Dvora Baron (Uzda, 1887 – Tel Aviv, 1956) è stata una scrittrice e traduttrice israeliana, di origine ebraica dell'Impero russo, tra le pioniere della narrativa ebraica moderna.
Conosciuta anche come Devorah Baron, scrisse inizialmente in ebraico e in yiddish, dedicandosi successivamente soprattutto alla narrativa ebraica. Collaborò al periodico Hapoel Hatzair, del quale curò la sezione letteraria.
Nacque a Uzda, presso Minsk, allora nell'Impero russo e oggi in Bielorussia, in una famiglia rabbinica. Ricevette un'istruzione ebraica comprendente la conoscenza dei testi religiosi, superando le limitazioni che ostacolavano l'accesso delle ragazze a questo tipo di formazione.
Proseguì la propria istruzione in diverse città dell'Europa orientale. Iniziò a pubblicare racconti nel 1902 e si affermò come autrice sia in ebraico sia in yiddish.
Nel 1910 si trasferì a Giaffa, nella Palestina ottomana, e divenne responsabile della sezione letteraria del periodico Hapoel Hatzair. Sposò Yosef Aharonovich, direttore della testata.
Durante la prima guerra mondiale fu espulsa dalle autorità ottomane e visse ad Alessandria d'Egitto. Rientrò in Palestina nel 1919.
Negli anni successivi condusse una vita sempre più appartata. La sua abitazione rimase tuttavia un luogo di incontro per scrittori e intellettuali, mentre continuava a dedicarsi alla scrittura.
Morì a Tel Aviv nel 1956.
Gran parte della sua narrativa rievoca lo shtetl dell'Europa orientale e le comunità ebraiche conosciute durante l'infanzia. I racconti affrontano le gerarchie sociali, la povertà, l'esclusione e la condizione femminile. Alcune opere sono invece ambientate nella comunità ebraica della Palestina.
La conoscenza della tradizione religiosa ebraica costituì una componente importante della sua scrittura. Accanto all'attività narrativa, Baron tradusse in ebraico opere di Gustave Flaubert, Anton Čechov e Jack London.
Tra le raccolte pubblicate durante la sua vita figurano:
Nel 1933 ricevette il premio Bialik. Fu inoltre insignita del premio Brenner.
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