Ethel Hays

Ethel Hays (Billings, 13 marzo 1892 – New York, 19 marzo 1989) è stata una fumettista statunitense nota per le strisce a fumetti sul look e lo stile di vita flapper, per la grafica art déco e per essere stata una delle più affermate illustratrici di libri per bambini del paese negli anni '40 e '50.

Biografia

Primi anni

Nata a Billings, Montana, Hays si diploma al liceo locale, dove fa da illustratrice al giornale scolastico, per poi proseguire gli studi presso la Los Angeles School of Art and Design and l'Art Students League of New York. Desiderosa di diventare una pittrice di belle arti, Hays si aggiudica una borsa di studio per l'Académie Julian di Parigi, ma è costretta a interrompere i suoi studi con lo scoppio della prima guerra mondiale.

Hays ha dichiarato di aver «imparato a dipingere bei quadri senza essermi mai sognata d'essere una pittrice di bei quadri» e, nel corso della guerra ha insegnato pittura ai soldati convalescenti negli ospedali dell'esercito, facendosi coinvolgere dalla loro passione per i fumetti e decidendo di imparare tale stile a sua volta, motivo per il quale si è iscritta al corso per corrispondenza della Landon School of Illustration and Cartooning tenendosi "un paio di lezioni avanti", per ripetere le lezioni ai suoi studenti. Le sue illustrazioni di belle ragazze hanno subito riscosso grande successo presso i soldati.

Carriera

Dopo la guerra, Hays inizia a lavorare per il Cleveland Press, lavoro procuratole dall'insegnante del suo corso per corrispondenza Charles N. Landon, che negli anni '20 l'a descritta come una dei suoi "ex studenti che ora sono affermati fumettisti" nelle inserzioni pubblicitarie su riviste. La prima pubblicazione di Hays presso il Press è Vic and Ethel, satira a tema flapper con commenti sociali, tra cui storie di "arrampicata su campanili e nuoto in laghi ghiacciati" e interviste a celebrità accompagnate da vignette; la prima striscia a fumetti dell'autrice per la Newspaper Enterprise Association (NEA) derivata da tale rubrica è stata chiamata Ethel in alcuni giornali e Goat Getters in altri. Hays ha continuato a raccontare dell'epoca in cui le donne "si tagliavano i capelli a caschetto e si dedicavano agli sport attivi" ed il suo stile grafico è stato descritto sin dagli esordi come "raffinato e di una bellezza mozzafiato".

Flapper Fanny Says (1925): "Quando un uomo dice che sua moglie lo capisce, è quasi certo che abbia un idea sua."

Dal 1924 inizia a pubblicare una serie di vignette a pannello singolo intitolata Flapper Fanny Says, divenuta una pagina domenicale nel 1928; nella serie, contraddistinta dalle battute sagaci dell'omonima flapper protagonista, Hays «si allontana dallo stile fantasioso di Nell Brinkley, disegnando donne più eleganti con i capelli corti, alcune persino con i pantaloni». Il suo pannello l'ha portata per un certo periodo a fare concorrenza a Flapper Filosofy di Faith Burrows, incentrata su temi simili ma pubblicata da King Features Syndicate.

Nel 1931, dopo la nascita del secondo figlio, non riuscendo più a sostenere i ritmi delle pubblicazioni, ha delegato la maggior parte della realizzazione di Flapper Fanny Says all'assistente Gladys Parker, tuttavia, tra il 1931 e il 1936 ha comunque trovato il tempo necessario ad illustrare 17 storie del noto e prolifico autore Ellis Parker Butler, poi distribuite ai giornali e ha continuato a produrre varie opere per la NEA, tra cui illustrazioni a pagina intera per il supplemento domenicale della rivista Every Week e la sua ultima striscia a fumetti, Marianne, iniziata intorno al febbraio 1936 e pubblicata settimanalmente ma criticata dallo storico del fumetto Allan Holtz dichiarando che «sebbene i disegni fossero in perfetto stile Hays, le gag erano roba da barzelletta. Si capiva che non ci metteva più il cuore», per poi concludersi il 26 dicembre 1937.

Tra il 1938 e il 1940, Hays ha lavorato per The Christian Science Monitor, realizzando vignette di accompagnamento alla serie di poesie Manly Manners, raccolte in un libro didattico per bambini e presentate su un calendario di dodici mesi nel 1939, preannunciando per stile e contenuto, la fase successiva della sua carriera Hays ha quindi iniziato a lavorare con case editrici di libri per bambini, illustrando filastrocche, storie di Natale e libri dell'alfabeto, oltre che le storie di Raggedy Ann e Andy della Saalfield Publishing, libri da colorare, bambole di carta e biglietti. Lo stile di Hays, "esuberante e curvilineo" è stato particolarmente apprezzato da esuberante e curvilineo poiché «catturava perfettamente la stravaganza e l'energia dei personaggi di Gruelle», autore di Raggedy Ann e Andy.

