| Isernia comune | |
|---|---|
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | |
| Provincia | |
| Amministrazione | |
| Sindaco | Piero Castrataro (indipendente di centro-sinistra) dal 21-10-2021 |
| Territorio | |
| Coordinate | 41°36′10″N 14°14′23″E |
| Altitudine | 423 m s.l.m. |
| Superficie | 69,15 km² |
| Abitanti | 20 458 (31-5-2026) |
| Densità | 295,85 ab./km² |
| Frazioni | Acquazolfa, Asinina, Bazzoffie, Breccelle, Capruccia, Castagna, Castelluccio, Castelromano, Collecroci, Colle de' Cioffi, Colle Martino, Colle Pagano, Colle Palumbo, Conocchia, Coppolicchio, Fragnete, Marini, Ramiera Vecchia, Rio, Salietto, Valle Soda, Valgianese |
| Comuni confinanti | Carpinone, Forlì del Sannio, Fornelli, Longano, Macchia d'Isernia, Miranda, Pesche, Pettoranello del Molise, Roccasicura, Sant'Agapito |
| Altre informazioni | |
| Cod. postale | 86170 |
| Prefisso | 0865 |
| Fuso orario | UTC+1 |
| Codice ISTAT | 094023 |
| Cod. catastale | E335 |
| Targa | IS |
| Cl. sismica | zona 1 (sismicità alta) |
| Cl. climatica | zona D, 1 866 GG |
| Nome abitanti | isernini |
| Patrono | san Pietro Celestino |
| Giorno festivo | 19 maggio |
| PIL | (nominale) 387,5 mln € |
| PIL procapite | (nominale) 18 225 € |
| Cartografia | |
| Sito istituzionale | |
| Moneta Aesernia | |
|---|---|
| VOLCANOM testa di Vulcano con pileo; dietro tenaglia. | Giove che guida una biga; sopra Vittoria. In esergo [A]ISΕRΝΙΝΟ |
| Æ 21,5mm 5,96 g. | |
Isernia (, AFI: /iˈzεrnja/; Sèrnia in dialetto isernino) è un comune italiano di 20 458 abitanti, capoluogo dell'omonima provincia in Molise.
Tra i primi insediamenti paleolitici documentati d'Europa, nell'antichità fu una fiorente città sannita e in seguito municipium romano. Nel XIX secolo, dopo l'unità d'Italia fu luogo di reazione borbonica anti-unitaria[senza fonte]. Per il bombardamento subito durante la seconda guerra mondiale, Isernia è stata insignita della medaglia d'oro al valor civile. L'istituzione della provincia risale al 1970.
Il nucleo abitativo principale di Isernia è situato sull'ampio crinale di una collina oblunga dell'Appennino meridionale, la quale separa due corsi d'acqua paralleli di modesta portata, il Carpino e il Sordo. Tali bacini fluviali confluiscono a sud-ovest nel fiume Cavaliere, affluente del fiume Vandra, a sua volta affluente del Volturno. La città sorge lungo il tratturo Pescasseroli-Candela (un'antica via della transumanza), all'incrocio della strada statale 85 e la strada statale 17 Appulo-Sannitica, ed è circondata dai monti del Matese a sud e dalle Mainarde a nord-ovest. Il suo territorio ha un'altimetria che varia da 285 m s.l.m. fino a 905 m s.l.m., per una media di 457 m s.l.m.. La zona è ritenuta ad alto rischio sismico in quanto l'attività tellurica nel territorio è stimata come molto intensa. L'area settentrionale del centro abitato si trova ad un'altitudine maggiore rispetto alla parte meridionale (storicamente più antica), ed è situata su un terreno quasi pianeggiante ma molto umido e ricco di sorgenti acquitrinose, tra cui quella del fiume Sordo.
Secondo la Carta Geologica d'Italia redatta dal Servizio Geologico d'Italia, il territorio del comune di Isernia è situato a metà tra le formazioni "calcareo-dolomitiche mesozoiche" a sud, relative all'appennino campano e dei monti del Matese, e i "sedimenti di tipo pelagico" del mesozoico-terziario a nord, appartenenti all'appennino sannita e all'appennino abruzzese. L'accavallamento molto esteso di queste due zone costituisce un'anomalia rispetto al resto della morfologia appenninica. Il sottosuolo del centro abitato è formato da rocce di travertino, mentre nella parte settentrionale del comune sono presenti rocce arenarie e calcaree.
Il territorio di Isernia, dal 847 al 1984 è stato interessato da molteplici terremoti, quello del 1805 causò oltre 1000 vittime
In base alla media trentennale di riferimento 1961-1990, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta a +5,9 °C; quella del mese più caldo, agosto, è di +23,5 °C.
| Isernia | Mesi | Stagioni | Anno | ||||||||||||||
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Gen | Feb | Mar | Apr | Mag | Giu | Lug | Ago | Set | Ott | Nov | Dic | Inv | Pri | Est | Aut | ||
| T. max. media (°C) | 9,6 | 10,5 | 13,1 | 16,7 | 21,4 | 26,0 | 29,1 | 29,8 | 25,4 | 18,7 | 13,5 | 11,4 | 10,5 | 17,1 | 28,3 | 19,2 | 18,8 |
| T. min. media (°C) | 2,2 | 2,6 | 4,8 | 7,6 | 11,0 | 14,5 | 17,0 | 17,1 | 14,8 | 9,9 | 6,3 | 4,5 | 3,1 | 7,8 | 16,2 | 10,3 | 9,4 |
La temperatura più bassa registrata a Isernia, nel gennaio 2011, è stata di −8,5 °C[senza fonte].

