Cruising è un film del 1980 diretto da William Friedkin, con Al Pacino e Paul Sorvino.
A New York iniziano a essere rinvenute, nelle acque del fiume Hudson, parti del corpo di uomini. La polizia ritiene sia l'opera di un serial killer che abborda omosessuali nei bar cittadini per poi stuprarli e mutilarne i corpi, così l'agente di polizia Steve Burns viene mandato come infiltrato nel mondo dei club per omosessuali per rintracciare l'assassino. Il suo lavoro da infiltrato lo porta a riflettere sulla relazione con la sua ragazza Nancy e ad interrogarsi circa il suo orientamento sessuale. Burns commette uno sbaglio e porta la polizia ad indagare sul conto del cameriere di un ristorante, Skip Lee, il quale viene intimidito e picchiato per estorcergli una confessione prima che la polizia scopra che le sue impronte digitali non corrispondono a quelle dell'assassino.
Dopo aver assistito a questo episodio di brutale violenza, Burns capisce che i poliziotti non stanno conducendo le indagini al fine di scovare l'assassino, ma spinti unicamente dall'odio per gli omosessuali. Vorrebbe abbandonare le indagini, ma viene convinto dal suo capo a riprenderle in mano. Steve riesce alla fine a rintracciare il vero serial killer, Stuart Richards, uno studente di musica, omosessuale, e lo arresta. Dopo quest'indagine Burns diventa ispettore e gli viene concesso un permesso, durante il quale, presumibilmente, commette l'omicidio del suo vicino di casa omosessuale, Ted Bailey.
Philip D'Antoni, che aveva prodotto il film di Friedkin del 1971 Il braccio violento della legge, avvicinò il regista con la proposta di dirigere un film basato sul romanzo del 1970 Cruising, opera del giornalista del New York Times Gerald Walker. Friedkin non era particolarmente interessato al progetto e D'Antoni cercò allora di contattare Steven Spielberg, ma i due non riuscirono a trovare una casa di produzione interessata, e pertanto il progetto si arenò.
Qualche anno dopo, Jerry Weintraub portò nuovamente l'idea a Friedkin, che però si disse ancora disinteressato. Friedkin cambiò idea a seguito di una serie di omicidi insoluti avvenuti nell'ambiente dei leather bar S&M newyorchesi nei primi anni settanta e degli articoli scritti sulla vicenda dal giornalista del Village Voice Arthur Bell. Inoltre, Friedkin conosceva un agente di polizia di nome Randy Jurgensen, che era stato sotto copertura nello stesso ambiente per indagare sugli omicidi, e Paul Bateson, un tecnico radiologo che aveva recitato come comparsa nel suo film L'esorcista del 1973, il quale, incarcerato per un altro assassinio, venne implicato (ma mai incriminato) in sei degli omicidi avvenuti nella comunità gay. Tutti questi fattori contribuirono a convincere Friedkin a dirigere Cruising. Jurgensen e Bateson svolsero il ruolo di consulenti per il film, come anche Sonny Grosso, già consulente di Friedkin per Il braccio violento della legge. Jurgensen e Grosso appaiono in piccoli ruoli nel film. L'attore Joe Spinell aveva già lavorato con Friedkin nel precedente Il salario della paura.
Durante la fase di documentazione per il film, Friedkin si consultò con membri della mafia italoamericana, che all'epoca possedeva molti dei bar gay della città. Inizialmente, per la parte del protagonista, il regista avrebbe voluto Richard Gere, ma la produzione gli impose Al Pacino, all'epoca immensamente più celebre di Gere, che alla fine, per contrasti con il regista e deluso dalla riuscita del film, si rifiutò di svolgere qualsiasi attività promozionale e, negli anni, non parlò mai del film. In merito all'esperienza sul set con l'attore, Friedkin espresse forti malumori per la mancanza di professionalità di Pacino durante le riprese, asserendo che questi era solito presentarsi per girare in forte ritardo e del tutto impreparato sulle sue stesse scene previste dal copione, tanto dal non aver - a detta del regista - aggiunto quasi nulla alla costruzione del suo personaggio od allo stesso film.
