
Giuseppe Bartolo (Bari, 1º luglio 1912 – Bari, 3 luglio 1977) è stato uno storico, politico e meridionalista italiano.
Giuseppe Bartolo nasce nell'ambiente borghese della Bari degli anni Trenta: il padre Paolo è uno stimato mediatore di prodotti agricoli, discretamente benestante, la madre Angela Fasano è casalinga.
Grazie allo stimolo di uno zio materno, il prof. Michele Girone docente di latino e greco nei Licei, si dedica agli studi classici, frequenta l'Università di Bari e si laurea a pieni voti in Giurisprudenza nel 1934 ottenendo una Borsa di studio.
Coltiva i suoi interessi culturali approfondendo lo studio delle materie umanistiche e, nel 1937, diviene docente di ruolo di Storia e Filosofia nel prestigioso Liceo "Orazio Flacco" di Bari.
Alla fine dello stesso anno sposa Delia Pasculli, dalla quale avrà cinque figli.

Nel periodo universitario diviene amico di Michele Cifarelli, suo collega di corso, con il quale stringe un'amicizia che durerà per tutta la vita; assieme ad altri giovani formeranno un gruppo che gradualmente prenderà coscienza della situazione politica italiana ed europea maturando una chiara posizione democratica di orientamento liberal-socialista e rifiutando esplicitamente l'ideologia e la prassi del Fascismo e delle leggi razziali.
Sono i contatti con Tommaso Fiore e Guido Calogero ad alimentare questo sodalizio di giovani intellettuali, fra cui i figli di Fiore, Vincenzo,Vittore e Graziano, Fabrizio Canfora, Ernesto De Martino, Domenico Loizzi ed altri che, attratti dal suggestivo clima culturale della libreria Laterza, costruiscono e rafforzano quella presa di coscienza.
Determinante sarà l'incontro con Benedetto Croce, presente a Villa Laterza grazie alle frequenti visite all'editore, con cui i giovani antifascisti baresi potranno confrontarsi sui temi del liberismo e liberalismo e che offrirà loro lo stimolo alla discussione.
Nel novembre del 1941, in casa Cifarelli, Bartolo aderisce con gli altri alla costituzione dell'associazione clandestina liberalsocialista Giovane Europache si rifà a quella di Mazzini, il cui programma pone al primo punto l'istituzione della Repubblica e dove è già presente in nuce l'idea di una Europa federalista.
Con l'entrata in guerra dell'Italia Bartolo è chiamato alle armi e presta servizio presso il Quartier Generale del IX Corpo d'Armata a Bari e questo gli consente di continuare a frequentare il suo gruppo di amici.

Alla svolta del '43 i giovani antifascisti di questo gruppo sono pronti ad assumere con responsabilità un ruolo da protagonisti: subito dopo l'8 settembre, consapevoli di trovarsi in una zona rapidamente sgomberata dai tedeschi e con a disposizione la stazione emittente più potente del meridione, Giuseppe Bartolo, Michele Cifarelli, Michele D'Erasmo e Beniamino D'Amato prendono una inusitata iniziativa: con il tacito assenso del dirigente EIAR ing. Giuseppe Damascelli danno vita alle prime trasmissioni di Radio Bari, ascoltabili in tutta Italia, con le quali incitano all'impegno civile ed alla lotta di liberazione. Nel leggere i suoi messaggi Bartolo adotta lo pseudonimo di “Simplicius”. Bloccati dal Governo del Regno del Sud insediato a Brindisi, riprendono le trasmissioni solo dopo l'intervento del maggiore dell'esercito britannico Ian Gordon Greenlees divenuto responsabile dell'emittente e convinto che quelle giovani voci italiane che gridano il loro credo antifascista avranno un forte impatto sugli ascoltatori.
Nell'ottobre 1943 aderisce con gli altri giovani del gruppo al Partito d'Azione (che a sua volta si riconosce come partito al CLN), collaborando nell'attività politica con Michele Cifarelli, divenuto nel frattempo segretario provinciale sia del PdA che del CLN di Bari.