L'origine del toponimo Isernia non ha una provenienza certa. Una delle ipotesi principali è che il nome provenga dalla radice indoeuropea «ausa», che vuol dire «acqua». Questa radice, infatti, ha dato origine a molti nomi di luoghi e città in tutta Europa, e a sostegno di tale teoria ci sarebbe la peculiare posizione dell'antico centro abitato di Isernia, circondato da tre fiumi. Ulteriori ipotesi prevedono che il nome provenga dalla radice sannitica Aiser, che significa "Dio". Questo darebbe un'aura sacrale al nome della città, accresciuta anche dal fatto che la radice Aiser, in Lingua etrusca, significa "Dèi". Entrambe le etimologie suggeriscono quindi che la città sarebbe stata "consacrata agli dèi". Infine, nel nome latino di Isernia, cioè Aesernia, o meglio nel nome osco Aisernio, è molto marcata l'assonanza con il toponimo Esere. Questo nome è un'epiclesi di Ercole e compare in un frammento di ceramica di origine osca, trovato a Campochiaro. Di conseguenza, tale origine potrebbe indicare che Isernia è una città sacra dedicata ad Ercole.
Il territorio di Isernia risulta frequentato dall'uomo fin dal Paleolitico: i più antichi insediamenti conosciuti risalgono ad almeno 700.000 anni fa. Anche le origini dell'agglomerato urbano sono molto antiche, sebbene allo stato attuale non sia possibile stabilirne con certezza la data di fondazione.
A partire almeno dal V secolo a.C. la città fu sotto il dominio dei Sanniti e, grazie alla sua posizione strategica, il suo controllo costituì uno dei punti cruciali durante le guerre sannitiche. Nel 264 a.C. divenne colonia latina e nel 209 a.C., durante la seconda guerra punica, rimase fedele a Roma.
Nel periodo compreso tra il 263 e il 240 a.C. furono coniate le monete di Aesernia. Alcuni autori ritengono inoltre che parte della monetazione emessa durante la guerra sociale possa essere stata coniata nello stesso centro.
Durante la guerra sociale, nel 90 a.C., Isernia fu conquistata dagli Italici dopo un lungo assedio e divenne uno dei principali centri della loro organizzazione politica e militare. Al termine del conflitto cadde nelle mani di Lucio Cornelio Silla, che la devastò.
Negli anni successivi furono promossi interventi di ripopolamento mediante l'insediamento di nuovi coloni. In età imperiale Isernia acquisì lo status di municipio e durante il principato di Traiano conobbe una nuova fase di sviluppo; a questo periodo è ricondotta anche la costruzione del Capitolium.
Con la dissoluzione dell'Impero romano d'Occidente la città attraversò un lungo periodo di instabilità. Secondo la tradizione storiografica, nel 456 sarebbe stata devastata dai Vandali guidati da Genserico e, nei secoli successivi, subì ripetute incursioni saracene, ricordate negli anni 860, 882 e 883.
Nel VII secolo, con l'inserimento del territorio nel Ducato di Benevento, i Longobardi contribuirono alla rinascita della città attraverso la realizzazione di opere pubbliche. La presenza cristiana, già radicata nei secoli precedenti, assunse progressivamente un ruolo centrale nell'organizzazione religiosa e sociale del territorio, sviluppandosi attorno alla sede episcopale e ai numerosi edifici ecclesiastici cittadini.
Durante la dominazione normanna, quando Isernia fu compresa nella contea di Molise, la città attraversò una nuova fase di difficoltà e la sua diocesi venne temporaneamente unita a quelle di Venafro e Boiano. Nel 1199 Isernia fu saccheggiata dalle truppe di Marcovaldo di Annweiler, mentre nel XIII secolo conobbe una nuova fase di sviluppo durante il regno di Federico II di Svevia.
Tra il XIV e il XVI secolo Isernia alternò periodi di appartenenza al demanio regio a fasi di infeudamento. Nel 1476 re Ferdinando I di Napoli donò la città alla consorte Giovanna di Trastámara, mentre nel 1519 Isernia venne infeudata a Guglielmo di Croÿ, ciambellano dell'imperatore Carlo V. Con un decreto del 1521 la città fu tuttavia nuovamente ammessa al demanio regio, condizione che mantenne per tutto il XVI secolo, risultando l'unica città demaniale del Contado di Molise.
Nel 1638 Isernia fu posta in vendita e, dopo diversi tentativi dell'universitas cittadina di preservarne l'autonomia, nel 1643 fu acquistata da Carlo Greco, duca di Montenero. L'anno seguente questi la cedette a Diego d'Avalos, al quale venne conferito il titolo di principe sul feudo. I D'Avalos mantennero il possesso della città per circa un secolo, con una breve interruzione iniziata nel 1698, quando Cesare Michelangelo d'Avalos la cedette a Fulvio Costanzo, principe di Colle d'Anchise.
A causa dei contrasti sorti con le autorità cittadine, nel 1712 Costanzo cedette nuovamente Isernia a Cesare Michelangelo d'Avalos per 57.400 ducati. Alla morte di quest'ultimo, avvenuta nel 1729, l'erede Giovan Battista d'Avalos accettò con beneficio d'inventario un patrimonio gravato da ingenti debiti. Nel 1733 i beni furono confiscati dal Regio Fisco e sottoposti ad apprezzo. La situazione consentì infine alla comunità cittadina di riscattarsi: nel 1742 Isernia raggiunse un accordo con i creditori dei d'Avalos, impegnandosi al pagamento di 43.000 ducati, e rientrò definitivamente nel demanio regio.
