L'estorsione, in diritto penale, è un reato commesso da chi, con violenza o minaccia, costringe uno o più soggetti a fare o a non fare qualche atto, procurando a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno.
È un reato commesso dalle organizzazioni criminali, da singoli malviventi, da organizzazioni di tipo mafioso, che lo eseguono per acquisire capitali ingenti e per controllare un territorio.
La coercizione sulla vittima è relativa perché in essa residua un minimum di capacità di autodeterminazione, che viene coartata dall'agente al fine di far compiere un atto dispositivo (dare, fare, non fare). È reato di evento in cui la cooperazione della vittima è carpita con la forza, intesa come coazione relativa, facendo leva su possibili conseguenze dell'inadempimento. Tra forza e coazione deve sussistere un rapporto strumentale di mezzo a fine altrimenti si avrà solo induzione.
L'evento è caratterizzato da:
La condotta consiste nella costrizione mediante violenza o minaccia a determinati comportamenti attivi o omissivi. La minaccia estorsiva può avere ad oggetto anche un'omissione con la prospettazione da parte dell'agente di non impedire ciò che ha il dovere giuridico di non consentire.
Sono esempi di estorsione:
| Delitto di Estorsione | |
|---|---|
| Fonte | Codice penale italiano Libro II, Titolo XIII, Capo I |
| Disposizioni | art. 629 |
| Competenza |
|
| Procedibilità | d'ufficio |
| Arresto | obbligatorio |
| Fermo | consentito |
| Pena | reclusione da 5 a 10 anni e multa da 1 000 a 4 000 euro |
Nell'ordinamento italiano, il reato è sanzionato dall'art. 629 del codice penale italiano. È ingiusto il profitto che non è tutelato né direttamente né indirettamente dall'ordinamento giuridico. Sono riconducibili all'estorsione anche il sequestro di persona a scopo di estorsione e la concussione ma il codice penale li prevede come reati a sé, con pene più gravi.
Una parte della giurisprudenza della Corte di Cassazione ha teorizzato che possa configurarsi il reato di estorsione anche mediante l'esercizio di azioni legali pretestuose.
In questi casi, la minaccia mira a ottenere un risultato non conforme alla giustizia, ovvero un vantaggio iniquo, esorbitante o non dovuto, rispetto a quanto che sarebbe lecito conseguire attraverso l'esercizio del diritto stesso. Questo comportamento si configura come uno strumento utilizzato per scopi contrari alla legge, ossia non per gli scopi per cui il diritto è riconosciuto e tutelato.
La Consulta con sentenza n. 120/2023 ha dichiarato l'illegittimità parziale dell'art. 629 c.p. nella parte in cui non prevede che la pena da esso comminata è diminuita in misura non eccedente un terzo, quando per la natura, la specie, i mezzi, le modalità o circostanze dell’azione, ovvero per la particolare tenuità del danno o del pericolo, il fatto risulti di lieve entità. Analoga sentenza n. 86/2024 è stata poi adottata per il reato di rapina.
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