

Una casa popolare (council house), un alloggio comunale (corporation house) o un appartamento popolare (council flat) costituisce una forma di edilizia residenziale pubblica britannica realizzata dalle autorità locali.
Un complesso di edilizia popolare (council estate) è un insieme di edifici che comprende numerose abitazioni popolari e altri servizi e strutture, come scuole e negozi (da non confondere, tuttavia, con il termine più generico housing estate, che indica un complesso residenziale).
La costruzione di queste abitazioni si concentrò principalmente tra il 1919 e gli anni Ottanta, in seguito all'approvazione dell'Housing Act del 1919. Le caratteristiche architettoniche e progettuali variano a livello locale, ma tutti gli interventi hanno rispettato gli standard edilizi stabiliti dalle rispettive autorità locali.
L'Housing Act del 1985 e quello del 1988 hanno favorito il trasferimento del patrimonio abitativo comunale a enti abitativi senza scopo di lucro (housing associations), ai quali è stato consentito di accedere a finanziamenti privati. Questi nuovi enti sono quindi diventati i principali soggetti responsabili della realizzazione di nuove abitazioni nell'ambito dell'edilizia pubblica.
La rappresentazione delle case popolari come luoghi problematici ha svolto un ruolo determinante nel favorire questo processo di trasferimento del patrimonio abitativo pubblico al settore privato.
La progettazione delle abitazioni nel Regno Unito è stata definita da una serie di leggi sull'edilizia abitativa (Housing Acts), mentre quella relativa all'edilizia residenziale pubblica è stata disciplinata da linee guida stabilite dal governo e dai rapporti tra il governo centrale e le autorità locali.
Dai primi interventi introdotti con il Public Health Act del 1875 fino all'approvazione dell'Housing of the Working Classes Act del 1900, le case popolari potevano essere destinate genericamente alla classe operaia, alla popolazione in generale, ai programmi di risanamento dei quartieri degradati oppure esclusivamente alle persone in condizioni di maggiore necessità. La loro costruzione poteva essere finanziata direttamente dai consigli comunali, attraverso incentivi del governo centrale oppure mediante i proventi derivanti dalla vendita di altri immobili. Nel corso del tempo, una quota crescente di queste abitazioni è stata trasferita al settore privato attraverso il ricorso alle associazioni abitative senza scopo di lucro (housing associations).
Uno dei primi esempi di applicazione dei nuovi poteri legislativi si ebbe a Bath, dove nel 1900 furono costruite 36 nuove abitazioni, denominate Lampard's Buildings, su un'area acquisita mediante esproprio, precedentemente occupata da una fila di abitazioni fatiscenti infestate dai ratti.
Il consiglio comunale del distretto di Woolwich (Woolwich Borough Council) fu responsabile della realizzazione del complesso residenziale Well Hall Estate, progettato per ospitare i lavoratori delle fabbriche di munizioni situate presso il Woolwich Arsenal. Il complesso e le relative abitazioni furono realizzati secondo i principi del modello della città giardino (garden suburb), caratterizzato da case progettate individualmente e differenti tra loro. Il complesso ottenne anche il riconoscimento della famiglia reale quando, venerdì 24 marzo 1916, la regina Mary vi effettuò una visita a sorpresa.
Un programma di costruzione di case popolari ebbe inizio dopo la prima guerra mondiale, in seguito all'approvazione dell'Housing, Town Planning, etc. Act del 1919, promosso dal governo di David Lloyd George. La legge, nota come Addison Act, introdusse sovvenzioni pubbliche per la costruzione di abitazioni da parte delle autorità locali e si proponeva di realizzare 500000 «case degne degli eroi» nell'arco di tre anni. Tuttavia, fu raggiunta meno della metà dell'obiettivo previsto.
Le abitazioni costruite comprendevano generalmente tre camere da letto, un salotto di rappresentanza e un locale adibito a cucina di servizio. Gli immobili di dimensioni maggiori disponevano anche di un soggiorno. Gli standard progettuali si basavano sul Tudor Walters Report del 1919 e sul manuale di progettazione redatto in conformità agli standard edilizi del 1913.
