
Il doxing o doxxing è la diffusione di informazioni che permettono di identificare una persona o un'organizzazione, di solito tramite Internet, senza il suo consenso e/o con l'intento di molestare la vittima o di causarle sofferenza. Nel corso del tempo il termine ha indicato sia la raccolta di queste informazioni da database pubblici e da social media (come Facebook), sia la pubblicazione di informazioni prima private, ottenute con mezzi illeciti o comunque fraudolenti (come l'hacking e l'ingegneria sociale).
La legalità della raccolta e della diffusione di materiale già pubblicato dipende dall'ordinamento. Alcuni paesi e territori, come la Germania, i Paesi Bassi e Hong Kong, hanno norme specifiche che vietano il doxing. Altrove la pratica può ricadere nelle leggi sullo stalking e sull'intimidazione.
Doxing è un neologismo. Deriva da una grafia alterata di docs, abbreviazione di documents («documenti»), e indica l'atto di «compilare e diffondere un dossier di informazioni personali su qualcuno». In sostanza, fare doxing significa rivelare e rendere pubblici i dati di una persona che prima erano privati o difficili da ottenere.
Il termine dox viene dall'espressione gergale dropping dox che, secondo Mat Honan, collaboratore di Wired, era «una vecchia tattica di vendetta nata nella cultura hacker degli anni novanta». In quel periodo gli hacker che agivano al di fuori della legge violavano l'anonimato di un avversario per esporlo a molestie o a conseguenze legali. Per questo il doxing ha spesso una connotazione negativa: può servire come vendetta attraverso la violazione della privacy.
La pubblicazione di informazioni personali come forma di giustizia privata è più antica di Internet e passava per mezzi fisici come giornali e opuscoli. Per esempio, in risposta allo Stamp Act del 1765 nelle Tredici colonie, gruppi radicali come i Sons of Liberty perseguitarono gli esattori delle tasse e chi non rispettava il boicottaggio delle merci britanniche, pubblicandone i nomi su opuscoli e articoli di giornale.
Al di fuori delle comunità hacker, i primi casi noti di doxing si ebbero alla fine degli anni novanta nei forum di discussione di Usenet, dove gli utenti facevano circolare elenchi di presunti neonazisti e, in seguito, di razzisti. Sempre alla fine degli anni novanta nacque un sito chiamato Nuremberg Files, che pubblicava gli indirizzi di casa di chi praticava interruzioni di gravidanza, con un linguaggio che lasciava intendere che i visitatori dovessero perseguitare e uccidere le persone elencate.
Nel 2012 il giornalista di Gawker Adrian Chen rivelò che dietro Violentacrez, un troll di Reddit, c'era Michael Brutsch; gli utenti di Reddit accusarono Chen di aver fatto doxing su Brutsch e dichiararono «guerra» a Gawker. A metà degli anni 2010 le vicende del Gamergate diffusero il termine presso il grande pubblico. I partecipanti al Gamergate divennero noti per aver reso pubbliche informazioni sensibili sui loro bersagli, a volte con l'intento di causare loro danni fisici. Caroline Sinders, ricercatrice del Center for Democracy and Technology, dichiarò che «per molte persone, per la cultura di massa, il Gamergate è stato il primo contatto con il doxing».
Secondo The Atlantic, dal 2014 al 2020 «il dibattito sul doxing è stato dominato dalla questione se smascherare una persona che usa uno pseudonimo e ha un seguito consistente fosse un'invasione della sua privacy inutile e pericolosa». Nel 2014, quando Newsweek cercò di identificare lo sviluppatore di Bitcoin, noto solo con uno pseudonimo, la rivista fu accusata di doxing dagli appassionati di criptovalute. Nel 2016 un giornalista italiano cercò di scoprire l'identità di Elena Ferrante, scrittrice italiana che pubblica sotto pseudonimo: fu accusato di molestie di genere e Vox definì la ricerca «il doxing di Elena Ferrante». Nel 2020 The New York Times fece sapere che intendeva pubblicare il vero nome dello psichiatra californiano autore del blog Slate Star Codex, e i lettori del blog accusarono il giornale di doxing. L'autore del blog accusò il Times di mettere a rischio la sua sicurezza e sostenne di aver provocato «un grosso scandalo», che aveva fatto perdere al giornale centinaia o migliaia di abbonamenti.
