Debito pubblico

Il debito pubblico è il debito dello Stato nei confronti di altri soggetti economici nazionali o esteri - quali individui, imprese, banche o Stati esteri - che hanno sottoscritto un credito allo Stato nell'acquisizione di obbligazioni o titoli di stato (in Italia BOT, BTP, CCT, CTZ e altri) destinati a coprire il fabbisogno monetario di cassa statale. È altresì il deficit pubblico esposto nel bilancio dello Stato, cumulato negli anni e sommato ai relativi interessi.

Descrizione

Quando il debito, dello Stato o di privati, è contratto con soggetti economici di stati esteri, si parla di debito estero, mentre quando è contratto con soggetti economici interni allo stesso Stato si parla di debito interno: normalmente entrambe le componenti sono presenti, in misura variabile, all'interno del debito pubblico di uno Stato.

Anche altri soggetti pubblici (regioni, province, comuni, Stati federati ed enti pubblici vari) possono emettere titoli di credito rappresentativi del proprio debito, con circolazione dei titoli sia interna che estera. Il debito pubblico può essere dunque suddiviso in debito pubblico dell'amministrazione centrale e debito pubblico dell'amministrazione periferica (enti territoriali e enti locali).

La presenza di un debito nei conti pubblici impone, da parte dello Stato e/o degli enti pubblici locali e territoriali, oltre alla sua copertura finanziaria nei tempi e modalità di scadenza prestabilite dai titoli stessi (compresi gli interessi maturati, costituendo di fatto una delle voci di spesa pubblica), la necessità di tenere sotto controllo il debito pubblico per non cadere nella insolvenza sovrana ovvero nel fallimento dello Stato stesso, tipicamente:

Debito interno

Il debito interno si contrae quando lo Stato emette titoli di stato a favore degli acquirenti pari alla quantità di moneta corrisposta sulla quale emissione paga il valore nominale più gli interessi stabiliti dai mercati sugli stessi titoli di stato. Gli investitori possono esercitare un ruolo determinante nella politica economica degli Stati, in ragione degli stock di debito posseduti, tramite la compravendita di titoli all'asta pubblica o nel mercato secondario (per un rifinanziamento oppure per acquisire nuovi titoli di debito). In linea teorica un debito interno è preferibile a un debito estero in quanto i capitali investiti/prestati una volta restituiti possono tornare più direttamente all'interno del sistema economico del paese stimolando i consumi ovvero la domanda e quindi la crescita economica stessa.

Insolvenza dei titoli di stato

Di solito i titoli di stato sono considerati titoli a basso rischio, equiparati pertanto alla moneta. Tuttavia storicamente non mancano casi di insolvenza sovrana: la Spagna dichiarò bancarotta 16 volte fra metà Ottocento ed il Novecento. Anche la Germania Ovest, per evitare il default, ottenne nel 1953 la cancellazione di metà del suo debito da parte di 21 Paesi occidentali, confermata poi nel 1990 dopo che la riunificazione tedesca avrebbe annullato la cancellazione di quarant'anni prima.

Il governo argentino, nell'ambito della sua crisi economica a cavallo degli anni 2000, ha rifiutato di pagare i detentori di titoli e ha cambiato moneta, togliendo al peso argentino corso legale. Con questo atto l'Argentina, rifiutandosi di pagare i vecchi creditori, ha dichiarato unilateralmente di aver azzerato il debito pubblico nella vecchia valuta. In realtà, l'Argentina è stata portata dai creditori di fronte ai tribunali internazionali (USA e Germania) e inoltre sta subendo un'azione mossa presso la Camera Arbitrale (ICSID) della Banca Mondiale. I bond (obbligazioni) argentini, a causa del default (cessazione dei pagamenti) decretato e ancora non risolto, non hanno avuto per qualche tempo accesso al mercato nelle borse internazionali, ma potevano essere trattati solo sul mercato nazionale, soggetto alla legislazione argentina. Sul mercato EuroTLX, accessibile agli investitori italiani, sono attualmente trattate 3 obbligazioni Argentine, due in Euro con scadenza nel 2038 e una in USD con scadenza nel 2038.

