| Giampiero Pancini | |||||||||||||||||||
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| Specialità | Strada | ||||||||||||||||||
| Termine carriera | 1965 | ||||||||||||||||||
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Giampiero Pancini (Subbiano, 1º giugno 1939 – Arezzo, 21 ottobre 2026) è stato un ciclista su strada italiano. Professionista dal 1962 al 1965 con Atala, Lygie e Bianchi-Mobylette, fu gregario di Vito Taccone e prese parte a tre edizioni del Giro d'Italia e a due classiche monumento, la Milano-Sanremo e il Giro di Lombardia. Il suo miglior risultato fu il 26º posto nel Giro d'Italia 1964, vinto da Jacques Anquetil. Terminata la carriera agonistica, fu direttore sportivo della Del Tongo.
Nato a Castelnuovo, frazione di Subbiano, in provincia di Arezzo, si avvicinò al ciclismo da ragazzo e si mise in luce tra i dilettanti toscani alla fine degli anni cinquanta.

Corse da dilettante con la Valdichiana Arezzo, con cui nel settembre 1960 vinse una corsa a Santa Caterina di Cortona. L'11 ottobre dello stesso anno, all'ottava Coppa del Mobilio di Ponsacco, corsa in due frazioni, si classificò dodicesimo nella prova in linea del mattino e vinse la cronometro individuale del pomeriggio, percorrendo i 34 km in 47'17" e precedendo Franco Bitossi di 29 secondi; il campione italiano e medagliato olimpico Livio Trapè, vincitore della frazione in linea, giunse quinto a oltre tre minuti.

Nel 1961 corse per la Fracor di Levane. Ad agosto prese parte al Trofeo Otello Biagiotti di Monsummano, gara di 207 km valida come seconda e ultima prova di selezione per la squadra nazionale ai campionati del mondo dilettanti di Berna, seguita dal commissario tecnico azzurro. Entrato in una fuga a quattro insieme a Giorgio Zancanaro, Vendemmiati e Goretti, rimase l'unico a reggere il ritmo di Zancanaro dopo la caduta di Vendemmiati e la crisi di Goretti; i due arrivarono insieme al traguardo, dove Zancanaro si impose nella volata a due. Pancini precedette tra gli altri Mario Di Fausto, terzo, Franco Bitossi, ottavo, e Aldo Pifferi; la cronaca dell'epoca lo indicò tra i quattro corridori che avevano dimostrato la maggiore superiorità nella prova.
Secondo un articolo del 1961, tra i dilettanti conseguì dodici vittorie, tutte ottenute per distacco, e nove secondi posti, tra cui quello di Monsummano; risultati che gli valsero, alla fine di quell'anno, la firma di un contratto biennale con l'Atala.
Passò professionista nel 1962 con l'Atala, correndo come gregario di Vito Taccone. Al Giro d'Italia 1962, con il numero 16, ottenne come migliori piazzamenti di tappa il 21º posto nella Montecatini Terme-Perugia, il 23º nella Forlì-Lignano Sabbiadoro e il 27º nella Chieti-Fano; si ritirò nella quattordicesima tappa, la Belluno-Moena del 2 giugno, interrotta per neve in cima al Passo Rolle, giornata in cui abbandonarono la corsa 57 corridori, tra cui Charly Gaul. Nella stessa stagione fu 15º al Giro della Toscana, 17º alla Tre Valli Varesine, 23º al Giro del Piemonte e 43º al Giro di Lombardia, uno dei 47 corridori giunti al traguardo su 141 partiti.

Nel 1963 passò con Taccone alla Lygie. Fu 121º alla Milano-Sanremo e prese parte al Giro d'Italia 1963 con il numero 79, al servizio del capitano, vincitore di cinque tappe e della classifica della montagna; quell'edizione prevedeva anche una tappa con arrivo ad Arezzo, vicino ai suoi luoghi d'origine. Concluse la corsa al 44º posto. Nella stessa stagione fu 12º al Giro del Veneto, 13º al Gran Premio Industria e Commercio di Prato e 21º alla Coppa Bernocchi. I compagni di squadra dell'epoca lo hanno ricordato come un corridore generoso e paziente, forte anche a cronometro.

Nel 1964, ancora alla Lygie, corse il Giro d'Italia 1964 con il numero 80, in una squadra di alto livello che comprendeva tra gli altri Marcello Mugnaini, settimo in classifica generale, e i fratelli Aldo ed Enzo Moser, che indossò la maglia rosa dopo la terza e la quarta tappa. Concluse la corsa al 26º posto, a 54'53" dal vincitore Jacques Anquetil, ottenendo il miglior piazzamento della sua carriera in un grande giro.
Durante quel Giro, nella tredicesima tappa da Roccaraso a Caserta, uno spettatore insultò Anquetil, già in maglia rosa, sulla salita del Dente di cane; Pancini si fermò, scese dalla bicicletta, spinse lo spettatore in un fosso e riprese la corsa, ricevendo poi il ringraziamento del campione francese. Dall'episodio nacque tra i due un rapporto di profonda amicizia.
Nella stessa stagione fu 11º al Giro della Provincia di Reggio Calabria, 19º al Giro di Romagna e 25º alla prima edizione del Trofeo Laigueglia.
Nel 1965, ultima stagione da professionista, passò alla Bianchi-Mobylette, formazione di cui facevano parte tra gli altri Pierino Baffi, Bruno Mealli, suo compagno di squadra da dilettante alla Valdichiana Arezzo, Romeo Venturelli e Dino Zandegù. Iniziò la stagione al Trofeo Laigueglia, concluso al 41º posto, e corse a marzo il Giro del Piemonte, 44º, e la Milano-Torino, 50º; ad aprile fu 33º al Giro della Toscana. Non prese parte al Giro d'Italia 1965. La sua ultima corsa fu il Gran Premio di Montelupo, il 20 luglio 1965, chiuso al 30º posto.
Lasciate le corse, rimase legato al ciclismo: fu direttore sportivo della Del Tongo e, negli anni novanta, allenatore di una squadra femminile aretina. Negli anni successivi partecipò ai ritrovi degli ex corridori, come quelli in occasione del Giro del Casentino e delle prime edizioni dell'Eroica.
Dopo il ritiro avviò con la moglie Luana un forno, prima a Giovi e poi a Castelnuovo di Subbiano, che ampliò negli anni fino a farne il Panificio Pancini, azienda che produce pane e prodotti dolciari, distribuiti alla grande distribuzione, ai negozi e alla ristorazione; dal 2010 l'attività è condotta dalla figlia Sandra.
È morto ad Arezzo il 21 ottobre 2026, all'età di 87 anni.
Gregario, era apprezzato dai compagni di squadra per la generosità e la disciplina. Roberto Poggiali, suo compagno alla Lygie nel 1963, lo ha descritto come «alto, asciutto, silenzioso», mentre Marcello Mugnaini, compagno nel 1964, lo ha definito «forte, anche a cronometro, generoso, ubbidiente, paziente», aggiungendo che con il ciclismo di oggi sarebbe stato considerato «un gregario d'oro».