
Geisha (芸者?) (pron. [ˈɡɛiʃʃa], plurale geisha, o gheiscia, al plurale gheisce, raramente gheisa) è un termine giapponese che designa il classico artista intrattenitore di ambo i sessi, le cui abilità includono varie arti di intrattenimento, quali la musica, il canto, la danza, la recitazione comica e le acrobazie. L'origine degli artisti chiamati geisha può risalire fino al XVII secolo ed essi sono attivi ancora oggi, benché il loro numero stia sempre diminuendo.
Nel sistema ideografico kanji, il termine viene scritto con due lettere: la prima gei (芸?) che significa "arte" e la seconda sha (者?) che significa "individuo"; la traduzione letterale del termine geisha (芸者?) in italiano, pertanto, potrebbe essere "individuo dedito a diverse arti" o "persona d'arte", sia maschile che femminile.
Il termine Geisha si presta agli artisti di entrambi i sessi attivi soprattutto nell'area culturale intorno ad Edo (江戸?), antica sede dello shogunato Tokugawa dal XVII secolo fino al 1868 quando è stata rinominata Tokyo (東京?).
Mentre le Maiko (舞妓?) e le Geiko (芸妓?), artiste danzatrici formatesi e operanti nei quartieri storici di Kyoto (京都?) si attengono alla tradizione secolare autonoma della città, e in quanto tali vanno distinte dalle artiste intrattenitrici comunemente chiamate Geisha, appartenenti alle varie tradizioni locali fuori da Kyoto.

Va notato tuttavia il fatto che nella promozione turistica commerciale soprattutto, per la presentazione delle artiste danzatrici Geiko e Maiko di Kyoto viene spesso adoperata la parola falsa di Geisha, volendo suscitare in tal modo interesse nei turisti euro-americani che potrebbero essere ancora oggi influenzati dal falso immaginario collettivo della "Geisha prostituta". A tale scopo è altresì diffusa la falsa nozione che "Geiko" sia un dialettismo di Kyoto o di Osaka contro la dicitura nazionale di "Geisha", pur di poter giustificare l'uso di questa parola.
Nei 5 quartieri artistici di Kyoto, i quali sono Gion-kobu (祇園甲部?), Gion-higashi (祇園東?), Pontochō (先斗町?), Miyagawachō (宮川町?) e Kamishichiken (上七軒?), non è esistita la tradizione dei Geisha maschi, e di conseguenza neppure le Geisha femmine non ci sono state.
Le artiste danzatrici formatesi alle scuole di Kyoto erano presenti al più tardi già nel XVIII sec., e nella lingua giapponese nazionale standard vengono chiamate Maiko (舞妓?) (fanciulla danzatrice).
Le Maiko di Kyoto, se dopo l'apprendistato di 5 anni ca raggiunge l'età di 20 o 21 anni e ancora intende proseguire la carriera artistica, cominciano ad essere chiamate con la qualifica Geiko (芸妓?), per riconoscimento della loro maturità professionale compiuta.
La parola Geisha designa gli artisti di entrambi i sessi formatisi fuori di Kyoto, i quali perciò non possono aver compiuto il percorso formativo di 5 anni pareggiabile con l'apprendistato delle Maiko presso le scuole di Kyoto.
Gli artisti chiamati Geisha non sono in grado di lavorare nei 5 quartieri artistici di Kyoto, non avendo padroneggiato gli stili di danza autoctoni e originali della città, il codice di comportamento storico professionale della comunità locale o diverse altre capacità artistiche che si richiedono alle artiste Maiko e Geiko attive nei 5 quartieri di Kyoto.
Parimenti, né accade che le Maiko e le Geiko di Kyoto si esibiscano nelle sale da tè di altre città giapponesi presso le quali gli spettatori ospiti si aspettano dagli intrattenitori Geisha talvolta anche maschi, divertimenti di carattere diverso da quello di Kyoto.
Questa voce intende trattare la categoria generica dei classici artisti intrattenitori del Giappone, tenendo pure in considerazione le diverse caratteristiche distintive che sono riscontrabili tra le due maggiori tradizioni culturali: di Kyoto e di Tokyo (opp. di fuori da Kyoto).
| Tradizione locale di: | Kyoto | Tokyo ecc. (fuori da Kyoto) | ||
|---|---|---|---|---|
| Artista maschio | [inesistente] | Geisha (芸者?) Otoko-geisha (男芸者?) Houkan (幇間?) Taikomochi (太鼓持ち?) | ||
| Artista femmina | apprendista | Maiko (舞妓?) | Gei-Maiko (芸舞妓?) | Hangyoku (半玉?) Oshaku (御酌?)Geisha (芸者?) Onna-geisha (女芸者?) |
| matura | Geiko (芸妓?) | Geisha (芸者?) Onna-geisha (女芸者?) | ||