Alla fine del XVIII secolo Isernia era il centro più popoloso del Contado di Molise. Durante le vicende che accompagnarono la conquista francese del Regno di Napoli la città oppose resistenza alle truppe francesi.
Il terremoto del 26 luglio 1805 colpì duramente anche Isernia, provocando numerose vittime e gravi distruzioni nel tessuto urbano e nel patrimonio monumentale e religioso della città.
Nel corso del Risorgimento Isernia fu interessata direttamente dagli avvenimenti che portarono alla dissoluzione del Regno delle Due Sicilie. Nel 1860 una parte della popolazione si oppose all'avanzata delle forze favorevoli all'annessione al Regno di Sardegna, nell'ambito della reazione borbonica che interessò diversi centri del Molise.
Il 23 ottobre dello stesso anno Isernia ospitò per una notte Vittorio Emanuele II di Savoia, diretto a Teano per l'incontro con Giuseppe Garibaldi. Il sovrano soggiornò nel Palazzo Cimorelli, lungo la strada che successivamente avrebbe preso il suo nome, ospite di Vincenzo Cimorelli (n. 5 aprile 1796 - m. 9 agosto 1889). Il giorno seguente, prima di partire alla volta di Venafro, Vittorio Emanuele II donò al suo ospite una tabacchiera d'oro custodita in un cofanetto recante le iniziali reali.
Con la proclamazione del Regno d'Italia nel 1861, Isernia entrò a far parte della provincia di Campobasso.
Dal 1940 al 1943 l'ex convento di Santa Maria delle Monache, precedentemente adibito a caserma del Regio Esercito, fu utilizzato come campo d'internamento.

Durante la seconda guerra mondiale, il 10 settembre 1943 Isernia subì un pesante bombardamento aereo alleato che provocò gravissime distruzioni nel centro abitato e un elevato numero di vittime. Secondo uno studio realizzato nel 2007 dall'Archivio di Stato di Isernia, considerando complessivamente le diverse incursioni che interessarono la città, le vittime furono 489. Nel dopoguerra fu quindi predisposto un piano di ricostruzione, che contribuì anche all'espansione urbana verso nord.


Nel 1957, nel quadro del dibattito sull'assetto amministrativo del Molise, riprese vigore la proposta di istituire una provincia con capoluogo Isernia. Un primo progetto in tal senso era stato avanzato già nel 1810 durante il regno di Gioacchino Murat, senza tuttavia giungere a compimento. Il rinvio della decisione da parte del Parlamento provocò nel 1957 una forte mobilitazione cittadina, con manifestazioni di operai e studenti che degenerarono in blocchi stradali e scontri con le forze dell'ordine, causando feriti e arresti. Gli avvenimenti del 1957 e del 1958 rimasero nella memoria locale come gli anni della «violenza sociale».
Il processo istitutivo giunse a compimento nel 1970: con la legge 2 febbraio 1970, n. 20, venne istituita la provincia di Isernia, della quale la città divenne capoluogo; il nuovo ente divenne operativo il 3 marzo dello stesso anno.

Lo stemma è costituito da uno scudo oblungo sul quale campeggiano le iniziali della città, composte attorno a un caduceo al quale è attorcigliato un serpente. Lo scudo è circondato da ornamenti vegetali e sormontato da un elmo.
Secondo la tradizionale interpretazione dello stemma cittadino, il caduceo simboleggia il potere e la prosperità, mentre il serpente rappresenta la prudenza, la riflessione e la sollecitudine. L'associazione dei due elementi richiama inoltre la prosperità e la salute, essendo il serpente uno degli attributi tradizionalmente associati a Esculapio, divinità della medicina.
Non è nota con certezza l'epoca di adozione dello stemma, né il nome del suo ideatore. La più antica testimonianza documentaria nota nella quale compare l'emblema cittadino è il privilegio concesso a Isernia da Carlo V nel 1521, il cui originale è conservato nella biblioteca comunale. Nel corso dei secoli lo stemma è stato oggetto di diverse modifiche ornamentali, mentre lo scudo e la disposizione delle lettere sono rimasti sostanzialmente invariati. La versione attuale risale al 1956.
Il gonfalone civico reca al centro lo stemma della città.
La bandiera è un drappo rettangolare partito di bianco e di azzurro.

È la chiesa più importante della città, cattedrale della diocesi di Isernia-Venafro è dedicata a San Pietro Apostolo e si trova in piazza Andrea d'Isernia. L'edificio sorge su un antico tempio pagano italico del III secolo a.C. di cui è rimasto integro l'intero podio da cui è possibile ricostruirne la forma. Il tempio era un capitolium, cioè un tempio dedicato alla triade capitolina che aveva l'ingresso dalla parte opposta rispetto alla collocazione attuale. In epoca medioevale venne costruita una cattedrale di stile greco-bizantino che rispettava la disposizione del precedente tempio pagano. Nel 1349 questo edificio fu distrutto completamente da un terremoto e venne costruito un nuovo edificio nella disposizione moderna. Agli inizi dell'800 un nuovo terremoto lesionò gravemente la chiesa che venne ricostruita nella stessa sede ma di dimensioni maggiori e di aspetto molto simile a quello attuale.
