| Contea di Modica | |||||
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| Informazioni generali | |||||
| Capoluogo | |||||
| Dipendente da | |||||
| Amministrazione | |||||
| Conte | Mosca (1282-1296) Chiaramonte (1296-1392) Cabrera (1392-1565) Enríquez de Cabrera (1565-1704) Borbone di Spagna (1704-1720) Sede vacante (1720-1722) Enríquez de Cabrera (1722-1742) Álvarez de Toledo (1742-1755) De Silva (1755-1802) Stuart (1802-1816) | ||||
| Organi deliberativi | Consiglio generale della Contea Consiglio delle singole comunità (università) Corte giuratoria | ||||
| Rappresentanti | Governatore generale | ||||
| Evoluzione storica | |||||
| Inizio | 11 novembre 1282 o 25 marzo 1296 con Federico Mosca o Manfredi I Chiaramonte (dibattuto) | ||||
| Causa | Elevazione della Signoria di Modica a Contea da parte del re Pietro III d'Aragona, con assegnazione a Federico Mosca o da parte del re Federico III di Sicilia, con assegnazione a Manfredi I Chiaramonte (dibattuto) | ||||
| Fine | 10 agosto 1812 (de facto) 12 dicembre 1816 (de iure) con Carlos Miguel Felipe Maria Fitz-James Stuart y Fernández de Híjar-Silva | ||||
| Causa | Abolizione del feudalesimo (secondo la Costituzione del 1812) Legge n. 570 del 12 dicembre 1816, in materia di riorganizzazione dell'amministrazione del Regno delle Due Sicilie (de iure) | ||||
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| Cartografia | |||||
| Conte di Modica | |
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| Data di creazione | 11 novembre 1282(de facto) 25 marzo 1296 (de iure) |
| Creato da | Pietro I di Sicilia (1282) Federico III di Sicilia (1296) |
| Primo detentore | Federico Mosca (1282) Manfredi I Chiaramonte (1296) |
| Attuale detentore | Carlos Fitz-James Stuart y Martínez de Irujo (dal 2014) |
| Confluito nei titoli del | Duca d'Alba |
| Trasmissione | ereditaria |
La Contea di Modica (in latino: Comitatus Moticae; in siciliano: Cuntea di Mòdica; in spagnolo: Condado de Módica) fu un'entità feudale esistita nella parte sudorientale della Sicilia dalla fine del XIII all'inizio del XIX secolo. Fu uno dei più importanti feudi del sud Italia, per dimensione ed importanza storico-politica, ed il suo territorio comprendeva quasi tutta l'area corrispondente all'odierno libero consorzio comunale di Ragusa.

La Contea di Modica rappresentava il feudo più esteso del Regno di Sicilia, e il suo territorio, al momento della sua soppressione nel 1816, comprendeva oltre Modica, suo capoluogo, gli odierni comuni di Chiaramonte Gulfi, Ispica, Monterosso Almo, Pozzallo, Ragusa, Scicli e Vittoria, facenti parte dell'odierno libero consorzio comunale di Ragusa, ma anche Buscemi, afferente oggi al territorio del libero consorzio comunale di Siracusa. Dopo l'annessione al Regno d'Italia, la contea confluì amministrativamente nella provincia di Siracusa; subentrò in quella di Ragusa alla sua creazione nel 1927, durante il regime fascista. Benché non contigui con il resto del territorio della contea (cioè con le località già indicate) i conti di Modica furono anche baroni di Alcamo, Calatafimi, Bompietro e altri luoghi minori.
Il territorio sul quale si sarebbe costituita la Contea di Modica entrò stabilmente nell'orbita cristiano-normanna nel corso della conquista normanna della Sicilia, conclusasi alla fine dell'XI secolo con la caduta delle ultime roccaforti musulmane dell'isola. La tradizione erudita locale ha a lungo collocato la conquista di Modica nel 1093 e attribuito la successiva signoria della città a un cavaliere normanno di nome Gualtiero, al quale Ruggero II di Sicilia avrebbe concesso la terra e il castello di Modica in ricompensa dei servizi militari prestati. Questa ricostruzione, tramandata dalla genealogia nobiliare e dalla storiografia sette-ottocentesca, non può tuttavia essere accolta letteralmente: Ruggero II nacque nel 1095 e divenne re di Sicilia soltanto nel 1130, per cui non poté concedere come re il feudo di Modica nel 1093.