L'autrice ha inoltre realizzato una serie di esercizi di lettura per bambini in età scolare intitolata Puzzle Pages, contenenti, oltre che gli esercizi di lettura e scrittura, immagini da ritagliare e incollare; la collana ha avuto tanto successo da venire ristampata fino agli anni '70.

Hays ha continuato a illustrare libri anche in età avanzata e la data esatta in cui si è ritirata è ignota: alcune fonti citano la metà degli anni '50 altre affermano sia rimasta attiva almeno fino ai primi anni '60. È morta a New York il 19 marzo 1989, sei giorni dopo il suo 97º compleanno.

Vita privata

Ethel Hays si è sposata nel 1925 con W.C. Simms ma ha continuato a usare il cognome da nubile per firmare le sue opere. Nel 1928 ha avuto il suo primo figlio, mentre, tre anni dopo, il secondo.

Stile

Ethel Hays è stata una dei fumettisti di maggior successo degli anni '20, definita dalla storica del fumetto Trina Robbins «senza dubbio la più brillante delle fumettiste influenzate da Nell Brinkley», tra le sue influenze principali sono inoltre stati annoverati anche Russell Patterson e John Held Jr., mentre l'artista Roy Crane ha affermato di essere stato influenzato dalle sue opere, in particolare per le figure femminili. Le opere di Hays hanno inoltre contribuito a rendere popolare l'estetica e lo stile di vita flapper negli anni '20 e '30.

Note

  1. ↑ (EN) Ethel Hays, Pioneering Female Cartoonist, Allan Holtz, Hogan's Alley #13, 2005, su cartoonician.com. URL consultato il 25 gennaio 2013 (archiviato dall'url originale il 16 gennaio 2013).
  2. 1 2 3 4 5 (EN) Trina Robbins e Catherine Yronwode, Women and the Comics, Eclipse Books, 1985, p. 22, ISBN 0-913035-01-7.
  3. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 (EN) Allan Holtz, Ethel Hays, Great Female Cartoonist, in Hogan's Alley, n. 13, Atlanta, Bull Moose Publishing Corp., 2005, ISSN 1074-7354 (WC · ACNP).
  4. ↑ (EN) Audrey Mayer, Western Heritage Center remembers female cartoonist from Billings, su NonStop Local Billings, 19 dicembre 2019. URL consultato il 9 ottobre 2025.
  5. 1 2 3 (EN) Ethel Hays, su lambiek.net. URL consultato il 23 aprile 2020.
  6. ↑ (EN) Ethel Hays profile at cartoonician.com, su cartoonician.com. URL consultato il 25 gennaio 2013 (archiviato dall'url originale il 16 gennaio 2013).
  7. 1 2 3 (EN) Ron Goulart, The Funnies, 100 Years of American Comic Strips, Holbrook, Mass: Adams Publishing, 1995, p. 58, ISBN 1-55850-539-3.
  8. ↑ (EN) Popular Mechanics Magazine, su books.google.com, settembre 1925.
  9. ↑ (EN) Goat Getters, in Des Moines Register, 18 aprile 1926, p. 8.
  10. 1 2 (EN) Robert C. Harvey, Children of the Yellow Kid: The Evolution of the American Comic Strip, Seattle, University of Washington Press, 1998, p. 58, ISBN 0-295-97778-7.
  11. ↑ (EN) Maurice Horn, 100 Years of American Newspaper Comics: An Illustrated Encyclopedia, New York, Gramercy Books, 1996, pp. 115, 405-06, 413, ISBN 0-517-12447-5.
  12. ↑ (EN) Liza Donnelly e Jules Feiffer, Funny Ladies: The New Yorker's Greatest Women Cartoonists and Their Cartoons, Prometheus Books, 2005, p. 22, ISBN 978-1-59102-344-9.
  13. ↑ (EN) Bibliography of Ellis Parker Butler material, illustrated by Ethel Hays, su ellisparkerbutler.info.
  14. ↑ (EN) Ethel Hays Profile, su strippersguide.blogspot.com.
  15. 1 2 (EN) History, su Opdag.com.
  16. ↑ (EN) Patricia Hall, Raggedy Ann and More: Johnny Gruelle's Dolls and Merchandise, Pelican Publishing Company, 2000, p. 144, ISBN 978-1-56554-102-3.
  17. ↑ (EN) Prairie Bluestem blogsite, su prairiebluestem.blogspot.com.
  18. ↑ (EN) The Catalog of Copyright Renewal Records, Kessinger Publishing, 1972, ISBN 978-1-4325-1245-3.

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