L'aspetto è dovuto ai restauri neoclassici ordinati dal vescovo Gennaro Saladino nella seconda metà del XIX secolo che presenta il grande timpano triangolare in travertino, è sorretta da due coppie di pilastri agli angoli e da quattro alte colonne ioniche sulla fronte. Lo spazio interno appare suddiviso in tre navate con pilastri decorati da lesene corinzie in marmi policromi. Nella cappella del Santissimo Sacramento vi è l'antica tavola bizantina denominata "Virgo Lucis" (la Madonna della Luce) di Marco Basilio risalente al XV secolo.
Il campanile della chiesa, situato tra il fianco sinistro del tempio e l'Università, fu realizzato nel 1349 ed è attraversato dal cosiddetto Arco di San Pietro. I due ingressi dell'arco sono sorvegliati da quattro statue togate romane, inizialmente acefale, conosciute nella cultura locale come mamozi.
Annoverata fra le fontane monumentali d'Italia per la sua mirabile struttura architettonica, la fontana Fraterna è una delle opere più significative e più importanti nonché simbolo della città.
La fontana, composta da blocchi di pietra locale provenienti da un numero imprecisato di edifici nella città e da costruzioni di epoca romana, è formata principalmente da una serie di archi a tutto sesto. Presenta diverse epigrafi incise su di essa, tra cui una dedicata agli Dei Mani. Al centro della fontana c'è una lastra di marmo più grande delle altre, decorata con due delfini ed un fiore, proveniente da un edificio sepolcrale. Si può affermare quindi che la fontana non risale ad un periodo storico preciso, ma che è testimone dei numerosi periodi storici che hanno attraversato la città.
La fonte si trova in piazza Celestino V a seguito dei bombardamenti del 1943; in precedenza si trovava in piazza della Fraterna, da cui prese il nome.


Isernia non è stata mai dotata di un castello, piuttosto di una cinta muraria ancora in parte individuabile nel centro antico. La sopraelevazione naturale dell'abitato sulla collina, rendeva già dal XII secolo Isernia una città ben protetta. Per quanto riguarda la precedente era romana, gli elementi arrivati riguardanti la muratura, a grossi blocchi trachinici parallelepipedi, ne sono visibili delle tracce sulla parte orientale. Il foro romano era l'attuale Piazza Andrea d'Isernia o piazza del Mercato, dove il duomo di San Pietro fu eretto sopra il tempio di Giove. Il decumanus maximus coincideva con l'andamento del corso Marcelli; nella ripetizione regolare dei vicoli a questo ortogonali, unica eccezione il vico Storto del Castello, si riconosce una teoria di cardines.
Nell'epoca medievale longobardo-normanna, la cattedrale di Isernia, l'episcopio e il territorio attorno al foro vennero a costituire un polo di carattere religioso nella parte topograficamente più elevata della semidistrutta città romana; un altro polo di carattere civile si formò, secondo Franco Valente, più tardi in età longobarda (X secolo), cioè fuori le mura a nord, quando venne istituita la Contea d'Isernia, sarebbe stata eretta una fortezza nell'area sud, tra via Occidentale e Largo Purgatorio, ormai scomparsa, di cui però rimangono i toponimi di via Castello, vico Porta Castello.
Nell'847 un terremoto distrusse Isernia, altri danni furono arrecati dai Normanni, sicché la contea passò nella Contea di Boiano, o di Molise. Nel 1223 l'imperatore Federico II, lottando contro il conte Tommaso di Celano dei Marsi, ordinò l'abbattimento delle mura isernine. Così queste lentamente nei secoli seguenti vennero a fondersi con le case civili, complici altre distruzioni arrecate dai terremoti del 1456 e del 1805.
Nel 1703 l'abate Giovan Battista Pacichelli realizzò una pianta della città di Isernia come si presentava all'epoca.

Nella legenda della carta geografica, con lettere dell'alfabeto, sono riportati i monumenti principali:
Le lettere E - F - H - N riportano degli edifici scomparsi: la chiesa di Sant'Onofrio, di San Vincenzo, dell'Annunziata, e di Santa Lucia. La cinta muraria orientale, benché in rovina, serviva come camminamento di ronda. Tre sono i fornici di accesso, il primo dalla chiesa di Santa Maria delle Monache, il secondo all'altezza della cattedrale, dalla porta del campanile di San Pietro, e il terzo al di sotto della chiesa di Santa Chiara, mediante Porta Fonticella.
Nei pressi di Piazza Purgatorio, dove sorgeva la chiesa, distrutta nel bombardamento del 1943, pare che manchi un tratto della cortina muraria, forse crollato già col terremoto del 1805, si nota una rientranza, un declivio con un terreno senza costruzioni. Sul lato meridionale la muratura mostra un avancorpo, una torre circolare e Porta da Piedi, con un ponte che scavalcava un fossato; quest'ultimo sembra generato dal fiume Carpino. Probabilmente venne realizzato un canale artificiale a protezione dell'accesso alle mura, all'inizio del corso Marcelli. Il lato nord delle mura appare caratterizzato da una serie di massicci contrafforti che fanno supporre l'ampio riutilizzo dei resti delle mura sannitiche; manca l'ingresso da nord, detto Porta Maggiore, che accoglieva i mercanti e i pellegrini dalla strada degli Abruzzi e di Bojano, Campobasso, e vi si trovava la chiesa dell'Immacolata Concezione.

