George R. Crook (Taylorsville, 8 settembre 1828 – Chicago, 21 marzo 1890) è stato un generale statunitense, noto soprattutto per essersi distinto durante la guerra civile americana e le guerre indiane.
Durante la grande guerra Sioux del 1876 contro gli indiani 'ostili' che si erano rifiutati di trasferirsi nelle riserve fu il primo a sostenere uno scontro armato con gli Oglala Sioux di Cavallo Pazzo nella battaglia del Rosebud Creek.
Figlio di Thomas Crook ed Elizabeth Matthews, George Crook nacque l'8 settembre 1828 in una fattoria nei pressi di Taylorsville, Ohio. La sua era una famiglia numerosa con George che era il nono di dieci tra fratelli e sorelle. Crook visse in un ambiente rurale e si abituò, fin da piccolo, a sopportare il lavoro fisico e la dura vita dei coloni. Nel 1848, grazie all'appoggio del deputato Robert Schenck, entrò come cadetto nell'Accademia militare di West Point da dove uscì diplomato nel 1852, classificandosi, però, tra gli ultimi della sua classe.
Dal 1852 al 1861 prestò servizio come secondo tenente onorario nel 4º Reggimento di fanteria degli Stati Uniti sulla costa del Pacifico dove gli indiani costituivano un pericolo per minatori e coloni. Servì poi in Oregon e nella California settentrionale, alternativamente, proteggendo o combattendo contro diverse tribù di nativi americani. Nel 1856 fu promosso al grado di primo tenente e partecipò alla spedizione del fiume Rogue in Oregon, dove il suo ruolo fu limitato al servizio di scorta di alcune bande di indiani verso le riserve. L'anno seguente, come primo tenente ebbe il comando della Compagnia D del 4º Fanteria e guidò la spedizione del fiume Pit nel territorio della California settentrionale. Nel corso di alcune schermaglie con gli indiani fu gravemente ferito da una freccia all'anca e ciò gli richiese mesi di convalescenza. Fondò un forte nella California nord-orientale che in seguito prese il suo nome e, successivamente, fondò e comandò dal 1857 al 1860 Fort Ter-Waw, nella regione del fiume Klamath, impegnandosi nella gestione di quell'avamposto e del territorio circostante fino all'inizio della guerra civile americana.
Allo scoppio della guerra civile, Crook accettò la nomina a colonnello del 36º Reggimento volontario di fanteria dell'Ohio. In quel periodo, applicò quanto appreso nella frontiera addestrando reclute e conducendo azioni di guerriglia contro le truppe avversarie nella Virginia Occidentale. Il suo primo importante coinvolgimento in battaglia avvenne il 23 maggio 1862 quando la sua brigata sconfisse una forza confederata più numerosa comandata dal generale Henry Heth nella battaglia di Lewisburg. Il 7 settembre fu promosso generale di brigata, poco prima di partecipare alla battaglia di South Mountain e subito dopo a quella di Antietam nel corso della campagna del Maryland.
Dopo Antietam, Crook prese prima il comando della Divisione Kanawha e, poco dopo, fu assegnato al comando di una brigata di fanteria nell'Armata del Cumberland che egli guidò nella battaglia di Hoover's Gap. A luglio assunse il comando della 2ª Divisione di cavalleria sempre nell'Armata del Cumberland e combatté nella battaglia di Chickamauga. A febbraio 1864, Crook tornò al comando della Divisione Kanawha che operava nel Dipartimento della Virginia Occidentale.
Nella battaglia di Cloyd's Farm, la divisione Kanawha guidata da George Crook sconfisse le forze confederate del generale Albert G. Jenkins, si impadronì di Dublin e consentì alle forze dell'Unione di distruggere l'ultima linea di collegamento tra il Tennessee e la Virginia. Sebbene la parte più intensa della battaglia fosse durata poco più di un'ora, fu quello uno degli scontri più aspri e feroci dell'intera guerra con perdite pesanti su entrambi i fronti.
