultimo cinto da mura a doppia cortina con fasi arcaica ed ellenistica.
Per la prima metà del III secolo a.C. le fonti (tutte romane o bizantine, e di età posteriore) riferiscono di un rivolgimento interno che sovvertì gli assetti sociali della città. La tradizione non è però concorde sui protagonisti: Valerio Massimo parla di servi, mentre Floro, il De viris illustribus e Orosio attribuiscono il sovvertimento ai liberti, ammessi dai padroni a privilegi crescenti fino a impadronirsi del potere, e le fonti bizantine (Giovanni Antiocheno e Zonara) parlano di οἰκέται. Ai nuovi padroni le fonti attribuiscono una serie di soprusi: costringevano i nobili a istituirli eredi, impedivano loro banchetti e assemblee, si univano con la forza alle donne delle loro famiglie. Una situazione analoga è tramandata dallo pseudo-Aristotele per la sconosciuta città etrusca di Oinarea, che alcuni studiosi hanno proposto di identificare con Volsinii. Il racconto, costruito sull'opposizione tra l'antica floridezza della città e la sua degenerazione morale per effetto della luxuria, appartiene a un consolidato repertorio moralistico greco-romano sulla ricchezza e la decadenza degli Etruschi, e va letto come tale piuttosto che come cronaca; gli storici moderni vi riconoscono l'eco di un conflitto sociale interno, avvertendo però che la terminologia greca e latina (servi, liberti, οἰκέται) traduce imperfettamente l'articolazione delle classi dipendenti etrusche, nota da termini come lautni ed etera.
Secondo la ricostruzione corrente, il console Quinto Fabio Massimo Gurgite, inviato contro la città nel 265 a.C., morì in seguito alle ferite riportate in battaglia; l'identificazione dei comandanti romani della campagna, a eccezione di Fulvio Flacco, resta tuttavia discussa. L'anno seguente il console Marco Fulvio Flacco espugnò la città e la distrusse; la popolazione superstite fu trasferita in un nuovo sito in pianura presso il lago.
La conquista, per la quale Flacco celebrò il trionfo de Vulsiniensibus registrato dai Fasti, fruttò a Roma un bottino celebre: secondo la notizia riportata da Plinio il Vecchio, dalla città furono asportate circa duemila statue di bronzo, numero forse esagerato ma indicativo della ricchezza dei santuari volsiniesi. Di esse doveva forse far parte la statua di Vertumno, caratterizzata da attributi agricoli, collocata a Roma all'ingresso del quartiere etrusco. Negli scavi dell'area sacra di Sant'Omobono a Roma sono state rinvenute nel 1961 le basi di due donari gemelli con l'iscrizione dedicatoria del console: «M. Folvio(s) Q. f. cosol d(edet) Volsinio capto», «Marco Fulvio, figlio di Quinto, console, dedicò dopo la presa di Volsinii». Il console fece inoltre erigere sull'Aventino, secondo la prassi dell'evocatio, un tempio dedicato a Vertumno, la divinità romana corrispondente al Voltumna etrusco: Festo ricorda che vi era raffigurato lo stesso Flacco in veste di trionfatore.
La nuova Volsinii sorse presso la riva orientale del lago, nel sito dell'attuale Bolsena, dove era già attivo un insediamento: nella zona collinare tra i fossi del Capretto e Brutto si conserva una cinta muraria dall'andamento sinuoso di circa 4,5 km, a doppia cortina congiunta da muri trasversali, la cui costruzione è stata riferita al IV secolo a.C., l'epoca in cui la pressione militare romana sull'Etruria interna si fece sistematica. Nell'area urbana sono note le fondazioni di alcuni templi di età ellenistica, a Poggio Casetta, a Poggio Pesce e al Pozzarello: quest'ultimo, identificato in passato con il santuario della dea Nortia, ha però come titolare del culto, stando a un cippo iscritto rinvenuto al suo interno, Selvans, divinità preposta ai confini. Al tempio di Nortia «a Volsinii» le fonti riferiscono il rito di infiggere annualmente un chiodo per il computo degli anni (clavus annalis), analogo a quello praticato a Roma nel tempio capitolino; non è però certo a quale delle due Volsinii la notizia vada riferita.