Il disegno di Pacichelli non fornisce informazioni sul versante occidentali, opposto al punto di vista della città, una pianta del XIX realizzata dal geografo Tommaso Zampi, custodita nella Biblioteca nazionale "Vittorio Emanuele III" di Napoli, mostra com'era la pianta muraria di questa porzione, dall'andamento a cortina. Successivamente però in più punti il tratto di via Occidentale è stato rimaneggiato dalla presenza di abitazioni.
Il fronte occidentale presentava tre torri circolari, individuabili facilmente tra le case, e 4 porte di accesso: Porta Castello, Porta di Giobbe, vicino a vicolo Castello, e Porta Mercatello, che esiste ancora, e introduce a Piazza Andrea d'Isernia; poi ancora Porta San Bartolomeo, che si trovava vicino alla chiesa omonima successivamente distrutta, la porta è ancora esistente, si trova in Largo Ciarlante.

Il valico del Macerone (684 m s.l.m.), situato nella zona settentrionale del comune, è stato fin dall'età romana il valico appenninico che collegava Isernia con Forlì del Sannio e Castel di Sangro tramite l'omonimo percorso stradale. Una sezione del tragitto è stata sostituita da una superstrada pressoché parallela, che ha notevolmente ridotto i tempi di percorrenza della tratta Isernia-Rionero Sannitico. Il valico fu interessato da una terribile frana nel 2013 che devastò l'intera sede stradale rivelando strati su strati di asfalto aggiunti negli anni per contrastare quella che era una "frana perenne". Tale avvenimento portò notevoli disagi agli abitanti delle frazioni: Vandra e Masserie Lotto del comune di Forlì del Sannio. Il settore della SS17 è stato poi riaperto dall'ANAS nel 2019.
La particolare ripidezza e tortuosità del "Macerone" fanno sì che il valico sia estremamente popolare tra gli appassionati di ciclismo e gli escursionisti in moto.
Pagine memorabili del ciclismo professionistico sono state scritte su questo percorso: in una tappa del Giro d'Italia del 1921, il "campionissimo" Costante Girardengo, alle prese con i chilometri del "Macerone" - alcuni dei quali con pendenze fino al 14% -, scese dalla bicicletta e tracciò una croce sulla polvere della strada, sussurrando con voce stremata "Girardengo si ferma qui!", per poi abbandonare la corsa.
Sul territorio comunale di Isernia sorgono numerose frazioni e contrade che comportano una distribuzione demografica irregolare all'interno del comune. Il centro abitato principale ha una popolazione che si attesta intorno alle 16.000 unità.
Un notevole incremento demografico si è avuto subito dopo l'istituzione della provincia di Isernia nel 1970. Tale variazione positiva è proseguita in maniera ridotta nei decenni successivi. Per far fronte all'incremento della popolazione residente sono sorti due nuovi quartieri con ampi spazi verdi ed ampie carreggiate stradali: il quartiere San Leucio e il quartiere San Lazzaro, leggermente distaccato dal centro cittadino primario.
Abitanti censiti

Al 1º gennaio 2025 gli stranieri residenti nel comune erano 1 218, pari al 5,93% della popolazione. Di seguito sono riportati i gruppi più consistenti:
Il dialetto di Isernia fa parte del dialetto molisano della zona centro-occidentale della regione, con tutte le sue particolarità. Molto marcato è il rotacismo negli articoli determinati maschili (ru càne per "il cane" o ru cegliùcce per "l'uccellino"), così come il rotacismo della "d", tuttavia non sempre applicato (songhe re Sernia per "sono di Isernia").
Lo statuto comunale di Isernia indica come patrono san Pietro Celestino, considerato dalla tradizione nativo del luogo, mentre la diocesi di Isernia-Venafro riconosce quali patroni san Nicandro, san Marciano e santa Daria, il cui culto, come riportano alcuni documenti, fu celebrato con fiere e processioni religiose già nel XIX secolo. Tale culto, abbandonato nei primi decenni del Novecento, si è conservato intatto nella vicina Venafro, dove nel 303 d.C. i tre santi furono martirizzati proprio nello stesso luogo in cui sorge la basilica ad essi dedicata.

A Isernia è molto diffusa da secoli la lavorazione del merletto a tombolo (Isernia è definita anche la città dei merletti). La cosa che più contraddistingue il tombolo isernino è, oltre alla finissima fattura, un tipo di filo prodotto in zona di colore avorio che rende tutto il lavoro più luminoso ed elegante. La sua introduzione nella città è di antica origine, si presume infatti che la diffusione risalga al XIV secolo, ad opera di suore spagnole che alloggiavano nel monastero di Santa Maria delle Monache. Col passare del tempo il tombolo viene lavorato sempre meno in maniera artigianale e sempre più in maniera industriale. È anche materia presso l'Istituto artistico della città.
A Isernia sono presenti numerose confraternite. La più antica è la confraternita "la Fraterna", istituita nel 1289 di Pietro Angelerio (futuro papa Celestino V); poi esistono la confraternita del "Santissimo Rosario", la confraternita "Santa Maria del Suffragio" e la confraternita di "Sant'Antonio. In passato le dispute tra le varie confraternite erano delle vere e proprie lotte di classe, poiché ogni confraternita rappresentava una diversa classe sociale.