È invece storicamente documentato un Gualtiero di Modica attivo nella seconda metà del XII secolo. La prima attestazione sicura risale al 1168, quando egli occupava già una posizione di notevole rilievo politico nel Regno di Sicilia. Il genealogista seicentesco Filadelfo Mugnos lo riteneva discendente di un precedente Gualtiero, «cavalier francese» al quale re Ruggero avrebbe assegnato Modica, ma la moderna storiografia considera incerte tali origini. Lo stesso appellativo «di Modica» documenta comunque lo stretto legame della famiglia con la città, chiamata nelle fonti medievali anche Moac o Mohac.
Una parte della storiografia locale ha fatto risalire al 1176, durante la signoria di Gualtiero II di Modica, l'elevazione di Modica a contea, ma non è nota una documentazione coeva in grado di dimostrare l'esistenza, già a quella data, della contea quale circoscrizione feudale organizzata nelle forme assunte successivamente.
Secondo la tradizione storiografica, dopo la conquista sveva del Regno di Sicilia da parte dell'imperatore Enrico VI di Svevia nel 1194, Gualtiero II, rimasto fedele agli Altavilla, sarebbe stato privato dei suoi possedimenti. Il territorio di Modica sarebbe quindi passato, intorno al 1200, al nobile Riccardo Mosca, capostipite del ramo familiare destinato a detenere la signoria locale nel XIII secolo.
Nel corso del XIII secolo la Sicilia passò dagli Svevi agli Angioini. Il malcontento contro il governo di Carlo I d'Angiò sfociò nel 1282 nei Vespri siciliani e nella successiva guerra tra Angioini e Aragonesi. A Modica uno dei protagonisti della sollevazione fu Federico Mosca, che il 5 aprile 1282 partecipò alla rivolta antiangioina nell'area di Modica e Scicli. Federico Mosca era già qualificato come conte di Modica nelle fonti relative all'età del Vespro: nella tradizione documentaria trasmessa da Raffaele Solarino, il manifesto di Pietro III di Aragona del 30 dicembre 1282 lo definisce Fridericus Musca Comes Mohac.
La presenza di un titolo comitale anteriore al 1296 non equivale però ancora alla formazione dell'ampio organismo territoriale e istituzionale che nei secoli successivi sarebbe stato conosciuto come Contea di Modica. Quest'ultimo fu il risultato dell'unione progressiva di diversi domini feudali, consolidatasi soprattutto sotto i Chiaramonte.
La svolta avvenne nel quadro della guerra del Vespro. Dopo la morte di Pietro III nel 1285, Giacomo II di Aragona, con il trattato di Anagni del 1295, accettò di rinunciare alla Sicilia. L'aristocrazia e le città isolane respinsero però l'accordo e sostennero il fratello minore di Giacomo, Federico d'Aragona, proclamato re e incoronato a Palermo il 25 marzo 1296.
Manfredi I Chiaramonte, appartenente a una famiglia che aveva accresciuto rapidamente il proprio peso politico dopo i Vespri, aveva sposato Isabella Mosca, figlia di Federico Mosca. Non è del tutto chiara la successione giuridica attraverso la quale i possedimenti modicani passarono dai Mosca ai Chiaramonte; secondo la ricostruzione più accreditata, i Mosca rimasero legati a Giacomo II, mentre Manfredi aderì alla causa di Federico, ricevendo dal nuovo sovrano i beni confiscati al suocero o al cognato.
Modica e Scicli gli derivavano dal matrimonio con Isabella Mosca, mentre Ragusa e Chiaramonte provenivano dall'eredità materna di Marchisia Prefoglio, figlia di Pietro Prefoglio, conte di Ragusa. La data e la concessione del 1296 sono riportate anche dalla successiva storiografia locale e dagli studi dedicati alle istituzioni modicane.
La contea nacque dunque come un territorio policentrico composto principalmente da Modica, Ragusa, Scicli e Chiaramonte. È necessario distinguere questo nucleo dalle numerose altre terre possedute personalmente dai Chiaramonte in Sicilia: Caccamo, Misilmeri e altri feudi dell'isola appartenevano al patrimonio familiare, ma non per questo costituivano stabilmente parti della Contea di Modica propriamente detta.
Durante il XIV secolo i Chiaramonte divennero una delle più potenti famiglie dell'aristocrazia siciliana. La titolarità della contea passò attraverso diversi rami del casato e fu più volte oggetto di controversie successorie. Nel 1343 Manfredi II Chiaramonte ottenne l'investitura di Modica da re Ludovico di Sicilia; alla metà del secolo il valore militare del dominio era tale che, nell'adoamento generale ordinato dalla Corona, il conte risultava tenuto a fornire un contingente assai superiore a quello degli altri maggiori baroni siciliani.
