| Domenziolo | |
|---|---|
| Etnia | Orientale |
| Religione | Cristianesimo |
| Dati militari | |
| Paese servito | Impero romano d'Oriente |
| Forza armata | Esercito romano |
| Grado | Magister militum per Orientem |
| Comandanti | Foca (imperatore) Eraclio I |
| Guerre | Guerra romano-persiana del 602-628 |
| Altre cariche | Patrizio e Curopalate |
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Domenziolo (in greco antico Δομεντζίολος o Δομνιτζίολος?; fl. VII secolo) è stato un generale bizantino del VII secolo, nominato curopalates e magister militum per orientem da suo zio, l'imperatore Foca. Fu uno dei principali generali bizantini nel corso delle fasi iniziali della guerra romano-persiana del 602-628. Le sconfitte patite spianarono la strada per la caduta della Mesopotamia e dell'Armenia e dell'invasione dell'Anatolia da parte dei Persiani. Nel 610 Foca fu detronizzato da Eraclio, e Domenziolo fu catturato ma poi graziato e liberato per via dell'intercessione di Teodoro il Siceota.
Per quanto riguarda le origini familiari di Domenziolo, le fonti riferiscono che era nipote (figlio del fratello) dell'imperatore Foca ma non è chiaro chi ne fosse il padre: Foca aveva almeno due fratelli, Comenziolo e Domenziolo, che è stato identificato da alcuni studiosi con il padre del giovane Domenziolo, benché non vi siano certezze in merito. Subito dopo l'ascesa al trono di Foca, nel 603 il giovane Domenziolo fu elevato ai titoli di vir gloriosissimus, patricius e curopalates.

Domenziolo, tuttavia, è meglio noto per aver preso parte, in qualità di comandante militare, alle prime fasi della guerra romano-persiana del 602-628. L'ascesa al trono di Foca non era stata riconosciuta come legittima né dallo scià sasanide di Persia Cosroe II, né da Narsete, il governatore militare bizantino della provincia di Mesopotamia. I due avevano fatto fronte comune contro Foca, con Narsete che radunò le proprie truppe a Edessa, in attesa di rinforzi sasanidi. Nel 604, Foca elevò Domenziolo al grado militare di magister militum per Orientem e lo spedì contro i Persiani. I suoi predecessori, Germano e Leonzio, erano stati entrambi sconfitti, con il primo che cadde in battaglia e il secondo che fu richiamato e imprigionato da Foca.
Secondo la Vita di San Teodoro il Siceota, arrivato a Eliopoli Domenziolo venne a sapere di un'incursione dei Lazi in Cappadocia e di una cospirazione ordita da Sergio (suocero dell'imperatore Foca) e, esitando a proseguire la marcia a causa di questi pericoli, fece visita al santo in monastero e gli chiese consiglio; il santo lo esortò a non avere paura ma di proseguire la marcia, assicurandogli che la provvidenza divina lo avrebbe protetto; ripresa la marcia scoprì che i Lazi si erano già ritirati; successivamente cadde in un'imboscata persiana ma riuscì a salvarsi con la fuga. Nel 604/605, inoltre, circondò Narsete e le sue truppe, e lo convinse alla resa garantendogli che gli sarebbe stata risparmiata la vita. Tuttavia Foca, venendo meno al giuramento, condannò Narsete al rogo. All'incirca allo stesso tempo, Dara, importante città bizantina in Mesopotamia, cadde in mano persiana. Cosroe fu incoraggiato da tali successi a cessare di limitarsi a saccheggiare le province bizantine, tentando piuttosto di conquistarle. Nel 607 invase contemporaneamente la Mesopotamia e l'Armenia.
A causa delle perdite patite dalle armate bizantine impegnate sul fronte persiano negli scontri precedenti, Domenziolo non fu in grado di opporre resistenza alle incursioni persiane nel corso del 605. Le possibilità di ottenere rinforzi in tempi rapidi erano minime a causa della situazione sugli altri fronti. Foca aveva concluso trattati di pace con i Longobardi e gli Avari nel tentativo di salvaguardare i possedimenti bizantini nella penisola italiana e nei Balcani. Aveva già sguarnito i Balcani di gran parte delle truppe, trasferendole sul fronte persiano. Ma tale politica non fece che agevolare lo stanziamento nei Balcani degli invasori Slavi, che arrivarono a minacciare la città di Tessalonica.
