
Giovanni Maria Borri (Sommariva del Bosco, 29 giugno 1811 – Torino, 2 marzo 1876) è stato un pittore italiano.
Giovanni Maria Borri nacque il 29 giugno 1811 a Sommariva del Bosco, paese a vocazione agricola in provincia di Cuneo.

Fin da giovane manifestò propensioni artistiche, in netto contrasto con le opinioni del padre contadino, Giovanni Antonio, che riteneva dovesse seguire l'attività di famiglia secondo le tradizioni in uso a quei tempi.
Solo la determinazione del giovane convinse il padre a desistere ed assecondare il figlio nella sua passione per l'arte. Nel 1834, frequenta con altri 28 alunni la Scuola di pittura e del nudo presso la Regia Accademia Albertina di Belle Arti (ora Accademia Albertina) a Torino. Viene definito un «giovane artista molto diligente e studioso» e che dipingeva già «a fresco sul muro a porzioni».
Per sostenere i costi del soggiorno a Torino ebbe una sovvenzione di lire 120, che gli venne assegnata dall'Accademia, il 10 giugno 1834, per la buona condotta e il profitto dimostrati durante la frequenza. La stessa, definita «gratificazione», con lo stesso importo di lire 120, venne concessa all'artista, il 30 maggio 1836.
I quadri di Giovanni Maria Borri sono registrati nei cataloghi delle mostre organizzate ogni anno dalla Società Promotrice delle Belle Arti, fondata, a Torino, il 28 febbraio 1842, da undici nobili, intellettuali e artisti riuniti in casa del conte Cesare della Chiesa di Benevello, in contrada Carlo Alberto 13.
Lo scopo della Promotrice era promuovere nuove forme d'arte che superassero l'imitazione dei modelli del passato, alla base della didattica nelle Accademie di Belle Arti. Altro scopo era quello di offrire agli artisti, attraverso l'esposizione annuale, la possibilità di farsi conoscere, di vendere le loro opere, ma anche di stimolare la loro creatività mediante il confronto con gli altri partecipanti, provenienti da svariate regioni d'Italia e stranieri (da Parigi, Amsterdam, Ginevra, Barcellona).
Per il grande numero di richieste le opere venivano vagliate da una Commissione.
Le opere di Giovanni Maria Borri sono presenti nei Cataloghi di ogni anno, dal 1842 fino al 1876, tranne il 1853.
I suoi quadri vennero esposti a fianco dei più grandi artisti della sua epoca, come Carlo Pittara, Telemaco Signorini, Antonio Fontanesi. Le mostre della Promotrice attiravano migliaia di visitatori paganti.

Il 2 dicembre 1854, Giovanni Maria Borri, all'età di 43 anni, sposava Teresa Tesio, di anni 27, nella Chiesa del Corpus Domini a Torino.
L'unione fu allietata dalla nascita di dieci figli: tre maschi e sette femmine, ma quattro (due maschi e due femmine) morirono dopo poche ore, pochi mesi, pochi anni. Delle figlie sopravvissute, Margherita (Racconigi 1857-Fossano 1912), dopo aver compiuto i suoi studi, a Torino, presso l’istituto della Casa del Soccorso (sita in Contrada del Soccorso, oggi via Maria Vittoria n.35 e 37), entrava, il 29 settembre 1879, nel monastero delle Benedettine a Fossano, dove rimase fino alla morte, avvenuta il 30 maggio 1912.
Il padre la raffigurò in un ritratto, datato 1866.
Un’altra figlia Marianna (Carmagnola 1866-Mondovì 1947), dopo aver conseguito, nel luglio del 1888, presso la Regia Accademia Albertina di Belle Arti a Torino, le Patenti per l’insegnamento di Disegno nelle Scuole Tecniche, Normali e Magistrali del Regno, insegnò ad Anagni, Aosta, Cuneo, ma soprattutto a Mondovì, dove concluse, presso l’Istituto Magistrale “Rosa Govone”, la sua carriera scolastica il 16 settembre 1930, dopo 40 anni di servizio.
Giovanni Maria Borri, dopo aver fissato la sua residenza prima a Sommariva del Bosco, poi, per un lungo periodo a Carmagnola, si trasferì a Torino, in via San Francesco d’Assisi, 14, dove morì, il 2 marzo 1876.
Fu sepolto nel Cimitero Monumentale di Torino, seconda ampliazione, arcata 201, nella tomba del cognato Luigi Tesio.
Il figlio di Luigi Tesio, Federico, nipote del pittore, nel 1888, fondò a Dormello, località nel Verbano, sulla riva del Lago Maggiore, un allevamento di purosangue, da cui venne fuori il più forte cavallo da corsa di tutti i tempi, Ribot.
La ricca produzione di Giovanni Maria Borri è costituita da scene di genere, natura morta, ritratti, soggetti religiosi, che si intrecciarono nell'arco della sua attività.





