| Ferdinando Ramognini | |
|---|---|
| Senatore del Regno d'Italia | |
| Durata mandato | 29 novembre 1892 – 18 marzo 1898 |
| Legislatura | dalla XVIII (nomina 21 novembre 1892) |
| Tipo nomina | Categoria: 17 |
| Sito istituzionale | |
| 2⁰ e 7⁰ Capo della polizia del Regno d'Italia | |
| Durata mandato | dal 16 gennaio 1879 al 14 ottobre 1879 |
| Predecessore | Luigi Berti |
| Successore | Giovanni Bolis |
| Durata mandato | dal 1º dicembre 1890 al 1º ottobre 1893 |
| Predecessore | Luigi Berti |
| Successore | Giuseppe Sensales |
| Dati generali | |
| Professione | Funzionario di Pubblica sicurezza |
| Ferdinando Ramognini | |
|---|---|
| Nascita | Sassello, 20 luglio 1829 |
| Morte | Genova, 18 marzo 1898 |
| Dati militari | |
| Paese servito | |
| Forza armata | Regia Armata Sarda Regia Guardia di Pubblica sicurezza |
| Grado | Direttore generale |
| Guerre | Seconda guerra d'indipendenza |
| Comandante di | Guardia di pubblica sicurezza |
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Ferdinando Ramognini (Sassello, 20 luglio 1829 – Genova, 18 marzo 1898) è stato un militare, poliziotto e politico italiano.
Entrato in polizia è ufficiale nella seconda guerra d'indipendenza ed è nominato prefetto nel 1876, destinato alle sedi di Chieti, Pavia, Porto Maurizio, Genova, Bari, Ancona, Livorno e Torino. È stato chiamato per tre volte alla Direzione generale della pubblica sicurezza presso il Ministero dell'interno: nel primo mandato, durato circa due mesi nel 1876 con la qualifica di capo divisione, istituisce la scuola allievi guardie, prima struttura di formazione della polizia italiana; nel secondo, come prefetto, e nel terzo, come direttore generale, si dedica con alterne fortune ai problemi dell'ordine pubblico. Convinto assertore della linea dura inasprisce le norme repressive per contrastare gli attivisti italiani del movimento anarchico internazionale, che aveva lanciato una campagna rivoluzionaria "contro tutti i re, gli imperatori, i presidenti di repubbliche e i preti di qualsiasi religione". Da ricordare anche la protesta operaia e contadina che porta a episodi di grave tensione sociale. Desta inoltre grande scalpore in quegli anni l'omicidio del marchese Emanuele Notarbartolo, che aveva combattuto le infiltrazioni mafiose nelle banche e nell'amministrazione comunale di Palermo e considerato la prima vittima della mafia. Nel suo terzo mandato istituisce la prima anagrafe degli anarchici, che anticipa di fatto il casellario politico.