Nel 1361 re Federico IV di Sicilia ampliò i poteri giudiziari esercitabili nel territorio comitale. La storiografia modicana più antica interpretò il provvedimento come concessione di una «giurisdizione criminale amplissima» e come origine diretta della successiva Gran Corte di Modica. La documentazione istituzionale consente però di precisare il dato: il privilegio del 1361 attribuiva al feudatario importanti poteri giudiziari, ma la giurisdizione rimaneva allora circoscritta al primo grado e gli appelli erano ancora riservati alla Magna Curia regia di Palermo. La piena eccezionalità del sistema giudiziario modicano si sarebbe consolidata soltanto con i privilegi concessi ai Cabrera nel 1392.
Alla presenza chiaramontana viene ricondotta anche l'origine della commenda gerosolimitana di San Giovanni Battista di Modica, attiva per diversi secoli. La documentazione e la storiografia dell'Ordine ne collocano la formazione nel XIV secolo e ricordano successivi riconoscimenti e privilegi, tradizionalmente fatti risalire anche agli anni 1391-1392. La particolare considerazione di cui godeva il dominio modicano fu in seguito enfatizzata dalla storiografia nobiliare: il Villabianca, ad esempio, riferì che gli uomini della contea avrebbero goduto di un trattamento eccezionale nell'ammissione all'Ordine gerosolimitano, interpretandolo come conseguenza dell'elevato prestigio politico del conte. Si tratta tuttavia di una testimonianza erudita tarda e non della prova che la contea fosse giuridicamente sottratta alla sovranità del Regno.
Il peso dei Chiaramonte raggiunse l'apice negli ultimi decenni del XIV secolo. Manfredi III Chiaramonte, divenuto conte di Modica nel 1377, fu uno dei quattro grandi vicari che, dopo la morte di Federico IV, esercitarono di fatto il governo della Sicilia durante la minorità della regina Maria di Sicilia. La sua signoria si estendeva su numerosi possedimenti feudali e demaniali e il conte manteneva relazioni dirette con il papato, con Napoli e con le principali potenze mercantili italiane.
Alla morte di Manfredi III nel 1391 gli succedette Andrea Chiaramonte. L'arrivo in Sicilia di Martino I di Sicilia e della regina Maria, sostenuti dalla forza militare aragonese, pose fine al sistema dei vicari. Andrea cercò inizialmente di opporsi al nuovo assetto, ma il 15 maggio 1392 raggiunse un accordo con i sovrani. Pochi giorni dopo, il 18 maggio, fu arrestato con l'accusa di aver partecipato a una congiura; le basi dell'accusa risultano problematiche nella stessa ricostruzione storiografica. Il processo si svolse con estrema rapidità, terminando il 22 maggio con la condanna a morte. Andrea fu decapitato a Palermo il 1º giugno 1392, davanti al palazzo Chiaramonte-Steri, e i suoi beni furono confiscati dalla Corona.
Appena quattro giorni dopo l'esecuzione di Andrea Chiaramonte, il 5 giugno 1392, Martino I concesse la Contea di Modica al catalano Bernardo Cabrera, visconte di Cabrera e uno dei principali artefici militari dell'insediamento della nuova monarchia aragonese in Sicilia. Con Bernardo iniziò una nuova fase nella storia della contea, destinata a trasformarla in uno dei complessi feudali più singolari del Regno di Sicilia.
Il 20 giugno 1392 un ulteriore privilegio regio attribuì al Cabrera il merum et mixtum imperium e un insieme eccezionalmente ampio di competenze amministrative e giudiziarie. Da questo privilegio derivò il sistema giurisdizionale che avrebbe caratterizzato la contea per tutta l'età moderna.
La tradizione locale ha a lungo sintetizzato la posizione del conte nella celebre formula «sicut ego in regno meo et tu in comitatu tuo», traducibile approssimativamente come «come io nel mio regno, così tu nella tua contea», e da essa ha tratto la fortunata definizione della Contea di Modica quale «Regnum in Regno». Gli studi moderni sul testo dell'investitura hanno però accertato che tale frase non compare nel privilegio del 1392 conservato dalla tradizione documentaria. L'espressione rimane quindi utile come formula storiografica per descrivere l'ampia autonomia amministrativa e giudiziaria maturata dal territorio, ma non deve essere interpretata come attestazione dell'esistenza di uno Stato sovrano separato dal Regno di Sicilia.
