Don Ferdinando Furnari, duca di Furnari (Messina, XVII secolo – Francia, XVII o XVIII secolo), è stato un nobile italiano ricordato per il suo ruolo nella rivolta antispagnola di Messina.
Figlio di Antonio Furnari, duca di Furnari, e Giovanna Denti-Vanni, unica figlia ed erede di don Gaspare Denti, barone di Raineri. Don Ferdinando Furnari fu un nobile messinese del XVII secolo. Ferdinando appartenne a una delle famiglie più ricche e importanti della Messina del Seicento e, dopo le vicende della rivolta antispagnola, trascorse gran parte della sua vita in esilio in Francia, dove riuscì a entrare nella cerchia di Luigi XIV, conquistandone la fiducia e ottenendo una posizione di rilievo presso la corte francese.
Il padre di Ferdinando, don Antonio Furnari, era diventato duca di Furnari nel 1643. Nonostante il titolo e il possesso delle terre, Antonio aveva trascurato l'amministrazione dei territori di Furnari, preferendo trasferirsi a Messina, dove si dedicò ai propri affari e alle sue importanti attività commerciali. La famiglia Furnari era considerata una delle più ricche della città e godeva di rapporti di parentela con numerosi esponenti dell'alta nobiltà messinese.
Non sono disponibili informazioni particolarmente precise sulla partecipazione diretta di Ferdinando alla rivolta di Messina contro gli spagnoli. È però noto che egli apparteneva a un ambiente familiare strettamente collegato alla politica cittadina e che era imparentato con personaggi di primo piano, tra cui il senatore don Antonio Reitano e Furnari. I rapporti di Ferdinando con le autorità spagnole furono invece decisamente negativi, soprattutto quelli con lo strategoto don Luis de Hoyo, con il quale ebbe continui conflitti anche di carattere personale. La sua vita movimentata e una condotta ritenuta poco compatibile con il ruolo istituzionale di duca di Furnari lo portarono già nel 1673 ad abdicare in favore del figlio primogenito don Antonio.
Nel maggio del 1674 Ferdinando fu accusato, forse ingiustamente, di aver complottato con alcuni Messinesi per favorire l'intervento dei Francesi a Messina. Il viceré di Sicilia Ligne ordinò di indagare sulla sua persona. Contemporaneamente Ferdinando era accusato di aver avvelenato diverse persone e, secondo le fonti, proprio per questo aveva lasciato Messina e si era rifugiato a Reggio. Le indagini non riuscirono tuttavia a trovare prove contro di lui. Nonostante l'assenza di prove, il 1º maggio 1674 Ligne chiese al viceré di Napoli, Antonio Pedro Sancho Dávila y Osorio, conte di Astorga, la sua estradizione. Astorga ordinò l'arresto di Ferdinando, ma proprio in quel periodo scoppiò la rivolta di Messina e il duca riuscì a sottrarsi alla cattura e a rientrare libero nella città siciliana.
Il cronista Juan Alfonso de Lancina racconta che Ferdinando aveva sposato la figlia di Carlo Cardani, ricco mercante messinese, e che dalla loro unione era nato un figlio, morto ancora in tenera età. Della morte del bambino sarebbe stato accusato lo stesso duca, il quale si difese sostenendo che si fosse trattato di una morte naturale. Secondo Lancina, tuttavia, Ferdinando avrebbe contemporaneamente offerto 1200 ducati allo strategoto don Luis de Hoyo affinché facesse insabbiare la vicenda. Lo strategoto avrebbe invece trovato le prove dell'omicidio e avrebbe messo una taglia sulla testa del duca, costringendolo alla fuga da Messina. L'episodio presenta però diversi elementi problematici e lo stesso storico Eugène Laloy, che lo riporta nella sua opera, ne mette in dubbio l'attendibilità. Rimane comunque il fatto che durante l'amministrazione di Luis de Hoyo compare nelle fonti un personaggio identificato con il duca di Furnari e definito come «un messinois, accusé d'avoir empoissonné plusieurs personnes», cioè un Messinese accusato di aver avvelenato diverse persone.
Se le notizie relative alla vita di Ferdinando prima della partenza per la Francia sono quindi in parte incerte e difficili da verificare, molto più attendibili sono quelle riguardanti il suo soggiorno francese, documentato soprattutto dai diari dei biografi di Luigi XIV, Philippe de Courcillon, marchese di Dangeau, e Louis François du Bouchet, marchese di Sourches. Le loro testimonianze permettono di ricostruire un'immagine molto più precisa di Ferdinando e mostrano come il nobile messinese, nonostante le controversie che avevano caratterizzato la sua vita in Sicilia, riuscì a inserirsi in un ambiente estremamente prestigioso e a conquistare la fiducia personale di Luigi XIV.
Dopo la ritirata delle truppe francesi da Messina, Ferdinando partì per la Francia al seguito del duca de La Feillade, il generale incaricato da Luigi XIV di organizzare il ritiro delle armate francesi dalla città. All'alba del 16 marzo un gran numero di messinesi lasciò Messina a bordo di galere e vascelli diretti verso Augusta, da dove avrebbe poi proseguito per i porti francesi di Marsiglia e Tolone. Una volta giunto in Francia venne accolto nella dimora del duca de La Feillade e divenne precettore del figlio.
In Francia Ferdinando riuscì a distinguersi per le proprie capacità culturali e artistiche. Il marchese di Dangeau lo descrive come un uomo colto, particolarmente dotato nell'architettura e competente nella realizzazione di grandi opere.
Alla morte di La Feillade, Ferdinando instaurò un rapporto particolarmente stretto con la famiglia La Rochefoucauld, che lo introdusse alla corte di Luigi XIV.
