Nel 1996 si è trasferito a Salerno, dove si è iscritto prima alla facoltà di giurisprudenza e poi a quella di lettere. Ha poi abbandonato gli studi e ha lavorato come scaricatore di pesce al porto, come cameriere e infine come restauratore in diverse città italiane.
Nel 1997 ha conosciuto il poeta statunitense John Giorno, con il quale ha stretto un'amicizia, ha viaggiato in Lucania e ha collaborato come traduttore e come performer. Negli anni successivi è stato vicino allo scultore Giacinto Cerone. Vive a Venezia.
La sua produzione poetica è sia in lingua italiana sia in dialetto lucano. Ha esordito nel 2001 con Cani e porci. Sono seguiti L'ossario del sole (2007), con una nota di Michele Ranchetti, Controre e incerti umani (entrambi del 2013), e Per diverse ragioni (2017), con una nota di Alberto Manguel. Nel 2022 è uscito Dovunque acqua sia voce, con acquerelli di Miquel Barceló. Con questo libro ha vinto nel 2023 il Premio Napoli per la poesia e il Premio Lorenzo Montano per l'opera edita, ex aequo con Giorgiomaria Cornelio. I suoi testi in dialetto sono raccolti in Scannaciucce (Mesogea, 2019), a cura di Christian Sinicco.
Ha scritto testi per cataloghi di artisti, tra cui Emilio Vedova, Miquel Barceló, Antonio Violetta, Simone Pellegrini, Sophie Ko e Joel-Peter Witkin. Dal 2003 pubblica libri d'artista in collaborazione con pittori e incisori. Tra questi c'è la serie di quaderni Congiungimenti, iniziata con Hervé Bordas nel 2010.
Con Anna Ruchat cura due collane di FinisTerrae/Ibis: «Le Meteore», dedicata alla poesia straniera, e «Rive dell'Altro», dedicata ai carteggi di Paul Celan. Per la Galerie Bordas di Venezia cura le edizioni «Prova d'Artista».
Accanto alla scrittura svolge un'attività di performance dedicata alla voce, con lavori presentati tra l'altro al Palais de Tokyo di Parigi (Langue brûlée, 2014), a Matera (2019) e alla Galleria de' Foscherari di Bologna (Non dire a sordo, 2022).
Recensendo L'ossario del sole, Lolini ha messo in rilievo la distanza della raccolta dalla tradizione poetica del Novecento, l'essenzialità dei componimenti, privi di rima e di ornamenti, e la difficoltà di ricondurli a modelli riconoscibili. A Per diverse ragioni Stefano Bottero ha dedicato una lettura critica sulla rivista «Polisemie», analizzandone i nuclei tematici e lo sfondo filosofico. Adriano Napoli ha individuato nella stessa raccolta un registro meditativo e uno stile severo, al cui centro stanno il corpo e l'esperienza della malattia, del dolore e della morte. Dovunque acqua sia voce è stato recensito, oltre che da Manguel, da Lorenzo Mari su Nazione Indiana.