Uno dei principali locali gay di New York, il Mineshaft, non diede l'autorizzazione per le riprese. Di conseguenza, la produzione optò per l'Hellfire Club, che fu arredato in maniera tale da sembrare il Mineshaft; le scene furono girate in strade e luoghi vicini al vero Mineshaft e molti dei frequentatori abituali del locale apparvero come comparse nel film.
La Motion Picture Association of America (MPAA) inizialmente assegnò a Cruising una classificazione di grado X, ovverosia vietato ai minori di 18 anni. Friedkin dichiarò di aver dovuto sottoporre il film alla commissione «50 volte», sostenendo un costo di $50,000 e sottostando ad un taglio di ben 40 minuti di girato originale, prima che la classificazione venisse rettificata in R, cioè vietato ai minori di 17 anni. Le scene eliminate, secondo Friedkin, consistevano interamente in materiale girato all'interno di leather bar S&M, dove venivamo mostrati «espliciti atti omosessuali mentre Pacino assisteva al tutto».
Friedkin chiese allo scrittore gay John Rechy di assistere a una proiezione privata del film in anteprima. Rechy aveva scritto un articolo in cui difendeva il diritto di Friedkin di fare il film, senza però mostrare approvazione per suoi i contenuti. Dietro suggerimento di Rechy, Friedkin eliminò la scena all'inizio del film in cui veniva inquadrata la scritta We Are Everywhere ("siamo ovunque"), uno degli slogan del movimento di liberazione omosessuale dipinto su un muro e aggiunse un avviso in sovraimpressione:
In seguito, Friedkin dichiarò che erano state la MPAA e la United Artists a richiedere l'inclusione di quel testo in sovraimpressione. Friedkin affermò anche che nessuno degli addetti ai lavori nel film pensava che esso sarebbe stato considerato rappresentativo dell'intera comunità gay, ma lo storico del cinema gay Vito Russo lo contesta, citando proprio quel messaggio in sovraimpressione come «un'ammissione di colpa. Quale regista farebbe tale affermazione se credesse davvero che il suo film non sarebbe stato considerato rappresentativo dell'insieme?».
Nel corso dell'estate 1979, alcuni membri della comunità gay di New York protestarono contro la produzione del film. Le proteste cominciarono su esortazione del giornalista Arthur Bell, la cui serie di articoli sugli omicidi insoluti nella comunità gay aveva appunto ispirato la realizzazione del film. Gli attivisti gay furono invitati a boicottare le riprese e le aziende di proprietà di gay a vietare alla produzione di accedere ai loro locali. Singole persone tentarono di interferire con le riprese puntando specchi dai tetti degli edifici per rovinare l'illuminazione delle scene, fischiando e suonando trombe e musica ad alto volume vicino ai luoghi delle riprese. Mille manifestanti marciarono attraverso l'East Village chiedendo alla città di ritirare il sostegno al film. Come risultato delle interferenze, il film dovette essere ampiamente ridoppiato in post produzione per rimuovere il rumore provocato dai manifestanti.
Al Pacino sostenne di comprendere le proteste ma insistette che non vi fosse nulla nel film contro gli omosessuali e che i leather bar S&M erano «solo un frammento della comunità gay, allo stesso modo nel quale la mafia è un frammento della comunità italoamericana», riferendosi a Il padrino, e che in nessun modo avrebbe voluto fare qualcosa che danneggiasse la comunità gay.