Nel 2022 Katie Notopoulos, giornalista di BuzzFeed News, usò registri pubblici delle imprese per identificare i fondatori del Bored Ape Yacht Club, fino ad allora noti solo con uno pseudonimo. Greg Solano, uno dei fondatori, sostenne di essere stato «vittima di doxing contro la [sua] volontà».
Nell'aprile 2022 Taylor Lorenz, giornalista del Washington Post, rivelò che dietro l'account Twitter Libs of TikTok c'era Chaya Raichik, che lavora nel settore immobiliare. Per questo Raichik ed esponenti della destra accusarono Lorenz di doxing.
Alcune organizzazioni non governative (ONG) filoisraeliane, tra cui la Israel on Campus Coalition e Canary Mission, sono state accusate di fare doxing contro attivisti palestinesi, pubblicando dossier sulla loro attività politica. Durante la guerra di Gaza i casi di doxing negli Stati Uniti aumentarono bruscamente. Il gruppo di pressione di destra Accuracy in Media mandò all'Università Yale e alla Università Columbia dei camion che mostravano i nomi e i volti di studenti impegnati in attività contro Israele, sotto la scritta «principali antisemiti» del campus. Allo stesso modo, Canary Mission pubblicò i nomi e le immagini degli studenti dell'Università Harvard coinvolti nella diffusione di una lettera aperta, pubblicata il 7 ottobre, che riteneva «il regime israeliano interamente responsabile di tutte le violenze in corso».
Nel 2024 alcuni attivisti filopalestinesi e antisionisti in Australia diffusero la trascrizione di una chat e i recapiti di oltre 600 accademici e artisti ebrei australiani. Dopo il doxing, diversi membri del gruppo ricevettero minacce di morte rivolte a loro e alle loro famiglie. Il caso spinse il governo australiano a introdurre nuove leggi che fanno del doxing un reato.
Il doxware è un attacco di criptovirologia ideato da Adam Young e sviluppato poi insieme a Moti Yung, che usa un malware per ricattare la vittima minacciando di diffonderne i dati. Fu presentato per la prima volta a West Point nel 2003. L'attacco si basa sulla teoria dei giochi e in origine si chiamava non-zero-sum games and survivable malware («giochi a somma diversa da zero e malware capace di sopravvivere»).
Il libro Malicious Cryptography riassume così l'attacco:
Il doxware è l'opposto del ransomware. In un attacco ransomware (in origine chiamato cryptoviral extortion, «estorsione criptovirale») il malware cifra i dati della vittima e chiede un pagamento in cambio della chiave per decifrarli. Nell'attacco di criptovirologia del doxware, invece, l'aggressore o il malware ruba i dati della vittima e minaccia di pubblicarli se non viene pagata una somma.
Chi è stato esposto con il doxing può diventare bersaglio di molestie di vario tipo: molestie di persona, iscrizioni false ad abbonamenti postali e ordini falsi di cibo a domicilio, invii massicci di lettere al suo indirizzo, oppure lo «swatting», cioè l'invio deliberato di squadre di polizia armate all'indirizzo di una persona tramite false segnalazioni o finte chiamate ai servizi di emergenza. Fare una falsa segnalazione alla polizia, con il conseguente intervento di una squadra d'emergenza, è un reato punibile nella maggior parte degli ordinamenti, perché le squadre così impegnate rischiano di non essere disponibili per le emergenze reali. Nella maggior parte degli stati statunitensi è come minimo un'infrazione (per chi la commette per la prima volta); in caso di più tentativi l'accusa diventa quella di misdemeanor (reato minore), soprattutto quando lo scopo è molestare. Le pene comprendono multe da 50 a 2.000 dollari, sei mesi in un carcere di contea, oppure sia la multa sia la detenzione.
Un hacker può procurarsi le informazioni personali di qualcuno anche senza renderle pubbliche, per estorcere qualcosa a un bersaglio, noto o sconosciuto, o per costringerlo a fare qualcosa. Le stesse informazioni gli possono servire per violare gli account della vittima su Internet o per impadronirsi dei suoi profili sui social media.