Tra maggio e ottobre 1864 la Virginia fu il teatro di molteplici operazioni militari generalmente ricordate come la campagna della Valle dello Shenandoah. A luglio del 1864, le truppe di Crook furono sconfitte nella seconda battaglia di Kernstown. Malgrado ciò, il giorno dopo la battaglia a Crook fu assegnato il comando del Dipartimento della Virginia Occidentale. In agosto, il generale Ulysses S. Grant mise il generale Philip Sheridan al comando della neonata Armata dello Shenandoah, che incorporava anche la Divisione Kanawha di Crook, con l'ordine di scacciare le truppe confederate dalla valle dello Shenandoah. All'inizio della campagna, l'armata di Crook contava circa 12.000 effettivi e svolse un ruolo fondamentale nelle manovre di fiancheggiamento alle truppe di Sheridan grazie alla maggiore familiarità con il terreno montuoso.

Crook guidò il suo corpo d'armata nella campagna del 1864 combattendo contro le truppe del generale Early nelle terza battaglia di Winchester (19 settembre), in quella di Fisher's Hill (22 settembre) dove condusse un'audace manovra di aggiramento dello schieramento confederato infliggendo pesanti perdite alle forze di Early e, infine, a Cedar Creek (19 ottobre) dove, però, l'armata di Crook fu sorpresa dall'attacco dei confederati e fu costretta a una precipitosa e disordinata ritirata. Al termine di queste operazioni, il 21 ottobre Crook fu promosso maggior generale dei volontari per le audaci scelte strategiche adottate nella battaglia di Fisher's hill.
A febbraio del 1865, Crook fu catturato durante un'incursione di rangers confederati a Cumberland, nel Maryland, e tenuto prigioniero nella Libby Prison di Richmond fino al suo scambio con prigionieri confederati, avvenuto un mese dopo, grazie all'intervento del generale Grant. Tornò per un brevissimo periodo a comandare il Dipartimento della Virginia Occidentale, prima di assumere il comando della 2ª Divisione di cavalleria dell'Armata del Potomac durante la campagna di Appomattox da fine marzo al 9 aprile di quell'anno. Crook entrò in azione per la prima volta con la sua divisione nella battaglia di Dinwiddie Court House. In seguito, svolse un ruolo di primo piano nelle battaglie di Five Forks, Saylor's Creek e Appomattox. In quest'ultimo scontro la sua divisione contribuì all'accerchiamento e alla resa delle truppe del generale Lee, ponendo fine di fatto alle principali operazioni di combattimento nel teatro orientale.
Al termine della guerra civile, George Crook ottenne il brevetto temporaneo di maggior generale dell'esercito regolare, ma tornò poi al grado permanente di maggiore. Pochi giorni dopo, fu promosso tenente colonnello e, nel 1866, prestò servizio con il 23º Reggimento di fanteria nel Distretto di Boise, sulla costa nord-occidentale del Pacifico, per combattere le crescenti incursioni delle bande di indiani Snake. L'anno successivo ricevette la nomina a capo del Dipartimento della Columbia.