Come una delle prime figure presenti nella storia del Giappone che potrebbe essere paragonata alle geisha femmine attive ancora oggi, vi è la testimonianza su una donna realmente esistita nell'VIII sec., di nome Saburu (左夫流 opp. 佐夫流?), citata in una poesia Waka (和歌?) di Ōtomo no Yakamochi (大伴家持?):

Per cominciare però a parlare di una figura simile a quella immaginaria "donna d'arte" di oggi bisognava aspettare fino al 1600, quando alle feste importanti presero a partecipare i primi geisha maschi. Questi uomini professionisti avevano il compito di intrattenere gli ospiti partecipanti con danze, balli, battute di spirito e acrobazie, ed erano qualcosa di simile ai giullari e buffoni del Medioevo in Europa. Col passare degli anni, circa attorno alla metà del secolo successivo, cominciarono a comparire le prime geisha femmine, che presero rapidamente piede contrapponendo alle figure alquanto rudi e becere degli uomini la grazia della figura e dei movimenti delicati femminili. Le geisha femmine furono così richieste che in breve vennero quasi a sostituire i loro colleghi maschi, acquistando una domanda di gran lunga maggiore rispetto ad essi su questo settore di intrattenimento professionale.

Quando nel 1617, durante il periodo Edo, il governo di Tokugawa Hidetada (il secondo shōgun dello shogunato Tokugawa) fece costruire nella città di Edo il primo quartiere recintato di Yoshiwara (葭原 opp. 吉原?) come unico luogo dove la prostituzione organizzata potesse essere autorizzata, le attività professionali dei geisha maschi e femmine erano già presenti e ben distinte da quelle dei bordelli dentro il quartiere. Nel XVIII secolo, nelle principali città del Giappone (Kyō (京?) e Edo (江戸?) in particolare) dove erano già istituiti gli Yuukaku (遊郭?) ovvero i quartieri di piacere come quello recintato di Yoshiwara, accanto ai bordelli vennero a trovarsi i chaya (茶屋?) (le case da tè) e gli okiya (置屋?) (le abitazioni dei geisha). Presso i chaya i geisha maschi e femmine avrebbero potuto svolgere la loro mestiere da artista intrattenitore, attività professionale del tutto diversa da quella delle prostitute.
In un catalogo dello Yuukaku di Yoshiwara stampato nel 1783, una pagina è dedicata alla presentazione dei geisha di entrambi i sessi attivi nel quartiere: ci sono elencati i nomi d'arte di 31 Otoko-geisha (男芸者?) (geisha maschi) e di 78 Onna-geisha (女げい志や?) (geisha femmine).
Nel frattempo, nel mondo euro-americano, il Giappone stava cominciando a fare la sua comparsa nella cultura popolare. Il fenomeno denominato giapponismo alla fine dell'Ottocento dilagò in tutta l'Europa, poiché le navi mercantili inglesi si trovarono improvvisamente davanti a un porto nuovo, che fino ad allora era stato chiuso ai commerci esteri: il Giappone, che tra il 1866 e il 1869, con un radicale cambiamento politico, pose fine al lungo periodo di rigorosa limitazione del commercio estero che aveva caratterizzato la politica dello shogunato fino a quel momento, aprendosi alle importazioni estere ed esportando nel mondo euro-americano numerosissime stampe di ukiyo-e, che furono immediatamente molto conosciute.