Nel 2012 la Grecia, durante la sua crisi economica, ha concordato con i rappresentanti di banche e istituzioni europee una "ristrutturazione" del debito consistente in un forte taglio al capitale e una dilazione delle scadenze.

Anche diverse istituzioni interne di vari stati (regioni, Stati federati, comuni, enti pubblici vari) si sono venute a trovare in situazioni di insolvenza, anche se il fatto che i creditori fossero in prevalenza cittadini del medesimo stato ha attenuato la rilevanza internazionale del problema.

Il tasso d'interesse dei titoli è uno degli indici più immediati per misurare la rischiosità percepita dagli investitori; un altro indice (comunque basato sul tasso di interesse) che misura la rischiosità relativa percepita, è il cosiddetto spread: esso infatti valuta la differenza di rendimento tra un titolo di stato di un paese, e un titolo di pari caratteristiche emesso da un altro paese, preso come riferimento.

Rating

Le agenzie di rating al mondo forniscono le loro valutazioni sulla solidità finanziaria anche degli Stati, intese come capacità dello Stato in questione di ripagare o far fronte al proprio debito pubblico o equivalentemente il rispettivo rischio di credito, fornendo indici di maggiore o minore fiducia presi a riferimento dagli investitori nei confronti dell'emissione di titoli di stato del paese.

Relazioni macroeconomiche

Il rapporto debito/PIL

Debito pubblico in percentuale del PIL, evoluzione dal 1995 per Stati Uniti, Giappone e maggiori economie europee. Dati OECD.

Più che il valore assoluto del debito, un importante indice della solidità finanziaria ed economica di uno Stato (come prescritto anche nel caso del patto di stabilità e crescita vigente nell'Unione europea) è il rapporto tra il debito pubblico ed il prodotto interno lordo (PIL), in quanto il PIL in questo caso rappresenta un indice o parametro di quanto lo Stato è in grado di risanare il proprio debito pubblico tramite ad esempio imposizione fiscale e relativo gettito fiscale. In generale dunque uno Stato può avere un debito pubblico elevato, ma anche un PIL elevato (es. Stati Uniti) senza per questo incorrere in situazioni di pericolo finanziario ovvero rischio insolvenza: quello che importa è il rapporto e l'andamento reciproco delle due grandezze.

È da notare come il debito pubblico a cui fanno riferimento i parametri di Maastricht non contempla il cosiddetto debito pubblico implicito ovvero le promesse di spese future degli Stati membri per lo Stato sociale o spesa sociale (promesse riguardanti l'assistenza, la sanità, le regole e i requisiti per il pensionamento).

Con riferimento al rapporto tra il debito pubblico e il Prodotto interno lordo, ci sono quattro possibili situazioni in cui può trovarsi lo Stato in un determinato anno:

  1. il tasso di crescita del PIL risulta minore del tasso di interesse dei titoli di Stato e c'è pure un disavanzo primario in rapporto al PIL, nel senso che le uscite dello Stato sono maggiori delle entrate in rapporto al PIL. In tal caso il rapporto debito/PIL tenderà a divergere ovvero ad aumentare all'infinito con forte rischio insolvenza nel medio-lungo termine.
  2. il tasso di crescita del PIL n risulta maggiore del tasso di interesse dei titoli di Stato i, ma c'è ancora un disavanzo primario in rapporto al PIL. In tal caso il rapporto debito/PIL convergerà in modo decrescente verso un certo valore (che si dice "stato stazionario") se, e solo se, il rapporto debito/PIL iniziale è maggiore dello stato stazionario. In particolare, in tal caso, affinché il rapporto debito/PIL decresca, occorre che il PIL cresca a tal punto da rendere la differenza n-i sufficientemente grande e il disavanzo primario sia invece il più piccolo possibile. Se invece il rapporto debito/PIL iniziale è minore dello stato stazionario, il rapporto debito/PIL convergerà sempre verso lo stato stazionario, ma in modo crescente.
  3. il tasso di crescita del PIL n risulta minore del tasso di interesse dei titoli di Stato i, ma non c'è un disavanzo primario ovvero le entrate sono più delle uscite. In tal caso il rapporto debito/PIL decrescerà annullandosi dopo un certo tempo se, e solo se, il rapporto debito/PIL iniziale è minore dello stato stazionario. In particolare, affinché il rapporto debito/PIL decresca, occorre che la differenza n-i sia sufficientemente piccola e che le entrate siano sufficientemente grandi. Se invece il rapporto debito/PIL iniziale è maggiore dello stato stazionario, il rapporto debito/PIL tenderà ad aumentare all'infinito con aumentato rischio insolvenza.
  4. il tasso di crescita del PIL risulta maggiore del tasso di interesse dei titoli di Stato e c'è un avanzo primario per cui le entrate sono maggiori delle uscite. In tal caso il rapporto debito/PIL decrescerà rapidamente fino ad annullarsi, abbattendo il rischio insolvenza.
Rapporto tra debito pubblico e PIL in percentuale, secondo l'FMI, 2024.