Crook, che aveva già combattuto contro gli indiani in Oregon prima della guerra civile, assunse il comando di Fort Boise nel dicembre del 1866 in sostituzione del maggiore L. H. Marshall e, tra il 1866 e il 1868, condusse con successo una campagna contro le bande di Paiute del Nord nella regione del Pacifico nord-occidentale. I Paiute, generalmente conosciuti con il nome di Snake, da qualche anno portavano incursioni sempre più frequenti contro emigranti, minatori e insediamenti di coloni in Oregon e Idaho. Appena insediato, Crook avviò operazioni aggressive contro gli indiani impiegando nuove strategie per porre fine ad una guerra che si stava protraendo da troppo tempo e per ristabilire l'ordine nella regione. Per rastrellare il territorio e incalzare gli indiani, Crook si avvalse degli uomini del 1º Reggimento di cavalleria e del 23º Reggimento di fanteria, utilizzando convogli di muli invece dei carri per consentire spostamenti rapidi e non dar tregua agli indiani. Per poterli combattere in maniera efficace, Crook studiò le loro abitudini con la stessa intensità con cui studiava le abitudini e la psicologia degli animali, tanto che, come ricordò uno dei suoi aiutanti, «conosceva gli indiani meglio degli indiani stessi». La campagna durò circa due anni e registrò un considerevole numero di scontri, alcuni dei quali, come la battaglia della Steen's Mountain o quella delle Infernal Caverns, anche molto sanguinosi. Visti vani i loro tentativi di contrastare i soldati, i Paiute nel luglio del 1868 accettarono di rientrare nelle agenzie e di porre così fine alle ostilità. La guerra degli Snake riportò la pace nel territorio del nord-ovest e fece ascendere Crook ai vertici della gerarchia dei comandanti dell'esercito come implacabile cacciatore di indiani.
A giugno del 1871, il presidente Ulysses S. Grant affidò a Crook il comando del Territorio dell'Arizona con il compito di reprimere le incursioni delle bande di Yavapai e Tonto Apache.

Durante la campagna del bacino del Tonto, iniziata a novembre del 1872, Crook reclutò esploratori Apache per combattere gli Yavapai e la sua si rivelò una strategia vincente. Il primo scontro importante ci fu il 28 dicembre con la battaglia di Salt River Canyon, nota anche come massacro di Skeleton Cave. L'offensiva di Crook continuò durante tutto l'inverno in condizioni difficili, distruggendo sistematicamente villaggi e scorte di rifornimenti per erodere la capacità degli indiani di resistere a lungo. Questa metodica azione di logoramento culminò il 27 marzo 1873 nella battaglia di Turret Peak dopodiché gli Yavapai e i Tonto Apache furono costretti a trasferirsi nelle riserve. Il 29 ottobre 1873, come conseguenza della positiva conclusione della campagna in Arizona, Crook fu nominato generale di brigata nell'esercito regolare.
Il Trattato di Fort Laramie del 1868 cedeva le Black Hills ai Lakota Sioux e proibiva l'insediamento dei bianchi in quel territorio. Le tensioni aumentarono dopo che la spedizione nelle Black Hills del 1874 guidata da George Armstrong Custer confermò la presenza dell'oro su quelle colline provocando un afflusso continuo di minatori nella regione. Il governo degli Stati Uniti cercò di acquistare le Black Hills avviando delle trattative con gli indiani, ma i capi Lakota, tra cui Toro Seduto e Cavallo Pazzo, respinsero le offerte considerando quella terra sacra e non cedibile. In risposta, il governo emise un ultimatum che imponeva a tutte le bande di Lakota e Cheyenne settentrionali di rientrare nelle riserve entro il 31 gennaio 1876. In caso contrario sarebbero stati trattati come ostili e subito ritorsioni militari.
Per affrontare le crescenti minacce dei Sioux provenienti dalla regione del Powder River, Crook, che dal maggio 1875 comandava il Dipartimento del Platte, concentrò i suoi reggimenti di cavalleria e fanteria a Fort Fetterman, nel Territorio del Wyoming, affiancandoli con circa 260 guerrieri Crow e Shoshoni che svolgevano il compito di guide in quanto storici nemici dei Lakota.
Il primo scontro con gli indiani si registrò il 17 marzo 1876, quando il colonnello Joseph Reynolds attaccò un accampamento di Cheyenne settentrionali e di Oglala posto sul fiume Powder.. Quello scontro, noto come battaglia del Powder River, fu uno scontro di proporzioni limitate, tuttavia importante perché segnò l'inizio della grande guerra Sioux del 1876.