Pittori europei come Manet, Van Gogh, Klimt e tutto il movimento impressionista furono profondamente influenzati da queste stampe che, sebbene fossero eseguite da artisti contemporanei, si rifacevano a tradizioni pittoriche antichissime, le quali non si curavano tanto dei volumi e delle prospettive quanto del colore. Il tratto semplice e netto, privo di chiaroscuro, e la stesura omogenea dei colori, sempre smaglianti e chiari, furono aspetti che piacquero molto all'epoca, poiché rendevano queste stampe (spesso applicate su tavole lignee) estremamente decorative. Il soggetto nipponico cominciò spesso a essere rappresentato anche da artisti europei, come Claude Monet, che dipinse la moglie con il kimono e il ventaglio, o lo stesso Van Gogh, che nel 1887 dipinse La cortigiana, il ritratto di una donna nei tipici costumi nipponici ispirato da un ukiyo-e originale di Keisai Eisen (渓斎英泉?).

Il Giappone aveva cominciato a influenzare un po' tutti gli aspetti della vita quotidiana europea (furono rappresentate opere musicali sul tema, come The Mikado di Sullivan e la Madama Butterfly di Puccini, e all'inizio del Novecento si affermò la moda dei kimono, indossati dalle signore bene di tutta Europa), ma la sua cultura, come spesso accade, fu travisata, in particolare la figura della geisha femmina. Ella, agli occhi degli euro-americani, divenne una donna sensuale e provocante, un'artista del sesso, che rifletteva quella rivolta contro il puritanesimo vittoriano che in quegli anni cominciava a svilupparsi maggiormente.
Lo spirito con cui i soldati statunitensi sbarcarono sulle coste giapponesi nella seconda guerra mondiale rifletté subito questa idea distorta che gli euro-americani avevano delle geisha femmine. Costoro si aspettavano infatti prostitute di classe, donne completamente asservite all'uomo e desiderose di compiacerlo. Questa immagine che si erano portati dietro non corrispondeva però alla realtà, dove le geisha femmine rappresentavano invece gli unici esempi nella civiltà giapponese di donne emancipate e "libere", tutto il contrario di come erano state dipinte.
Nonostante ciò, il falso mito della geisha (femmina) prostituta, sottomessa e servile, non terminò affatto con la fine del conflitto. Contribuì il fatto che, per compiacere i soldati, gli alti ranghi delle forze armate assunsero un vero e proprio esercito (più di 60.000 secondo lo storico orientalista John W. Dower) di prostitute, chiamate geisha girls, che contribuirono sia a intrattenere gli uomini, sia a banalizzare ancora di più la figura vera e propria dei geisha di ambo i sessi. Difatti, dopo la vittoria americana, si cominciò a sviluppare nella neonata Hollywood un filone cinematografico molto prolifico, teso a ridisegnare ancora una volta la figura di queste donne, stavolta come arma anti-femminista.

Nella lingua giapponese standard di oggi le artiste danzatrici apprendiste di Kyoto vengono chiamate maiko (舞妓?); questa parola è composta da due kanji: mai (舞?) che significa il verbo "danzare" o il sostantivo "danza", e ko (妓?) che significa "artista femmina", pertanto, "danzatrice" sarebbe una delle traduzioni letterali possibili del termine. È la maiko che, con le sue sofisticate e raffinate pettinature, il trucco elaborato e gli kimono pesanti e appariscenti con la fascia lunga che penzola dietro detta Darari-no-obi (だらりの帯?), è diventata la figura di stereotipo immaginario che nei paesi euro-americani si ha di queste artiste di professione.
La parola per chiamare le artiste mature di Kyoto è geiko (芸妓?), ed è formata anch'essa da due kanji: gei (芸?) che è traducibile "(varie) arti (di intrattenimento)" e ko (妓?) che significa sempre "artista femmina", così che la parola indica le ragazze che abbiano padroneggiato diverse arti di intrattenimento avendo terminato il percorso formativo come apprendista maiko.

