Letteratura sapienziale

Giobbe ritratto nella Bibbia Siriaca di Parigi (folio 46r, Biblioteca nazionale di Francia, MS syr. 341), manoscritto miniato del VI o VII secolo

La letteratura sapienziale (dal latino tardo sapientiālis) è un genere letterario assai antico, comprendente testi che cercano di diffondere e divulgare la sapienza nella forma di massime e consigli pratici. Il genere era assai diffuso nell'antico Egitto, dov'era chiamato sebayt, e in Mesopotamia. Caratteristiche di fondo della tradizione sapienziale sono tradizionalmente individuate anche nella Bibbia ebraica, una cui porzione, Ketuvim, comprende scritti ascrivibili al genere (ai Ketuvim corrisponde la più ampia raccolta dei Libri sapienziali nella Bibbia cristiana). Tipica del genere è l'astrazione dal discorso propriamente religioso e, in ambito ebraico, l'indipendenza dalla legge mosaica.

Si tratta in effetti di un costrutto moderno, con cui si individua un genere che attraverserebbe la letteratura universale fin dal tempo della letteratura sumera. Dietro questa etichetta sono raccolti testi di origini e tempi assai vari, pensati insieme in base ad alcune affinità. In effetti, è sulla base della categorizzazione di testi di sapore sapienziale tradizionalmente individuati nella Bibbia che i precedenti egizi e mesopotamici sono stati individuati come "letteratura sapienziale".

La letteratura sapienziale egizia

Lo stesso argomento in dettaglio: Letteratura sapienziale egizia.

I testi sapienziali egizi sono sopravvissuti solo in forma frammentaria.

Del periodo dell'Antico Regno sono i cosiddetti Insegnamenti di Djedefhor, attribuiti a Djedefhor, principe della IV dinastia, che mettono al centro la preoccupazione per la tomba e il servizio funebre. Vissuto durante la IV dinastia è il ṯaty Kagemni, cui sono attribuiti i cosiddetti Insegnamenti di Kagemni.

Dopo l'Antico Regno, la sebayt acquista una dimensione politica. L'Insegnamento per Merikarê pone la questione del buon governo. Temi analoghi sono presenti nell'Insegnamento di Amenemhat I (XII dinastia). All'epoca, la sebayt fa propria un'idea forte di regalità, come nel caso dell'Insegnamento di un uomo a suo figlio e nel cosiddetto Panegirico Reale. Ancora sul tema delle responsabilità delle cariche apicali sono Le Istruzioni al Visir rinvenuto nella tomba di Rekhmira a Tebe e l'Insegnamento di Kheti (o Satira dei Mestieri).

La letteratura sapienziale mesopotamica

In ambito mesopotamico, la letteratura sapienziale è databile all'epoca della rinascenza sumera (fine del III millennio a.C.) ed è possibile che questi testi siano copie di originali più antichi, come sembrano suggerire i riferimenti ad eventi arcaici e alcuni elementi paleografici. I primi ritrovamenti (1889-1900) erano frammenti del II millennio (da Nippur). La popolarità del genere è testimoniata dalla vastità dei ritrovamenti, anche da città piuttosto distanti, come Ur, Susa, Kish, Ninive, oltre a Nippur, con successive edizioni degli stessi testi, anche in lingue diverse (sumero e accadico).

Temi ricorrenti della letteratura sapienziale mesopotamica sono il rapporto dell'uomo con la divinità, la teodicea, il rapporto con la morte e con la natura, l'educazione dei principi e dei cortigiani, il tutto sviluppato intorno a detti popolari, proverbi, massime, elenchi botanici e zoologici, tenzoni di ambientazione favolistica, satire, dialoghi e un costante riferimento all'universo mitologico.

La saggezza al fondo di questi testi non è un mero esercizio letterario e gli autori non erano semplici letterati, ma persone che si proponevano come guide spirituali, effettivamente impegnate a scandagliare le contraddizioni dell'esistenza umana, alla ricerca di spiegazioni religiose.

Note

  1. 1 2 3 4 sapienziale, in Sapere.it, De Agostini.
  2. ↑ Kynes, p. 1.
  3. ↑ Kaster, p. 133.
  4. ↑ Lucci, p. 71.
  5. ↑ Lucci, p. 71, nota 14.
  6. 1 2 Lucci, p. 72.
  7. ↑ Lucci, p. 73.

Bibliografia

Voci correlate