L'Housing, etc. Act del 1923 abolì le sovvenzioni destinate alla costruzione di case popolari, mantenendole soltanto per i costruttori privati e per le abitazioni destinate alla vendita. I consigli comunali potevano comunque continuare a costruire abitazioni da mettere in vendita, oltre a cedere parte del patrimonio immobiliare già esistente.
Questa politica fu sostanzialmente ribaltata con l'insediamento del nuovo governo laburista nel 1924. L'Housing (Financial Provisions) Act del 1924, approvato dal nuovo governo, introdusse sovvenzioni più consistenti per l'edilizia residenziale pubblica e consentì inoltre di destinare a tale scopo una quota delle entrate derivanti dalle imposte locali (rates). I proventi e le spese relativi all'edilizia abitativa erano sempre contabilizzati separatamente rispetto al bilancio generale delle autorità locali. Questo periodo rappresentò una fase particolarmente importante per lo sviluppo della costruzione di case popolari.
L'Housing Act del 1930 incentivò i programmi di risanamento dei quartieri degradati, prevedendo la demolizione delle abitazioni inadeguate situate nei centri urbani, molte delle quali erano state costruite prima dell'entrata in vigore della legge del 1875. Ciò consentì di liberare nuove aree edificabili e determinò la necessità di realizzare abitazioni più piccole, generalmente con due camere da letto, in sostituzione delle tradizionali case a due piani con due stanze per piano, che erano state demolite. Furono costruite anche abitazioni più piccole con tre camere da letto. L'Housing Act del 1935 diede continuità a questa politica, ma lo scoppio della Seconda guerra mondiale interruppe tutti i programmi di costruzione. Inoltre, i bombardamenti e le azioni nemiche ridussero ulteriormente il patrimonio abitativo disponibile.

L'Housing (Temporary Accommodation) Act del 1944 favorì la costruzione di bungalow prefabbricati, progettati per avere una durata prevista di dieci anni. Furono sperimentate anche innovative abitazioni con struttura portante in acciaio, nel tentativo di accelerare i tempi di costruzione.
Numerosi esemplari sono sopravvissuti fino al XXI secolo, dimostrando la notevole durabilità di una serie di progetti abitativi e tecniche costruttive che erano stati concepiti per durare soltanto dieci anni. Il Burt Committee, istituito nel 1942 dal governo britannico in tempo di guerra guidato da Winston Churchill, propose di affrontare la prevista carenza di 200000 abitazioni nel dopoguerra attraverso la costruzione di 500000 case prefabbricate. Queste avrebbero dovuto avere una durata prevista fino a dieci anni ed essere realizzate entro i cinque anni successivi alla fine della Seconda guerra mondiale. Il provvedimento legislativo definitivo, approvato dal governo laburista del dopoguerra guidato dal primo ministro Clement Attlee, stabilì invece l'obiettivo di realizzare 300000 abitazioni nell'arco di dieci anni, con uno stanziamento complessivo di 150 milioni di sterline. Delle 1,2 milioni di nuove abitazioni costruite tra il 1945 e il 1951, anno in cui il programma si concluse ufficialmente, 156623 erano case prefabbricate.
Soprattutto nei primi anni del dopoguerra e fino agli anni Cinquanta, la realizzazione di case popolari fu influenzata dal New Towns Act del 1946 e dal Town and Country Planning Act del 1947, entrambi approvati durante il governo laburista del periodo 1945-1951.
Parallelamente, questo governo introdusse una nuova legislazione in materia abitativa, eliminando i riferimenti espliciti alla destinazione delle abitazioni alla classe operaia e introducendo il concetto di edilizia residenziale destinata a soddisfare le «esigenze generali». Ciò significava che le case popolari avrebbero dovuto rispondere alle necessità di una fascia più ampia della popolazione, anziché essere riservate esclusivamente ai gruppi sociali economicamente più svantaggiati.
