Per edizione critica, in filologia o critica testuale, si intende la pubblicazione di un testo mirante a restituirne una forma il più possibile vicina all'originale o rispondente all'ultima volontà dell'autore, sulla base dello studio comparato (collazione) dei diversi testimoni diretti e indiretti esistenti, siano essi manoscritti o testi a stampa. L'edizione si presenta corredata da un apparato critico che riporta le lezioni varianti e, dove possibile, da uno stemma codicum (albero genealogico della tradizione) che illustra i rapporti di parentela tra i testimoni per rintracciarne l'archetipo.
Scrive Mario Puppo:
In un testo sono dette "varianti" le lezioni che l'autore o il copista ha accolto al posto di altre, generalmente tramite una cancellatura del precedente segmento, o una abrasione del supporto, mentre sono "varianti alternative" quelle allogate ma non accolte a testo.
Le varianti si possono classificare, secondo un vecchio schema, in quattro tipi a seconda che siano state realizzate mediante:
Si distinguono inoltre, varianti "formali" e varianti "sostanziali". Le varianti possono essere anche "immediate" o "non immediate/tardive". Poiché spesso non si arriva a stabilire una cronologia relativa delle varianti che interessano un determinato segmento, occorre almeno stabilire quante e quali sono state le fasi elaborative del testo attraverso spie diverse, che siano inchiostro, cambiamenti di scrittura, posizione nella pagina e simili.
Da un punto di vista tipografico, un'edizione critica si distingue per alcune peculiarità dell'impaginazione. Il corpo del testo è in genere accompagnato da una numerazione a margine delle righe; talvolta possono comparire anche riferimenti a margine ai numeri di pagina dei diversi testimoni. A piè di pagina si trova l'apparato critico, in cui l'editore (il filologo autore dell'edizione critica) testimonia e giustifica le scelte operate tra le varianti e le eventuali congetture.
L'edizione critica è il risultato di un procedimento che si può dividere in tre momenti principali:
Queste fasi possono tuttavia ridursi in caso di tradizione unitestimoniale, quando cioè a tramandare un dato testo sia un solo codice. In questo caso naturalmente la recensio si limiterà all'analisi di questo testimone, nella constitutio textus non si potrà che stabilire il testo attenendosi al codice e, nel caso di lezione palesemente inautentica, tentare di congetturarla; il resto dell'edizione invece (facies graphica, dispositio textus e instructio editionis) sarà uguale a quella della tradizione pluritestimoniale.
A partire dal XX secolo, la filologia italiana ha sviluppato modelli metodologici che vanno oltre la ricostruzione di un archetipo perduto. Grazie ai contributi di studiosi come Gianfranco Contini e Dante Isella, si è definita la filologia d'autore, che si occupa di testi per i quali si conservano autografi o stampe sorvegliate dall'autore.
In questo ambito, l'edizione critica non mira solo alla restituzione della "lezione autentica", ma anche alla documentazione della storia del testo. Si distingue quindi tra:
Edizione critico-conservativa: che presenta il testo secondo l'ultima volontà dell'autore.
Edizione genetica: che documenta, solitamente attraverso un complesso apparato di varianti, le fasi redazionali precedenti (abbozzi, correzioni, stesure intermedie), permettendo di seguire il processo creativo dello scrittore.
Questa evoluzione ha trasformato l'edizione critica da "ipotesi di lavoro" statica a strumento dinamico per lo studio della cosiddetta "critica delle varianti".
La legislazione di molti paesi tende ora a riconoscere il particolare contributo del curatore di un'edizione critica. Il legislatore italiano riconosce ad esempio un diritto per la durata di 20 anni dall'edizione.
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