Gino Becker (Udine, 3 novembre 1913 – Torino, 15 gennaio 1971) è stato un architetto italiano.
Figlio di padre svizzero di religione protestante originario del Canton Glarona e di una donna veneziana di origini nobili, durante la sua giovinezza si trasferì varie volte al seguito del padre, direttore della Banca Commerciale Italiana, passando per Milano per poi stabilirsi a Torino. A Torino studiò presso il liceo classico Massimo D'Azeglio, dove fu compagno di classe di Ada Bursi, la quale qualche anno dopo gli presenterà Pier Lisa, che diventerà sua moglie.
Becker si laureò con una votazione di 95/100 in architettura nel 1939 al Politecnico di Torino; durante il corso conobbe alcuni architetti con cui collaborerà in futuro, come Eugenio Gentili Tedeschi, Josef Rosenthal e Amedeo Albertini. Durante questo periodo entrò in contatto anche con Mario Passanti, che considererà suo maestro e fonte di ispirazione.
A partire dal 1945 fu assistente incaricato e straordinario alla Cattedra di Composizione architettonica e poi assistente ordinario di Caratteri distributivi degli edifici durante la reggenza del Politecnico da parte di Giovanni Muzio. Nello stesso anno partecipò e arrivò secondo, insieme ad Ada Bursi, Amedeo Albertini e Paola Levi Montalcini, al concorso per la sistemazione delle tombe dei partigiani nel cimitero monumentale di Torino; nel 1946 partecipò, sempre a Torino, alla mostra della meccanica e alla mostra internazionale dell'edilizia e, nel 1948, allestì l'interno del padiglione italiano alla mostra per la celebrazione del Centenario del 1848.
Risale al 1947 il suo esordio come architetto professionista, con la sistemazione dell'ippodromo di Mirafiori, ma è dal 1950 che cominciò a lavorare più intensamente; di questo primo periodo le opere più importanti sono la sede della società Minerva Medica e due blocchi del quartiere Falchera tra il 1951 e il 1953. In questo periodo l'architetto approfondì la sua relazione con Pier Lisa Bollea Caramella di Cavesana, con la quale ebbe un intenso scambio intellettuale: fu tramite Pier Lisa che Becker cominciò a studiare le opere di Piero Gobetti e Antonio Gramsci.
Risale al 1956 la sopraelevazione dell'edificio di via Baretti 46, dalla quale Becker ricavò anche l'appartamento per sé e per la moglie e il suo studio di lavoro personale, parallelo a quello professionale sito in piazza Vittorio Veneto. In questo periodo Becker frequentò Felice Casorati, il cui stile influenzerà anche quello dell'architetto..
Nel 1959 tornò all'insegnamento a tempo indeterminato all'Accademia Albertina con la Cattedra di geometria descrittiva, e la sua abitazione divenne da lì a poco luogo di incontro informale con i suoi studenti.
A partire dagli anni Sessanta all'impegno professionale Becker aggiunse anche quello politico-sociale: a casa sua passarono molti architetti, tra cui Bruno Zevi, partecipando a varie riunioni con Becker, convinto della necessità che il mondo accademico avesse bisogno di un continuo scambio anche con gli individui posti al suo esterno. Secondo Becker infatti anche l'architetto aveva una funzione sociale come tecnico-intellettuale, ritenendo necessario che i suoi lavori avessero anche un carattere politico. Questo lo portò, per un breve periodo, a essere consigliere comunale a Torino in forza del partito comunista italiano.
Impegnato anche contro la degenerazione del costume professionale tra gli architetti negli anni Sessanta, Becker si impegnò a denunciare le cattive pratiche dell'Ordine degli architetti nel periodo in cui aveva fatto parte della commissione edilizia, con editoriali molto critici pubblicati su L'Espresso e L'architettura, cronache e storia. Questa sua opera di denuncia lo portò a collaborare con il Comité de Liason dell'associazione europea degli architetti con una ponderosa ricerca nel merito del codice deontologico della professione nel mercato comune europeo.
La seconda metà degli anni Sessanta fu segnata dalla malattia; di particolare pregio in questo periodo la casa di Nizza Monferrato. Nel 1970 fece un ultimo viaggio nei Paesi Bassi e cominciò la progettazione di uno chalet in Svizzera che non completerà mai, venendo a mancare all'inizio del 1971.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 104151246509744130941 · SBN RMSV077528 · GND (DE) 1146002203 |
|---|