I titoli presenti nei cataloghi della Promotrice inseriscono molti suoi quadri nella pittura di genere, che traeva nuove tematiche e nuovi personaggi dalla realtà quotidiana:Giovane donna con varie stoviglie e Giovane cuoca fra varie teglie di rame (Catalogo 1843); Paese con animali (Catalogo 1846); Una contadina di Sommariva (Catalogo 1848); Vacca sorpresa alla vista di una lepre (Catalogo 1856); Una giovane contadina in riposo (Catalogo 1867).
Uno di questi quadri, che inseriva narrazione pittorica e personaggi all'interno di una povera cucina di campagna,The doctor, è stato ritrovato a Chicago, Stati Uniti d'America.
Giovanni Maria Borri, quando era in vita, fu particolarmente apprezzato nel genere nature morte, un genere di pittura che raffigura soggetti inanimati. Nelle sue composizioni i soggetti ricorrenti, tratti dal mondo della campagna, in cui l’artista era nato ed aveva vissuto buona parte della sua vita, sono: la frutta (uva bianca e nera, pesche, pere, mele, meloni, fichi) e gli ortaggi (cipolle, carote, carciofi, melanzane, rape, cavoli, peperoni), poi funghi e, ma raramente, selvaggina. Compaiono anche fiori, in particolare rose.
Con questi soggetti compaiono talvolta canestri, cestini, panieri, di varie forme e misure, ma di realizzazione semplice, come quelli usati per portare frutta e ortaggi in casa, e anche vasellame, un variegato assortimento di stoviglie da cucina, di forme, profondità e capienza diverse, con o senza manici, per lo più terraglie.
Giovanni Maria Borri curò la scelta dei soggetti e il loro accostamento con particolare attenzione all’accostamento dei colori per creare un variegato cromatismo d’effetto.
Nel Museo Civico di Cuneo, allestito nell'ex Complesso monumentale di San Francesco, è esposto un quadro del genere natura morta: si tratta di oggetti vari, ma realizzati in rame, su sfondo scuro (1867).
Altra natura morta è presente presso la Basilica di Superga, negli appartamenti reali adiacenti i locali del Convento dei Servi di Maria. Il dipinto, ad olio su tela, firmato e datato 1843, rappresenta tralci di vite con grappoli d'uva, pere, pesche ed un melone.
Giovanni Maria Borri privilegiò, in molte di queste composizioni, la semplicità e l'essenzialità; le eseguì con diligente realismo, cura dei particolari e senso del colore.
Produsse una serie di lavori, che furono paragonati all'arte fiamminga.
Numerosi sono i ritratti, sia maschili che femminili, ma anche religiosi: il pittore delinea con sicurezza il volto e penetra psicologicamente nel personaggio, attraverso i tratti del volto e le espressioni dello sguardo.
Li mette in posizione di tre quarti, più o meno accentuata, qualche volta in posizione centrale, raramente di profilo, per lo più seduti, raramente in piedi, ma mai a figura intera. L'abbigliamento dei personaggi ritratti e i suoi ornamenti sono sobri ed eleganti.
Un suo ritratto si trova a Torino, in Palazzo Lascaris, dal 1975 proprietà della Regione Piemonte e sede della sua Assemblea legislativa. Databile al 1850, raffigura Vittorio Emanuele II (1820-1878), in divisa militare; la mano destra poggia sul libro dello Statuto. Sullo sfondo, uno scorcio di mare percorso da una nave a vapore.
A Bra, nel Museo Civico di Palazzo Traversa, si trovano due ritratti: uno ritrae Agostino Cottolengo (1843), l'altro, Cesarina Sola (1859).
A Sommariva del Bosco, in Sala Giunta del Palazzo comunale, sono esposti nove ritratti: autoritratto del pittore abbigliato da artista (1859); secondo autoritratto (1875); ritratto del figlio Angiolino all'età di un anno e di nove (1864); ritratto di Luigi Tesio (1863); ritratto di Giuseppe Tesio (1863); ritratto di Teresa Tesio, moglie del pittore (1867); ritratto di Margherita, figlia del pittore (1866); ritratto femminile (anteriore al 1870). Sono stati donati dalla figlia Marianna.
A Torino, nel Convento dei Padri Cappuccini del Monte, c’è il ritratto di Padre Venanzio (1853).
A Garessio, nella parrocchia di Santa Caterina d’Alessandria, è conservato il ritratto del vescovo Andrea Canova (1853).
La produzione di soggetti di natura religiosa è ampia. Molti si trovano nelle chiese e sono stati realizzati con la tecnica dell'affresco.



