Franco Nasi (Reggio Emilia, 1956) è un traduttore, saggista e docente italiano, studioso di traduttologia e letteratura comparata.
Laureato con lode in filosofia all'Università di Bologna con una tesi sull'estetica di Samuel Taylor Coleridge, si è formato nell'ambito della scuola di estetica di Luciano Anceschi. Tra il 1984 e il 1994 ha collaborato alle attività didattiche e di ricerca del Dipartimento di filosofia dell'ateneo bolognese e ha insegnato materie letterarie e storia nelle scuole superiori.
Dal 1995 al 2001 è stato lettore di italiano del Ministero degli Affari Esteri negli Stati Uniti, presso la Loyola University Chicago e l'Università di Chicago. Rientrato in Italia, dal 2001 al 2005 è stato docente a contratto di letteratura italiana contemporanea all'Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia e dal 2006 al 2016 ricercatore confermato nella stessa disciplina. Dal 2016 al 2023 è stato professore associato di lingue e letterature anglo-americane. Nel 2018 ha conseguito l'abilitazione scientifica nazionale alla prima fascia in letterature comparate.
Dal novembre 2023, conclusa l’attività accademica di ruolo, ha continuato a collaborare con il Dipartimento di studi linguistici e culturali dell’Università di Modena e Reggio Emilia come cultore della materia in teorie della traduzione.
Dal 2004 dirige Rhythmós, collana di poesia contemporanea in traduzione dell'editore Medusa. Ha inoltre tenuto corsi di teoria della traduzione presso la Fondazione Universitaria San Pellegrino e seminari e conferenze in università italiane e straniere.
Gli interessi di Nasi comprendono l'estetica e le poetiche del romanticismo, la teoria e la storia della traduzione, la letteratura comparata, la critica e la traduzione poetica e la letteratura per l'infanzia. Ha tradotto o curato opere di autori inglesi e statunitensi quali Samuel Taylor Coleridge, William Wordsworth, John Stuart Mill, Walt Whitman, Billy Collins e Roger McGough.
La sua riflessione traduttologica si è sviluppata attraverso volumi quali Poetiche in transito (2004), La malinconia del traduttore (2008) e Specchi comunicanti (2010), nei quali la traduzione è esaminata anche nei suoi rapporti con la riscrittura, la parodia e la creatività letteraria.
In Traduzioni estreme (2015) Nasi ha studiato testi sottoposti a vincoli formali, giochi linguistici, nonsense e altre situazioni poste ai margini della traducibilità. Daniele Petruccioli ha ricondotto il volume a una concezione della traduzione come relazione dinamica e ritmica fra traduttore e testo; Ornella Tajani ne ha sottolineato il carattere aperto e non rigidamente sistematico, fondato sull'analisi di casi concreti.
Nello stesso anno ha curato con Angela Albanese l'antologia critica L'artefice aggiunto. Riflessioni sulla traduzione in Italia: 1900-1975, dedicata alla riflessione italiana sulla traduzione letteraria nel Novecento. Nel 2024 Gualberto Alvino, su Treccani, ha giudicato il volume un lavoro di particolare profondità e ampiezza di prospettive.
In Tradurre l'errore. Laboratorio di pensiero critico e creativo (2021) ha affrontato la resa degli errori intenzionali, delle deviazioni dalla norma e dei cosiddetti «testi inquieti», proponendo la pratica traduttiva anche come esercizio pedagogico di pensiero critico e creativo. Giulia Baselica ha collocato il volume nella continuità della ricerca di Nasi sulla traduzione come riscrittura e reinvenzione, definendolo uno strumento di riflessione teorico-pratica capace di ispirare strategie traduttive di natura esperienziale.
Il volume Ritmi americani. Saggi su stile e traduzione (2025) raccoglie studi sulla resa dello stile, della voce, del ritmo e dell'oralità in autori e generi della letteratura e della cultura statunitense. Giorgio Mariani ha individuato nello stile il punto focale delle ricerche di Nasi, mentre Carmen Gallo ha evidenziato il ruolo attribuito all'invenzione del traduttore nel mantenere vivi i testi attraverso il tempo e il passaggio fra culture.