
Filiberto Sbardella (Palestrina, 30 ottobre 1909 – Roma, 28 dicembre 1983) è stato un pittore, scenografo, architetto, mosaicista e partigiano italiano.
Anni '20-'30: Arte
Giovanissimo allievo di Gustavo Simoni e del maestro dell'encausto Tito Venturini Papari, Filiberto Sbardella già a 14 anni espone nelle prime mostre personali, cimentandosi successivamente con l'arte musiva, la pittura murale e di propaganda di influenza futurista assieme ad artisti come Carrà, Sironi e Prampolini. Recensito dai più autorevoli critici d'arte dell'epoca, diplomatosi poi all'Accademia di Brera, realizza importanti opere pittoriche e musive, come quelle che ancora oggi decorano facciata della Chiesa di S.S. Pietro e Paolo di Graffignana, il Tempio dei Caduti di San Pellegrino Terme, il Cinematografo Reposi di Savona, il Palazzo Visconti di Modrone di Milano, e la Villa Trivulzio a Bellagio. In quegli stessi anni collabora come decoratore con la Società Italiana di costruzioni CHINI, allestisce a Milano una importante mostra con Carlo Carrà, espone alla Certosa di Garegnano - collaborando tra gli altri con il Duca Marcello Visconti di Modrone al restauro della Certosa milanese - partecipa alla IV Mostra del Sindacato regionale delle Belle Arti di Lombardia a Milano con l'opera La Convalescente (oggi collocata presso il Museo del Novecento di Milano), partecipa alla II Mostra interprovinciale d'arte marchigiana a Pesaro, ai XIV Littoriali di Venezia, frequentando e collaborando con artisti come Giulio Minoletti, Sirio Angeli, Ermanno Bazzocchi, Giuseppe Codacci Pisanelli, Gallian, Luigi Comencini. Sbardella vive un decennio artisticamente prolifico, espone alla Galleria Barbaroux e alla Galleria Gian Ferrari di Milano, partecipa alla VI Triennale di Milano con Carlo Carrà, Cagli e tanti altri, e su invito di Gio Ponti e Giuseppe Pagano alla VII Triennale di Milano vincendo il I° Premio e la medaglia d'oro. Partecipa alla XX Biennale di Venezia, alla X Mostra del Sindacato interprovinciale Belle Arti di Milano e delle opere premiate nei concorsi di Brera con l'opera pittorica "Battaglia di Amba Aradam". Sposa Franca Mocchi (figlia del Marchese Mario Mocchi, cavaliere dell'Ordine Equestre del S. Sepolcro) che gli da il suo unico figlio, Giovanni (che diventerà poi un noto ceramista).
Anni '40: Resistenza
Con il Conflitto Mondiale l'attività artistica di Filiberto Sbardella subisce una brusca interruzione: richiamato a Roma dal fratello Mario, diviene partigiano combattente durante i mesi della Resistenza; è tra i comandanti della brigata partigiana Movimento Comunista d'Italia (anche detto "Bandiera Rossa"). Durante la Seconda guerra mondiale Sbardella infatti è tra gli attivisti politici più attivi, assieme a Antonino Poce, Celestino Avico, Giordano Amidani, Carla Capponi Ezio Malatesta, Gabriele Pappalardo, Otello Terzani, Raffaele De Luca, Felice Chilanti, Carlo Lizzani, Vincenzo Guarniera, Orfeo Mucci, assieme ai fratelli Francesco, Maria, Bruna e Mario Sbardella. Nel dopoguerra, Filiberto Sbardella riprende l'attività artistica aderendo al movimento pittorico realista e neorealista, esponendo a Roma, Pesaro, San Remo e Milano, e collaborando con artisti come Leonor Fini, Gian Paolo Lazzaro, Corrado Cagli, Guttuso, Jacopo Comin, Sironi, Fontana, Scuderi, Freda, Gallian, David Alfaro Siqueiros, Guido Ballo, Aligi Sassu, Giacomo Manzù, Candido Grassi, Gino Pancheri, Salvatore Fiume, Bruno Cassinari, Umberto Lilloni, Pietro Marussig, Piero Fornasetti e G. Taffarel; produce una serie di disegni per una mostra alla Galleria Geri sulle opere della Scuola degli arazzi di Ersino Lario, e con Carlo Pagani è il direttore artistico della SAIRA Società anonima industria rivestimenti artistici. Nonostante la sua attività artistica, Sbardella mantiene viva la sua passione politica con ruoli di prestigio: è nel Consiglio nazionale dell'ANPI, dell'Associazione Italia-Russia, nel Comitato Artisti della CGIL, e nel PCI (negli anni 2000 emerge la sua presenza nelle liste degli Enucleandi e nell'Inchiesta Aldo Moro). Tuttavia Filiberto Sbardella scelse di non sfruttare a fini personali il suo eroico passato nella Resistenza; questa sua emarginazione, oggi storicamente accertata, è al centro delle attività dell'Archivio Sbardella, nato proprio per restituire il giusto merito a questo "gigante dimenticato".
Anni '50-'80: Architettura