Esistono tre versioni del lungometraggio. La versione cinematografica presentava, ad inizio film, un avviso nel quale veniva dichiarato che l'opera non voleva porsi come rappresentativa dello stile di vita della comunità gay. Si noti come Friedkin abbia dichiarato che dalla realizzazione cinematografica furono tagliati oltre 40 minuti, andati perduti. La versione per l'home video in VHS è identica a quella uscita nei cinema, ma non presenta l'avviso iniziale. Una versione estesa per l'home video in DVD realizzata dalla Warner nel 2007, infine, presenta il film restaurato, con scene mai viste in VHS ed effetti visivi aggiunti da Friedkin stesso. Uniche omissioni rispetto alla versione cinematografica ed a quella in VHS sono l'assenza dell'avviso e dell'inquadratura mostrante il graffito "We're everywhere" ("Siamo ovunque").
Le critiche bersagliarono il film sia sotto il punto di vista puramente qualitativo e tecnico che sotto quello del messaggio politico. In entrambi i casi, le recensioni furono altamente negative e gli attivisti omosessuali protestarono pubblicamente contro il film, cercando di boicottarlo. I commenti del critico cinematografico Jack Sommersby furono comuni alle osservazioni rivolte agli aspetti non politici, quali lo sviluppo dei personaggi e gli adattamenti fatti nella trasposizione cinematografica del romanzo.
La seconda grossa critica giunse dagli attivisti gay, i quali ritenevano che il film contenesse un messaggio politico omofobo, che avrebbe portato a un aumento dei crimini d'odio nei confronti degli omosessuali. Il critico cinematografico gay Vito Russo scrisse nel suo libro Lo schermo velato che «I gay che protestarono contro la realizzazione del film sostenevano che esso [il film] avrebbe mostrato che quando Pacino riconosceva la sua attrazione verso il mondo omosessuale, sarebbe diventato psicotico e avrebbe iniziato a uccidere».
TV Guide mosse critiche al film lamentando che i gay dovessero essere ritratti con toni più simpatici e positivi.
Nella versione su DVD del documentario Lo schermo velato (basato sul libro omonimo di Russo), di Rob Epstein e Jeffrey Friedman, viene mostrato un brano tratto dal film in cui una sequenza pornografica gay di pochi secondi, raffigurante un rapporto sessuale anale, viene montata in maniera alternata ad una scena in cui il serial killer accoltellava una vittima. La giustapposizione di queste due tipologie d'immagine indusse gli attivisti gay a ritenere che il film ritraesse gli omosessuali come predatori sessuali moralmente simili ai vampiri, instillando quasi subliminalmente nello spettatore l'idea omofoba di un nesso tra il sesso gay e la violenza più efferata.
Le recensioni negative al film influirono sui risultati al botteghino ma, a partire dagli anni novanta, Cruising iniziò a riscuotere alcune critiche positive. Oggi il film è una sorta di film di culto tra gli appassionati fan dell'horror e anche tra il pubblico gay. Raymond Murray scrive che il film è uno spaccato dell'epoca di decadenza della cultura gay, che si colloca dopo i moti di Stonewall e prima dell'avvento dell'AIDS, e che era comune in molti dei grandi centri urbani americani a cavallo degli anni settanta e dei primi anni ottanta. Il film ha inoltre trovato apprezzamento da parte di blogger indipendenti proprio per il ritratto anticonformista della comunità gay, che oggi vuole il personaggio omosessuale sempre apprezzabile o, in qualche modo, positivo agli occhi del pubblico.
La colonna sonora di Cruising vede la presenza di un brano del gruppo punk di Los Angeles, The Germs. La band registrò 6 brani per il film, ma soltanto uno di questi, Lion's Share, apparve poi nella colonna sonora definitiva.
Nel 2013 i registi James Franco e Travis Mathews distribuirono Interior. Leather Bar., un film in cui appaiono nei panni di cineasti al lavoro su una pellicola che immagina e tenta di ricostruire i famigerati 40 minuti di girato tagliato e andato perduto di Cruising (il titolo della pellicola è un riferimento alla sceneggiatura di Cruising, che descrive una scena ambientata all'interno di un locale di questo tipo). Il film non è propriamente una ricostruzione delle riprese originali; utilizza invece un formato da docufiction per esplorare le questioni creative ed etiche che emergono dal tentativo di realizzare un progetto del genere.
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