«Istic est is Iuppiter quem dico, quem Graeci vocant aerem, qui ventus est et nubes, imber postea, atque ex imbre frigus, ventus post fit, aer denuo. Hac propter mi Iupiter sunt ista quae dico tibi, qua mortalis aeque atque urbes beluasque omnis iuvat.»
(italiano) «Questo è quel dio che io chiamo Giove, che i Greci chiamano aere, che è vento e nube, poi pioggia, e da pioggia diventa freddo, poi vento, infine nuovamente aria. Perciò secondo me sono Giove codeste cose che ti dico, perché giova parimenti ai mortali, alle città e a tutte le bestie.»
Dell'opera, scritta in settenari trocaici, ci restano pochissimi frammenti tramandati in Cicerone e Varrone, in cui si tratta la teoria di Empedocle dei quattro elementi originari: acqua, terra, aria e fuoco.