| Galciana frazione | |
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| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | |
| Provincia | |
| Comune | |
| Territorio | |
| Coordinate | 43°53′20.13″N 11°03′24.71″E |
| Altitudine | 45 m s.l.m. |
| Abitanti | 12 000[senza fonte] (2013) |
| Altre informazioni | |
| Cod. postale | 59012 |
| Prefisso | 0574 |
| Fuso orario | UTC+1 |
| Patrono | San Pietro Apostolo |
| Cartografia | |
Galciana è una frazione del comune di Prato in Toscana, attraversata dal Fosso di Iolo, situata nella zona occidentale della provincia di Prato.
Le prime notizie del centro abitato risalgono al VI o VII secolo quando si insediarono i longobardi e iniziò la coltivazione del riso nella zona forse prima paludosa.
La prima fonte scritta sull'esistenza di Galciana risale al 1040. Secondo alcuni cenni storici sembra che la frazione sia la più antica della provincia di Prato. Il quartiere si è successivamente sviluppato intorno alla chiesa di San Pietro.
Insieme a tutto il territorio pratese, Galciana conosce un periodo di notevole sviluppo demografico tra il Trecento e il Cinquecento, grazie alla favorevole collocazione del territorio vicino ai maggiori crocevia del tempo.
Il territorio di Galciana è circondato da alcuni piccoli riferimenti toponomastici che hanno una propria storia, identità e riconoscibilità: Borgo Organo, Case Landini, il Paradisino, le Lame, i Trebbi, Valdingole e il Fondaccio.
La chiesa di San Pietro a Galciana risale al XII secolo, ed è stata oggetto di restauro ottocentesco. Conserva all'interno dell'abside affreschi del tardo Trecento, opera di Antonio Vite (un redentore benedicente, luminosa figura giovanile, e gli Apostoli), e un ciborio quattrocentesco a tempietto di ambito michelozziano.
Tra il 1956 e il 1965, alla vecchia chiesa, è stata affiancata l'attuale chiesa parrocchiale, realizzata da Ivo Lambertini con la collaborazione di Primo Saccardi, caratterizzata dalle numerose vetrate di Tito Amodei e dagli spazi liturgici curati dallo scultore pistoiese Iorio Vivarelli nel 1965-66, con un drammatico crocifisso e un originale ciborio.
Situata in via Fra i Campi, nella zona di espansione occidentale della frazione, la chiesa della Visitazione è un edificio di culto cattolico la cui apertura al culto è avvenuta il 31 maggio 2025 con la celebrazione della prima messa parrocchiale. La struttura è stata realizzata per rispondere alle crescenti necessità pastorali del quartiere, integrando funzioni liturgiche e spazi di aggregazione sociale.
L'edificio segue i canoni dell'architettura sacra contemporanea, caratterizzandosi per volumi geometrici essenziali e una ricerca di luminosità naturale diffusa. Di particolare rilievo artistico è la monumentale porta liturgica d'ingresso, realizzata in marmo di Rosatina: l'opera si estende su una superficie di 26 m² ed è decorata con rilievi scultorei che richiamano il tema biblico della Visitazione. L'interno è costituito da un'ampia aula mononavata progettata per favorire la partecipazione comunitaria, completata da locali annessi destinati alle attività educative della parrocchia.
La costruzione della villa risale agli inizi del 1600. Nel XIX secolo fu acquistata dallo scrittore e filologo italiano Cesare Guasti.
La Colombaia, composta da un corpo allungato e una robusta torre, è stata edificata in epoca medievale. La torre ha una muratura in mattoni e ciottoli di fiume. Il corpo allungato aggiunto, presenta una loggia al primo piano adesso murata.
L'edificio, situato in via Galcianese, è storicamente conosciuto come Villa Organi, sebbene sia nota tra i galcianesi anche come Villa Martini (dal nome degli ultimi proprietari) o Villa del Dottore, in quanto sede dell'ambulatorio dello stimato medico Ettore Mangani durante la metà del XX secolo.