La costruzione della via Cassia nel II secolo a.C. favorì la romanizzazione dell'area. Le indagini archeologiche più recenti nell'area del foro, a Poggio Moscini, indicano che il reticolo viario ortogonale e la piazza forense furono impiantati all'inizio del I secolo a.C., con ogni probabilità in concomitanza con l'istituzione del municipio, mentre la basilica fu edificata in età augustea: una revisione delle cronologie proposte dagli scavi dell'École française de Rome (1946-1986), che datavano il foro in età flavia. In età imperiale la città fece parte della Regio VII Etruria augustea e conobbe una notevole vitalità economica, documentata tra l'altro dalla circolazione della terra sigillata italica.
Vi era attivo il culto della dea Demetra/Cerere, derivato per sincretismo da una precedente divinità locale etrusca. A Volsinii nacquero Seiano, il prefetto del pretorio di Tiberio, e il filosofo stoico Gaio Musonio Rufo.
Il problema della localizzazione della Volsinii etrusca è uno dei più longevi dell'etruscologia. L'identificazione con il sito di Orvieto fu proposta da Karl Otfried Müller nel 1828; gli scavi ottocenteschi nelle grandi necropoli orvietane (Crocifisso del Tufo, Cannicella) e i resti templari urbani sembravano confermarla, insieme al nome medievale Urbs vetus.
Le campagne di scavo condotte dall'École française de Rome a Bolsena a partire dal 1946, sotto la direzione di Raymond Bloch, portarono a una diversa soluzione: la continuità di insediamento tra la Volsinii etrusca e quella romana nello stesso sito bolsenese. Per il grande centro etrusco di Orvieto venne proposta in alternativa l'identificazione con Salpinum, città alleata di Volsinii che si riteneva menzionata dalle fonti; anche questa ipotesi cadde quando Giovanni Baffioni dimostrò che il nome stesso era frutto di una congettura erudita sui Sappinates ricordati da Livio. L'ipotesi bolsenese, a lungo prevalente, entrò in crisi con le scoperte orvietane degli anni sessanta: il tratto di mura etrusche del IV secolo a.C. individuato da Mario Bizzarri presso via della Cava nel 1966, sulla direttrice dell'unico accesso naturale alla città, accostato alla solidissima cinta difensiva di cui parla Zonara, e i resti di età villanoviana e arcaica emersi sotto la chiesa di Sant'Andrea. Nella discussione seguita alla relazione di Staccioli nel 1972, lo stesso Bloch riconosceva che la bilancia pendeva ormai verso Orvieto, pur giudicando la soluzione probabile ma non certa. A rafforzare l'ipotesi orvietana concorre anche il dato archeologico della fine della città: la documentazione archeologica orvietana si dirada bruscamente dopo la metà del III secolo a.C., in coincidenza con la distruzione del 264 a.C.
L'identificazione della Volsinii etrusca con Orvieto è oggi accolta dalla grande maggioranza degli studiosi; una residua prudenza era mantenuta in sede manualistica da Giovannangelo Camporeale, che considerava la questione non risolta in maniera definitiva.
Dal 2000 gli scavi in località Campo della Fiera, ai piedi della rupe di Orvieto, diretti da Simonetta Stopponi, hanno messo in luce un imponente complesso santuariale (templi, via sacra, recinti, donari e depositi votivi) con frequentazione continua dalla metà del VI secolo a.C. all'età romana imperiale, identificato dagli scavatori con il Fanum Voltumnae. Un argomento a favore della localizzazione del santuario presso Volsinii è offerto dal cosiddetto Rescritto di Spello (CIL XI, 5265, 333-337 d.C.), con cui Costantino concesse agli abitanti di Spello di celebrare in patria le cerimonie annuali che l'antica consuetudine imponeva di tenere presso Volsinii.
L'identificazione è oggi largamente accolta, ma manca a tutt'oggi una conferma epigrafica diretta: dal sito non provengono dediche al dio, e il graffito ve su un piatto a vernice nera dall'Area Sud è riferito solo dubitativamente, dagli stessi scavatori, a un'abbreviazione del teonimo Veltune. Una prudenza analoga era espressa da Giovannangelo Camporeale che, scrivendo a indagini ancora in corso, riteneva che la prova risolutiva potesse venire solo da epigrafi dedicatorie o da immagini della divinità, e giudicava il Rescritto di Spello un indizio debole, data la distanza cronologica dagli eventi ricordati da Livio, e semmai orientato verso la Volsinii di età romana.
| Controllo di autorità | LCCN (EN) sh85144314 · GND (DE) 4225089-4 · J9U (EN, HE) 987007546192905171 |
|---|