Giovanni Chevalley nacque a Siena l'11 ottobre 1868 da famiglia savoiarda; frequentò a Torino l'Istituto Tecnico dapprima, poi il biennio di Fisico-Matematica nell'Università di Torino, e infine e frequentò la Scuola di applicazione degli ingegneri di Torino, laureandosi in Ingegneria Civile nel 1891. Dopo una breve parentesi alle Officine Savigliano, dal 1893 entrò nello studio dell'ingegnere Carlo Ceppi che fu per lui una guida e un amico e che lo volle nello stesso anno come suo assistente nell'insegnamento del Disegno di Ornato e di Architettura nell'Università di Torino. Nel 1899 lasciò lo studio di Ceppi e aprì uno studio come professionista autonomo. Nel 1908 il C. succedette a G. A. Reycend nella cattedra di architettura tecnica e composizione architettonica al Politecnico torinese. Nel 1912 conseguì la libera docenza in disegno ed architettura presso l'università di Torino. Nel 1925 vinse il concorso per la cattedra di architettura tecnica alla Scuola politecnica di Napoli, ma motivi di famiglia e di lavoro gli impedirono di accettare. Negli anni 1926 e 1927 insegnò carattere degli edifici presso la Scuola superiore di architettura, istituita presso l'Accademia Albertina.
A lui si devono la riscoperta e la rivalutazione dell’arte barocca piemontese, stile a cui si riferisce in numerosi restauri di palazzi torinesi. Fu grande appassionato di questo stile e raccolse moltissime notizie sulle principali figure artistiche del Seicento e del Settecento, interessandosi anche agli stucchi e ai maestri stuccatori; studi che confluirono nella pubblicazione del libro Gli architetti, l’architettura e la decorazione delle ville piemontesi del XVIII secolo. Contributo alla storia dell'architettura piemontese ancora oggi testo di riferimento per chi studia tale periodo storico in Piemonte. SI interessò particolarmente allo studio dell'architetto settecentesco Benedetto Alfieri. Ristrutturò diverse ville torinesi e della cintura della città. Predilisse lo stile neobarocco, di cui si interessò molto nelle sue ricerche, non disdegnando però di confrontarsi con l'art Nouveau e anche con l'architettura industriale. Oltre che progettista, fu appassionato raccoglitore di mobili, quadri, ceramiche e stoffe antiche e divenne ricercato ed apprezzato consigliere nell'acquisto dei mobili ed oggetti per l'arredamento degli ambienti che aveva progettato o ristrutturato. Era in strette relazioni con il collezionista antiquario Pietro Accorsi. Proprietario di Palazzo Ferrero della Marmora in via Maria Vittoria 16, l'antiquario Paolo Navone con negozio al 26 della stessa via era il suo consigliere artistico.
Fu molto attivo nella vita cittadina come membro dell'Amministrazione dell'Opera di S. Paolo, dell'Ospizio di Carità, consigliere dell'Ordine degli Ingegneri, Segretario della Scuola Mutilati, Ispettore dei Monumenti, Presidente della Società Amici del Museo di Stupinigi, varie volte Presidente della Società degli Ingegneri ed Architetti, presidente dell'Accademia Albertina. Negli ultimi anni della sua vita fu Presidente della Commissione Esecutiva per il Piano regolatore e membro della Commissione per la Riforma del Regolamento Edilizio.
Giovanni Chevalley morì a Torino il 13 aprile 1954.
Impegno politico
Chevalley fu per diversi anni parte della vita politica cittadina. Il 14 giugno 1914 fu eletto nelle liste liberali consigliere comunale di Torino. Nel 1916 venne eletto membro della commissione igienico-edilizia, cui competevano i pareri sui permessi di costruzione. Sempre nel 1916 venne eletto assessore supplente destinato a reggere l'incarico dell'Edilità, Piano regolatore e Suolo pubblico, incarico che tenne fino al 1919 quando il Comune di Torino fu commissariato. Rieletto consigliere nel novembre 1920 non ritornò in giunta ed uscì dal consiglio Comunale di Torino nel 1923. Tra il 1931 e il 1934 fece parte della commissione igienico-edilizia del comune di Torino..
Nel 1943, alla caduta del regime fascista, venne nominato vicesindaco della città di Torino. Nel 1945 gli fu conferita la presidenza della commissione di studio per la ricostruzione di Torino. Nel 1946 venne eletto nuovamente consigliere comunale di Torino.
