Betanina

Betanina
Struttura della betanina
Struttura della betanina
Modello 3D
Modello 3D
Nome IUPAC
acido (2S)-4-[(E)-2-[(2S)-2-carbossi-6-idrossi-5-{[(2S,3R,4S,5S,6R)-3,4,5-triidrossi-6-(idrossimetil)ossan-2-il]ossi}-2,3-diidroindol-1-il]etenil]-2,3-diidropiridina-2,6-dicarbossilico
Abbreviazioni
E162
Nomi alternativi
rosso di barbabietola; phytolaccamina
Caratteristiche generali
Formula bruta o molecolareC24H27N2O13
Massa molecolare (u)550,47
Aspettopolvere o pasta rosso-violacea
Numero CAS7659-95-2
Numero EINECS231-628-2
PubChem11953901, 6540685, 6324775 e 441603
SMILES
O=C(O)C1=NC(C(=O)O)CC(C=CN2C3=CC(O)=C(OC4OC(CO)C(O)C(O)C4O)C=C3CC2C(=O)O)=C1
Indicazioni di sicurezza
Frasi H---
Consigli P---
Betanina
Nome IUPAC
acido (2S)-4-[(E)-2-[(2S)-2-carbossi-6-idrossi-5-{[(2S,3R,4S,5S,6R)-3,4,5-triidrossi-6-(idrossimetil)ossan-2-il]ossi}-2,3-diidroindol-1-il]etenil]-2,3-diidropiridina-2,6-dicarbossilico
Caratteristiche generali
Formula bruta o molecolareC₂₄H₂₆N₂O₁₃
Aspettopolvere o pasta rosso-violacea
Numero CAS7659-95-2
Numero EINECS231-628-5
PubChem5281172
SMILES
O=C(O)C1=NC(C(=O)O)CC(C=CN2C3=CC(O)=C(OC4OC(CO)C(O)C(O)C4O)C=C3CC2C(=O)O)=C1
Indicazioni di sicurezza

La betanina (nota anche come rosso di barbabietola o con il codice europeo E162) è una betacianina di origine naturale, appartenente alla famiglia delle betalaine. Dal punto di vista chimico è il 5-O-β-glucoside della betanidina, sua aglicone. Si tratta di un pigmento idrosolubile di colore rosso-violetto, estratto principalmente dalla barbabietola rossa (Beta vulgaris L.) e impiegato come colorante alimentare.

La betanina è uno zwitterione: la molecola porta contemporaneamente una carica positiva sull'azoto dell'anello indolinico e una carica negativa sui gruppi carbossilato, condizione che ne determina la solubilità in acqua e la stabilità in un intervallo di pH ristretto. Il suo cromoforo, l'acido betalamico, assorbe nel visibile con un massimo intorno a 537–538 nm, conferendo il caratteristico colore rosso-violetto.

Struttura chimica

La molecola è composta da tre unità strutturali distinte:

Il legame aldiminico (base di Schiff) tra l'acido betalamico e il frammento cicloDOPA è il punto critico della stabilità molecolare: è questo legame a idrolizzarsi preferenzialmente in condizioni basiche, determinando la degradazione del pigmento.

La betanina differisce dalla betanidina per la sola presenza del residuo glucosidico; entrambe hanno due centri stereogenici in configurazione (S,S).

Biosintesi

La biosintesi della betanina è ristretta alle piante dell'ordine delle Caryophyllales (con l'eccezione delle famiglie Caryophyllaceae e Molluginaceae, che producono invece antocianine). Il percorso biosinetico parte dalla tirosina e si articola in quattro fasi principali.

Idrossilazione della tirosina

La L-tirosina viene idrossilata a L-DOPA (L-3,4-diidrossifenilalanina) dall'enzima CYP76AD1, un citocromo P450 bifunzionale. Lo stesso CYP76AD1 catalizza una seconda ossidazione della L-DOPA a ciclo-DOPA (ciclizzazione ossidativa che forma l'anello a cinque termini del futuro frammento indolinico). L'attività dell'isoforma α di CYP76AD1 è indispensabile per la formazione di betacianine rosse: mutazioni che inattivano questo enzima producono varietà che accumulano solo betaxantine gialle.

Formazione dell'acido betalamico

La L-DOPA viene anche convertita in acido betalamico per apertura ossidativa dell'anello aromatico, reazione catalizzata dalla DODA (L-DOPA 4,5-diossigenasi; gene BvDODA1 in Beta vulgaris). DODA è un membro della famiglia delle diossigenasi extradiol (famiglia LigB) che utilizza ferro non-emico per la catalisi. L'acido betalamico costituisce il cromoforo comune a tutte le betalaine.

Condensazione spontanea a betanidina

L'acido betalamico si condensa spontaneamente con il ciclo-DOPA in una reazione non enzimatica (formazione di base di Schiff), producendo la betanidina, l'aglicone della betanina.