Il doxing si è verificato anche nelle app di incontri. In un sondaggio del 2021, il 16% degli intervistati ha dichiarato di esserne stato vittima a causa di queste app. In uno studio qualitativo del 2018 sulla violenza nelle relazioni di coppia, 28 partecipanti su 89 (sia professionisti sia persone sopravvissute alla violenza) hanno indicato l'esposizione delle informazioni private della vittima a terzi tramite tecnologie digitali come una forma di umiliazione, di vergogna pubblica o di danno a cui gli autori di abusi ricorrono spesso; può comprendere la diffusione di immagini intime e la sostituzione di persona ai danni della vittima.
Il doxing può essere praticato per motivi come la gogna online, l'estorsione o il vigilantismo a sostegno delle forze dell'ordine. Alle vittime possono anche essere mostrati i loro dati, come prova di aver subito il doxing e a scopo di intimidazione. L'autore può sfruttare la paura che ne deriva per acquisire potere sulle vittime, per estorcere loro qualcosa o costringerle ad agire. Il doxing è quindi una tattica abituale delle molestie online ed è stato usato da persone legate al Gamergate e alle controversie sui vaccini.
Le motivazioni del doxing sono diverse. C'è chi lo fa per rivelare comportamenti dannosi e chiamarne a rispondere i responsabili. Altri lo usano per mettere in imbarazzo, spaventare, minacciare o punire qualcuno. È spesso usato anche per il cyberstalking, che può portare la vittima a temere per la propria incolumità.
Parallelamente alla diffusione del doxing si sono sviluppati la sicurezza informatica, la tutela della privacy online, la Online Privacy Alliance e le aziende che offrono servizi contro il doxing. Istituzioni di rilievo come l'Università della California, Berkeley hanno pubblicato online indicazioni per proteggere dal doxing i membri della propria comunità. Wired ha pubblicato un articolo su come affrontare il doxing, in cui Eva Galperin, della Electronic Frontier Foundation, consigliava: «Cercatevi su Google, proteggete i vostri dati, rendete più difficile l'accesso alle informazioni che vi riguardano».
Nel 2024 il governo australiano annunciò una nuova legge per fare del doxing un reato, dopo un caso in cui erano stati diffusi i dati personali di oltre 600 persone appartenenti a un gruppo WhatsApp di ebrei australiani. Alcune delle persone coinvolte ricevettero minacce di danneggiarne la reputazione e minacce di morte. La proposta, che comprendeva una norma per punire il doxing con il carcere, ottenne un sostegno bipartisan e l'appoggio del primo ministro Anthony Albanese. Il Privacy and Other Legislation Amendment Act 2024, entrato in vigore il 10 dicembre 2024, introdusse diversi nuovi reati nel Criminal Code Act federale del 1995, prevedendo sanzioni penali per il doxing.
Nel 2006 l'Austria approvò la sua legge contro lo stalking e nel 2016 il cyber-mobbing divenne reato. Alla fine del 2024 il doxing non era un reato specifico, ma nei casi di violenza online si applicavano queste leggi. Poiché l'Austria è uno Stato membro dell'Unione europea, vi si applica il diritto dell'Unione, in particolare il Regolamento generale sulla protezione dei dati (in tedesco DSGVO).
Dal 1º marzo 2020 in Cina sono in vigore le Disposizioni sulla governance dell'ecosistema dei contenuti informativi online, secondo cui gli utenti e i produttori dei servizi di contenuti informativi online e le piattaforme non devono praticare violenza online, doxing, deepfake, frodi sui dati, manipolazione degli account e altre attività illegali.
Dal 2021 il doxing è reato a Hong Kong, dove è definito come la diffusione di informazioni private o non pubbliche su una persona allo scopo di «minacciarla, intimidirla, molestarla o causarle danni psicologici». Chi viene condannato in base a questa norma rischia fino a 5 anni di reclusione e una multa di 1.000.000 di dollari di Hong Kong (128.324,40 dollari statunitensi).