Come in altre città d'Italia, durante Venerdì che precede la Pasqua, anche ad Isernia si svolge la processione del Venerdì Santo. Essa percorre tutta la città e riscuote una partecipazione da parte della popolazione davvero numerosa. Molto tradizionale è la presenza degli incappucciati, fedeli che per un voto di penitenza partecipano alla processione incappucciandosi totalmente con un telo bianco (in modo da non permettere a nessuno di essere riconosciuti), e si incoronano la testa con una corona di spine. Molti di loro, per aggravare la penitenza, portano croci e camminano scalzi per tutto il percorso della processione; loro è anche il compito di portare statue della Mater Dolorosa e del Cristo Morto. Le confraternite della città partecipano alla processione, ognuna con un ruolo ben preciso all'interno del corteo.
Come stabilito anche dalla ricerca di Legambiente, Mal'Aria 2010, Isernia è uno dei capoluoghi di provincia con la qualità dell'aria più alta d'Italia, grazie alla folta vegetazione ed alla bassa urbanizzazione del suo territorio ed alla mancanza di industrie pesanti e di traffico.
Inoltre, sempre secondo uno studio di Legambiente, nel 2011 Isernia è risultato uno dei comuni completamente rinnovabili d'Italia, infatti il fabbisogno energetico della città è completamente coperto attraverso la produzione di energia elettrica da pannelli fotovoltaici per 392 kW, miniidroelettrico 3,3 MW, eolico 2,4 MW e 625 kW da biogas.
Isernia è sede di due grandi istituti comprensivi per il primo ciclo d’istruzione, il “San Giovanni Bosco” e il "Giovanni XXIII", e di tre istituti di istruzione secondaria di II grado, il “Majorana-Fascitelli”, il “Cuoco-Manuppella” e il "Fermi-Mattei". Sono presenti anche scuole non statali ed enti di istruzione professionale, nonché il Centro Provinciale per l’Istruzione degli Adulti (CPIA).
Con l'espansione della città sono stati costruiti due nuovi plessi scolastici (nei quartieri San Leucio e San Lazzaro), intitolati ai giovani isernini Michele Iavagnilio e Vittorio Tagliente, i quali persero la vita durante il terremoto dell'Aquila del 2009.
A Isernia è presente una sede dell'università La Sapienza di Roma
Nella città sono presenti quattro musei importanti:
La cucina di Isernia è molto legata alla tradizione contadina della zona, soprattutto per quanto riguarda la preparazione di pasta fatta in casa, salumi e prodotti caseari.
Un secondo tipico della città sono i "turcinelli" arrostiti, interiora di agnello avvolte in budella e arrostite. Ci sono poi "ru macche" (polenta con fagioli), i "frattaruoli" (tocchetti di polenta con salsiccia) e "ru sciarone" (mezzelune di pasta ripiene di uova e formaggi).
Per quanto riguarda i prodotti della natura, molto tipici della zona sono:
A Isernia è presente un proverbio sulla cipolla
In zona si producono anche molti vini, per lo più produzioni casalinghe, tra i quali:
Il 26 settembre di ogni anno si celebra ad Isernia la festa dei santi Cosma e Damiano, molto sentita nella città. Oltre che nel giorno sancito dalla Chiesa, ad Isernia le celebrazioni proseguono anche nel giorno 27, localmente noto come festa dei santi. Oltre alle classiche celebrazioni religiose, tradizionalmente si svolge anche una grande fiera, che ha luogo nel centro storico di Isernia. Ad essa si aggiungono vari spettacoli e intrattenimenti musicali, organizzati dall'apposito comitato.
In origine la festa era una celebrazione pagana del Dio Priapo, ma sul finire dell'età romana fu convertita nella celebrazione cristiana dei due santi medici. Stando ad una lettera-relazione inviata nel 1781 da Sir William Hamilton a Sir Joseph Banks, alcuni residui del rito pagano avevano finito per protrarsi e conservarsi pressoché intatti nei secoli. Le usanze in questione prevedevano la commercializzazione di ex-voto a forma di genitali maschili e femminili, o il pellegrinaggio e la benedizione - all'interno dell'eremo - di donne e uomini infertili. Queste antiche pratiche, osservate e descritte con stupore dal diplomatico inglese alla fine del Settecento durante un suo soggiorno isernino, non sono più presenti nella celebrazione odierna dei santi Cosma e Damiano.

L'associazione tra San Pietro e la cipolla deriva da un'antica leggenda isernina in cui, per salvare sua madre dall'inferno, San Pietro fece scendere una resta di cipolle a cui la donna poteva aggrapparsi. Alla resta, però, si aggrapparono anche altre anime. La madre del santo, allora, per non far aggrappare gli altri dannati, cominciò a dimenarsi. Così facendo, però, fece rompere la resta e ricadde tra le fiamme.
La Fiera delle Cipolle, legata ai festeggiamenti dei Santi Pietro e Paolo, è la più importante della città di Isernia e si svolge il 28 e 29 giugno. Di antica origine (la prima testimonianza risale al XV secolo), è nata inizialmente per favorire il commercio della cipolla di Isernia dei produttori locali; è diventata una fiera molto variegata e frequentata ma sono comunque presenti i tipici banchetti con la cipolla di Isernia. Un tempo si svolgeva dove si trova il parco della Rimembranza, denominato il largo delle cipolle; in seguito, dopo l'espansione a nord della città, la fiera si è svolta per alcuni decenni su corso Risorgimento, per poi spostarsi negli ultimi anni sul corso principale della città, corso Garibaldi. La fiera, con il passare del tempo, ha perso la sua funzione originaria, cioè quella di favorire il commercio della cipolla. Allo stato attuale, la maggior parte delle bancarelle adibite alla vendita di questo prodotto è stata rimpiazzata da allestimenti di tipo generico, presenti in qualsiasi altra fiera o mercato italiano.