Opere in Torino
Villa Amoretti Parco Rignon
Si dedicò alla progettazione, ristrutturazione, ampliamento di diversi edifici di Torino.
Ristrutturazione della Villa Amoretti, con la progettazione dell'arredo interno, del giardino e la realizzazione dell'Aranciera dalla forma semicircolare sul lato destra della villa, corso Orbassano 200, (1900)
Progetto del Lanificio fratelli Piacenza, via Bologna 190, (1913)
Restauro del primo piano di Palazzo Madama per destinarlo a sede di rappresentanza del Municipio di Torino, piazza Castello, (1924)
Progetto dell'Albergo Principi di Piemonte, con Vittorio Bonadé Bottino; al Chevalley sono da ascrivere l’arredamento interno dell’albergo, con un prezioso salone delle feste decorato con mosaici dorati e lampadari di Murano, via Gobetti 15, (1935-1936)
Progetto della palazzina Casana, via Bricherasio
Ampliamento e decorazione della palazzina Agnelli, via G. Giacosa
Progetto della villa dei conti Camerana, Sassi - Torino
Oltre alle attività di progettazione, fu incaricato della sistemazione urbanistica della Terza Piazza D'Armi, ora conosciuta come "Isola Pedonale", tra il corso Duca degli Abruzzi, via Montevecchio, corso Einaudi e corso Galileo Ferraris. Chevalley disegnò una maglia urbana di "villini" immersi nel verde, con solo due palazzi a reddito sul fronte di corso Einaudi.
Opere fuori Torino
Progettò numerosi palazzi e castelli nella cintura di Torino. Ristrutturò in prima persona la sua casa, villa Bric di Santa Brigida sulle colline di Moncalieri (TO).
Sistemazione e i restauri del palazzo Cavalli a Rivoli (TO)
Restauro della Chiesa di S. Agostino di Carignano (TO)
Chiesa di San Edoardo di Sestriere (TO)
Sistemazione del Castello di Bruno (TO)
Sistemazione del castello di Pavone (TO)
Riallestimento della Palazzina di Caccia di Stupinigi e trasformazione nel Museo dell'Arredamento, con A. Telluccini, Nichelino (TO), (dal 1920)
Progetto del padiglione italiano per l'Esposizione internazionale di Anversa, con D. Chiaves, (1930)
Progetto del Palazzo del Monferrato, ex palazzo del Consiglio dell'economia corporativa, Alessandria (1931-1933)
Progetto dell'albergo Principi di Piemonte di Sestriere con arch. M Passanti, (1932)
Ricostruzione e restauro della villa Agnelli a Villar Perosa (TO), (1945-1947)
Note
12345Gianni Ricci, Giovanni Chevalley Architetto, in ATTI E RASSEGNA TECNICA DELLA SOCIETÀ DEGLI INGEGNERI E DEGLI ARCHITETTI IN TORINO nuova serie, Anno 5, n.12, Torino, 1951, pp.345-352.
↑Ricordiamo che all'epoca non esisteva la facoltà di Architettura
↑Chevalley pubblicò il libro Gli architetti, l’architettura e la decorazione delle ville piemontesi del XVIII secolo. Contributo alla storia dell'architettura piemontese, STEN, Torino 1912
↑Valentina Grillo e Serena Savi, Riqualificazione dell’istituto Buon Pastore a Torino, in Politecnico di Torino, Tesi di Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Restauro E Valorizzazione Del Patrimonio, 2013.
↑Lorenzo Matteoli, Gabriella Peretti e Luciano Re, Torino tra Liberty e Novecento, la terza Piazza d’Armi, Fonpiemonte, 1988.
C. Devoti, La documentazione d’archivio per un grande cantiere di ampliamento [e revisione] dell’Ospedale Mauriziano Umberto I di Torino: il progetto globale di Giovanni Chevalley in Archivi e cantieri per interpretare il patrimonio. Fonti, metodi, prospettive, All'insegna del Giglio, Firenze 2021
C. A. Goccione, Giovanni Chevalley: progetti e restauri in Piemonte nella prima metà del Novecento, Politecnico di Torino, II Facoltà di Architettura, 2000-2001, relatore Maria Adriana Giusti, correlatore Costanza Roggero Bardelli
A. S. Massaia Giovanni Chevalley architetto dall'Eclettismo allo Stile Novecento, in Studi Piemontesi, vol. XXVI Torino 1997