Il 17 giugno 1876, la colonna del generale George Crook, che comprendeva un convoglio di carri con rifornimenti e munizioni che ne limitava la mobilità, procedeva verso nord lungo il torrente Rosebud nel Territorio del Montana alla ricerca di Lakota e Cheyenne. I soldati erano particolarmente stanchi per la lunga marcia del giorno prima e per la sveglia alle 3:00 del mattino. Verso le 8:00, in una situazione di apparente tranquillità, Crook diede l'ordine di fermarsi per far riposare i suoi uomini.

Gli esploratori Crow, invece, individuarono sulle colline circostanti un migliaio di guerrieri Oglala Lakota e Cheyenne settentrionali, guidati rispettivamente da Cavallo Pazzo e da Due Lune, che lanciarono un assalto coordinato contro le truppe di Crook dalle creste e dagli anfratti che sovrastavano la valle del torrente. Ne seguì una dura battaglia che andò avanti per sei ore con Lakota e Cheyenne che si divisero in vari gruppi per portare rapidi attacchi sui soldati e poi ritirarsi con altrettanta rapidità. I soldati dal canto loro contrastarono gli attaccanti dando vita a un fuoco continuo, ma in questo modo consumarono gran parte delle munizioni che sarebbero dovute servire per l'intera campagna. Per alleggerire la pressione degli indiani, Crook ordinò al capitano Anson Mills, che comandava quattro compagnie del 3º Reggimento di cavalleria, di portare ripetute cariche contro gli indiani per spingerli oltre le colline. Nel primo pomeriggio gli indiani si ritirarono e la battaglia cessò. Crook interpretò questo fatto come una sua vittoria, ma in realtà si era trattato di un successo strategico degli indiani che erano riusciti ad arrestare l'avanzata della colonna di soldati nel loro territorio.
Il giorno dopo, Crook, a corto di munizioni e preoccupato per le perdite subite, decise di ripiegare fino al campo di Goose Creek, cinquanta chilometri a sud del Rosebud nel Territorio del Wyoming, dove si fermò in attesa di ricevere rifornimenti. In maniera irresponsabile, però, egli mancò di informare di quanto accaduto i generali Alfred Terry e John Gibbon, che erano impegnati come lui nella stessa campagna contro gli indiani, ponendo in tal modo le premesse per la disfatta di George Armstrong Custer otto giorni dopo al Little Bighorn.
Dopo il disastro del Little Bighorn, il Congresso degli Stati Uniti, per far fronte alla crisi generata dalle tribu di Lakota e Cheyenne nella regione delle Grandi Pianure, stanziò nuovi fondi destinati all'esercito per incrementare il numero dei cavalleggeri di 2.500 unità. Determinato a dimostrare la capacità dell'esercito di punire i Sioux, Crook iniziò una nuova campagna nel territorio delle Black Hills alla ricerca delle tribù responsabili della morte di Custer. All'inizio di agosto del 1876, alla testa di una colonna di 2.000 soldati di cavalleria e di fanteria supportati da esploratori indiani, Crook intraprese quella che sarebbe poi divenuta nota come la Horsemeat March (Marcia della carne di cavallo), durante la quale i soldati, che avanzavano nel fango in un territorio ostile e con razioni di cibo limitate, dovettero fronteggiare condizioni climatiche avverse e alla fine furono costretti a mangiare la carne dei loro cavalli per sopravvivere. Preoccupato per una situazione divenuta critica, il 7 settembre Crook inviò il capitano Anson Mills con un distaccamento di 150 cavalleggeri a Deadwood, nella parte settentrionale delle Black Hills, per cercare di reperire i rifornimenti necessari. Durante la marcia, nella valle delle Slim Buttes, Mills si imbatté nel villaggio di Cavallo Americano che in una quarantina di tende accoglieva alcune centinaia di Oglala Lakota e Minneconjou. Alle prime luci dell'alba del 9 settembre, Mills attaccò il villaggio. Colti di sorpresa, molti degli indiani si dispersero sulle colline adiacenti e per i soldati fu facile vincere la resistenza dei pochi guerrieri rimasti nel villaggio e impossessarsi delle provviste in esso contenute, tra cui grandi quantitativi di carne essiccata e di pelli. Cavallo Americano fu ferito gravemente durante i combattimenti e morì il giorno seguente malgrado l'assistenza ricevuta dai medici militari di Crook che nel frattempo era giunto sul posto. Nei giorni successivi, Cavallo Pazzo, che era stato chiamato in soccorso dai Minneconjou, portò alcune azioni di disturbo contro la retroguardia della colonna di Crook, ma fu costretto poi a desistere a causa della superiorità numerica dei soldati. Sul luogo della battaglia una targa commemorativa ricorda quell'evento.