La proprietà originaria è oggetto di dibattito storiografico: la tradizione la indica come sede della bottega stabile di Matteo di Pagolo, noto come Matteo da Prato o Matteo degli Organi, celebre organaro del XV secolo che proprio a Galciana stabilì un laboratorio permanente, in controtendenza rispetto alla prassi itinerante dell'epoca. Altre ipotesi documentarie, supportate da stemmi gentilizi analizzati da studiosi come Cesare Guasti, attribuiscono la proprietà alla famiglia Benricevuti (probabilmente originaria di Capezzana), i cui membri, come Benricevuto di Leonardo, furono stretti collaboratori e cognati dello stesso Matteo. All'interno di questo laboratorio, Matteo coordinava una squadra fissa di legnaioli e battitori di metalli per la realizzazione delle componenti degli organi poi assemblati nelle principali cattedrali toscane.
La villa è inoltre legata a una nota leggenda locale riguardante un "ballo angelico": si narra che durante una festa sfarzosa, caratterizzata da danze sfrenate, si presentasse un misterioso e arrogante sconosciuto. Una volta scacciato dai presenti, l'uomo sarebbe scomparso tra fiamme e fumo, rivelandosi come il Diavolo. La memoria popolare indica ancora il punto esatto in cui il maligno sarebbe caduto all'esterno della villa, dove per secoli la tradizione ha sostenuto che non potessero più crescere rovi o altra vegetazione.
È una villa ottocentesca che in passato è stata oggetto di avvenimenti particolari: nel 1917 il padre di famiglia, nonché proprietario della villa, Baroncello Baroncelli uccise i suoi figli. Negli anni successivi, Ferruccio Baroncelli, un discendente, raccontava di aver trovato delle monete di epoca romana nei campi di sua proprietà.
Casa Fondaccio è un'antica dimora di origine contadina, edificata in via del Fondaccio intorno al 1820 all'interno della vecchia Tenuta del Fondaccio. Nel corso dei secoli la Tenuta si è ridotta lentamente fino a quasi scomparire ed essere inglobata nell'attuale zona residenziale della parte vecchia della frazione. L'antica dimora ha subito nel tempo diverse ristrutturazioni, in particolar modo dopo la seconda guerra mondiale, quando fu aggiunto il secondo piano mansardato. A tutt'oggi Casa Fondaccio appartiene ai discendenti della famiglia che la fece edificare, nel XIX secolo, a presidio della Tenuta.
Nella frazione di Galciana si innesta un'ulteriore prosecuzione della leggenda del tentato furto della Sacra Cintola (1312) ad opera di Musciattino. Secondo la tradizione orale locale, la mano del ladro, dopo essere stata scagliata per punizione contro il Duomo, fu raccolta da un artigiano galcianese che la portò nel proprio paese e l'occultò all'interno della cavità di un grande albero secolare nella tenuta del Fondaccio (area già censita nelle antiche carte leopoldine).
L'artigiano utilizzò il segreto della mano come monito educativo: in caso di bugie o piccoli furti, i bambini venivano esortati a introdurre l'arto nel foro dell'albero sotto la minaccia che la cavità potesse trattenere o punire il colpevole. Questa credenza si diffuse rapidamente, restando per secoli uno strumento pedagogico usato dagli anziani verso i giovani della comunità. Tuttavia, nel corso del tempo, i profondi mutamenti urbanistici che hanno quasi totalmente cancellato la storica tenuta del Fondaccio hanno portato alla scomparsa dell'albero e al parziale oblio della leggenda.
Nel 1977 Galciana fu il set di alcune scene di Berlinguer ti voglio bene di Giuseppe Bertolucci. Nella pellicola sono riconoscibili le vie storiche della frazione ed il circolo "Renzo degli Innocenti".
Nel 1982 Galciana fu il set di una scena di Madonna che silenzio c'è stasera di Maurizio Ponzi. Nella pellicola si vede uno scorcio del passaggio a livello, un tempo posto in via Ciulli.
Una manifestazione religiosa del venerdì Santo con processioni in costume.
Manifestazione dedicata ai festeggiamenti in onore di San Pietro Apostolo patrono di Galciana. L'iniziativa si svolge per un periodo di circa 10 giorni e termina il 29 giugno con una celebrazione pirotecnica.