     >100%

     >75–100%

     >50–75%

     >25–50%

     0–25%

     no dati

Debito pubblico e crescita economica

La maggior parte dei policy-makers sembra ritenere che il debito riduca la crescita economica. Si tratta di un'opinione in linea con i risultati di una fiorente letteratura empirica che mostra l'esistenza di una correlazione negativa tra debito pubblico e crescita economica. Tuttavia correlazione non implica necessariamente causalità, che potrebbe anche essere invertita. Il legame tra debito e crescita potrebbe infatti scaturire dal fatto che è la ridotta crescita economica a generare elevati livelli di debito pubblico, ad esempio per minor entrate statali dalla tassazione dei contribuenti a parità di spesa.

Ci si trova dunque in una situazione di feedback retroattivo positivo dove all'aumentare del debito diminuisce la crescita economica per effetto dell'aumentata tassazione (effetto spiazzamento) e al diminuire della crescita aumenta ancora il debito stesso per minor gettito fiscale dovuto al minor PIL. In linea di massima tende comunque a valere l'analisi del rapporto debito/PIL: se uno Stato ha un forte debito, ma anche un elevato PIL (es. Stati Uniti) il rischio di insolvenza è minore ovvero comunque relativo alle dimensioni delle due grandezze e al loro reciproco andamento.

Inoltre come appare evidente dalla Statica Comparata del Modello Classico se la propensione all'investimento da parte delle imprese è inferiore alla propensione marginale al risparmio e le persone sono più interessate a investire in titoli piuttosto che a lavorare per cui risulta soddisfatta la disequazione:

allora una diminuzione della spesa pubblica fa decrescere il PIL e il numero di occupati mentre fa crescere il tasso di interesse, pertanto il rapporto Debito/PIL tende ad aumentare. Viceversa un aumento della spesa pubblica fa crescere il PIL e il numero di occupati e fa decrescere il tasso di interesse, pertanto il rapporto Debito/PIL tende a diminuire. Appare evidente pertanto che nell'ipotesi che risulti soddisfatta la disequazione (1) lo Stato prima di perseguire un'eventuale diminuzione della spesa pubblica dovrebbe compiere delle politiche di incentivazione all'investimento in economia reale e penalizzare la propensione marginale al risparmio in modo che la disequazione (1) non risulti soddisfatta.

Contromisure

Il finanziamento con tagli e imposte, e lo spiazzamento

La presenza di un debito pubblico all'interno del bilancio dello Stato pone il problema del controllo stretto sulla sua espansione e del relativo rischio di credito: tale processo di copertura parziale o totale di debito e relativi interessi è detto finanziamento del debito ed è comunque in dipendenza dell'andamento del rapporto debito/PIL per l'analisi vista sopra. Tipicamente questo avviene attraverso tagli alla spesa pubblica (es. spending review), tassazione dei contribuenti (cioè portando in attivo il bilancio annuale dello Stato) o con l'emissione di nuovi titoli di stato col rischio, in quest'ultimo caso, di alimentare le dimensioni del debito totale fino a richiedere nel tempo un aumento delle prime due misure o arrivare a una quota di titoli superiori alla domanda effettiva del mercato con aumentato rischio insolvenza su parte delle scadenze. L'esigenza di tenere sotto controllo l'espansione del debito pubblico ha quindi due principali motivazioni:

In generale dunque per la riduzione della crescita del debito si può agire puntando sul risanamento dei conti pubblici ovvero alla riduzione del deficit pubblico attraverso politiche di bilancio pubblico di tipo restrittivo ovvero con tagli alla spesa pubblica e/o con un aumento delle entrate statali sotto forma di prelievo fiscale, maggiore recupero di denaro da evasione fiscale, privatizzazioni di enti e proprietà pubbliche, condoni ecc. In alternativa si può finanziare il debito con il debito ovvero con l'emissione di nuovi titoli di stato con l'inconveniente però di aumentarne il rendimento atteso dal finanziatore/investitore e quindi la spesa per interessi. In Italia tali provvedimenti economico-finanziari a tal fine sono specificati all'interno di documenti contabili-finanziari quali la legge finanziaria o espressi all'interno di programmi di più lunga durata come il DPEF.

Nelle varie nazioni

Lo stesso argomento in dettaglio: Stati per debito pubblico.

Il debito pubblico del mondo è la somma del debito pubblico dei singoli paesi, espresso in dollari si aggira circa su 150.000 miliardi di dollari nel 2011.

I paesi con i maggiori debiti pubblici in rapporto al PIL sono in linea di massima i paesi più benestanti (Giappone, Canada, USA, paesi dell'Europa occidentale ed ora anche Brasile), per cui si può affermare che parte del loro benessere è finanziata dal resto del mondo e che il loro sviluppo economico è stato favorito dalla loro capacità di finanziarsi nel resto del mondo.

Il debito pubblico in Italia

Il debito pubblico italiano è pari al valore nominale di tutte le passività lorde consolidate delle amministrazioni pubbliche (amministrazioni centrali, enti locali e istituti previdenziali pubblici) ed è costituito da biglietti, monete e depositi, titoli diversi dalle azioni, esclusi gli strumenti finanziari derivati, e prestiti; la componente largamente prevalente è rappresentata dai titoli di Stato, collocati in misura significativa anche presso investitori non residenti.

Cresciuto rapidamente nel corso degli anni ottanta, il debito ha superato il 100% del PIL all'inizio degli anni novanta e da allora si è mantenuto stabilmente al di sopra di tale soglia, toccando un massimo superiore al 150% nel 2020 per l'effetto congiunto della caduta del prodotto e delle misure di sostegno adottate durante la pandemia di COVID-19; nel giugno 2026 esso ha raggiunto i 3.207 miliardi di euro, nuovo massimo storico. La spesa per gli interessi corrisposti ai detentori delle obbligazioni statali, detta "servizio del debito", rappresenta una delle principali voci della spesa pubblica italiana. La serie storica del debito e del suo rapporto con il PIL, la composizione per tipologia di strumento e per categoria di detentori, l'indebitamento degli enti locali e l'evoluzione del rating sovrano sono trattati nella voce Debito pubblico dell'Italia.

Il debito pubblico in Argentina

Lo stesso argomento in dettaglio: Crisi economica argentina.

L'Argentina, a seguito dell'impugnazione del suo debito, ha istituito una particolare modalità di finanziamento del debito pubblico, con la quale emette dei titoli di debito più complessi dei tradizionali bond. Si tratta di warrant, che pagano l'interesse soltanto se la crescita del PIL misurata a fine anno (e non quella prevista) supera il 4,2%: il capitale, come per i normali titoli di Stato, è garantito al 100%, mentre non lo è la quota interessi ma questo impegno vale solo nella misura in cui lo Stato, come appunto fece la stessa Argentina, non dichiara default (cessazione dei pagamenti). In questo modo l'andamento del debito pubblico è legato alla crescita della ricchezza reale della nazione e si dovrebbe evitare quanto accadeva in passato, quando lo Stato doveva contrarre debiti non per poter effettuare investimenti produttivi che avrebbero arricchito il Paese, ma per ripagare i detentori di titoli quando le tasse sul reddito prodotto da cittadini e imprese non fornivano un gettito sufficiente allo scopo.