Ad Isernia è molto sentito il culto di Sant'Antonio da Padova. Nella città, infatti, gli sono state dedicate una grande cappella della Chiesa di San Francesco e una confraternita cittadina. La processione, che negli ultimi anni ha avuto luogo di sera, è una delle cose più caratteristiche della città, in quanto prevede la partecipazione di cavalli bardati con vistosi drappi, nastri colorati e immagini del santo che seguono il corteo per tutta la città. Per tradizione i cavalli sono 13, in modo da rispettare la numerologia attribuita al santo. In origine i cavalli partecipanti erano di proprietà dei contadini, ma sono poi stati utilizzati quelli della comunità Rom, molto presente nella città. Oltre al corteo, durante i giorni di festa, a Isernia sono presenti svariati altarini con immagini raffiguranti il santo, e molti bambini vengono vestiti come Sant'Antonio per invocare la protezione del santo su di essi. Di questa festa sono responsabili il comitato festa e la confraternita di Sant'Antonio, fondata nell'anno 1781 con Regio Decreto. Nel giorno della festa (13 giugno) in chiesa viene distribuito il pane benedetto a tutti i fedeli che vi si recano.
Il 4 dicembre 2011 è stata inaugurata la prima fiera nazionale del tartufo bianco molisano a cui hanno partecipato numerosi produttori di tartufi e prodotti tipici dell'intera regione. La fiera ha avuto una durata di una settimana accostando alla vendita del tartufo anche numerosi eventi e manifestazioni culturali.
Altro evento della città è la Festa de l'Unità, dal nome del quotidiano fondato da Antonio Gramsci, già organo ufficiale del PCI e poi giornale di "area", che si svolge solitamente nei primi giorni di settembre, dura all'incirca 5 giorni e presenta serate all'insegna di musica e spettacoli vari. Anni fa veniva organizzata nel centro storico, quindi all'interno della villa comunale, ed era incentrata su giochi popolari. Successivamente venne spostata in piazza Ignazio Silone (adiacente alla scuola elementare) mentre negli ultimi anni si è svolta nel terminal situato in contrada Tremolicci con l'organizzazione di concerti di artisti anche molto famosi come i Negramaro, Caparezza, Luca Barbarossa, Modena City Ramblers, Bandabardò. Essendo sostanzialmente una festa di partito, peraltro organizzata a livello nazionale, con la nascita del PD, sorto dalla fusione di Ds e Margherita, la festa ha cambiato nome e negli ultimi anni non è stata più organizzata ad Isernia.
La canzone italiana d'autore è un concorso musicale ideata dall'assessorato alla cultura del Comune di Isernia che si svolge nella città (in piazza Andrea d'Isernia, prima si svolgeva in piazza Celestino V) e propone il rilancio della musica italiana. È un concorso per artisti emergenti non professionisti, ognuno dei quali si esibisce con un brano edito ed uno inedito. Ospiti del concorso sono stati artisti di fama nazionale come Alex Britti, Eugenio Finardi, Angelo Branduardi e Bobby Solo. È un concorso che ha visto come direttore artistico Red Ronnie, ruolo che è successivamente stato rivestito da Dario Salvatori. L'evento musicale rientra nella serie di iniziative appartenenti a Molise Live.
Cronologia Vincitori
La sigla di apertura del concorso canoro è stata realizzata dal compositore isernino Giacomo Bucci, il titolo del brano è "Il Grande Momento"
L'urbanistica di Isernia è notevolmente cambiata dopo la sua istituzione a Provincia. Al centro storico (a sud), caratterizzato da un unico corso principale (Corso Marcelli) e da numerosi strettissimi vicoli, si è aggiunta (a nord) la parte nuova della città. Quest'ultima si espande attorno a 4 assi stradali principali (Corso Garibaldi, Corso Risorgimento, via XXIV Maggio e via Giovanni XXXIII) disposti a V, il cui vertice coincide con la Villa Comunale. Fuori dal centro cittadino è nato il quartiere di San Lazzaro, mentre è in forte espansione la località a nord della Città. Lo sviluppo urbano della città non presenta mai un'eccessiva densità; inesistente o quasi il problema del traffico, facilmente risolto con la costruzione di poche rotonde, realizzate soprattutto dopo le pressioni dell'opinione pubblica.
Il centro storico della città, che ha mantenuto in parte il suo antico aspetto, si contraddistingue per i suoi stretti vicoli. Situato nella parte sud ovest della città, è stretto al lato da due pendii; è circondato da due antiche mura e da due strade, via Roma e via Occidentale, che ne permettono un facile accesso. Il completo restauro dopo il terremoto del 1984 ha consentito al centro storico di tornare cuore pulsante della città, anche grazie all'apertura delle sedi universitarie e di numerose botteghe locali; il giovedì e il sabato mattina è sede di un caratteristico mercato. Presenta un corso principale, corso Marcelli, che unisce le due piazze principali, piazza San Pietro Celestino V e piazza Andrea D'Isernia (dove è presente la cattedrale).