La principale manifestazione di tale autonomia fu la Gran Corte di Modica. Il tribunale esercitava la più alta giustizia civile e criminale della contea, con l'eccezione dei delitti di lesa maestà e delle cause nelle quali fossero coinvolti direttamente il conte o le università del territorio. Le sue competenze ricalcavano in larga misura quelle della Magna Curia palermitana. Era presieduta dal luogotenente del conte o dal governatore ed era composta da tre giudici e da un avvocato fiscale. Particolarmente eccezionale era la facoltà di giudicare anche le seconde appellazioni: nel sistema siciliano tale prerogativa era riconosciuta, oltre che al conte di Modica, all'arcivescovo di Monreale, mentre negli altri territori il secondo appello spettava alla Magna Regia Curia di Palermo.
L'ampiezza di queste prerogative favorì la formazione, nel corso dei secoli, di un articolato apparato amministrativo locale, comprendente governatore, cancelleria, maestri razionali, procuratori, ufficiali fiscali e tribunali. Il potere comitale non annullava tuttavia quello delle universitates, cioè delle comunità cittadine, che conservarono propri organi di amministrazione e divennero progressivamente protagoniste della vita politica ed economica del territorio.
Nel 1406 Bernardo Cabrera promosse la raccolta e il riconoscimento delle cosiddette Consuetudini di Modica, corpo di norme e usi locali destinato a disciplinare numerosi aspetti della vita civile, economica e amministrativa della contea. Le consuetudini, successivamente integrate da capitoli e disposizioni dei conti, contribuirono alla formazione di una tradizione giuridica locale rimasta operante per secoli.
La composizione territoriale della contea non rimase immutabile. Nel 1408 Bernardo Cabrera acquisì il casale di Biscari, ma la signoria venne perduta nel 1416 in seguito a una controversia giudiziaria che ne riconobbe il possesso ad Antonio Castello. Altri possedimenti appartenenti personalmente ai Cabrera, come Alcamo, Caccamo e Calatafimi, furono talvolta amministrati attraverso strutture collegate a quelle modicane, ma non costituirono in modo stabile un unico territorio con il nucleo ibleo della contea.
A Bernardo, morto nel 1423, succedette il figlio Giovanni Bernardo Cabrera. Il suo governo fu segnato da un grave conflitto con le comunità soggette. Nel 1447 le città della contea si sollevarono contro le vessazioni del feudatario; durante la rivolta venne incendiato l'archivio comitale, causando la perdita di una parte rilevante della documentazione dei secoli precedenti. L'episodio determinò anche il successivo trasferimento della cancelleria comitale da Ragusa a Modica.
La vertenza tra il conte e le città giunse davanti agli organi regi e si concluse con una pesante composizione pecuniaria a carico del Cabrera. La tradizione storiografica indica una somma di 60 000, variamente espressa nelle fonti monetarie dell'epoca. Le difficoltà finanziarie contribuirono alla progressiva alienazione di parte del patrimonio feudale: tra la metà del Quattrocento e gli anni successivi furono cedute o separate dal dominio diverse baronie, fra le quali Comiso, Giarratana, Monterosso e Spaccaforno, con un conseguente ridimensionamento rispetto alla più ampia costellazione patrimoniale precedentemente controllata dai conti.
Un episodio particolarmente grave della storia quattrocentesca del territorio fu il massacro della comunità ebraica di Modica del 1474, inserito in una più vasta ondata di violenze antiebraiche che interessò nello stesso periodo anche Noto. L'evento è documentato da fonti regie e da una rara elegia in giudeo-arabo siciliano conservata alla Biblioteca Palatina di Parma. La Corona intervenne successivamente contro i responsabili e per ristabilire l'ordine. La presenza ebraica nella contea cessò definitivamente, come nel resto della Sicilia, dopo il decreto di espulsione del 1492.
La continuità dinastica dei Cabrera si intrecciò alla fine del XV secolo con quella degli Enríquez, una delle più importanti famiglie della nobiltà castigliana. Anna Cabrera, erede della contea, sposò Federico Enríquez, membro della famiglia degli ammiragli di Castiglia. Le fonti riportano il matrimonio tra il 1479 e il 1481; una documentazione storico-artistica relativa alla loro committenza a Modica lo colloca nel 1481. Da questa unione ebbe origine il ramo Enríquez-Cabrera, che mantenne la contea, salvo le successive interruzioni, fino all'inizio del XVIII secolo.