Si deve anche considerare che troppo spesso i finanziamenti produttivi, ovvero destinati agli investimenti e allo sviluppo, sono stati dirottati verso la copertura del deficit pubblico stesso, inteso come spesa corrente dello Stato, innescando un circolo vizioso. L'Argentina a tutt'oggi mantiene lo status di default, è stata estromessa dai mercati finanziari internazionali, è stata condannata per comportamento doloso, avendo occultato le sue riserve prima di dichiarare default (essa mantiene oltre 150 miliardi di dollari all'estero).

Recentemente[non chiaro] l'Argentina ha dichiarato un altro default sui titoli INDEC di cui sopra tramite un'abile manipolazione dell'indice di riferimento dei prezzi su cui sono calcolate le cedole: così il paese è riuscito a pagare lo 0,5% sui titoli, un rendimento di fatto negativo che riduce in pratica il capitale investito dai risparmiatori

Il debito pubblico in Cina

Secondo i dati della Banca dei Regolamenti Internazionali, a fine 2022 il debito pubblico cinese ha raggiunto la cifra di 51.870 miliardi di dollari, pari al 295% del Pil nazionale: il dato più alto mai registrato dal 1995 ad oggi per la nazione asiatica.

Il debito pubblico in Germania

Il debito pubblico della Germania è il quattordicesimo dell'Unione europea, stimato del 59,8% del PIL secondo Eurostat (dati aggiornati al 2019).

Il debito pubblico in Giappone

Il debito pubblico del Giappone è previsto in crescita fino a un nuovo livello record di 13.500 miliardi di dollari, a causa degli sforzi per la ricostruzione post-terremoto. Il rapporto debito pubblico/prodotto interno lordo del Giappone è il più alto del mondo, nel 2022 è stato stimato a circa il 264% del PIL.

Il debito pubblico in Spagna

In Spagna i titoli di debito pubblico si possono acquistare direttamente sul sito web del Ministero del Tesoro o presso la Banca di Spagna, risparmiando così i costi di intermediazione delle banche commerciali private e conseguendo un rendimento netto più elevato. Per il 2023 è prevista un'emissione lorda di 84,3 miliardi di euro.

Secondo Banca di Spagna, il debito pubblico spagnolo a dicembre 2022 era di circa del 116% del PIL.

Il debito pubblico negli Stati Uniti d'America

Lo stesso argomento in dettaglio: Debito pubblico degli Stati Uniti d'America.

Il debito pubblico statunitense comprende sia il debito contratto dal governo federale sia quello dei singoli Stati federati, delle contee e delle altre amministrazioni locali, ciascuna delle quali dispone di un bilancio autonomo e può emettere propri titoli di debito. L'indebitamento federale può essere incrementato soltanto entro un limite massimo (debt ceiling) stabilito per legge dal Congresso, e la periodica rinegoziazione di tale limite è stata più volte all'origine di scontri politici: nell'estate del 2011 lo stallo tra democratici e repubblicani si concluse con un accordo raggiunto all'ultima data utile e con il primo declassamento nella storia del debito federale da parte di Standard & Poor's, da AAA ad AA+.

Il 23 ottobre 2025 il debito nazionale ha superato per la prima volta i 38.000 miliardi di dollari, nuovo massimo storico.

Il debito pubblico in Svizzera

In quanto stato federale, la Svizzera conosce tre livelli di indebitamento pubblico: federale, cantonale e comunale. Per "debito pubblico" si intende quindi la somma dei debiti dell'amministrazione federale, dei 26 cantoni e dei 2596 comuni.

Al 2021, secondo i dati del FMI, il debito pubblico della confederazione svizzera ammontava al 13,8% del PIL, risultando tra le nazioni meno indebitate al mondo.

Storia

Debito pubblico svizzero (Confederazione, cantoni e comuni) in rapporto al PIL dal 1950 al 2010

Nel 1945 l'economia svizzera si trovava in una condizione invidiabile: non aveva subito devastazioni, aveva un apparato industriale intatto e disponeva (unico paese insieme con gli Stati Uniti) di una valuta stabile e liberamente convertibile. Il conflitto mondiale, tuttavia, aveva privato la Svizzera dei suoi tradizionali mercati esteri e il clima d'assedio (soprattutto dopo la capitolazione della Francia nel 1940) aveva duramente condizionato anche l'economia elvetica, quasi impossibilitata a commerciare con il campo degli Alleati. Nel 1945 il debito pubblico elvetico sfiorava il 75% del PIL.