In Germania il doxing è entrato nel codice penale nel settembre 2021 come diffusione pericolosa di dati personali (gefährdendes Verbreiten personenbezogener Daten; § 126a del codice penale). Da allora la pubblicazione di dati liberamente accessibili è punita con la reclusione fino a due anni o con una multa, e la pubblicazione di dati non liberamente accessibili con la reclusione fino a tre anni o con una multa. La diffusione dei dati e il loro contenuto devono essere idonei, e nelle circostanze concrete destinati, a esporre la persona interessata o le persone a lei vicine a un reato diretto contro di loro o a un altro atto illecito contro l'autodeterminazione sessuale, l'integrità fisica, la libertà personale o un bene di valore rilevante. Per rinvio al § 86 del codice penale, che punisce la diffusione di materiale propagandistico di organizzazioni anticostituzionali e terroristiche (Verbreiten von Propagandamitteln verfassungswidriger und terroristischer Organisationen), la diffusione pericolosa di dati personali non è punibile se è socialmente adeguata e se «il fatto serve all'educazione civica, alla difesa da iniziative anticostituzionali, all'arte o alla scienza, alla ricerca o all'insegnamento, all'informazione su fatti di attualità o di storia o a scopi analoghi» (§ 86, comma 4 del codice penale).
Nel 2021, per il moltiplicarsi dei casi di doxing contro attivisti, politici, giornalisti e altre persone nei Paesi Bassi, l'allora ministro della giustizia e della sicurezza Ferdinand Grapperhaus propose una nuova legge contro il doxing. La legge stabilisce che condividere dati personali con l'intento di intimidire, molestare o ostacolare il lavoro di qualcuno è un delitto, punito con la reclusione fino a due anni o con una multa fino a 25.750 euro (28.204 dollari statunitensi). La pena è aumentata di un terzo se la vittima è un personaggio pubblico di determinate categorie. La proposta fu approvata da entrambe le camere del parlamento ed entrò in vigore il 1º gennaio 2024.
All'inizio del 2025 il progetto War in Court pubblicò online un elenco con i nomi di quasi mezzo milione di persone sospettate di collaborazionismo con i nazisti durante la guerra.
In Russia, in base all'articolo 137 («Violazione della vita privata»), la diffusione pubblica di informazioni personali, anche tramite mass media, Internet o eventi pubblici, è reato. È punita con una multa fino all'equivalente di diciotto mesi di salario, con lavori obbligatori fino a trecentosessanta ore, con lavori correttivi fino a un anno o con lavori forzati fino a due anni, con o senza l'interdizione da determinati incarichi o attività fino a tre anni, oppure con l'arresto fino a quattro mesi o con la reclusione fino a due anni e l'interdizione da determinati incarichi o attività fino a tre anni.
Anche copiare le informazioni e ottenerle illegalmente sono reati distinti.
La Corea del Sud è uno dei pochi paesi con una norma penale che riguarda espressamente il doxing. L'articolo 49 della «Legge sulla promozione dell'uso delle reti di informazione e comunicazione e sulla protezione delle informazioni» vieta la raccolta e la diffusione illecite di informazioni private come nome e cognome, data di nascita, indirizzo, immagine e qualsiasi altra informazione che, considerata insieme alle altre, basti a identificare una o più persone determinate, indipendentemente dall'intento.
Nella pratica, però, dato che la nozione di «raccolta illecita» di informazioni private nella norma è ambigua, le azioni legali si basano spesso sull'articolo 44 della stessa legge. Questo articolo vieta di insultare una persona con linguaggio offensivo o volgare e di diffamarla diffondendo informazioni false, oppure fatti veri ma riservati, che possano danneggiarne la reputazione o l'onore (cosa che accade spesso nei casi di doxing). La norma prevede pene massime più severe del reato di diffamazione «tradizionale» previsto dal codice penale coreano. Fu introdotta in parte come risposta all'aumento dei suicidi di personaggi famosi causati dal cyberbullismo.