Questo dato corregge la tradizionale scansione che faceva iniziare il dominio degli Enríquez soltanto nel 1565: l'unione dinastica e patrimoniale risaliva in realtà alla fine del Quattrocento, mentre il XVI secolo rappresentò soprattutto una fase di consolidamento amministrativo. Dalla fine del XV secolo, inoltre, i conti cessarono sostanzialmente di risiedere in modo stabile in Sicilia. La contea fu governata dalle residenze spagnole degli Enríquez-Cabrera mediante procuratori generali e speciali, governatori, funzionari locali e, in alcuni periodi, mercanti-banchieri ai quali la gestione delle entrate veniva affidata mediante contratti di arrendamento.
Modica rimase il centro dell'amministrazione comitale. Nel capoluogo avevano sede la cancelleria, gli uffici finanziari e i principali tribunali; strutture subordinate operavano a Ragusa, Chiaramonte, Monterosso, Scicli e, dal XVII secolo, Vittoria. Alcamo, Caccamo e Calatafimi, pur appartenendo anch'esse al patrimonio della famiglia, furono solo occasionalmente amministrate congiuntamente al nucleo sud-orientale.
Tra il primo Cinquecento e il 1564 il sistema amministrativo fu oggetto di una serie di riforme. Ai capitoli emanati da Federico Enríquez nel 1511 e nel 1520 seguirono la riorganizzazione predisposta nel 1542 dal governatore Bernaldo del Nero, ulteriori interventi del maestro razionale Pietro Augustino nel 1549 e nuovi ordinamenti promulgati nel 1564 da Luis Enríquez-Cabrera. Questi provvedimenti definirono in modo più preciso le attribuzioni degli uffici comitali, i rapporti tra amministrazione feudale e università cittadine e le modalità di gestione delle entrate.
Parallelamente si trasformò profondamente la struttura economica e sociale della contea. La concessione di terre in enfiteusi, già praticata nei secoli precedenti, assunse dimensioni particolarmente rilevanti tra il 1550 e il 1564 e proseguì negli ultimi decenni del secolo. La frammentazione di una parte del grande patrimonio fondiario in appezzamenti concessi dietro pagamento di un canone favorì la formazione di un ceto di enfiteuti, massari, gabelloti e proprietari locali e contribuì a distinguere la struttura agraria della contea da quella delle aree siciliane maggiormente dominate dal grande latifondo. Sarebbe tuttavia eccessivo assimilare automaticamente l'enfiteuta a un pieno proprietario: il rapporto rimaneva giuridicamente fondato sulla corresponsione di un censo al titolare del dominio diretto.
Nella seconda metà del XVI secolo la contea era inoltre inserita nelle reti commerciali mediterranee, soprattutto attraverso l'esportazione cerealicola. La presenza documentata di mercanti forestieri testimonia il collegamento del territorio ibleo con circuiti commerciali più ampi e l'importanza delle produzioni agricole locali.
In questa fase si colloca il soggiorno a Modica di Luis Enríquez de Cabrera, inviato dal padre negli anni sessanta del Cinquecento per controllare l'amministrazione delle terre e verificare le concessioni enfiteutiche. La sua presenza, tra il 1564 e il 1566, fu quindi un'eccezione rispetto alla lunga tendenza dei titolari della contea a risiedere prevalentemente in Spagna.
La notevole autonomia istituzionale raggiunta dalla contea in età moderna diede origine alla celebre immagine del Regnum in Regno. La sua realtà giuridica era tuttavia più complessa: Modica continuava a far parte del Regno di Sicilia e i suoi titolari erano feudatari della Corona, ma disponevano di un sistema di governo, giurisdizione e fiscalità insolitamente articolato. Nel 1653 lo storico modicano Placido Carrafa descriveva la contea come un territorio retto con un proprio apparato di governo, quasi separato dal resto della Sicilia, testimonianza della percezione contemporanea dell'eccezionalità istituzionale del dominio, non però di una sua indipendenza sovrana.
Nel XVII secolo l'assetto territoriale della contea fu modificato dalla fondazione di una nuova città. Vittoria Colonna, vedova di Luis Enríquez de Cabrera e tutrice del figlio minore Juan Alfonso Enríquez de Cabrera, chiese alla Corona l'autorizzazione a popolare il feudo di Boscopiano. Dopo un memoriale presentato nel maggio 1606, il viceré Lorenzo Suárez de Figueroa, duca di Feria, concesse la licentia populandi il 3 giugno 1606. Il provvedimento fu ratificato da Filippo III di Spagna il 31 dicembre dello stesso anno, registrato a Palermo il 24 aprile 1607 e reso esecutivo il 2 maggio successivo. Il nuovo centro prese il nome di Vittoria in onore della fondatrice e divenne una delle università comprese nel sistema amministrativo della contea.