In particolare, Aneurin Bevan, ministro della Sanità e dell'Edilizia abitativa, promosse una visione dei nuovi complessi residenziali nella quale, secondo le sue parole, «l'operaio, il medico e il sacerdote avrebbero vissuto in stretta prossimità gli uni agli altri».
A partire dalla fine degli anni Settanta, la progressiva affermazione delle politiche economiche di libero mercato, promosse dal governo conservatore di Margaret Thatcher, mirò a ridurre il ruolo dello Stato. Di conseguenza, anche il settore abitativo fu progressivamente aperto agli investitori e agli operatori privati.
La deregolamentazione del settore dei finanziamenti ipotecari negli anni Ottanta ebbe un'importanza particolare. L'Housing Act del 1988 introdusse infatti una maggiore concorrenza privata nel settore abitativo. Questa legge segnò l'inizio di una serie di politiche che portarono alla progressiva "residualizzazione" dell'edilizia residenziale pubblica. Tale fenomeno consiste nella riduzione del patrimonio abitativo destinato all'edilizia sociale, composto in misura crescente da alloggi di qualità deteriorata, e nella progressiva concentrazione delle minoranze e dei gruppi sociali svantaggiati all'interno di queste abitazioni.
Poiché il patrimonio abitativo residuale tende a concentrarsi prevalentemente nei quartieri caratterizzati da livelli di reddito più bassi, si manifesta il cosiddetto «effetto quartiere». Questo fenomeno contribuisce a rafforzare l'idea che la povertà sia un problema legato ai luoghi in cui si manifesta, favorendo così le ideologie di mercato che si oppongono alla fornitura di alloggi sottratti alle logiche commerciali.
Il Renters' Rights Act del 2025 estende al settore delle locazioni private gli obblighi previsti dalla cosiddetta Awaab's Law, imponendo ai proprietari di intervenire sui rischi presenti negli immobili, tra cui umidità e muffa, entro termini temporali prestabiliti. In questo modo, vengono introdotti requisiti di tutela analoghi a quelli già previsti per il settore dell'edilizia residenziale sociale.
Gli obblighi del proprietario di un immobile concesso in locazione sono disciplinati da diverse disposizioni legislative, tra cui il Landlord and Tenant Act del 1985, applicabile ai contratti di locazione stipulati dopo il 1961. In particolare, la sezione 11 della legge stabilisce che il proprietario è tenuto a:
Qualora il proprietario si rifiuti di effettuare le riparazioni necessarie nell'immobile concesso in locazione, l'inquilino può intraprendere un'azione legale per obbligarlo a eseguire gli interventi richiesti e chiedere un eventuale risarcimento per i danni subiti.
Le abitazioni realizzate in seguito all'approvazione dell'Addison Act del 1919 erano generalmente costituite da tre camere da letto, un soggiorno e una cucina di servizio. In alcuni casi disponevano anche di un salotto di rappresentanza. Alcune abitazioni comprendevano due, quattro o persino cinque camere da letto ed erano dotate di ampi giardini sul retro, destinati alla coltivazione di ortaggi per il consumo domestico. La densità edilizia massima prevista era di 3000 abitazioni per chilometro quadrato.
L'Addison Act del 1919 e la grave carenza di abitazioni registrata nei primi anni Venti favorirono la realizzazione della prima generazione di case popolari dotate di impianto elettrico, acqua corrente, bagno, servizi igienici interni e giardini anteriori e posteriori. Tuttavia, fino agli anni Trenta inoltrati, alcune abitazioni continuarono a essere costruite con servizi igienici esterni. In altri casi mancava un vero e proprio locale adibito a bagno: la vasca da bagno si trovava spesso in cucina ed era progettata in modo da poter essere utilizzata anche come piano di lavoro.
Il Chamberlain Act del 1923 ridusse gli standard abitativi previsti, mentre il Wheatley Act del 1924 cercò di ripristinarne alcuni. In base all'Addison Act, la superficie di un'abitazione era prevista in circa 1000 piedi quadrati (93 m²), mentre dopo il 1924 fu ridotta a 620 piedi quadrati (58 m²). Questo periodo rappresentò una fase particolarmente importante per lo sviluppo della costruzione di case popolari da parte delle autorità locali.