Le maiko cominciano la carriera da apprendista appena finita la scuola d'obbligo, all'età di 15-16 anni, e raggiunta l'età di 20-21 anni se intende continuarla ancora e vengono riconosciute idonee dalle maestre delle arti e dalle madri adottive della comunità, fanno il debutto come geiko, artiste mature.
Le geiko e le maiko di Kyoto possono essere chiamate insieme con l'unica parola gei-maiko (芸舞妓?).
L'uso della parola "maiko" a volte viene esteso per tutte le artiste danzatrici di Kyoto, le apprendiste e le mature insieme, attive nei 5 Kagai (花街?) (lett. quartieri floreali, nei quali si ammirano i "fiori" intesi come le "bellezze femminili") della città.
Nell'ambito dell'impresa di laboratorio didattico generazionale per la cultura tradizionale (giapponese: 伝統文化親子教室事業) promossa dall'Agenzia dei beni culturali (idem: 文化庁) del Governo Giapponese (idem: 日本国政府) per l'anno fiscale 1992-93, il comune di Kyoto si è incaricato di produrre diversi video di interviste rilasciate dalle gei-maiko della città, allo scopo di documentare e trasmettere al pubblico del mondo varie informazioni sulla cultura e sulla storia di queste artiste. Una delle interviste riprese in video, quella rilasciata dalla maiko Maya (真矢?) trascritta qui sotto svela alcuni aspetti particolari della vita reale e contemporanea delle artiste intrattenitrici:
(問い:舞妓さんになりたいと思ったきっかけは?)
「うちは、中学生の時に京都に遊びに来て、芸妓さんをお見かけしまして、そこでちょっと一目惚れで、恰好いいなあと思って、なりたいなあ、と思ったのがきっかけどす」
(問い:一日のスケジュールはどんな感じ?)
「お稽古がある日は、朝やったら10時から、お昼やったら12時頃からお稽古させてもらいます。お稽古は大体2時ごろに終わるので、それから屋形に帰って、3時頃からおしろいやったり、簪をつけたり、着付けをしていただいて、5時、6時ぐらいから、夜のお座敷に寄せていただきます」
(問い:舞妓さんも学校に通っているの?)
「そうどすね。祇園甲部の芸舞妓さんは、八坂女紅場学園という学校に寄せてもうてます」
(問い:学校について教えてください)
「お稽古事は必須で、舞と、お三味線と、鳴り物と、お茶をさせてもうてて、あとは、自分が好きやったら、お習字やら、お花やらもさせていただけます。うちは、舞と、お三味線と、鳴り物と、お茶をさせてもうてるのどすけど、鳴り物の中にも、太鼓やったり、笛やったり、鼓と、大皷と、沢山あるのどすけど、その中でうちは太鼓をさせてもうてます。お稽古事が好きなんどすけど、うちは舞が特に好きどす」
(問い:舞妓さんの名前はどうやってつけるんですか?)
「屋形のお母さんや、お姉さんが決めて下さるんどすけど、うちを引いていただいた芸妓さんのお姉さんから一文字頂きます。うちは、真矢の「真」ていう字を、真生さん姉さんから頂きました」
(問い:舞妓さんになってよかったと思うことは?)
春に「都をどり」というお舞台があるんどすけど、うちはそこに出させてもうて、お舞台終わった後にお座敷に寄せてもうた時に、見に来てくれてたお客様に、今日、良かったよ、て言って頂けた時は、もの凄う嬉しおした。あとはやっぱり、京都に住み込みで居させてもうてるので、お休みの日に京都のおいしいもんを食べに行ったり、観光地に行って写真撮ったりとかするのは、凄く、やっぱり京都に住んでへんかったら出来ひんことやので、舞妓さんになって良かったなあ、と思うことの一つどす」
(問い:真矢さんの夢は?)
「うちは、芸事も出来る、恰好いい芸妓さんになりとおす」
Domanda: Quale è stato il motivo per cui Lei ha voluto diventare una maiko?
Maiko: Ero alunna di scuola media inferiore quando venni qui a Kyoto per una visita di piacere e ci incontrai alcune geiko. Ne innamorai a prima vista e mi dissi "che belle signore, voglio diventare così" e questa è stata la mia motivazione.
Domanda: Come si organizza una Sua giornata?