Juan Alfonso Enríquez de Cabrera, V duca di Medina de Rioseco e conte di Modica, ricoprì incarichi ai vertici della monarchia spagnola, diventando viceré di Sicilia dal 1641 al 1643 e viceré di Napoli dal 1644 al 1646. La storiografia locale ricorda un suo soggiorno a Modica nel 1643 e la consegna alla città di un vessillo conquistato nella battaglia di Fuenterrabía.
Durante il Seicento gli uffici comitali produssero una quantità crescente di documentazione. La cancelleria, gli organi finanziari e la Gran Corte formavano ormai un apparato stabile; inventari e registri mostrano inoltre che la documentazione amministrativa veniva ordinata non come archivio privato della famiglia, ma come archivio degli uffici della contea. Tale distinzione è importante per comprendere la natura del dominio: pur appartenendo patrimonialmente a una dinastia feudale, la contea aveva sviluppato istituzioni permanenti che operavano sul territorio indipendentemente dalla presenza personale del conte.
Una cesura fondamentale fu rappresentata dal terremoto del Val di Noto del 1693. Il sisma dell'11 gennaio devastò larga parte della Sicilia sud-orientale e colpì duramente anche le principali città della contea. È documentata una fase di grave crisi seguita da una rapida ricostruzione, dalla quale derivò anche la straordinaria fioritura urbanistica e architettonica del tardo barocco siciliano.
A Ragusa le conseguenze del terremoto determinarono persino la nascita di un secondo nucleo urbano. Nell'estate del 1693 il procuratore generale del conte, Antonio Romeo y Anderas, visitò la città e autorizzò la costruzione di un nuovo abitato sul cosiddetto «piano del Patro», mentre una parte della popolazione ricostruì il vecchio centro sul sito precedente. La ricostruzione successiva al sisma trasformò profondamente anche Modica e Scicli, contribuendo alla configurazione urbana barocca ancora oggi caratteristica del territorio ibleo.
All'inizio del XVIII secolo la storia della contea fu condizionata dalla guerra di successione spagnola. L'ultimo esponente diretto degli Enríquez-Cabrera a esercitare la signoria fu Juan Tomás Enríquez de Cabrera, ammiraglio di Castiglia. Dopo la morte senza eredi di Carlo II di Spagna, egli si oppose progressivamente alla successione del borbonico Filippo V di Spagna e aderì alla causa dell'arciduca Carlo d'Asburgo. La rottura con la nuova monarchia determinò il suo allontanamento dalla Spagna e la confisca dei possedimenti.
Tra il 1702 e il 1704 la Contea di Modica fu quindi devoluta alla Corona spagnola; la documentazione archivistica indica una vera e propria interruzione della signoria degli Enríquez-Cabrera tra il 1704 e il 1720. Filippo V assunse direttamente i diritti e le rendite del dominio, che vennero amministrati attraverso funzionari regi.

La situazione divenne particolarmente complessa dopo la pace di Utrecht del 1713. Il Regno di Sicilia fu ceduto dalla Spagna a Vittorio Amedeo II di Savoia, che assunse la corona siciliana, mentre Filippo V continuò a rivendicare e amministrare i diritti patrimoniali che deteneva sulla Contea di Modica. Nacque così una peculiare sovrapposizione tra la sovranità sabauda sul Regno di Sicilia e la titolarità spagnola dei beni e dei diritti comitali. Tale configurazione è stata spesso definita nella storiografia locale un'enclave spagnola, ma l'espressione non deve essere intesa nel moderno senso di territorio pienamente sovrano: la contea continuava geograficamente e istituzionalmente a trovarsi entro il Regno di Sicilia, pur presentando una separazione tra sovranità territoriale e titolarità patrimoniale.
Il mantenimento dei diritti spagnoli provocò ripetute controversie con l'amministrazione sabauda. Filippo V mantenne nella contea propri funzionari e la storiografia locale ricorda anche la presenza di un contingente militare e l'affiancamento al governatore di un ministro spagnolo incaricato del controllo amministrativo.
Nel 1718 la Spagna tentò di riconquistare militarmente la Sicilia. La posizione di Modica, rimasta legata patrimonialmente alla Corona spagnola, le attribuì un particolare valore strategico durante l'operazione. La spedizione spagnola ottenne inizialmente notevoli successi, ma l'intervento delle potenze della Quadruplice Alleanza e soprattutto la distruzione di gran parte della flotta spagnola nella battaglia di Capo Passero impedirono la restaurazione duratura del dominio di Filippo V sull'isola.