Il codice penale della Spagna punisce la scoperta e la rivelazione di segreti agli articoli da 197 a 201. L'articolo 197, comma 1, stabilisce che «chiunque, per scoprire i segreti o violare l'intimità di un'altra persona, senza il suo consenso, si impossessi delle sue carte, lettere, messaggi di posta elettronica o di qualsiasi altro documento o effetto personale, intercetti le sue telecomunicazioni o utilizzi dispositivi tecnici di ascolto, trasmissione, registrazione o riproduzione del suono o dell'immagine, o di qualsiasi altro segnale di comunicazione, è punito con la reclusione da uno a quattro anni e con la multa da dodici a ventiquattro mesi». Secondo l'articolo 197, comma 2, la stessa pena si applica a chi «si impossessi, utilizzi o modifichi, a danno di terzi, dati riservati di carattere personale o familiare di un'altra persona registrati in archivi o supporti informatici, elettronici o telematici, o in qualsiasi altro tipo di archivio o registro pubblico o privato».
Chi «diffonde, rivela o cede» a terzi questi dati rischia da due a cinque anni di reclusione (da uno a tre anni di reclusione e la multa da dodici a ventiquattro mesi se non ha partecipato direttamente alla scoperta, ma ha agito «conoscendone l'origine illecita»). Questi reati sono particolarmente gravi se commessi dal responsabile degli archivi, supporti, registri o schedari, o tramite l'uso non autorizzato di dati personali; se rivelano l'ideologia, la religione, le convinzioni, la salute, l'origine razziale o la vita sessuale della vittima; se la vittima è minorenne o con disabilità; e se sono commessi a scopo di profitto economico.
Con la riforma del codice penale del 2015, l'articolo 197, comma 7, punisce con la reclusione da tre mesi a un anno e con la multa da sei a dodici mesi anche chi, senza l'autorizzazione della persona interessata, «diffonda, riveli o ceda a terzi immagini o registrazioni audiovisive di questa ottenute con il suo consenso in un'abitazione o in qualsiasi altro luogo al riparo dallo sguardo di terzi, quando la divulgazione leda gravemente l'intimità personale di quella persona». Il reato è particolarmente grave se la vittima è legata all'autore da matrimonio o da una «relazione affettiva analoga», se è minorenne o se è una persona con disabilità.
Nel settembre 2026 Lisa Nandy annunciò che il governo del Regno Unito intendeva modificare l'Online Safety Act per includervi il doxing, dopo gli attacchi online subiti dalla Royal National Lifeboat Institution per il suo coinvolgimento nella crisi dei migranti nel canale della Manica.
Negli Stati Uniti le vittime di doxing hanno pochi strumenti legali a disposizione. Esistono due leggi federali che potrebbero applicarsi al doxing: l'Interstate Communications Statute e l'Interstate Stalking Statute. Tuttavia, come ha sostenuto uno studioso, «[q]ueste leggi […] sono del tutto inadeguate a prevenire il doxing, perché i loro termini sono troppo restrittivi e vengono applicate di rado». L'Interstate Communications Statute, per esempio, «punisce soltanto le minacce esplicite di rapire o ferire una persona». In molti casi di doxing, però, l'autore non esprime mai una minaccia esplicita di rapire o ferire, eppure la vittima può avere buone ragioni per essere terrorizzata. L'Interstate Stalking Statute, invece, «viene applicato di rado e offre solo una protezione vuota contro le molestie online». Diversi stati, in particolare la California e il Colorado, vietano il doxing con leggi statali.
Secondo almeno una stima, ogni anno più di tre milioni di persone subiscono stalking su Internet, ma solo circa tre degli aggressori vengono incriminati in base all'Interstate Stalking Statute. Di conseguenza, «[q]uesta mancata applicazione a livello federale significa che, se si vuole ridurre il doxing, devono intervenire gli Stati».
Tra la fine del 2023 e l'inizio del 2024, durante un'ondata di casi di swatting contro politici statunitensi, il doxing fu ampiamente usato per incoraggiare gli attacchi: negli Stati Uniti le leggi sulla protezione dei dati sono deboli e i dati personali dei cittadini sono spesso facili da trovare online a causa di vari data broker.
Il doxing può avere gravi conseguenze per le vittime, tra cui sintomi depressivi.
Nel luglio 2022 un diciassettenne dello stato di Victoria, in Australia, si tolse la vita dopo essere stato vittima di una truffa di sextortion. La sextortion è una forma di ricatto digitale in cui il criminale induce la vittima a inviare immagini intime ed esplicite e poi minaccia di diffonderle tra i suoi familiari, amici o compagni di scuola.
Negli anni la sextortion ha portato al suicidio diversi adolescenti.