Mentre una armata persiana, sotto il comando di Shahrbaraz, riuscì a prendere possesso di Amida, Domenziolo si confrontò con un altro esercito sotto il comando di Shahin Vahmanzadegan. Fu pesantemente sconfitto nei pressi di Theodosiopolis (odierna Erzurum), e i Persiani, di conseguenza, riuscirono a recuperare gran parte della Persarmenia, ceduta a Bisanzio nel 591. Nel corso del 608, le armate persiane sotto il comando di Shahrbaraz e Shahin fecero ulteriori progressi nel tentativo di conquista di Mesopotamia e Armenia.
Entro il 609 la conquista sasanide della Mesopotamia e dell'Armenia poteva dirsi pressoché completa. Shahin, successivamente, condusse un'invasione della Cappadocia. Le truppe di Domenziolo vennero aggirate, mentre un altro generale di Foca, di nome Sergio, tentò di arrestare gli invasori cadendo in battaglia. Sergio era probabilmente magister militum per Armeniam. Shahin tentò di espugnare Caesarea Mazaca (odierna Kayseri), la città principale della regione. Le sue truppe furono in grado di condurre incursioni che si spinsero addirittura fino a Calcedonia in Bitinia, nelle vicinanze di Costantinopoli.
Nel frattempo si era aperto un altro fronte. L'Esarcato d'Africa retto da Eraclio il Vecchio si era rivoltato a Foca. La situazione nel corso del 609–610 divenne in breve tempo sempre più critica per Domenziolo e tutti i lealisti di Foca. Il regime di Foca non era riuscito a difendere le province di Mesopotamia e Armenia dall'invasione sasanide e i Persiani avevano cominciato a sferrare incursioni anche in Siria e nelle province anatoliche, mentre l'Africa e l'Egitto erano cadute nelle mani dei ribelli; nel frattempo la parte settentrionale dell'Illirico era finita sotto l'occupazione slava. A Tessalonica e in diverse città dell'Anatolia e della Siria, erano scoppiati tumulti provocati dalla rivalità tra i Verdi e gli Azzurri. In Siria gli ebrei si erano rivoltati e vi furono episodi di linciaggio dei cristiani. Finanche a Costantinopoli la folla osò insultare Foca dandogli dell'ubriacone.
Nel 610 Shahrbaraz marciò in direzione di Antiochia. Ma il fronte persiano non era la minaccia immediata, costituita piuttosto dai ribelli in Africa. Dopo essersi assicurati il controllo dell'Egitto, essi procedettero a invadere la Siria e Cipro mentre una flotta imponente sotto il comando di Eraclio il Giovane, figlio dell'esarca, salpò per Costantinopoli. A lui si unirono, nel corso della campagna, seguaci dalla Sicilia, Creta e Tessalonica. I ribelli raggiunsero Costantinopoli nell'ottobre del 610. Le uniche forze a disposizione di Foca per la difesa della città erano gli Excubitores e le forze irregolari dei Verdi e degli Azzurri, le fazioni delle corse con i carri della città. Sennonché Prisco, il comandante degli Excubitores, si schierò apertamente dalla parte di Eraclio, e anche i Verdi cambiarono schieramento. Costantinopoli cadde abbastanza agevolmente.
Eraclio il Giovane divenne il nuovo imperatore di Bisanzio. Foca fu giustiziato, insieme a diversi dei suoi seguaci. Anche Domenziolo fu condannato a morte, ma fu graziato e liberato per via dell'intercessione di Teodoro il Siceota. Nient'altro è noto di lui dopo questi eventi.
Secondo l'agiografia di Teodoro il Siceota, Domenziolo era sposato con una certa Irene, e aveva tre figli. Elizabeth Dawes riassume nel modo seguente il racconto contenuto nell'agiografia:
Poiché Teodoro morì entro il 613, gli eventi narrati devono essere avvenuti anteriormente a tale data.