Maiko: Nei giorni di lezioni, se l'inizio è di mattina, le comincio dalle 10.00, e se di pomeriggio, le comincio intorno alle 12.00. Le lezioni finiscono verso le 14.00 e allora torno a Yakata (屋形?) (abitazione delle gei-maiko) dove verso le 15.00 comincio a incipriarmi e a mettermi i fermagli e mi aiutano a indossare il kimono correttamente per essere accompagnata al lavoro serale presso le sale da tè, più o meno dalle 17.00 o dalle 18.00.
Domanda: Anche voi che siete maiko dovete frequentare una scuola?
Maiko: Sì, infatti, noi di Gion-kobu frequentiamo la scuola che si chiama Yasaka-Nyokouba-Gakuen (八坂女紅場学園?).
Domanda: Potrebbe spiegarci come è fatta questa scuola?
Maiko: La frequenza alle lezioni è obbligatoria, e io frequento quelle delle danze, dello Shamisen, degli strumenti musicali e della preparazione del tè. Ma in base alla preferenza personale, ognuna di noi può ricevere anche le lezioni della calligrafia di pennello e dell'arte dei fiori. Io prendo quelle delle danze, dello Shamisen, degli strumenti musicali e della preparazione del tè, ma tra gli strumenti musicali ci sono tante scelte possibili come il tamburo, il flauto, il Tsuzumi piccolo e il Tuzumi grande, e io per me ho scelto il tamburo. Mi piace ricevere qualsiasi lezione ma soprattutto quella delle danze.
Domanda: In che modo la maiko può ottenere il suo nome d'arte?
Maiko: La okasān (お母さん?) (madre adottiva) di Yakata e le geiko sorelle maggiori decidono il nome d'arte della maiko figlia adottiva e sorella minore, dandole una lettera del nome di una sorella maggiore. Nel mio caso, mia sorella maggiore Mao (真生?) mi ha dato la sua lettera ma (真?) nominandomi Maya (真矢?).
Domanda: Quale sarebbe stata la felicità ottenuta da Lei per aver scelto la carriera di maiko?
Maiko: Alla stagione primaverile che s'intitola Miyako-odori (都をどり?), anch'io ho avuto occasione di esibirmi sul palcoscenico e dopo la recita quando sono stata accompagnata alle sale da tè, i signori ospiti che erano stati anche spettatori del teatro quel giorno, mi hanno detto "Oggi sei stata brava", e ne sono rimasta troppo felice. Poi, tra l'altro, io sto qui a Kyoto con la mia abitazione garantita quindi nei giorni di riposo posso uscire fuori per mangiare le prelibatezze locali di Kyoto o per visitare i luoghi turistici e scattarci le foto, ed è veramente, questo per me non sarebbe stato possibile se io non abitassi a Kyoto, così anche questo è una delle felicità che ho avute grazie alla mia scelta di diventare una maiko.
Domanda: Quale è il sogno che Lei vuole realizzare?
Maiko: Vorrei diventare una maiko bella e non solo, ma anche capace di esercitare qualsiasi arte del mestiere.
Domanda: Per concludere, posso chiederLe un Suo messaggio rivolto agli spettatori di questo video?

