Il Cyber kill chain è un modello definito dalla Lockheed Martin, per l'identificazione e la prevenzione delle attività di intrusione informatica attraverso l'implementazione di protocolli di sicurezza pro-attivi. Tale modello è a sua volta ispirato al kill chain, un modello militare che identifica le fasi di un attacco in:
Il metodo di difesa o di azione preventiva contro una kill chain di un attaccante viene definito breaking.
Acquisizione di informazioni sul bersaglio dell'attaccante.
L'attaccante valuta le falle di sicurezza del bersaglio ed i vettori di attacco.
Distribuzione dei vettori d'attacco che possono essere hardware (usb, cd, dvd, ecc.) o software.
Rilevata la falla di sicurezza (zero day o nota) viene sfruttata (exploit in inglese) dall'attaccante.
Ottenuto l'accesso al sistema del bersaglio attraverso l'intrusione abusiva l'attaccante lo può manomettere (tampering in inglese) attraverso codice malevolo.
L'attaccante gestisce l'attacco da remoto, avendo ormai il controllo delle macchine del bersaglio, ed implementa attacchi di basso profilo (ad esempio Denial of Service) per depistare (red herring) e celare il suo vero movente a discapito del bersaglio (target).
L'attaccante implementa l'attacco chiave o finale per ottenere il risultato (fraudolento) sperato sul bersaglio.
In riferimento ad altri modelli (come il triangolo della truffa - giustificazione, movente, opportunità), gli esperti del settore hanno aggiunto un'ottava fase al modello della Lockheed Martin, che rappresenta l'ingiusto profitto dell'attaccante (materiale o non materiale).