Fortunatamente gli anni che seguirono (dal 1946 fino al 1973) furono caratterizzati da alti tassi di crescita economica in tutto il continente e il debito pubblico venne ridotto, entro il 1972, al 33% del PIL svizzero. In seguito alla crisi petrolifera, il debito ricominciò a crescere sino al 45% del PIL. Negli anni seguenti l'economia elvetica ha conosciuto un nuovo ciclo favorevole, trainata soprattutto dal settore dei servizi (i cui addetti sono passati dal 36,9% della popolazione attiva nel 1950 al 53,4% del 1980). La crescita economica e l'incremento del PIL hanno permesso di riportare il debito pubblico al 32% del PIL nel 1990.

Il freno all'indebitamento nella Confederazione elvetica

La sede della Banca Nazionale Svizzera a Berna sulla Piazza federale. La BNS emette le obbligazioni della Confederazione e i prestiti, ne regola i pagamenti, consiglia il DFF e investe temporaneamente gli averi della Confederazione

Negli anni novanta il debito pubblico svizzero ha ricominciato a salire. Nel 1990 rappresentava il 29,9% del PIL, nel 2000 il 49,9% e nel 2004 il 53%. In termini assoluti, nel 2004 il debito pubblico svizzero (suddiviso fra Confederazione, Cantoni e Comuni) era pari a 239 miliardi di franchi svizzeri (159 miliardi di euro), di cui 130 imputabili alla Confederazione. Il "servizio del debito" costava annualmente alle casse pubbliche elvetiche 7 miliardi di franchi (4,6 miliardi di euro). Tra i fattori che hanno portato all'aumento del debito pubblico elvetico, il Dipartimento federale delle finanze (DFF) cita i deficit dei conti finanziari (durante la lunga crisi degli anni novanta), ma anche il risanamento (con la trasformazione in aziende pubbliche) de La Posta Svizzera (conclusosi il 1º gennaio del 1998) e delle Ferrovie Federali Svizzere (ultimato il 1º gennaio del 1999), nonché il necessario risanamento delle casse pensioni dei dipendenti di FFS, Posta e Confederazione.

Nel 2001 il parlamento, visto il messaggio del Consiglio Federale del 5 giugno 2000, ha approvato il decreto federale sul freno all'indebitamento (sottoposto a referendum obbligatorio in quanto modifica costituzionale). Il 2 dicembre del 2001, in seguito alla votazione popolare, è stato approvato dall'84,7% dei votanti e da tutti i cantoni. Il meccanismo, adottato a livello federale, è basato sull'accantonamento delle eccedenze negli anni di alta congiuntura, in modo da finanziare spese pubbliche straordinarie nei momenti di crisi. Questo meccanismo ha permesso alla Confederazione, per esempio, di accumulare eccedenze fra il 2001 e il 2008 (anno in cui l'economia svizzera è cresciuta del 3,3%) e di varare spese straordinarie per far fronte alla grande recessione (quando sono stati spesi, fra il gennaio 2009 e il gennaio 2010, 2,2 miliardi di franchi supplementari per rilanciare l'economia e mantenere elevata la spesa nella ricerca e sviluppo).

Con il referendum del 2 dicembre 2001 venne quindi introdotto nella Costituzione svizzera un nuovo articolo, l'Art. 126, che nel dettaglio prevedeva:

  1. La Confederazione equilibra a lungo termine le sue uscite ed entrate.
  2. L'importo massimo delle uscite totali da stanziare nel preventivo dipende dalle entrate totali stimate, tenuto conto della situazione economica.
  3. In caso di fabbisogno finanziario eccezionale l'importo massimo di cui al capoverso 2 può essere aumentato adeguatamente. L'Assemblea federale decide in merito all'aumento conformemente all'articolo 159 capoverso 3 lettera c.
  4. Se le uscite totali risultanti dal conto di Stato superano l'importo massimo di cui ai capoversi 2 o 3, le uscite che eccedono tale importo sono da compensare negli anni successivi.
  5. La legge disciplina i particolari.