Dopo la laurea e il titolo di Ingénieur conseguito a Ginevra, Sbardella si dedica in maniera quasi totalizzante alla professione di architetto urbanista. Pur partecipando al dibattito sul Realismo pittorico, assieme ad artisti come Clementi, Spalmach, Franchina, Omiccioli (dibattito che si accese profondamente a Grosseto nel 1955 in occasione della grande Rassegna di pittura realista), pur esponendo alle Gallerie Il Pincio e La Cassapanca (Roma), alla Galleria Schettini di Milano, pur partecipando alla XXVII Biennale di Venezia, alla Quadriennale di Roma del 1951, alla Prima Mostra sindacale del Sindacato provinciale romano aderente alla Federazione Nazionale Artisti di Roma (assieme a Eliano Fantuzzi, Renato Guttuso, Carlo Levi, Gino Franchina, Pietro Cascella, Domenico Purificato, Antonietta Raphael, Mario Samonà, Joseph Strachota, Mario Mafai), e pur concedendosi a prestigiose attività artistiche (è scenografo nel 1954 con Antonio Valente nel film di Riccardo Freda “Teodora imperatrice di Bisanzio”), conduce la professione di Architetto fino al 1983, anno della morte, coadiuvato dalla seconda moglie Carla De Benedetti, e collaborando con i grandi maestri del '900 come Gio Ponti Bruno Begnotti, Luigi Scirocchi, G. Pagano, Barucci, M. Lanza, Zevi, De Carlo, V. Brancaleoni, A. Michetti, V. Ansaldo, Cosenza, e partecipando al V Congresso UIA di Mosca "Construction and Reconstruction" (1958).
Ufficialmente riconosciuto come "L'Architetto del PCI", esegue progettazioni a Roma (Comprensorio colli d'Oro nel quartiere Labaro con l'arch. Begnotti; sede del PCI in via dei Frentani; residenze private nel quartiere Monte Mario; edifici per uffici in via Palestro, oggi sede AGEA), Milano (stabilimento Mercedes), Recanati (su invito di Umberto Bosco esegue un progetto per una dependance ad uso foresteria, poi non realizzata, per il Centro Nazionale Studi Leopardiani), Chianciano Terme (Impianto Polisportivo Comunale, con l'arch. Petrangeli), Ariccia (scuola sindacale Cgil), e poi Colleferro, Livorno, Sòfia (nel 1970 consulente per il Piano regolatore della città, su invito del sindaco l'arch. Georgi Stoilov), Mosca, Pesaro (Palazzo Regione Marche, oggi sede della Provincia di Pesaro-Urbino e al centro di una disputa per la sua nuova destinazione d'uso).
Durante la sua vita, Sbardella frequenta grandi personaggi del Novecento, da Margherita Sarfatti a Renato Guttuso, a Carlo Quattrucci e David Siqueiros (per la realizzazione di un murale nella Scuola Sindacale Cgil di Ariccia, progetto poi sospeso a causa del costante lavoro del maestro messicano per la realizzazione del Polyforum). Significativa, inoltre, la sua amicizia con il Presidente della Repubblica Sandro Pertini, come testimonia l'Archivio Storico del Quirinale.
L’Archivio Filiberto Sbardella è una raccolta documentaria e artistica dedicata alla vita e all’opera del pittore, mosaicista, architetto e partigiano romano Filiberto Sbardella (1909–1983). Fondato nel 2017 dal Dr Pasquale B. Cicirelli e dall’Arch. Claudio Gatti (quest'ultimo testimone diretto dell'eclettismo e della complessità del personaggio, proprio perchè figlio dell'avv. Cesare Gatti e del magistrato Fiammetta De Vitis, amici intimi e compagni di partito dell'artista), l’Archivio raccoglie e conserva materiali originali quali corrispondenza, fotografie, manifesti, cataloghi, rassegne stampa, opere pittoriche, progetti architettonici e testimonianze storiche. Questa iniziativa ha l’obiettivo di tutelare, valorizzare e promuovere la memoria storica e culturale legata alla figura straordinaria di F. Sbardella. L'Archivio, sempre più ampio e aggiornato, è coinvolto in numerose attività espositive e didattiche; contribuendo alla diffusione della conoscenza dell’opera di Sbardella, esso ha assunto col tempo un riconosciuto valore storico-culturale. Inoltre, interfacciandosi con Università, Istituti di Ricerca, Scuole, Biblioteche, tramite l'omonimo marchio e sito web, è aperto a studiosi e ricercatori. La ritrovata figura di Filiberto Sbardella, viene oggi considerata dalla critica come una delle più eclettiche e complesse del Novecento italiano. Considerato per molto tempo un "artista dimenticato" a causa delle sue posizioni politiche non allineate, Filiberto Sbardella può godere di un nuovo e giusto riconoscimento grazie alle attività dell'Archivio.

Tra le opere pittoriche più rappresentative:

Tra le opere musive pubbliche:
Tra le opere architettoniche:

Tra il 1923 e il 1957 Filiberto Sbardella ha esposto in numerose personali di pittura e scultura a Roma, Milano, Pesaro, San Remo, Venezia, Firenze, Parigi, e presenziando in collettive istituzionali come:
Dal 2019 è stato istituito il Progetto Espositivo Itinerante "Filiberto Sbardella, La terra è di chi la coltiva" ideato e curato dal sociologo Pasquale Biagio Cicirelli e dall'architetto Claudio Gatti per promuove pubblicazioni e attività culturali di vario genere sul personaggio (mostre, eventi, conferenze, ricerche e studi). Il Progetto Espositivo e Culturale è già stato presentato in luoghi istituzionali quali:
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