Glucosilazione

La betanidina è infine glucosilata in posizione 5-O dalla betanidina 5-O-glucosiltransferasi (B5GT), una UDP-glucosiltransferasi (UGT), che trasferisce un residuo di glucosio dall'UDP-glucosio all'ossidrile fenolico in posizione 5. Il prodotto è la betanina. In alternativa, la glucosilazione può avvenire prima della condensazione: la ciclo-DOPA 5-O-glucosiltransferasi (cDOPA5GT) glucosila il ciclo-DOPA, che poi condensa con l'acido betalamico producendo direttamente betanina.

Proprietà fisico-chimiche e stabilità

La betanina è stabile nell'intervallo di pH compreso tra 4 e 5, con il colore più brillante intorno a pH 5. Al di fuori di questo intervallo si osservano due comportamenti distinti:

La stabilità è fortemente dipendente dalla temperatura: a pH 5,0 l'emivita è di circa 1150 minuti a 25 °C, ma scende a soli 14,5 minuti a 100 °C, rendendo la betanina inadatta a prodotti che richiedono trattamenti termici prolungati. Anche la luce e l'ossigeno accelerano la degradazione, per cui i prodotti che la contengono sono spesso confezionati in atmosfera protettiva o al riparo dalla luce.

L'assorbimento massimo in soluzione acquosa è a 537–538 nm (pH 5). L'isobetanina, l'epimero C-15 della betanina, è un prodotto di isomerizzazione che si forma durante la lavorazione e ha proprietà cromatiche analoghe ma minore stabilità.

Fonti naturali

La principale fonte commerciale di betanina è la barbabietola rossa (Beta vulgaris L.), nella quale la betanina rappresenta il 75–95% del contenuto totale di betacianine, con la vulgaxantina I come betaxantina gialla complementare.

Altre fonti significative comprendono:

Curiosamente, alcune specie di funghi basidiomiceti producono betalaine strutturalmente analoghe: è il caso di Amanita muscaria, Hygrocybe spp. e Hygrophorus spp., sebbene la via biosintetica in questi organismi non sia completamente chiarita.

Attività biologica

Numerosi studi in vitro e su modelli animali hanno documentato diverse attività biologiche della betanina, sebbene la maggior parte dei dati sia ancora di natura preclinica e la biodisponibilità orale della molecola risulti bassa (permeabilità intestinale ~4–9 × 10⁻⁷ cm/s sui modelli Caco-2).

Attività antiossidante

La betanina è un efficiente scavenger di specie reattive dell'ossigeno (ROS) e dell'azoto (RNS). Nei confronti del perossinitrile (ONOO⁻), tra i più citotossici tra i RNS, l'IC₅₀ per l'inibizione della perossidazione lipidica (saggio TBARS) è di circa 36 µM, valore inferiore a quello dell'acido ascorbico e dell'α-tocoferolo nelle stesse condizioni sperimentali. Nel saggio DPPH, l'attività antiossidante della betanina risulta superiore a quella di quercetina, acido ascorbico e Trolox.

Attività antinfiammatoria

A concentrazioni di 5–80 µM, la betanina sopprime la trascrizione di mediatori pro-infiammatori quali la cicloossigenasi-2 (COX-2) e la NO-sintasi inducibile (iNOS) in cellule intestinali Caco-2. Unicamente rispetto alle altre betalaine testate (vulgaxantina I e indicaxantina), induce anche l'upregulation dell'eme ossigenasi-1 (HO-1), enzima con funzione citoprotettiva.

Attività neuroprotettiva

La betanina inibisce l'attivazione microgliale indotta da LPS in colture primarie, riducendo la produzione di ossido nitrico e di citochine pro-infiammatorie che contribuiscono alla neurodegenerazione. Studi su modelli della malattia di Alzheimer e del Parkinson hanno evidenziato che la betanina modula le vie di segnalazione Nrf2-Keap1-ARE e SIRT1, con effetti antiossidanti, antinfiammatori e antiapoptotici.

Attività antitumorale

Su linee cellulari di carcinoma colorettale (HT-29 e Caco-2), la betanina inibisce la proliferazione in modo dose- e tempo-dipendente, con IC₅₀ di circa 64 µg/mL (HT-29) e 90 µg/mL (Caco-2) a 48 ore, inducendo apoptosi documentata tramite citometria a flusso e colorazione DAPI.

Interazioni farmacologiche

Uno studio in vitro ha rilevato che la betanina non inibisce i citocromi CYP1A2, CYP2B6, CYP2C9 e CYP2C19, mostra una debole inibizione di CYP2D6 e una inibizione significativa di CYP3A4 (IC₅₀ ≈ 21 µM). Poiché CYP3A4 è coinvolto nel metabolismo di numerosi farmaci (benzodiazepine, antidepressivi, anticoagulanti, calcio-antagonisti), è consigliabile cautela nell'associazione di dosi elevate di betanina con farmaci fortemente metabolizzati da questo enzima.