Come si è detto di sopra, le maiko di oggi iniziano la carriera da apprendista all'età di 15-16 anni, mentre nel passato potevano iniziarla a una età ancora più giovane e seppure i genitori potessero consegnare le figlie piccole ai gestori di okiya secondo un contratto di compravendita, tale prassi non è mai stata obbligatoria. Spesso intraprendevano la professione anche le figlie delle geiko in ritiro, o comunque le ragazze idonee potevano scegliere il mestiere per la propria vocazione.
Gli okiya sono rigorosamente strutturati; le ragazze devono attraversare varie fasi preliminari ancora prima di poter diventare maiko e poi geiko vere e proprie, e tutto ciò sotto la supervisione della okāsan (お母さん?) (madre adottiva), la proprietaria dell'okiya.

Le ragazze nella primissima fase di apprendistato, ovvero non appena entrate nell'okiya, vengono chiamate shikomisan (仕込みさん?) e subito messe ai lavori quotidiani domestici. Il duro lavoro iniziale al quale le shikomi-san vengono sottoposte viene considerato utile per mettere alla prova la loro idoneità e la vocazione propria al mestiere; alle shikomisan potrebbe spettare anche il compito di aspettare che tutte le geiko sorelle maggiori di sera rientrino in casa dal loro lavoro, attendendo persino fino alle due o alle tre di notte. Durante questo periodo iniziale di apprendistato la shikomisan potrebbe cominciare, solo se la okāsan lo ritenesse opportuno, a frequentare le lezioni della scuola di geiko del Kagai di appartenenza. Qui l'apprendista inizia a imparare le arti che le maiko mature devono padroneggiare: suonare lo shamisen, lo shakuhachi (una sorta di flauto dritto di bambù) o le percussioni, cantare, eseguire diversi stili e repertori delle danze tradizionali, la tecnica e la miniera corretta di preparare il tè, l'arte dei fiori e la calligrafia di pennello, oltre che imparare a recitare le poesie classiche e intrattenere i clienti nelle sale da tè e nei ryōtei. Particolare attenzione è inoltre dedicata alla perfezione del kyō-no-hanamachi-kotoba (京の花街言葉?), il parlato professionale dei Kagai di Kyoto elaborato e stilizzato sulla base dell'antico linguaggio in uso tra i cittadini soprattutto commercianti e pertanto differente dal parlato contemporaneo di Kansai, ma apprezzato dai clienti forstieri di oggi.
A circa un anno dall'inizio di apprendistato, se la shikomisan viene riconosciuta idonea, può essere promossa alla seconda fase minaraisan (見習いさん?). Le apprendiste minaraisan vengono sollevate dagli incarichi domestici, poiché questo stadio di apprendistato si basa sull'esperienza pratica del mestiere. Costoro per la prima volta, aiutate dalle sorelle più anziane, imparano il complesso di tradizioni che comprendono la scelta e il metodo di indossare il kimono, oltre che la maniera di intrattenere i clienti. Le minaraisan assistono quindi agli ozashiki (お座敷?) (le sale da tè dove le gei-maiko intrattengono i clienti), senza però parteciparci attivamente. Le minaraisan possono essere partecipare alle feste del quartiere, ma spesso come ospiti senza invito anche se gradite, nelle occasioni in cui le loro onēsan (お姉さん?) (sorelle maggiori, in questo caso intese come le maiko istruttrici delle minaraisan) sono chiamate a lavorare. Abilità come la conversazione e il maiko-asobi (舞妓遊び?) (giochi da maiko) non vengono insegnate a scuola, ma erano apprese dalle minaraisan attraverso la pratica. Solitamente questa fase di minaraisan dura all'incirca un mese.

Dopo il breve periodo di minaraisan comincia per l'apprendista la terza fase, quella più avanzata e famosa di apprendistato chiamata maiko, riconosciuta apprendista esordiente prima di diventare una geiko. La maiko impara dalla sua geiko onēsan assistendola in tutti i suoi impegni. Il rapporto tra onēsan e imōtosan (妹さん?) (la maiko come sorella minore, detta dal punto di vista della geiko istruttrice di lei) è estremamente stretto: l'insegnamento ricevuto dalla onēsan è molto importante per la carriera futura dell'apprendista, poiché la maiko deve averne padroneggiato le abilità rilevanti, come l'arte della conversazione che a scuola non le sono state insegnate.

