Gaspare Matrona (Racalmuto, 10 settembre 1836 – Racalmuto, 16 gennaio 1919) è stato un avvocato e politico italiano.
| Gaspare Matrona | |
|---|---|
| Sindaco di Racalmuto | |
| Durata mandato | 1872 – 1876 |
| Dati generali | |
| Prefisso onorifico | Don |
| Titolo di studio | Laurea in giurisprudenza |
| Università | Università degli studi di Palermo |
| Professione | Avvocato, politico, mecenate |
| Firma | |
Sindaco di Racalmuto tra il 1872 ed il 1876, ne favorì lo sviluppo realizzando a proprie spese l'illuminazione pubblica, il sistema fognario, la rete ferroviaria cittadina ed il Teatro Regina Margherita su progetto dell'architetto Dionisio Sciascia, allievo di Filippo Basile, che costruì un'opera su modello del Massimo di Palermo, spendendo oltre 100.000 lire dell'epoca
Leonardo Sciascia ne rese celebre la frase: "Il sindaco provvederà di tasca propria".
Matrona fu a contatto con alcuni intellettuali europei e ministri, da Perez a Zanardelli a Colonna di Cesarò, che incontrava nella sua Racalmuto: ciò consenti il progressivo sviluppo del Circolo Unione, club per gentiluomini locale.
Amante della giustizia, si disse che insieme ai quattro fratelli pattugliasse la zona per controllarla dal malandrinaggio.
Con Federico Campanella, Aurelio Saffi, Maurizio Quadrio, fu nominato socio onorario della Società di mutuo soccorso degli operai che vedeva come presidente onorario Giuseppe Garibaldi.

La famiglia Matrona giunse in Sicilia in concomitanza con l'incoronazione del re Pietro d'Aragona a Re di Trinacria, nel 1282. Si sviluppò particolarmente nel commercio marittimo, stabilendosi per un primo tempo ad Agrigento, e in seguito a Racalmuto.
Gaspare Matrona nacque a Racalmuto nel 1836 da Pietro, discendente dai Moncada di Paternò, ed Angela Nicastro.
Matrona svolse la professione di avvocato; già consigliere comunale, egli ricoprì il ruolo apicale del partito liberale che amministrò il paese per oltre trent'anni, fino all'avvento del barone Luigi Tulumello nel 1889.
Il 6 marzo 1859 Matrona sposò Concettina Gueli, vedova dell'esimio giurista Nicola Cirino. Morì nel 1919, dopo avere impiegato gran parte del proprio patrimonio per il suo paese natale.

Lo scrittore Leonardo Sciascia fu legato al sindaco, ma anche alla famiglia Matrona in generale.
La storica dimora di contrada Noce, infatti, fu scelta per esprimere vicinanza agli stessi Matrona, che avevano un castello nelle vicinanze. Sciascia lo cita in molte delle sue opere come Le parrocchie di Regalpetra, La Sicilia come metafora, Occhio di capra e nella prefazione del libro di Nicolò Tinebra Martorana, Racalmuto Memorie e Tradizioni, dedica numerose pagine al periodo storico in cui Racalmuto fu amministrato dal Matrona.
Negli anni della sua amministrazione il sindaco perseguì una politica di miglioramento: restaurò l'ex convento di Santa Chiara, adibendolo a sede del municipio e facendo realizzare nel giardino adiacente il teatro comunale. Istituì il servizio per la pulizia delle strade, fece realizzare le fognature e l'illuminazione pubblica.
Istituì il mattatoio comunale ed un sussidio a favore dei giovani bisognosi e meritevoli. Si deve inoltre a Matrona l’istituzione della banda musicale. Infine, grazie all'interessamento di Zanardelli, il ponte che collega Racalmuto al vicino comune di Canicattì. Così Racalmuto venne definita la "Palermo picciula" (la piccola Palermo.)