La piazza san Pietro Celestino V è una delle piazze più importanti della città. Situata nel centro storico, accoglie la Fontana Fraterna. Essa è nata dopo il bombardamento del 10 settembre del 1943, che distrusse la maggior parte delle abitazioni che vi erano presenti facendo spazio alla nuova piazza; attraverso la differente pavimentazione, è possibile riconoscere dove erano allocate le vecchie abitazioni e la strada principale. Su questa piazza è presente anche la chiesa della Concezione (a volte la piazza è chiamata "la Concezione") e una statua del patrono d'Isernia San Pietro Celestino.
La piazza, intitolata al bombardamento del 10 settembre 1943, accoglie la statua bronzea che ricorda le migliaia di vittime che la città pagò quel tragico giorno. La piazza stessa è stata figlia di quel bombardamento spaventoso e sono ancora visibili alcuni ruderi delle abitazioni preesistenti.
Il quartiere San Lazzaro si è sviluppato nella parte nord della città, lungo la Strada Statale 17 su una piccola collina collegata al resto della città attraverso il viadotto "San Leonardo" sopra il fiume Sordo.
Sono frazioni o contrade di Isernia: Colle Croce, Colle Marino, Colle Pagano, Conocchia, la Castagna, Salietto, Castelluccio, Castelromano, Coppolicchio, le Piane, Breccelle, Fragnete, Signora Rosa, il Tiegno, Colle Palumbo, Asinina, Masseria Capruccia, Bazzoffie, Cutone.
La frazione più grande e popolosa (500 abitanti circa) è Castelromano che sorge in un pianoro ai piedi del monte La Romana (882 m) ad un'altitudine di 680 m s.l.m., distante circa 5 km ad ovest della città.
Isernia e la sua provincia è una delle aree del Mezzogiorno che ha visto diminuire il peso dell'imprenditoria privata, essendo per lo più una città basata su redditività statale e parastatale. Il comune pentro è infatti incentrato sull'agricoltura con piccole presenze artigianali quali, conciarie, dolciarie, meccaniche, automobilistiche, delle materie plastiche e dei laterizi; difatti ha il nucleo produttivo più piccolo d'Italia, contando poco meno di 7600 imprese in tutta la provincia.
L'industria agraria è poco sviluppata, per lo più è di tipo privato o in aziende di medie dimensioni, con scarse forme di allevamento e pastorizia. Molto praticato, invece, è l'artigianato delle ceramiche e dei merletti a tombolo; degno di nota è anche il settore della falegnameria che si distingue per le sue manifatture. Ci sono inoltre varie piccole botteghe nel centro storico della città (ad esempio pelletterie ecc.). Anche la lavorazione della canapa, seppur non più distribuita uniformemente sul territorio come in passato, è da segnalare per i suoi pregevoli prodotti, tra i quali corde e funi.
Vi è una minuta presenza di medie imprese fuori dal territorio comunale del tipo tessile e del tipo automobilistico, quest'ultima ormai rimaneggiata.
Negli ultimi anni si sta tentando di sviluppare vari settori, tra cui quello delle energie rinnovabili.
Le attività terziarie si basano soprattutto sulla pubblica amministrazione. Oltre al Comune, dopo l'istituzione della Provincia, Isernia è diventata sede di numerosi servizi pubblici, che hanno dato nuovo slancio alla crescita economica e sociale della città.
Notevole anche la rilevanza turistica della città, soprattutto in ambito archeologico; tra i vari siti spicca quello di Isernia La Pineta.
Il territorio del comune di Isernia è attraversato principalmente dalla Strada statale 17 dell'Appennino Abruzzese e Appulo Sannitica che la collega a nord con Sulmona, L'Aquila fino ad arrivare a Antrodoco, e verso est fino a raggiungere Campobasso e Foggia. Negli anni 2000 è stata aperta la strada a scorrimento veloce Isernia-Castel di Sangro
Molto importanti sono anche la Strada statale 650 di Fondovalle Trigno, che collega Isernia con San Salvo Marina, la Strada statale 85 Venafrana che collega la città con Vairano Patenora e infine la ex Strada statale 627 della Vandra (poi diventata Strada Provinciale 1 Vandra) che la collega a Colli a Volturno.

Dal 1894 Isernia è collegata con Vairano, e quindi con Napoli, attraverso la linea ferroviaria Vairano-Isernia, questa linea è stata collegata nel 1900 con la linea Isernia-Campobasso per permettere i collegamenti tra le due città. I collegamenti con Roma sono garantiti dal 2001 attraverso la diramazione Rocca d'Evandro - Venafro che permette collegamenti più diretti con la capitale evitando il regresso in Campania. Infine dal 1897 fino al 2010 (data di chiusura fino a data da destinarsi) era attiva la linea Sulmona-Isernia sostituita con una linea di autobus, ma attiva saltuariamente per eventi turistici.
Il trasporto pubblico locale nell'ambito del territorio comunale è gestito dalla società AUTOSERVIZIO URBANO Aesernia s.r.l.; il servizio consta di 8 linee di autobus che collegano tra loro il centro storico, il centro urbano, l'ospedale Veneziale e il quartiere San Lazzaro oltre che le varie frazioni nel territorio e il cimitero. È presente inoltre un servizio navette che collegano il centro della città e la stazione ferroviaria con la nuova sede dell'università.
I collegamenti regionali, con il capoluogo e con gli altri centri della provincia sono gestiti dalle società ATM e Sati.
Infine è presente una piccola rete di taxi.
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