Le maiko solitamente ricevono un "nome d'arte", pensato e scelto dalla okāsan e dalla onēsan, nome d'arte che secondo la tradizione dovrebbe comprendere una lettera tratta da quello della onēsan.
Il periodo totale di apprendistato di una maiko può durare cinque anni circa, prima che la maiko venga promossa al grado di geiko matura che viene mantenuto fino al suo ritiro.
Nel passato poteva accadere che la ragazza, solo dopo aver debuttato come geiko potesse finalmente cominciare a ripagare il debito che fino ad allora aveva contratto con l'okiya secondo il contratto stretto tra questo e i suoi genitori; tutto il tirocinio della ragazza fino a raggiungere il grado di geiko era molto oneroso e la famiglia anagrafica della geiko poteva accollarsi le spese delle sue ragazze a patto che queste, lavorando da professioniste mature, avrebbero ripagato il loro debito.

Il rituale di formazione ed educazione delle maiko e geiko che seguono la tradizione autoctona e peculiare di Kyoto, nel ventunesimo secolo non è molto diverso da quello di cento anni fa. Le discipline nelle quali ogni gei-maiko si deve specializzare sono le medesime e la serietà con cui vengono offerte è sancita dal kenban (検番 opp. 見番?), una sorta di scuola comunitaria del quartiere che annuncia e amministra l'orario di lezioni per i corsi che le gei-maiko del quartiere devono seguire in base al loro bisogno di mantenersi preparate all'esibizione in pubblico e in privato.


Il salario di gei-maiko non è fissato da organi istituzionali; le gei-maiko sono legate economicamente all'okiya (置屋?) (che si chiama anche yakata (屋形?)), che tuttavia per la legge giapponese non può più far contrarre dei debiti alle sue gei-maiko. Il cachet che viene loro pagato è chiamato ohana (お花? lett. "compenso del fiore") o hanadai (花代? con lo stesso significato).
La maggior parte delle gei-maiko di Kyoto vive ancora oggi nei tradizionali okiya gestiti dalle okāsan (お母さん?) ma alcune tra le geiko ben avviate nella carriera professionale vivono anche in autonomia, in abitazione sia all'interno del kagai di appartenenza che nei dintorni.
Ancora oggi le gei-maiko di Kyoto sono attive, sebbene in minor numero, e ognuna di loro appartiene a uno dei 5 Kagai (花街?), i quali sono Gion-kobu (祇園甲部?), Gion-Higashi (祇園東?), Pontochō (先斗町?), Miyagawachō (宮川町?) e Kamishichiken (上七軒?), ciascuno dei quali ha delle caratteristiche autonome e almeno una propria stagione teatrale fissa.
| Nomi dei quartieri (Kagai) |
Stili di danza adottati | Teatri stabili | Stagioni teatrali | |
|---|---|---|---|---|
| 1 | Gion-kobu | Kyo-mai, Inoue-ryū (京舞井上流?) | Gion-kobu Kaburenjō (祇園甲部歌舞練場?) | Miyako-odori (都をどり?), in aprile |
| 2 | Gion-higashi | Fujima-ryū (藤間流?) | Gion-kaikan (祇園会館?) | Gion-odori (祇園をどり?), in novembre |
| 3 | Pontochō | Onoe-ryū (尾上流?) | Pontochō Kaburenjō (先斗町歌舞練場?) | Kamogawa-odori (鴨川をどり?), in maggio |
| 4 | Miyagawachō | Wakayagi-ryū (若柳流?) | Miyagawacho Kaburenjō Mitsuwaza (宮川町歌舞練場三ツ輪座?) | Kyō-odori (京おどり?), in aprile |
| 5 | Kamishichiken | Hanayaghi-ryū (花柳流?) | Kamishichiken Kaburenjō (上七軒歌舞練場?) | Kitano-odori (北野をどり?), tra marzo e aprile |
Per quanto riguarda i geisha maschi e femmine di Tokyo, ad oggi rimangono 6 associazioni di aritisti intrattenitori corrispondenti ai 6 ex-Kagai locali seguenti: Shimbashi (新橋?), Akasaka (赤坂?), Asakusa (浅草?), Kagurazaka (神楽坂?), Mukōjima (向島?) e Hachiōji (八王子?).