Il nuovo assetto internazionale fu definito nel 1720: Vittorio Amedeo II cedette la Sicilia agli Asburgo in cambio della Sardegna e l'isola passò sotto l'autorità dell'imperatore Carlo VI. Con il passaggio all'Austria terminò anche la particolare amministrazione diretta esercitata da Filippo V sulla contea.
Sotto la nuova monarchia asburgica vennero riesaminate le pretese degli eredi di Juan Tomás Enríquez de Cabrera. Nel 1722 Carlo VI riconobbe i diritti di Pascual Enríquez de Cabrera y Almansa, nipote e successore dinastico dell'ammiraglio e sostenitore della causa asburgica durante la guerra di successione. L'effettiva investitura della Contea di Modica avvenne il 15 febbraio 1729.
Pascual morì nel 1740 senza discendenza dalla moglie Josefa Pacheco y Téllez-Girón. Gli succedette la sorella María Enríquez de Cabrera, anch'essa priva di eredi diretti, che morì nel 1742. Con lei si estinse la linea degli Enríquez-Cabrera titolare della contea.
L'eredità passò allora a María Teresa Álvarez de Toledo y Haro, appartenente alla grande aristocrazia castigliana e imparentata con gli Enríquez-Cabrera. Ella ricevette l'investitura dei beni ereditati il 1º luglio 1742. Attraverso il matrimonio con Manuel José de Silva y Toledo e la successiva discendenza, la contea entrò così nell'orbita patrimoniale dei duchi d'Alba.
La trasformazione dinastica non modificò nella sostanza il sistema amministrativo locale. I titolari continuarono a risiedere in Spagna e la gestione fu affidata a procuratori e ufficiali presenti in Sicilia. Gran Corte, cancelleria e organi finanziari continuarono a operare, mentre le università di Modica, Ragusa, Scicli, Chiaramonte, Monterosso e Vittoria disponevano ormai di strutture municipali consolidate.
Nel corso del XVIII secolo, tuttavia, la distinzione fra poteri propri del feudatario e prerogative della monarchia venne progressivamente ridimensionata dall'evoluzione dello Stato siciliano. Il dominio comitale conservava importanti rendite patrimoniali e specifiche giurisdizioni, ma la sua posizione non era più paragonabile alla straordinaria autonomia politico-istituzionale raggiunta tra il tardo Medioevo e il Cinquecento.
L'ultima titolare della linea Silva a detenere il grande patrimonio fu María Teresa Cayetana de Silva, XIII duchessa d'Alba, morta senza figli nel 1802. La successione generale della casa d'Alba passò quindi a Carlos Miguel Fitz-James Stuart, della casa di Berwick, determinando l'unione dinastica delle case di Alba e Fitz-James Stuart.
La morte di Cayetana d'Alba coincise con l'inizio della fase finale della Contea di Modica come istituzione feudale. Nel 1802 il patrimonio comitale fu infatti confiscato dall'erario; la questione della successione e dei beni rimase aperta negli anni successivi e si intrecciò con le profonde trasformazioni costituzionali del Regno di Sicilia.
La svolta definitiva si ebbe nel 1812. Durante il soggiorno della corte borbonica a Palermo e sotto la pressione politica britannica fu promulgata la Costituzione siciliana del 1812, che abolì la feudalità: i territori sino ad allora feudali furono trasformati in beni allodiali e venne meno la base giuridica sulla quale si fondavano le antiche giurisdizioni baronali. La soppressione del sistema feudale non comportò tuttavia l'immediata estinzione di tutti gli uffici e delle controversie patrimoniali connesse alla contea, che continuarono transitoriamente a operare o a essere liquidate.
La riorganizzazione amministrativa seguita alla costituzione del Regno delle Due Sicilie completò il processo. Nel 1816 furono aboliti de iure gli uffici e le giurisdizioni propriamente comitali, proprio mentre Carlos Miguel Fitz-James Stuart otteneva il riconoscimento della successione ai diritti della famiglia.