A Sommariva del Bosco nella ex chiesa della confraternita dei Battuti Bianchi, sulla volta, realizzò, in cinque riquadri, gli affreschi della Croce, di Sant'Isidoro di Siviglia, di San Bernardino, dell' Assunzione, dell' Incoronazione della Vergine (1859).
Nella chiesa di San Giorgio e della Madonna della Neve (Cantone del Pilone), i due affreschi, ai lati del piccolo presbiterio, raffigurano San Defendente e Sant’Antonio abate con San Rocco (1834). Sono le prime opere certificate dall’artista.
Sempre a Sommariva del Bosco, nella ex chiesa della confraternita di Sant'Orsola, con la tecnica dell'affresco realizzò più opere. Lungo le pareti e sulla cantoria otto figure, in nicchie, monocrome; quattro figure femminili: la Virginitas, la Prudentia, la Mansuetudo, la Simplicitas, e quattro figure maschili: gli evangelisti Marco, Matteo, Luca e Giovanni.
Sulla volta due affreschi a forma di medaglione, dedicati a Sant'Orsola: Sant'Orsola e le compagne incontrano i pirati (1846) e la Salita al cielo di Sant'Orsola e Santa Chiara.
Sulle pareti laterali del presbiterio due affreschi dedicati a Maria: la Presentazione di Maria al tempio e l'Incontro di Maria con Elisabetta (1841).
Ancora a Sommariva del Bosco, nella parrocchia dei Santi Giacomo e Filippo , sui due pilastri ai lati dell’accesso alla cappella del Rosario, sono visibili San Paolo e San Domenico, in finte nicchie, realizzati con tecnica monocroma (1869).
A Brondello, nella parrocchia dell’Assunta, nella parte interna, dietro la facciata, si può ammirare il Battesimo di Gesù (1874).


Sono visibili affreschi su muri esterni di case private:


Affreschi sulla facciata di edifici religiosi:
Numerose le pale d'altare, realizzate con la tecnica dell'olio su tela:
Opere costituite da più elementi sullo stesso tema sono:
Alcuni quadri raffigurano la Madonna col Bambino e Santi, realizzati con la tecnica dell'olio su tela:
Soggetti di altri quadri, realizzati con la tecnica dell’olio su tela, sono Santi e Sante, alcuni noti altri meno conosciuti:
Alcuni furono preparati per la collocazione, il 10 settembre 1843, delle reliquie di Santa Vittoria martire nella chiesa di Santa Maria di Testona; le litografie furono eseguite nella Stamperia e Litografia Doyen e C. a Torino, fondata nel 1833, da Michele Doyen, originario di Digione, che in quegli anni si avviava a diventare la più importante di Torino.

Giovanni Maria Borri ha firmato la maggior parte delle sue opere. A partire dal 1850 inizia a comparire la firma che avrebbe adottato, di preferenza, per il resto del suo percorso artistico: la sola iniziale G attaccata con tratto elegante al cognome. Fu l’esito conclusivo di alcune sperimentazioni, che riguardarono il cognome e il nome.

Per il cognome scelse definitivamente Borri e non Bori, con una “r “sola, presente nel suo atto di nascita (il parroco di Sommariva del Bosco nella scrittura aveva seguito la pronuncia piemontese). Lavorò in contemporanea sul suo nome, Giovanni Maria; nella prima firma, di cui si ha conoscenza, è Bori Gioanni (1839); poi, Gio’ Maria Borri (1843); Gio’ Borri (1841, 1843, 1846).

In quegli stessi anni (1842, 1844, 1845, 1846), iniziava già a comparire la sola iniziale G, ma ancora staccata dalla B del cognome.
In molte opere si trova, in aggiunta, il nome del suo paese nativo, Sommariva del Bosco.
E l’annotazione: p.(inxit), d.(ipinxit) o dip.(inxit), dipinse. Talvolta con “faceva” o “fa” aggiungeva la precisazione del luogo dove l’opera era stata eseguita.