Con l'approvazione dell'Housing Act del 1930, noto anche come Greenwood Act, il governo indicò un cambiamento nelle priorità delle politiche abitative, ponendo al centro il risanamento dei quartieri degradati. Le abitazioni a schiera costruite prima dell'introduzione delle normative edilizie sarebbero state demolite e i loro residenti trasferiti in nuove case popolari realizzate dalle autorità locali. La riduzione dei finanziamenti e l'aumento della densità edilizia nei complessi residenziali periferici determinarono un peggioramento della qualità costruttiva degli edifici. Gli ex residenti degli immobili situati nei centri urbani furono trasferiti lontano dai propri luoghi di lavoro. Molti di loro non erano in grado di sostenere né i canoni di locazione più elevati, sebbene inferiori rispetto a quelli applicati nel 1919, né i costi aggiuntivi dei trasporti. Le comunità consolidate furono così disgregate, con la conseguente perdita delle reti di sostegno e solidarietà che si erano sviluppate al loro interno.

Esempio di abitazioni prefabbricate Phoenix, classificate come edifici di interesse storico di Grado II, situate a Wake Green Road, Birmingham.
Tutte le unità abitative prefabbricate approvate dal Ministero dei Lavori Pubblici dovevano avere una superficie minima di 635 piedi quadrati (59 m²), mentre la larghezza dei singoli moduli costruttivi non poteva superare i 7 piedi e 6 pollici (circa 2,3 m).
Queste unità, definite service units, comprendevano un modulo prefabbricato contenente una cucina e un bagno adiacente, disposti in modo da condividere una parete. Questa soluzione consentiva di concentrare nello stesso punto le tubazioni dell'acqua, gli scarichi e gli impianti elettrici, rendendo più semplice e rapida l'installazione.
Le abitazioni conservavano un focolare alimentato a carbone, dotato di una caldaia posteriore, destinata a fornire sia il riscaldamento centralizzato sia una disponibilità costante di acqua calda.
Il bagno comprendeva un WC con sciacquone e una vasca da bagno di dimensioni standard, dotata di acqua calda corrente.
La cucina era invece equipaggiata con forno integrato, frigorifero e scaldacqua.
Tutte le abitazioni prefabbricate realizzate nell'ambito del programma abitativo previsto dalla legge venivano consegnate già tinteggiate: le pareti erano dipinte color magnolia, mentre gli elementi in legno aggiuntivi, compresi i rivestimenti delle porte e i battiscopa, erano rifiniti con vernice verde lucida.

In ambito edilizio e architettonico, indica elementi strutturali in calcestruzzo armato realizzati mediante prefabbricazione in stabilimento o in appositi impianti, successivamente trasportati in cantiere e assemblati.
Il Parker Morris Committee elaborò nel 1961 un importante rapporto sugli standard dimensionali degli alloggi destinati all'edilizia residenziale pubblica nel Regno Unito, intitolato Homes for Today and Tomorrow (Case per oggi e per domani).
Il rapporto evidenziò la necessità di migliorare la qualità degli alloggi di edilizia sociale, adeguandola all'aumento generale del tenore di vita della popolazione. Da questo documento nacquero i cosiddetti Parker Morris Standards (standard Parker Morris).
Nel 1963 tali standard furono definiti nel documento del Ministero dell'Edilizia abitativa (Ministry of Housing), intitolato Design Bulletin 6 – Space in the Home (Bollettino di progettazione n. 6 – Lo spazio nell'abitazione).
A partire dal 1967 e fino al 1980, questi requisiti divennero obbligatori per tutte le abitazioni costruite dai consigli comunali (council houses).
Tra i principali standard Parker Morris figuravano i seguenti requisiti:

In particolare nelle città più grandi, tra gli anni Sessanta e Ottanta i consigli comunali costruirono edifici residenziali a molti piani (a torre), con l'obiettivo di ospitare un'elevata densità abitativa mantenendo relativamente bassi i costi di costruzione.