Il quartiere di Galciana ospita dal settembre 2013 il nuovo Ospedale di Prato che è situato tra l'abitato di Galciana a sud e la ferrovia a nord, delimitato ad est da via Becherini ed a ovest da via Ciulli.
La Biblioteca della Circoscrizione Ovest, comunemente conosciuta come Biblioteca di Galciana, appartiene alla rete bibliotecaria urbana del Comune di Prato, coordinata dalla Biblioteca comunale "A. Lazzerini" e possiede circa 15000 documenti
Nel 1856 venne fondata la banda musicale A. Boito in onore del noto compositore italiano. Dopo un periodo di inattività, fu ricostituita nel 1979 con l'attuale nome di Filarmonica G. Puccini e dal 1990 fa parte del Comitato Cittadino Attività Musicali e più recentemente si è iscritta all'associazione nazionale Anbima (Associazione Nazionale delle Bande Italiane Musicali Autonome).
Il teatro di Galciana è un teatro di performance d'arte costruito nell'ex cinema dell'abitato che si chiamava "Nuovo Cinema". Il teatro si trova in Via Girolamo Frescobaldi, 10
La frazione è collegata alla rete autostradale nazionale tramite L'autostrada A11, nota anche come Firenze-Mare, tramite lo svincolo di Prato ovest.
Il quartiere è collegato al sistema ferroviario nazionale tramite la Stazione di Prato Borgonuovo. Il tratto è servito dalla Autolinee Toscane tramite la linea 3+.
I primi documenti noti al riguardo risalgono al 1733. Quasi scomparsa all'epoca del secondo dopoguerra, è stata rilanciata a partire dagli anni '90 da parte di un salumificio di Galciana che le diede rapida diffusione. La ricetta originale è stata modificata, all'inizio del millennio, da un salumificio di Prato, unico produttore a livello provinciale, per renderla più adeguata ai gusti contemporanei. Si abbina ai fichi, preferibilmente di varietà dottato di Carmignano, al miele, ai carciofini all'olio, con pecorino stagionato e alla "bozza" pratese, un tipico pane locale.
Presidio Slow Food dal 2000, ha acquisito il marchio IGP dal febbraio 2016.
La mortadella di Galciana è un insaccato cotto tipico della frazione di Galciana, nel comune di Prato, le cui origini risalgono ai primi decenni del Novecento. La sua definizione come prodotto unitario è tradizionalmente fatta risalire al 1923, quando alcuni norcini locali uniformarono le tecniche produttive creando una ricetta condivisa.
La produzione, diffusa tra la fine dell’Ottocento e il periodo tra le due guerre mondiali, venne interrotta durante la Seconda guerra mondiale e progressivamente abbandonata.
Nel 2023, in occasione del centenario, la ricetta è stata oggetto di un progetto di recupero promosso dalla Pro Loco e dall’Associazione Galciana Sviluppo, con una prima presentazione pubblica durante il “Luglio Galcianese”.
Negli anni successivi il prodotto è stato ulteriormente sviluppato con la definizione di un disciplinare di produzione (2025) e la ripresa della lavorazione da parte di un salumificio locale, con eventi di promozione e degustazione pubblica.
La versione contemporanea, ispirata alla ricetta storica, utilizza carni selezionate ed è caratterizzata dall’aromatizzazione con bacche di ginepro e vermouth rosè.
Sono state avviate le procedure per il riconoscimento come Prodotto agroalimentare tradizionale (PAT) e per la Denominazione comunale (De.Co.), al fine di tutelarne e valorizzarne l’identità territoriale.
Il giorno della Pasqua, in genere a pranzo, secondo la tradizione viene preparato riso in brodo di carne con un uovo benedetto sbriciolato. La mattina di Pasqua le uova, tipicamente di gallina, vengono immerse in acqua bollente con le loro conchiglie integre e cotte in modo tale che l'albume e il tuorlo si solidifichino. Successivamente vengono portate in chiesa per la messa e, una volta benedette, vengono sgusciate e sbriciolate all'interno di una scodella e successivamente viene aggiunto il riso in brodo di carne. Elemento distintivo della ricetta galcianese, rispetto ad altri piatti simili, sta nel fatto che l'uovo deve essere "spiaccicato" con una forchetta nel piatto.