Alla corte francese Ferdinando conquistò rapidamente le simpatie del re. Luigi XIV arrivò ad ascoltare i suoi consigli per il restauro di alcuni edifici di Versailles e per la cura delle fontane della reggia. Tuttavia, la posizione di Ferdinando a corte rimase ambivalente. Se da una parte godeva della fiducia del re, dall'altra era malvisto da numerosi cortigiani, che lo consideravano una persona capace di tradire la fiducia degli amici. Anche la famiglia La Rochefoucauld, dopo aver scoperto alcuni suoi comportamenti ritenuti scorretti, arrivò ad allontanarlo.
Nonostante questa cattiva reputazione, Ferdinando riuscì comunque a entrare nella ristretta cerchia dei fedelissimi di Luigi XIV. Il sovrano lo ospitava spesso nella residenza del castello di Marly. Ferdinando divenne uno dei confidenti del re e svolgeva anche una funzione informale di informatore, riferendogli fatti e notizie che altri membri della corte preferivano nascondergli. Un episodio narrato da Dangeau mostra chiaramente quanto fosse importante questo ruolo. Durante una visita a una cappella di recente costruzione, il duca di Metz, alla presenza di Ferdinando, criticò duramente il comportamento del sovrano, lamentando le spese eccessive e superflue sostenute per gli sfarzi della corte mentre sudditi e soldati soffrivano la fame. Alcune delle persone presenti cercarono inutilmente di fargli capire, con dei cenni, che non era opportuno criticare il re davanti a Ferdinando. Quella stessa sera il duca di Furnari riferì a Luigi XIV tutti i particolari della conversazione e il duca di Metz venne immediatamente allontanato dalla corte.
Anche il marchese di Sourches fornisce un ritratto sostanzialmente positivo delle capacità di Ferdinando, pur confermandone la controversa reputazione. Sourches ne elogia la cultura, le capacità nel campo dell'architettura, l'abilità musicale e le competenze commerciali. Ferdinando riuscì così a mantenere una posizione privilegiata presso il sovrano francese nonostante fosse considerato da molti un uomo del quale non ci si poteva fidare.
La fiducia di Luigi XIV ebbe anche conseguenze economiche concrete. Nel 1687 il re concesse a Ferdinando una pensione di 3000 L., successivamente portata a 5000 L. nel settembre del 1702. Il duca continuò a frequentare assiduamente la reggia e a seguire il sovrano nelle sue attività. Un episodio particolarmente significativo si verificò il 5 settembre 1693 a Versailles. Secondo quanto raccontato dal marchese di Sourches, Luigi XIV stava scendendo una scala quando il piede gli scivolò e il sovrano avrebbe rischiato una grave caduta se Ferdinando e alcune altre persone non fossero riusciti a sostenerlo.
Mentre Ferdinando viveva in Francia, in Sicilia si consumava la definitiva perdita dei beni della famiglia. Dopo il ritorno degli Spagnoli a Messina, nel 1678 il territorio di Furnari e il feudo di Raineri furono definitivamente confiscati dalla Regia Corte spagnola. Ferdinando, sostenuto da Luigi XIV, fece tutto il possibile per ottenere la revoca della confisca e la restituzione delle terre.
La controversia venne risolta nel 1691 attraverso una transazione. Don Antonio, figlio di Ferdinando, rinunciò definitivamente a ogni diritto su Furnari e sul feudo di Raineri, conservando tuttavia il titolo di duca di Furnari e ottenendo in cambio il possesso di quattro casali: Massa San Giorgio, Massa Santa Lucia, Massa San Nicolò e Massa San Giovanni Cantori. Il territorio di Furnari venne infine venduto dalla Regia Corte spagnola alla famiglia Marziani di Patti.
Un aspetto significativo della vicenda di Ferdinando riguarda il suo mancato ritorno a Messina. Dopo la concessione degli indulti agli esuli messinesi, egli avrebbe avuto la possibilità di rientrare in Sicilia. Nonostante ciò, non tornò mai a Messina.
Grazie anche all'appoggio di Luigi XIV, ottenne inoltre importanti benefici per i propri discendenti. Il secondogenito don Carlo Furnari ottenne la grazia nel 1701 e nel 1709 venne nominato ufficiale nelle armate spagnole.
Il primogenito don Antonio ebbe invece una condotta molto diversa da quella del padre. Amministrò i propri beni con grande prudenza e condusse una vita considerata esemplare. Antonio morì tuttavia senza lasciare figli e il titolo di duca di Furnari e le quattro Masse passarono al fratello Carlo, sposato con Giuseppa Ruffo e Moncada, figlia di Giovanni Ruffo, principe di Scaletta. Da questo matrimonio nacque Ferdinando Saverio Furnari e Ruffo, che nel 1729 ereditò le quattro Masse e il titolo di duca di Furnari.
Il 1º aprile 1750 Ferdinando Saverio morì senza lasciare eredi e con lui si estinse la famiglia dei duchi di Furnari. Il titolo e le quattro Masse passarono, secondo le disposizioni testamentarie di don Antonio Furnari senior, a Pietro Arduino e La Rocca, principe di Alcontres, nipote di Giovanna Furnari, figlia di Don Antonio Furnari senior (il padre di Ferdinando).
L'ultima testimonianza materiale della presenza della famiglia Furnari nel territorio delle quattro Masse si trova oggi a Massa San Giorgio. Di fronte alla chiesa di Sant'Antonio Abate, nel quartiere chiamato 'Urna, sul frontespizio di un lavatoio settecentesco è murato uno stemma in pietra della famiglia Furnari. Lo stemma raffigura un cane ed è accompagnato dal motto «Finché venga».