Tra gli interventi più significativi vi sono:
Il complesso di Park Hill, costruito tra gli anni Cinquanta e Sessanta e successivamente riqualificato nel corso degli anni Dieci del Duemila, rappresenta uno degli esempi più noti di questa tipologia edilizia.
Il modello urbanistico residenziale Radburn, concepito per separare la circolazione automobilistica dagli spazi abitativi e pedonali, fu ampiamente utilizzato nella realizzazione delle nuove città britanniche (New Towns).
Come conseguenza di questa configurazione urbanistica, le abitazioni risultavano accessibili sul fronte principale esclusivamente attraverso percorsi pedonali.
Tale disposizione ha tuttavia generato alcune criticità, soprattutto in termini di controllo visivo degli spazi comuni. In particolare, le aree di parcheggio situate sul retro degli edifici risultavano scarsamente sorvegliate e sono diventate, in alcuni casi, luoghi maggiormente esposti ad attività criminali.
A Skelmersdale, gli inquilini hanno chiesto la riqualificazione dei complessi residenziali realizzati secondo il modello Radburn, proponendo una nuova organizzazione degli spazi che preveda:
Negli anni Dieci del Duemila si è assistito a una ripresa della costruzione di abitazioni popolari da parte delle autorità locali britanniche, con particolare attenzione all'efficienza energetica. Tra gli interventi più significativi figurano i complessi residenziali Accordia, a Cambridge, e Goldsmith Street, a Norwich, entrambi insigniti di importanti riconoscimenti nel settore dell'architettura. A Londra, gli standard dimensionali minimi degli alloggi sono stati nuovamente introdotti attraverso il London Plan, lo strumento di pianificazione strategica della capitale. Anche diversi consigli comunali, tra cui quelli di Southwark e Hounslow, hanno avviato programmi per la costruzione di migliaia di nuove abitazioni popolari.
A partire dagli anni Settanta, con l'affermazione del thatcherismo, il settore abitativo britannico fu interessato da una riduzione della spesa pubblica, accompagnata da tagli agli investimenti anche in altri settori, come la sanità e l'istruzione. Nel comparto abitativo, tuttavia, i tagli risultarono particolarmente consistenti.
Questa progressiva riduzione dell'intervento pubblico nell'edilizia residenziale fu giustificata attraverso una crescente preferenza per il mercato immobiliare privato e per la trasformazione dell'abitazione in un bene di mercato, piuttosto che in un bene pubblico. Tale orientamento fu ulteriormente favorito dalla diffusione di una rappresentazione critica delle case popolari, sempre più spesso descritte come sink estates, ovvero complessi residenziali caratterizzati da condizioni di degrado e marginalità sociale.
I cosiddetti sink estates venivano criticati perché considerati luoghi «separati dal contesto sociale dominante» e caratterizzati da una povertà ritenuta autoalimentata, derivante anche dal «peso paralizzante delle basse aspettative».
Nell'immediato dopoguerra, il ruolo dello Stato nel settore abitativo era stato principalmente quello di fornire alloggi pubblici destinati a un'ampia fascia di nuclei familiari, appartenenti a differenti livelli di reddito. Questa impostazione iniziò a cambiare a partire dagli anni Settanta, quando l'edilizia residenziale sociale assunse una connotazione sempre più specifica, concentrandosi progressivamente sulle fasce di popolazione più vulnerabili. Il modello di edilizia sociale si caratterizza infatti per la sua funzione di rete di protezione, in quanto destinato principalmente a coloro che non riescono a soddisfare le proprie esigenze abitative attraverso il mercato privato. La trasformazione del settore, passato da un sistema di edilizia pubblica rivolto a nuclei familiari con differenti livelli di reddito a un modello di edilizia sociale progressivamente stigmatizzato, viene ricondotta direttamente alle politiche governative e al modo in cui le case popolari sono state rappresentate nel dibattito pubblico.