Dunhuang

Dunhuang
città-contea
Dunhuang – Veduta
Dunhuang – Veduta
Edifici di Dunhuang lungo il fiume Dang
Localizzazione
StatoCina (bandiera) Cina
ProvinciaGansu
PrefetturaJiuquan
Territorio
Coordinate40°06′N 94°39′E
Altitudine1 142 m s.l.m.
Superficie26 718,15 km²
Abitanti186 027 (2020)
Densità6,96 ab./km²
Altre informazioni
Cod. postale736200
Prefisso937
Fuso orarioUTC+8
Codice UNS62 09 82
Targa甘F
Cartografia
Mappa di localizzazione: Cina
Dunhuang
Dunhuang
Sito istituzionale

Dunhuang (cinese: 敦煌; pinyin: Dūnhuáng), nome che significa "faro scintillante", è una città cinese nella prefettura di Jiuquan. Si trova nella parte occidentale della provincia del Gansu, lungo la celebre via della seta, ed è posta in uno degli incroci di culture più significativi del pianeta. La città era l'ultima oasi per i viaggiatori diretti verso l'Occidente, prima della separazione della grande via in due diramazioni, necessarie per evitare di attraversare il deserto di Taklamakan.

Storia

Dune di sabbia a Dunhuang

La parola Dunhuang significa "faro ardente" e agli albori della via della seta la città era un'importante realtà commerciale. Durante il I secolo a.C. fu l'avamposto più occidentale della Cina. Nel 121 a.C., in seguito alla vittoria militare del generale Huo Qubing sugli Xiongnu, Dunhuang venne fortificata e colonizzata dai cinesi. Fino a qui si estendeva la grande muraglia cinese e una serie di torri di segnalazione fortificate si protendeva verso ovest, nel deserto. Nel II secolo d.C. Dunhuang contava una popolazione di oltre 70.000 abitanti ed era un'importante base di rifornimento per le carovane che attraversavano la città.

Le prime grotte buddiste nella zona di Dunhuang furono scavate nel 353. Nella seconda metà del VII secolo la città venne conquistata dai tibetani, poi nell'851 venne riconquistata dalla dinastia Tang per mano del generale Zhang Yichao, capostipite di una lunga serie di governatori che detennero il potere in città. In questo periodo caddero in disuso i due passi Yan e Yumen, che sino ad allora avevano rappresentato i passi più occidentali della Cina, da cui tutte le carovane che attraversavano Dunhuang erano obbligate a passare.

Nel 911 Dunhuang venne conquistata dagli uiguri, nel 1036 passò alla dinastia Xia occidentale e nel 1227 passò sotto l'Impero mongolo, fino a rientrare sotto il comando del Khanato di Chagatai agli inizi del XVI secolo. Dopo essere stata parzialmente abbandonata, nel 1760 venne nuovamente ripopolata sotto il dominio della dinastia Qing.

La scoperta dei manoscritti di Dunhuang nel 1900 fece sì che la città attrasse diversi archeologi stranieri. Le missionarie Mildred Cable e Francesca French descrissero così la Dunhuang degli anni trenta del Novecento:

«Gli abitanti di Tunhwang si consideravano l'élite del Gobi ed erano straordinariamente orgogliosi della loro oasi. Avevano abbondanza di denaro da spendere e aprivano liberamente i loro mercati alle merci provenienti da altri luoghi, ma si vantavano di essere una comunità autosufficiente, non solo per quanto riguarda il cibo, ma anche per quanto concerne i matrimoni, e non approvavano le unioni combinate tra i loro figli e quelli di altre città. La piazza del mercato era sempre animata da mercanti che andavano e venivano, il cantastorie professionista si piazzava ogni giorno al suo posto per intrattenere la folla, e donne vestite a festa arrivavano dai campi su carri per fare acquisti e incontrare le amiche. I granai traboccavano di grano e la città si considerava il luogo più sicuro e prospero che si potesse immaginare, vantandosi del suo soprannome di "piccola Pechino", frutto delle rotte commerciali.»

Monumenti e luoghi di interesse

La pagoda del cavallo bianco

La città è diventata celebre per le grotte di Mogao. Esse sono il più ricco tesoro al mondo di manoscritti, pitture murali e statue buddiste. Scavate nel corso di un millennio attraverso nove dinastie, dal IV al XIV secolo, rappresentano l'apice dell'arte buddista.

Tra i campi di grano e i resti delle antiche mura cittadine a sudovest della città si trova la pagoda del cavallo bianco, eretta in onore del destriero bianco che portò il monaco di Kucha Kumārajīva verso est lungo la via della seta. La leggenda vuole che il cavallo avesse spirato qui, e che il monaco avesse eretto una pagoda sul luogo della sepoltura.

Non lontano dalla città si trova l'oasi con il lago Yueyaquan, celebre per la sua forma a mezzaluna.

Note

  1. 1 2 3 Bonavia et al., p. 162.
  2. 1 2 Bonavia et al., p. 176.
  3. 1 2 Bonavia et al., p. 163.

Bibliografia

Voci correlate

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