A partire dal 2005 il debito pubblico svizzero è stato ridotto grazie agli sforzi congiunti di Confederazione, Cantoni e Comuni. Nel 2005 il debito ha toccato il suo massimo: 244 miliardi di franchi, pari al 52,6% del PIL. Nel 2006 è sceso a 231,3 miliardi (47,2%), nel 2007 a 226,9 (43,6%), nel 2008 a 223,7 miliardi (41,3%) nel 2009 a 208,9 miliardi (38,8%). Nel 2010, mentre l'economia svizzera era in ripresa dopo la crisi, vi è stata un'ulteriore riduzione del debito pubblico a 199,5 miliardi, pari al 38,2% del PIL. Il "freno all'indebitamento" si è quindi dimostrato un meccanismo efficace per scongiurare l'indebitamento eccessivo (in cinque anni il debito pubblico è stato ridotto del 20%), ma sufficientemente elastico per garantire - in casi eccezionali - una spesa pubblica elevata.

Andamento del debito pubblico svizzero negli ultimi anni confrontato con il PIL (in milioni di franchi):

AnnoDebitoPIL% sul PIL
2005244.000463.79952,6%
2006231.300490.54447,2%
2007226.900521.10043,6%
2008223.700544.19541,3%
2009208.900535.28238,8%
2010199.500546.24438,2%

Crisi del debito degli Stati sovrani dell'eurozona

Lo stesso argomento in dettaglio: Grande recessione.

Tra il 2010 e il 2011 nell'ambito della grande recessione si è conosciuto l'allargamento della crisi ai debiti sovrani e alle finanze pubbliche di molti paesi (in larga misura gravati dalle spese affrontate nel sostegno ai sistemi bancari, senza penalizzarli per esser stati una delle maggiori cause della crisi), soprattutto dell'eurozona, che in alcuni casi hanno evitato l'insolvenza sovrana (Portogallo, Irlanda, Grecia, Cipro), grazie all'erogazione di ingenti prestiti (da parte di FMI e soprattutto UE), denominati "piani di salvataggio", volti a scongiurare possibili default e alla realizzazione nell'Unione europea del cosiddetto fondo salva-stati.

Si noti che i salvataggi degli Stati in difficoltà non sono stati generosi regali, ma hanno comportato severissime misure di fiscalità e riduzioni di spese interne in corrispettivo della concessione dei prestiti, prestiti che pure sono stati comunque concessi a tassi elevati e non a costi simbolici. Solo la Slovenia ha rifiutato i prestiti per l'eccessività delle condizioni imposte ed è riuscita a risolvere internamente il problema. Ma il problema sembra porsi anche per altri Stati, come la Polonia e l'Ungheria, senza esser ancora del tutto risolto per la Spagna e l'Italia, la quale (l'Italia) è riuscita a risolvere al proprio interno il problema (come la Slovenia), senza prestiti esteri, ottenendo anzi a fine maggio 2013 il riconoscimento della propria correttezza nei conti pubblici con la chiusura della procedura di infrazione UE per deficit eccessivo, in sospeso restando il problema della riduzione dell'eccessiva entità del debito pubblico italiano, rinviato al prossimo futuro.

I derivati dello Stato italiano

La gestione del debito pubblico può essere influenzata dall'utilizzo di strumenti finanziari derivati. A fronte di tal possibilità vi sono le regole contabili dell'ESA ed altre disposizioni regolamentari volte ad evitare che i derivati incidano sulla procedura per deficit eccessivo prevista dal Trattato di Maastricht. In ogni caso, numerose preoccupazioni assistono l'operatività in derivati che gli Stati sovrani pongono in essere nei mercati over the counter.

La stampa specializzata ha sollevato tale questione, cui ha prontamente risposto il Ministero dell'economia e delle finanze.

Nel dicembre 2020, la quota di titoli di debito pubblico detenuti dagli istituti di credito di Italia, Spagna e Portogallo ha raggiunto il massimo storico dal 2008.

