Si tratta di un comune sparso con sede municipale in frazione Vigonovo.
Geografia fisica
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Storia
Simboli
Lo stemma è stato concesso assieme al gonfalone con regio decreto del 5 settembre 1935, successivamente modificato con decreto luogotenenziale del 10 dicembre 1944 che ha eliminato il capo del littorio.
«Di verde, a 11 stelle disposte in due pali, cinque e cinque e una in punta, le due in capo d'oro, le altre d’argento. Ornamenti esteriori da Comune.»
Chiesa di San Giorgio in Campagna o San Giorgio di Villadolt.
Chiesa della Beata Vergine del Rosario in località Romano. Si tratta di uno degli edifici religiosi più importanti del territorio. La sua moderna facciata non fa certo presagire la ricchezza artistica conservata al suo interno (degni di menzione l'altare maggiore ligneo barocco e un'acquasantiera di un anonimo "tajapiera" di Meduno).
Chiesetta di Sant'Antonio. Essa fu una meta di pellegrinaggi per chiedere "il miracolo della pioggia" e molto probabilmente fu eretta su un antico luogo di culto pagano delle divinità delle acque (frazione di Nave).
Più precisamente, il comune si colloca nella fascia di transizione tra veneto e friulano occidentale. Inchieste condotte a Vigonovo nel 1966 e nel 1968 per l'Atlante storico-linguistico-etnografico friulano, hanno evidenziato come nel territorio si parli una mescolanza tra le due lingue: nel lessico, sostanzialmente veneto, non mancano termini spiccatamente friulani (cjadena "catena", cjar "carro", forcja "forca"); inoltre, si riscontrano tracce della tipica dittongazione friulana.
Il polo della pratica sportiva locale è il complesso di viale dello Sport, incentrato sullo stadio Omero Tognon, che negli anni 2020 è stato adeguato al professionismo per accogliere le gare interne del Pordenone, fallito nel 2023. Vi ha giocato alcune gare interne anche la Triestina, laddove lo stadio Nereo Rocco di Trieste è stato inagibile.
↑Gianna Marcato, Fu così che tentammo di suicidare il dialetto. Confessioni di parlanti del Novecento veneto, in Lingue e dialetti nel Veneto, Padova, Unipress, 2005.
↑Fontanafredda, su Archivio Centrale dello Stato. URL consultato il 7 aprile 2025.
Popolazione residente - Serie storica, su esploradati.istat.it. Nota bene: il dato del 2021 si riferisce al dato del censimento permanente al 31 dicembre di quell'anno.
↑Giovan Battista Pellegrini, Introduzione all'Atlante storico-linguistico-etnografico friulano (ASLEF), Padova-Udine, Istituto di glottologia dell'Università di Padova-Istituto di filologia romanza della Facoltà di lingue e letterature straniere di Trieste, 1972, p.183.
A. Fadelli, Storia di Fontanafredda, Pordenone 2010
N. Pes (a cura di), Fontanafredda e il suo municipio, Fontanafredda 1981
A. Fadelli (a cura di), A. Fadelli, C. Filippetto, S. Marielli, N.Pes, L. Zin, Forcate. Da arida brughiera a campi coltivati: i protagonisti raccontano, Fontanafredda 2004