Il Galcianotto è un pasticcino alle mandorle tipico della frazione di Galciana, nel comune di Prato, le cui origini risalgono alla fine dell'Ottocento e ai primi del Novecento, quando veniva preparato nelle case contadine della piana pratese per le occasioni festive.
Le radici del dolce affondano nella tradizione domestica galcianese, in un contesto agricolo documentato dalle Carte Leopoldine (1783–1835), che raccontano un territorio caratterizzato da coltivazioni miste con la presenza diffusa di mandorli nei poderi. Le mandorle venivano trasformate in farina nelle case contadine per preparare dolci semplici riservati alle domeniche e alle feste. Un elemento distintivo della ricetta è l'impiego dell'alkermes, liquore storicamente diffuso nell'area pratese.
Secondo una memoria orale tramandata nel paese, durante la prima guerra mondiale un soldato originario di Galciana avrebbe appreso da un commilitone siciliano l'uso di liquori per arricchire i dolci alle mandorle; tornato a casa, la madre avrebbe scelto l'alkermes, già reperibile a Prato.
Con il passare del tempo la preparazione domestica è andata progressivamente scomparendo, sopravvivendo nella memoria orale degli anziani. Nel 2025 l'Associazione Galciana Sviluppo ha avviato un progetto di ricerca storica basato su testimonianze orali raccolte tra gli anziani del paese per recuperare la ricetta tradizionale.
Il dolce è stato reintrodotto con il nome di «Galcianotto», scelto per rafforzarne l'identità locale. La produzione artigianale rispetta la ricetta recuperata, con alkermes prodotto secondo il disciplinare originale del XVIII secolo. Il prodotto è disponibile presso bar e operatori della ristorazione del territorio pratese.
Il Galcianotto è riconoscibile grazie a un logo identificativo che ne garantisce l'autenticità.
La principale squadra di calcio della frazione è la S.S.D. Galcianese, fondata nel 1952 sulle ceneri delle precedenti società sportive locali legate alla comunità di Galciana e alla «Gioventù Nuova» di Prato. Il periodo di maggior successo della società si colloca negli anni '50, con la partecipazione al campionato di Prima Divisione fino agli inizi degli anni sessanta. Negli anni '50 la Prima Divisione era il quinto livello del campionato italiano di calcio (dal 1948) e dal 1952 divenne il sesto livello, dopo l'istituzione della IV Serie e della Promozione che si inserirono sopra di essa; nel 1959, con la riforma dei campionati dilettantistici, fu rinominata Prima Categoria. Nel decennio successivo la Galcianese ha militato prevalentemente tra Prima Categoria e Seconda Categoria della Toscana, alternando promozioni e retrocessioni.
Negli ultimi decenni (dal 2010 in poi) la società ha posto un forte accento sul settore giovanile, sviluppando una consolidata scuola calcio affiliata a prestigiosi club di Serie A, che coinvolge centinaia di giovani atleti, organizzando diverse categorie dal settore mini al settore giovanile, diventando un punto di riferimento per la formazione calcistica del territorio.
Di seguito sono riportati i piazzamenti della prima squadra stagione per stagione.
| Stagione | Campionato | Girone | Presidente | Allenatore | Esito |
|---|---|---|---|---|---|
| 2016-17 | Seconda Categoria | D | Andrea Andreini | ||
| 2017-18 | Prima Categoria | B | Andrea Andreini | — | |
| 2018-19 | Prima Categoria | B | Andrea Andreini | Marco Benesperi | — |
| 2019-20 | Prima Categoria | B | Andrea Andreini | — | |
| 2020-21 | Prima Categoria | B | Andrea Andreini | ||
| 2021-22 | Seconda Categoria | B | Andrea Andreini | — | |
| 2022-23 | Seconda Categoria | B | Andrea Andreini | — | |
| 2023-24 | Seconda Categoria | C | Andrea Andreini | ||
| 2024-25 | Seconda Categoria | C | Andrea Andreini | — | |
| 2025-26 | Seconda Categoria | C | Andrea Andreini | Demetrio Ambrosio | |
| 2026-27 | Prima Categoria | B | Andrea Andreini | Filippo Ermini |
La Galcianese disputa le sue partite interne presso lo Stadio Comunale Luca Conti.