La città di Messina dal rinascimento in poi è stata epicentro delle arti della pittura, della scultura e dell'incisione, e gode di tradizioni secolari.

La scuola artistica messinese, fu contraddistinta da una serie di botteghe artistiche e da pittori e scultori che operarono tra il XV secolo ed il XVIII secolo. Essa fu influenzata nel corso dei secoli da numerose figure di rilievoː
Oltre ad altri artisti illustri seppur in forma minore, lavoranti a Messina, tra cui:
Indirettamente, tramite varie "contaminazioni" influenzarono l'arte messinese anche:
In particolare, fu allievo di Antonello il figlio Jacobello d'Antonio. Allievi di quest'ultimo invece furono Antonio de Saliba ed il meno conosciuto Pietro de Saliba, nipoti di Antonello stesso, essendo i figli della sorella. Antonio passò un periodo di studio in Veneto dove studiò le tecniche di Giovanni Bellini e Cima da Conegliano. Anche l'altro nipote Giovanni Salvo d'Antonio, fu pittore e venne istruito nella bottega di famiglia, ma di lui sono pervenute poche notizie ai giorni nostri. Della bottega antonelliana fecero inoltre parte Antonio Giuffrè e Francesco Giuffrè, forse anch'essi parenti lontani di Antonello. Si ricorda anche Alfonso Franco come allievo di Jacobello d'Antonio. Franco a sua volta istruì Mariano Riccio, che in un secondo momento conobbe e apprese i dettami anche di Polidoro Caldara.
Antonio de Saliba e Polidoro Caldara vennero probabilmente a contatto essendo residenti nella stessa città, contemporanei e svolgendo entrambi l'attività di pittori.
Da Polidoro Caldara, pittore lombardo, si origina una lunga stirpe di pittori messinesi, seppur con altre ingerenze. Allievi di Polidoro Caldara erano i messinesi Mariano Riccio, Stefano Giordano e Stefano Comandè, padre di Francesco Comandè e del ben più celebre Giovanni Simone Comandè. Sulle orme di Mariano Riccio intraprese il mestiere di pittore anche il figlio Antonello Riccio, che trasferì i suoi insegnamenti a Francesco Cardillo, padre di Stefano Cardillo, anch'egli pittore. I due fratelli Comandè invece combinarono sia gli insegnamenti polidoreschi del padre Stefano che quelli del napoletano Deodato Guinaccia, legato al manierismo e attivo a Messina dove istruì oltre ai fratelli Comandè anche Antonio Catalano il Vecchio. La scuola del Catalano il Vecchio venne frequentata dal pittore barcellonese Gaspare Camarda. A sua volta Giovanni Simone Comandè istruì i pittori messinesi Antonio Catalano il Giovane, Antonino Alberti ed Alonso Rodriguez ed il nebroideo Giuseppe Tomasi. Alonso Rodriguez ebbe come allievo il frate cappuccino Jacopo Imperatrice. Antonino Alberti diventò tra i migliori allievi del Domenichino, e si curò inoltre della formazione dei concittadini, Onofrio Gabrieli, Bartolomeo Tricomi, Antonio Tuccari, Andrea Suppa, Francesco Di Giovanni, Antonio Gaetano, Agostino Scilla e Domenico Marolì; quest'ultimi a loro volta mentori di Litterio Paladino e Filippo Tancredi, figlio del pittore Pietro Tancredi e nipote del pittore Filippo Giannetto. Di Agostino Scilla si sa svolse inoltre l'attività di scienziato e fu allievo anche del pittore romano Andrea Sacchi. Antonio Tuccari (in origine Tucker, di famiglia Bavarese) trasmise l'arte della pittura ai figli Giuseppe Tuccari e Giovanni Tuccari. Con Filippo Tancredi, perfezionatosi alla bottega del romano Carlo Maratta, continuò l'eredità acquisita nei secoli dai pittori messinesi, conferendo egli i suoi insegnamenti al pittore concittadino Antonio Filocamo ed ai suoi fratelli Paolo Filocamo e Gaetano Filocamo, ed anch'essi completarono la loro formazione a Roma, alla bottega di Carlo Maratta, mentore anche di un altro pittore messinese: Francesco Susinno. Nella bottega dei fratelli Filocamo venne istruito il pittore acese Pietro Paolo Vasta. Dal cinquecento al settecento si sostanzia quindi il susseguirsi di generazioni di pittori aventi come fulcro la città di Messina, seppur con numerosi influssi esterni.
Da segnalare anche la famiglia Quagliata, di origine romana. Il pittore Giovan Domenico Quagliata si trasferì da Roma a Messina alla fine del XVI secolo. A Messina si sposò con Francesca Le Donne ed ebbe due figli: Andrea Quagliata e Giovanni Quagliata. Quest'ultimo fu maestro di Giuseppe Bruno, orafo, argentiere e pittore messinese.
Cesare de Sesto fece conoscere in Sicilia i modelli di Leonardo, lavorando in parte a Messina, e influenzando notevolmente anche il pittore messinese Girolamo Albirandi, il quale aveva inizialmente ricevuto formazione antonelliana. Egli è considerato con de Sesto, uno dei più grandi interpreti dei modelli leonardeschi in Sicilia.
L'arte della scultura a Messina è sempre stata presente, ma ebbe maggior riscontro dopo l'arrivo in città del celebre architetto e scultore fiorentino Giovanni Angelo Montorsoli, amico e discepolo di Michelangelo. Montorsoli fu accompagnato dal parente Martino Montanini. Allievo del Montanini fu Rinaldo Bonanno, che colse gli insegnamenti anche del fiorentino Andrea Calamech, di cui divenne genero. Entrambi portarono avanti una bottega istruendo nuove generazioni di scultori e incisori.