Usi

Colorante alimentare

La betanina è impiegata come colorante naturale in un'ampia gamma di prodotti alimentari. La sua scarsa resistenza al calore e all'ossidazione ne limita l'utilizzo a prodotti surgelati, prodotti in polvere (zuppe, gelatine, snack), alimenti a breve conservazione e prodotti venduti allo stato secco. La riduzione del pH del prodotto finito (es. aggiunta di acido ascorbico come antiossidante) migliora sensibilmente la stabilità del colore in conservazione.

Usi emergenti

Sono in fase di studio applicazioni della betanina come sensibilizzatore nelle celle solari a colorante (DSSC, Dye-Sensitized Solar Cells), sfruttando la sua capacità di assorbire la radiazione visibile e cedere elettroni al biossido di titanio. Ulteriori applicazioni sono investigate nel campo dei biosensori colorimetrici per il rilevamento di ioni metallici in soluzione.

Sicurezza e regolamentazione

La betanina è autorizzata nell'Unione europea come additivo alimentare con il codice E162 (categoria: coloranti). La FAO/WHO ha fissato un valore di ADI (dose giornaliera ammissibile) «non specificato», indicando che, alle dosi d'uso normali negli alimenti, non sono stati rilevati rischi per la salute umana. Negli Stati Uniti è classificata come GRAS (Generally Recognized as Safe) dalla FDA.

Non è nota tossicità acuta o cronica rilevante alle dosi alimentari. Un fenomeno benigno e reversibile, noto come beeturia, consiste nell'escrezione di urine o feci di colore rossastro dopo il consumo di barbabietola o derivati; la sua comparsa è influenzata dal pH gastrico e dalla velocità di transito intestinale.

Note

  1. ↑ Tae-Hwan Kim et al., Isolation of High-Purity Betanin from Red Beet and Elucidation of Its Antioxidant Activity against Peroxynitrite: An in vitro Study, in International Journal of Molecular Sciences, vol. 24, n. 20, 2023, DOI:10.3390/ijms242015411.
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  6. ↑ Polturak G., "La Vie en Rose": Biosynthesis, Sources, and Applications of Betalain Pigments, in Molecular Plant, vol. 11, n. 1, 2018, pp. 7–22, DOI:10.1016/j.molp.2017.10.008.
  7. ↑ Sasaki N. et al., Identification of the glucosyltransferases involved in the biosynthesis of betacyanin in Mirabilis jalapa, in FEBS Letters, vol. 568, 1–3, 2004, pp. 84–88, DOI:10.1016/j.febslet.2004.05.003.
  8. ↑ Azeredo H.M.C., Betalains: properties, sources, applications, and stability – a review, in International Journal of Food Science & Technology, vol. 44, n. 12, 2009, pp. 2365–2376, DOI:10.1111/j.1365-2621.2007.01668.x.
  9. ↑ Stintzing F.C. e Carle R., Betalains – emerging prospects for food scientists, in Trends in Food Science & Technology, vol. 18, n. 10, 2007, pp. 514–525, DOI:10.1016/j.tifs.2007.04.012.
  10. ↑ Stintzing F.C. e Carle R., Functional properties of anthocyanins and betalains in plants, food, and in human nutrition, in Trends in Food Science & Technology, vol. 15, n. 1, 2004, pp. 19–38, DOI:10.1016/j.tifs.2003.07.004.
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  12. 1 2 Tesoriere L. et al., Uptake and Immunomodulatory Properties of Betanin, Vulgaxanthin I and Indicaxanthin towards Caco-2 Intestinal Cells, in Antioxidants, vol. 11, n. 9, 2022, DOI:10.3390/antiox11091693.
  13. ↑ Kim T.H. et al., Isolation of High-Purity Betanin from Red Beet and Elucidation of Its Antioxidant Activity against Peroxynitrite: An in vitro Study, in International Journal of Molecular Sciences, vol. 24, n. 20, 2023, DOI:10.3390/ijms242015411.
  14. ↑ Nasri S. et al., Betanin purification from red beetroots and evaluation of its anti-oxidant and anti-inflammatory activity on LPS-activated microglial cells, in PLOS ONE, vol. 15, n. 5, 2020, DOI:10.1371/journal.pone.0233088.
  15. ↑ Shandilya S. et al., Traversing through the cell signaling pathways of neuroprotection by betanin: therapeutic relevance to Alzheimer's Disease and Parkinson's Disease, in Frontiers in Aging Neuroscience, vol. 14, 2023, DOI:10.3389/fnagi.2022.979031.
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  19. ↑ FAO/WHO Joint Expert Committee on Food Additives (JECFA), Betanin, 1994.

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