Crook, che dal 1882 comandava il Dipartimento dell'Arizona, grazie a un'accorta politica di persuasione era riuscito a vincere l'iniziale diffidenza degli Apache, che in segno di rispetto lo chiamavano Nantan Lupan (Lupo Grigio), e a spingerli a entrare nella riserva di San Carlos, nell'allora Territorio dell'Arizona. Per oltre un anno egli poté vantarsi che «nessun oltraggio o razzia di nessun genere» erano stati commessi dagli indiani nei territori dell'Arizona e del Nuovo Messico. Questa situazione pacifica si interruppe improvvisamente il 17 maggio del 1885 quando, a causa di abuso di alcol che aveva creato dissapori all'interno della riserva, un gruppo di circa 150 Apache Chiricahua era fuggito. Il gruppo era capitanato da Geronimo e ne facevano parte trentaquattro guerrieri tra cui Mangus, Chihuahua e Nana. Il resto erano donne e bambini. L'obiettivo di Geronimo era quello di passare la frontiera con il Messico e trovare rifugio sulla Sierra Madre, in un territorio aspro e inospitale che lui ben conosceva. Dopo la fuga, Chihuahua con i suoi seguaci si staccò dal grosso del gruppo e mise a segno una serie di sanguinose incursioni e saccheggi in Arizona seminando il terrore tra la popolazione, saccheggi che erroneamente finirono per essere attribuiti a Geronimo.
Crook era convinto che la cosa migliore ancora una volta sarebbe stata di trattare con gli Apache, ma dovette piegarsi alla pressione dell'opinione pubblica e al governo di Washington che gli chiedevano un intervento duro e immediato nei confronti dei fuggitivi. Crook stabilì la sua base operativa a fort Bowie e da lì inviò due squadroni di cavalleria comandati dai capitani Emmet Crawford e Wirt Davis e supportati da un centinaio di scout indiani per dare la caccia agli Apache. Geronimo, intanto, con il suo gruppo in due giorni e due notti percorse 192 chilometri senza mai fermarsi, raggiunse il Messico e riparò sulla Sierra Madre. I cavalleggeri che lo braccavano, superarono anch'essi il confine per perlustrare la Sierra Madre. La caccia durò fino alla fine di settembre, senza, però, che i soldati riuscissero a intercettare gli Apache.

Sulla Sierra Madre, nel frattempo, erano intervenute anche alcune unità dell'esercito messicano per dare la caccia a Geronimo. A gennaio 1886 i messicani scambiarono gli scout di appoggio ai cavalleggeri americani per gli Apache "ostili". Ci fu una battaglia che durò un'ora durante la quale il capitano Crawford, che aveva tentato di far cessare la sparatoria, venne colpito a morte. Trovandosi tra due fuochi e logorato dalla lunga fuga durante la quale aveva percorso oltre 4.000 chilometri, Geronimo inviò messaggeri con la richiesta di incontrare Crook per trattare la resa. L'incontro avvenne il 25 marzo a Cañon de los Embudos, nello stato di Sonora, pochi chilometri a sud del confine. Dopo tre giorni di trattative, Geronimo acconsentì di consegnarsi a Crook con l'intesa che dopo un periodo di due anni di prigionia in Florida, gli Apache sarebbero tornati nella riserva di San Carlos. Il presidente Cleveland e il generale Sheridan, invece, pretesero una resa incondizionata. Crook, che era uomo d'onore, amareggiato perché il suo impegno con Geronimo era stato disatteso, non ebbe altra scelta che dimettersi dal comando del Dipartimento dell'Arizona. Il 2 aprile lasciò il suo posto a Fort Bowie e fu sostituito dal generale Nelson Miles.