Per diversi anni a Messina lavorò e insegnò lo scultore palermitano di origini svizzere Antonello Gagini, grande esponente del rinascimento siciliano, che avviò un'attività di commercio di marmo ed una bottega. Non meno importante il carrarese Giovan Battista Mazzolo, che stette per un lungo periodo a Messina, sviluppando ulteriormente i modelli legati al manierismo.
Nella prima metà del settecento operò a Messina il giovanissimo scultore Ignazio Brugnani, autore della Fontana dei Cavallucci, tutt'ora esistente e sita nella fiera di Messina.
All'inizio del XVII secolo a Messina operò Caravaggio. Egli aveva già conosciuto e apprezzato altri siciliani a Roma, tra cui il messinese Alonso Rodriguez. Anche Mario Minniti, pittore siracusano che operò in gran parte a Messina, conobbe Caravaggio a Roma, venendone influenzato e impiegato come modello per le sue opere. I due divennero amici e si incontrarono nuovamente in Sicilia. Sia Rodriguez che Minniti furono portatori di un influsso che dovettero in parte al contatto con Caravaggio.
Intorno al XVII secolo anche a Messina arrivarono alcuni dei cosiddetti caravaggisti di Utrecht, tra questi il più ricordato in città fu sicuramente l'olandese Mattias Stomer, che operò anche nel resto della Sicilia. Non meno importante il pittore paesaggista fiammingo Abraham Casembroot che ebbe come discepoli i messinesi Domenico Guargena, Filippo Giannetto (già discepolo del pittore prospettivista messinese Jacopo Cara) e Andrea Suppa. Il Suppa aveva precedentemente ricevuto gli insegnamenti polidoreschi e domenechini di Antonino Alberti, e fu poi mentore di Antonio Bova.
Alcuni artisti arrivarono anche dalla Francia, come nel caso di Giovan Battista Durand e di sua figlia Flavia Durand, poi moglie e collaboratrice del già menzionato Filippo Giannetto.
Si segnala anche la famiglia di pittori Van Houbraken: Joannes Van Houbraken si trasferì dalle Fiandre a Messina tra il 1635 al 1640 e fu discepolo dei colossi Peter Paul Rubens e Matthias Stomer (quest'ultimo visse appunto a Messina). Il figlio Ettore Van Houbraken fu anch'egli pittore. Tuttavia il più celebre di tale famiglia fu il nipote di Joannes, figlio di Ettore, ovvero Nicola Van Houbraken, di cui alcuni dipinti sono esposti alla Galleria degli uffizi di Firenze oltre che nelle chiese e nei palazzi di Livorno e Firenze. Tale famiglia infatti dopo la rivolta antispagnola di Messina si rifugiò in Toscana.
Dipinti di vedute su Messina furono realizzati dal pittore olandese Caspar Van Wittel, anche se la sua permanenza a Messina è poco documentata.
La città di Messina nel corso dei secoli ha subito numerose scosse sismiche, tra le quali le più devastanti furono quelle del 1693, del 1783 e la più grave e del 1908 che distrusse e danneggiò la totalità degli edifici. Subì inoltre vicende belliche e tumultuose come nel caso della rivolta antispagnola del 1674-78 (a cui diversi artisti messinesi presero parte), dei moti rivoluzionari del 1848 e dei bombardamenti del 1943. Tali disgrazie non solo seminarono morte, ma portarono alla distruzione quasi totale del patrimonio architettonico, scultoreo ed artistico della città di Messina, che altrimenti non avrebbe invidiato nulla ai patrimoni artistici delle grandi capitali italiane ed estere. Fortunatamente alcune opere si salvarono, lasciando così una signifcativa traccia dell'esistenza e del pregio dell'arte messinese rinascimentale e successiva e dell'importanza storica dimenticata di Messina.
La città di Messina, anche se in assenza di una vera e propria congiunzione con le correnti rinascimentali, dette i natali ad artisti di fama nazionale ed internazionale anche successivamente al rinascimento. Il più importante senza dubbio è Letterio Subba, pittore e scultore messinese che dopo aver studiato a Napoli, Roma e Firenze ed aver seguito i maestri Antonio Canova e Bertel Thorwaldsen istruì gli artisti concittadini del XIX secolo. Suoi allievi furono i messinesi Michele Panebianco (allievo anche di Vincenzo Camuccini), Tommaso Aloisio Juvarra (discendente del celebre architetto messinese di fama internazionale Filippo Juvarra), Giuseppe Prinzi (allievo anche di Tommaso Aloisio Juvarra e Pietro Tenerani), Saro Zagari (anch'egli poi studiò dal Tenerani) e il siracusano Gregorio Zappalà. Allievi di Michele Panebianco furono il nipote Gregorio Panebianco, il pittore messinese Dario Querci e gli scultori Lio Gangeri e Gaetano Russo, che a Roma furono allievi anche di Giulio Monteverde. Russo si distinse a New York, dove tutt'ora è possibile ammirare il monumento del 1892 al centro di Columbus Circle, opera sua. Tra i messinesi dell'epoca si annovera anche Giovanni Scarfì, celebre scultore di fama nazionale, anch'egli istruito a Roma da Giulio Monteverde.
Nel novecento invece si distinsero in Italia e all'estero gli artisti Antonio Bonfiglio ed il suo allievo Egidio De Fichy (nipote dello scultore Giovanni Scarfì), Gaetano Corsini, Luigi Ghersi ed il ben più celebre Giuseppe Migneco.
Del novecento messinese si ricordano inoltre numerosi dipinti che ritraggono la città distrutta o in fase di ricostruzione dopo il terremoto del 1908. Tra questi quelli di Achille Beltrame, della giapponese Kiyohara Tama, del britannico Frank Brangwyn e del tedesco Louis Christian Hess.