Francesco Susinno (Messina, 1670 circa – Messina, 1739 circa) è stato un pittore, biografo e presbitero italiano.
Francesco Susinno nacque a Messina intorno al 1670. Fu sacerdote e cappellano, dedicandosi anche alla pittura.
Si formò artisticamente prima a Napoli e poi a Roma, presso la scuola di Carlo Maratta.
Nel 1724 scrisse "Le Vite de' pittori Messinesi", una raccolta di notizie storiche sui pittori, messinesi e non, che operarono nella Città dello Stretto, come Caravaggio, Antonello da Messina, Polidoro Caldara, Filippo Giannetto, Flavia Durand e altri. Il testo manoscritto, andato perduto, fu ritrovato nel Museo d'arte di Basilea dallo storico dell'arte Valentino Martinelli, che ne curò la pubblicazione nel 1960.
Susinno morì a Messina intorno al 1739.
Nella recensione (2016) dell’edizione della prima e unica parte conservata delle Vite de’ pittori messinesi di Francesco Susinno, curata da Valentino Martinelli e pubblicata nel 1960, Giovanni Mazzaferro colloca l’opera nel quadro della critica d'arte italiana tra Sei e Settecento, proponendone una lettura storiografica piuttosto che antiquaria.
Secondo Mazzaferro, il manoscritto di Susinno «sacerdote e pittore», redatto nel 1724, si inserisce in una tradizione già codificata della letteratura artistica italiana, facendo riferimento a modelli quali Giorgio Vasari, Giovanni Baglione, Filippo Baldinucci e Carlo Cesare Malvasia. L’interesse del testo risiede nella trasposizione di tali modelli in ambito locale, con particolare attenzione alla Scuola artistica messinese.
Mazzaferro osserva inoltre come Susinno operi prevalentemente come compilatore e mediatore di fonti, secondo una pratica tipica del primo Settecento, e come tenti di collocare Messina nel panorama artistico nazionale, in dialogo con Roma, Napoli e la Scuola veneta. In tale prospettiva, un ruolo centrale è attribuito all’intervento editoriale di Martinelli, il cui apparato critico rende il testo utilizzabile come documento storiografico.
Pur segnalando i limiti strutturali dell’opera, Mazzaferro considera la pubblicazione delle Vite de’ pittori messinesi rilevante soprattutto per il suo valore metodologico, utile alla comprensione delle modalità di scrittura della storia dell’arte in ambito locale nell’Italia meridionale in età moderna.
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