Geronimo, intanto, era nuovamente sparito con una ventina di guerrieri e in tre settimane fece razzie e scorrerie in Arizona e oltre confine senza che i soldati riuscissero a scovarlo. Le incursioni di Geronimo in quel territorio continuarono fino al 3 settembre, quando si arrese con tutto il suo gruppo al generale Miles nello Skeleton Canyon in Arizona. In quindici mesi di latitanza, Geronimo aveva percorso migliaia di chilometri, aveva compiuto razzie, terrorizzato i civili, si era nascosto tra i monti e soprattutto, con una manciata di guerrieri, aveva tenuto in scacco diverse migliaia di cavalleggeri degli Stati Uniti e interi reparti dell'esercito messicano che gli davano la caccia.
La resistenza degli Apache, di questo popolo guerriero, era ormai finita. La testimonianza più vera della loro forza la troviamo nelle parole di Crook «Il carattere di questi indiani è quello che ci si aspetterebbe in un ambiente simile. La lotta costante contro condizioni avverse, contro la fame, contro l'esposizione a temperature estreme e a pericoli di ogni genere fa sì che solo chi è perfettamente sviluppato sopravvive. …. L'Apache adulto è l'incarnazione della resistenza fisica: snello, ben proporzionato, di media statura, con tendini d'acciaio, insensibile alla fame, alla fatica o ai dolori fisici. Ogni individuo rappresenta, nella propria persona, l'effetto di generazioni di guerre e spargimenti di sangue. … L’Apache si sente perfettamente a suo agio ovunque nell'immenso territorio che attraversa e che gli offre tutto il sostentamento di cui ha bisogno. Persino nei suoi rapidi spostamenti riesce a procurarsi un coniglio qui o un topo là, e questo, insieme alle radici selvatiche e al mescal, gli fornisce tutto il cibo necessario.… Gli Apache possono sopportare la fatica e il digiuno e possono vivere senza acqua per periodi che ucciderebbero il più robusto dei mountain men. Tutto ciò che hanno ricevuto dall'uomo bianco è un lusso di cui possono fare a meno».
L'8 settembre, Geronimo e i sopravvissuti della sua banda furono messi su un treno e inviati come prigionieri di guerra in Florida, in una terra umida e calda, in un clima per loro alieno dove, come scrisse il Washington Post, «gli Apache morirono come mosche al gelo».

Dopo aver lasciato il comando del Dipartimento dell'Arizona, Crook fu riassegnato al comando del Dipartimento del Platte, con quartier generale a Fort Omaha, nel Nebraska, dove restò fino al 1888. Il 6 aprile 1888, fu promosso al grado permanente di maggior generale dell'esercito regolare degli Stati Uniti come riconoscimento del servizio prestato nei conflitti di frontiera.
Crook morì a Chicago il 21 marzo 1890 mentre ricopriva l'incarico di comandante della Divisione del Missouri. Fu inizialmente sepolto a Oakland, nel Maryland, dove la sua famiglia aveva le radici. Nel 1898 i suoi resti furono riesumati e traslati nel Cimitero nazionale di Arlington, in Virginia. Alla sua morte, Crook fu celebrato sui giornali come uomo di grande dirittura morale che aveva sempre tenuto presente l’aspetto umano nel combattere i suoi avversari. E fu proprio uno di questi, Nuvola Rossa, che gli rivolse un sincero tributo di riconoscenza quando dichiarò: «Lui, almeno, non ci ha mai mentito. Le sue parole davano speranza al popolo».
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