Note

  1. ↑ Obbligazioni degli enti locali, su Bankpedia.
  2. ↑ (EN) Ugo Panizza e Andrea Presbitero, Is high public debt harmful for economic growth?, su cepr.org, 22 aprile 2012.
  3. ↑ (EN) The global debt clock, su The Economist.
  4. ↑ Conti economici nazionali. Anno 2020 (PDF), su istat.it, Istat.
  5. ↑ Finanza pubblica: fabbisogno e debito (PDF), su bancaditalia.it, Banca d'Italia, 14 marzo 2025.
  6. ↑ Gianluca Zapponini, La Repubblica del debito. Il 2023 della Cina parte già in salita, su Formiche.net, 7 dicembre 2022. URL consultato il 9 giugno 2023.
  7. ↑ (EN) Government deficit/surplus, debt and associated data (gov_10dd_edpt1), su ec.europa.eu, Eurostat. URL consultato il 9 giugno 2023.
  8. ↑ La classifica dei Paesi più indebitati (nel 2021) e le conseguenze della pandemia, su Info Data, Il Sole 24 Ore, 17 febbraio 2022. URL consultato il 9 giugno 2023.
  9. ↑ Giappone - Debito pubblico (% del PIL), su Trading Economics. URL consultato il 9 giugno 2023.
  10. ↑ (ES) Los particulares disparan la demanda de letras en las subastas del Tesoro, in Cinco Días, 24 gennaio 2023.
  11. ↑ Spagna - Il debito pubblico supera per la prima volta i 1.500 miliardi, ma scende al 116% del PIL, su Assocamerestero. URL consultato il 9 giugno 2023.
  12. ↑ Debito Usa, S&P abbassa il rating. Obama: "Far tornare la gente al lavoro", in la Repubblica, 6 agosto 2011.
  13. ↑ (EN) Fatima Hussein, U.S. hits $38 trillion in debt, after the fastest accumulation of $1 trillion outside of the pandemic, su PBS News, 23 ottobre 2025.
  14. 1 2 3 Evoluzione del debito delle amministrazioni pubbliche, su efd.admin.ch, Dipartimento federale delle finanze, 4 aprile 2011 (archiviato dall'url originale il 2 ottobre 2011).
  15. ↑ Abdelhafidh Abdeleli e Pauline Turuban, Il debito dei Paesi in via di sviluppo cresce, la Svizzera fa abbastanza?, su SWI swissinfo.ch, 15 marzo 2023. URL consultato il 22 agosto 2026.
  16. ↑ (EN) Central government debt (% of GDP), su IMF DataMapper, Fondo monetario internazionale. URL consultato il 9 giugno 2023.
  17. ↑ Martin Kuder, La grande crescita, Lugano, 2010, p. 36.
  18. ↑ Banca di fiducia della Confederazione, su snb.ch, Banca nazionale svizzera (archiviato dall'url originale il 2 luglio 2013).
  19. ↑ Il peso degli anni '90 sul debito pubblico, su SWI swissinfo.ch, 23 agosto 2006.
  20. ↑ Decreto federale sul freno all'indebitamento, su bk.admin.ch, Confederazione Svizzera. URL consultato il 22 agosto 2026 (archiviato dall'url originale il 14 ottobre 2025).
  21. ↑ Votazione popolare del 02.12.2001, su bk.admin.ch, Confederazione Svizzera, 2 dicembre 2001.
  22. ↑ Debito pubblico: la Svizzera in controtendenza, su SWI swissinfo.ch, 5 luglio 2010 (archiviato dall'url originale il 28 luglio 2011).
  23. ↑ Misure di stabilizzazione. Situazione economica, su seco.admin.ch, Segreteria di Stato dell'economia, 14 settembre 2010 (archiviato dall'url originale il 10 giugno 2015).
  24. ↑ Dipartimento federale delle finanze, Freno all'indebitamento, in Gazzetta ufficiale, settembre 2001.
  25. ↑ Messaggio concernente la norma complementare al freno all'indebitamento, su fedlex.admin.ch, Consiglio federale svizzero, 19 settembre 2008.
  26. ↑ Freno all'indebitamento, su efv.admin.ch, Amministrazione federale delle finanze, 13 dicembre 2011 (archiviato dall'url originale il 25 marzo 2016).
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  34. ↑ Tesoro: Non esiste alcun pericolo per i conti dello Stato, su mef.gov.it, Ministero dell'economia e delle finanze, 26 giugno 2013.
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Bibliografia

Voci correlate

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