La vicenda patrimoniale ebbe un epilogo ancora più tardo. Nel 1832 Carlos Miguel Fitz-James Stuart, ultimo titolare dei diritti provenienti dall'antico patrimonio comitale, subì l'espropriazione dei beni superstiti in seguito a una sentenza della Gran Corte dei Conti di Palermo; i canoni residui furono assegnati ai creditori. I successori di questi ultimi alienarono progressivamente ciò che restava del patrimonio fino alla seconda metà del XIX secolo. Il titolo nobiliare di conte di Modica sopravvive ancora oggi alla soppressione dell'ordinamento feudale all'interno della titulatura della Casa d'Alba, pur se privo delle antiche attribuzioni territoriali, amministrative e giudiziarie.
| Immagine | Conte | Casata | Inizio | Fine |
|---|---|---|---|---|
| Epoca feudale | ||||
| Federico Mosca (disputato) | Mosca | 11 novembre 1282 | 1295 | |
| Manfredi Mosca (disputato) | Mosca | 1295 | 25 marzo 1296 | |
| Manfredi Chiaramonte Prefoglio | Chiaramonte | 25 marzo 1296 | 1321 | |
| Giovanni Chiaramonte Sclafani | Chiaramonte | 1321 | 1342 | |
| Manfredi Chiaramonte Palizzi | Chiaramonte | 25 maggio 1343 | 1353 | |
| Simone Chiaramonte d'Aragona | Chiaramonte | 15 dicembre 1354 | 1360 | |
| Federico Chiaramonte Palizzi | Chiaramonte | 17 aprile 1361 | 2 gennaio 1363 | |
| Matteo Chiaramonte Moncada | Chiaramonte | 1363 | 1369 | |
| Manfredi Chiaramonte | Chiaramonte | 1369 | novembre 1391 | |
| Andrea Chiaramonte | Chiaramonte | novembre 1391 | 1º giugno 1392 | |
| Bernardo Cabrera Foix | Cabrera | 29 giugno 1392 | settembre 1423 | |
| Bernardo Giovanni Cabrera d'Aragona | Cabrera | 2 maggio 1445 | 9 maggio 1466 | |
| Giovanni Cabrera Prades | Cabrera | 9 maggio 1466 | maggio 1474 | |
| Giovanni Cabrera Ximénez | Cabrera | 22 giugno 1474 | agosto 1478 | |
| Anna Cabrera Ximénez | Cabrera | 1º settembre 1478 | 1529 | |
| Anna de Cabrera y Moncada | Cabrera | 24 gennaio 1534 | 28 maggio 1565 | |
| Luis Enríquez de Cabrera | Enríquez de Cabrera | 7 novembre 1565 | 27 maggio 1596 | |
| Luis Enríquez de Cabrera y Mendoza | Enríquez de Cabrera | 2 giugno 1597 | 6 agosto 1600 | |
| Juan Alfonso Enríquez de Cabrera | Enríquez de Cabrera | 13 febbraio 1600 | 6 febbraio 1648 | |
| Juan Gaspar Enríquez de Cabrera y Sandoval | Enríquez de Cabrera | 31 marzo 1648 | 1691 | |
| Juan Tomás Enríquez de Cabrera y Álvarez de Toledo | Enríquez de Cabrera | 1º giugno 1692 | 3 settembre 1704 | |
| Filippo V di Spagna | Borbone | 3 settembre 1704 | 1720 | |
| Sede vacante (1720-1729) | ||||
| Pascual Enríquez de Cabrera y Almansa | Enríquez de Cabrera | 15 febbraio 1729 | 1739 | |
| María Enríquez de Cabrera y Almansa | Enríquez de Cabrera | 18 febbraio 1740 | 1742 | |
| María Teresa Álvarez de Toledo y Haro | Álvarez de Toledo | 1º luglio 1742 | 1755 | |
| Fernando de Silva y Álvarez de Toledo | Álvarez de Toledo | 21 febbraio 1755 | 15 novembre 1776 | |
| María del Pilar Teresa Cayetana de Silva Álvarez de Toledo | Álvarez de Toledo | 15 novembre 1776 | 23 luglio 1802 | |
| Carlos Miguel Fitz-James Stuart y Silva | Fitz-James Stuart | 23 luglio 1802 | 12 dicembre 1816 | |
| Epoca post-feudale | ||||
| Carlos Miguel Fitz-James Stuart y Silva | Fitz-James Stuart | 12 dicembre 1816 | 7 ottobre 1835 | |
| Jacobo Fitz-James Stuart y Ventimiglia | Fitz-James Stuart | 7 ottobre 1835 | 10 luglio 1881 | |
| Carlos María Fitz-James Stuart y Palafox | Fitz-James Stuart | 10 luglio 1881 | 15 ottobre 1901 | |
| Jacobo Fitz-James Stuart y Falcó | Fitz-James Stuart | 15 ottobre 1901 | 24 settembre 1953 | |
| Cayetana Fitz-James Stuart | Fitz-James Stuart | 24 settembre 1953 | 20 novembre 2014 | |
| Carlos Fitz-James Stuart y Martínez de Irujo | Fitz-James Stuart | 20 novembre 2014 | in carica | |