Febo Guizzi (1947 – 2 dicembre 2015) è stato un etnomusicologo e antropologo italiano.
Professore ordinario di etnomusicologia all'Università di Torino, dal 1999.
Fra le sue molte ricerche, in Italia e nel mondo, si ricorda il monumentale Gli strumenti della musica popolare in Italia, terzo volume della Guida alla musica popolare in Italia curata da Roberto Leydi, attualmente (2016) da considerare come il più completo trattato di etno-organologia sugli strumenti della tradizione popolare Italiana.
Laureato in discipline giuridiche, sin dagli anni Settanta ha iniziato a svolgere ricerche sulla musica popolare internazionale, in particolare in Bolivia, Perù, Bosnia ed Erzegovina, Croazia. Come musicista ha preso parte al gruppo di ricerca Ensemble Alia Musica (Milano). Nei primi anni Ottanta, ha iniziato a collaborare come assistente di Roberto Leydi al Dams di Bologna. Divenuto Ordinario di Etnomusiclogia presso l’Università di Torino, negli anni Novanta è entrato a far parte del comitato scientifico di Imago Musicae . Dal 2002 è stato componente della Commissione Fondo R. Leydi , costituitasi presso il Centro di dialettologia e di etnografia del Cantone Ticino di Bellinzona. Ha condotto campagne di ricerca in numerose parti della Penisola, approfondendo lo studio di diversi strumenti musicali, ai quali ha dedicato saggi specifici. Nel Bergamasco ha svolto studi nella Valle Imagna, dedicando specifica attenzione al suonatore ipovedente Giuseppe Picchi. Guizzi è stato consulente etnorganologico e ha collaborato con diverse Istituzioni pubbliche, tra cui il Museo degli Strumenti popolari del Castello Sforzesco di Milano, il Museo del Teatro alla Scala, la Fondazione Levi di Venezia, il Comitato italiano “ICTM” ( International Council for Traditional Music ), le Raccolte civiche del Comune di Castelfranco Veneto, la Collezione Teatrale Marco Caccia di Romentino di Novara e il Museo del Paesaggio sonoro a Riva presso Chieri.
Nel corso della sua carriera, Guizzi ha espresso parere nettamente contrario al recupero dei repertori musicali della tradizione orale, escludendo così ogni tipo di rivisitazione e riproposizione di qualsivoglia forma di musica popolare. Considerava ammissibile soltanto il restauro, il recupero o la replica degli strumenti popolari tradizionali da intendersi quindi come oggetti di studio e non come mezzi per permettere un riavvicinamento alla musica popolare da parte della popolazione:
Tale presa di posizione è stata fermamente criticata da Danilo Gatto che, dopo aver fatto riferimento al sopraccitato passo di Guizzi, scrive:
Aggiunge Gatto, citando un passo di Luigi De Franco:
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 59227082 · ISNI (EN) 0000 0000 2942 0624 · SBN CFIV107497 · LCCN (EN) n85175863 · GND (DE) 1131576411 · BNF (FR) cb13196545d (data) · J9U (EN, HE) 987007429926405171 |
|---|