Le artiste mature geiko sono ragazze nubili, e nonostante il nubilato non sia obbligatorio nella loro comunità, sarebbero in grado di sposarsi solo dopo aver rinunciato alla carriera perché la vita dell'artista essendo interamente dedicata all'arte, non le rimarrebbe neanche un secondo da dedicare al marito, ai figli e alla vita familiare in genere. In un'intervista rilasciata dalla geiko Satsuki (紗月?) di Gion-kobu nel 2019, è dimostrato in quale modo un eventuale sentimento affettivo e personale della maiko venga oggettivato nella sua consapevolezza professionale:
Intervistatore: Non c'è una regola contro gli incontri amorosi?
Geiko: Non c'è. Le nostre regole non sono così rigorose come quelle per le AKB48. Ma, comunque, il nostro sistema è combinato di modo che non possiamo farli.
Intervistatore: Quindi, è praticamente impossibile?
Tra i vari impegni di una geiko in carriera non sono previsti intrattenimenti di tipo amoroso. La geiko non viene pagata per rapporti sessuali.
Nel passato poteva accadere che una gei-maiko, volendo assicurarsi la stabilità economica nella propria carriera prendesse un danna (旦那?) (mecenate protettore). Tradizionalmente il danna era un uomo ricco, talvolta sposato, che disponeva dei mezzi sufficienti per sostenere le spese enormi di cui la formazione e la carriera di gei-maiko abbisognavano. Tuttavia, per gli uomini anche se molto facoltosi, non era affatto facile essere scelti come danna di gei-maiko se quegli erano semplicemente attratti dalle giovani ragazze e privi di conoscenze profonde di tutte le loro arti e delle convenzioni secolari dei Kagai. Questo perché, diventare mecenate delle gei-maiko significava offrire un sostegno incondizionato alla dedizione professionale delle gei-maiko alle loro arti proprie. Al giorno d'oggi l'usanza del danna a Kyoto è estinta.


Come già accennato in precedenza, esiste molta confusione, specialmente fuori dal Giappone, riguardo alla natura della professione che la parola geisha potrebbe significare; nella cultura popolare euro-americana il significato della parola geisha sono spesso scambiato con quello di prostituta. L'equivoco, che ha cominciato a diffondersi dal periodo dell'occupazione militare statunitense del Giappone, poteva essere rafforzato dal fatto che la parola giapponese geisha è traducibile nella lingua cinese con il termine yì jì (艺妓), di cui la seconda lettera ideografica jì (妓) in cinese potrebbe anche significare "prostituta".
Nell'immaginario collettivo euro-americano il senso della parola geisha è stato spesso confuso con quello della cortigiana giapponese chiamata Yuujo (遊女?). Tale tipo di cortigiana ormai scomparso in Giappone portava pure le acconciature elaborate e si truccava il viso di colore bianco. La differenza facilmente riconoscibile tra l'apparenza di una geisha femmina e quella di una Yuujo è che quest'ultima portava il nodo di obi (la cintura a fiocco legata in vita nel kimono) sul davanti mentre la geisha femmina lo portava a contatto con la sua schiena: differenza probabilmente dovuta al fatto che alle Yuujo importava mettere in mostra le proprie fasce lussuosamente ornate ricevute per regalo dai loro clienti facoltosi, anche se nel passato per le donne giapponesi di qualsiasi ceto sociale c'era la libertà di portare il nodo di Obi indifferentemente sia davanti che dietro.
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