Nel novembre del '43 il PdA pugliese inizia a pubblicare il settimanale "L'Italia del Popolo" e Bartolo ne assume l'amministrazione; collabora anche all'organizzazione del circolo culturale “Pensiero ed Azione”, utile al proselitismo al di fuori delle strutture istituzionali del Partito, diventandone presidente.
A dicembre i CLN meridionali propongono di tenere a Napoli un Congresso Nazionale per concordare le scelte politiche ed istituzionali da perseguire nell'immediato e nel futuro e, osteggiati dagli Alleati, elevano una vibrante protesta che viene ripresa dalla stampa estera; inoltre, con il tacito consenso di Greenlees, Bartolo dà notizia del divieto da Radio Bari, suscitando intenzionalmente le ironie di Radio Berlino sulla “libertà” promessa dagli Alleati. Gli Alleati acconsentono allora alla proposta del CLN di tenere il Convegno a Bari anziché a Napoli, troppo vicina al fronte di Cassino.
All'inizio del '44, quindi, si riunisce il Congresso di Bari dei CLN (28-29 gennaio 1944), prima Assemblea libera nell'Europa liberata. Bartolo è tra gli organizzatori del Congresso e fa parte dell'Ufficio di Segreteria.
Il Congresso accoglierà la richiesta rivolta da Benedetto Croce agli Alleati di dare un segno di discontinuità politica esautorando il re e, pur rinviando la Questione Istituzionale, delibererà di perseguire l'immediata abdicazione ed un nuovo governo aperto ai partiti; tutto ciò avrà ampia risonanza nel Mondo libero, e sarà “il primo anello della catena che conduce alla Costituente e all'avvento della Repubblica”.
Nel dicembre 1944 Bartolo collabora ancora con Cifarelli nell'organizzare a Bari il Convegno di Studi Meridionalistici dal titolo “Dati storici e prospettive attuali della Questione Meridionale”, organizzato dal PdA, che vede la partecipazione di eminenti Meridionalisti, (Adolfo Omodeo, Guido Dorso, Manlio Rossi-Doria ecc.) che riprende il dibattito sulle diverse possibili strategie da promuovere per affrontare il problema del Mezzogiorno fermo da vent'anni a favore della politica di conquiste coloniali.
Per Bartolo è l'occasione per conoscere personalmente questi studiosi, che lo rendono consapevole dell'intreccio tra politiche nazionali e condizioni socio-economiche del Sud.
Con la fine del Partito d'Azione del 1946 Bartolo aderisce prima al Movimento Democratico Repubblicano, insieme a Michele Cifarelli e Ferruccio Parri, e poi al PRI, di cui sarà membro della Direzione Nazionale fino al 1964 e segretario regionale per la Puglia dal 1950 al 1962; in tale veste organizza il Congresso Nazionale del PRI a Bari nel 1952, cogliendo l'occasione per inaugurare un busto a Giuseppe Mazzini nei giardini del lungomare barese.
Al contempo aderisce al Movimento Federalista Europeo, di cui sarà segretario regionale fino al 1958.
Viene eletto una prima volta al Consiglio Comunale di Bari, nella Giunta DiCagno (1946-1952), ove si distinguerà per l'impegno nell'affrontare i problemi pratici della ricostruzione.

Sempre presente nell'agone politico e in tutte le elezioni locali, amministrative e politiche, seppur con risultati elettorali del PRI sempre modesti, torna in Consiglio Comunale (dopo la svolta di "centro-sinistra" che aveva appoggiato anche all'interno del PRI): è Assessore ai Contratti, Appalti e Pubbliche Relazioni con la Giunta Lozupone dal 1962 al 1964. Proseguirà con l'impegno politico anche a livello nazionale e, nel 1976, si candiderà alla Camera (Circoscrizione di Roma, in lista con La Malfa ed altri), ma non verrà eletto.
Stimato nel Partito, e da Ugo La Malfa in particolare, per la sua ampia cultura e per la competenza storica, giuridica ed economica, viene anche nominato nei Consigli di Amministrazione di importanti Enti pubblici.
Stimato docente, entra a far parte di Istituti di ricerca storica facenti capo al Comune e all'Università di Bari, anche con incarichi di rilievo.
Problemi di salute lo costringono gradualmente a rinunciare ad alcuni di questi incarichi, ed anche all'insegnamento. Si spegne all'improvviso il 3 luglio del 1977 per un infarto, all'età di 65 anni.
Sempre costante è l'impegno a contribuire alla Questione Meridionale, con idee, azioni e ricerca di soluzioni.
Con la partecipazione al Convegno di studi meridionalistici del dicembre 1944, Bartolo prende contatto con gli studiosi che da decenni avevano posto la loro attenzione alla Questione Meridionale e avevano indicato possibili strategie di intervento.
Entrato nella politica attiva Bartolo approfondisce lo studio dei “classici” del Meridionalismo e segue con grande interesse l'acceso dibattito sulle strategie meridionaliste che si concretizzano nel 1950 con la creazione della Cassa del Mezzogiorno; nello svolgere il suo ruolo politico ed amministrativo si impegna affinché gli investimenti infrastrutturali deliberati dagli Enti Centrali siano destinati a progetti di Enti Locali del Mezzogiorno.
Con l'intento di favorire gli scambi economici di prodotti dell'agricoltura e dell'industria meridionali verso il vasto mercato tedesco, contribuisce ad istituire a Bari, oltre alla Associazione culturale "Amici della Germania", anche la "Camera di Commercio Italo-tedesca": attività queste che gli valgono una Onorificenza da parte della Repubblica Federale della Germania.
Intanto la creazione della “Cassa” non attenua il vivace dibattito sulle strategie di intervento: perché a fronte di innegabili risultati positivi in alcuni settori non mancano i risultati deludenti in altri. Le diagnosi formulate sono molteplici e Bartolo ne avverte la parzialità ed il bisogno di una visione di ampio respiro che sia in grado di dar conto di tutti i fattori che hanno condizionato i risultati.
Alla fine degli anni '50 avvia perciò una ricognizione di tutte le fonti storiografiche, a partire dai "Meridionalisti classici", e ripercorre criticamente le fasi del dibattito: da quella dell'immediato dopoguerra, agli atti di congressi e convegni, agli articoli di quotidiani e riviste periodiche.
La prima versione del suo lavoro, limitata al periodo dal '43 alla nascita della “Cassa” nel 1950, viene presentata allo Svimez; l'opera suscita interesse e questo lo sprona ad impegnarsi per redigerne una versione più completa che tracci un'analisi dell'evoluzione del Mezzogiorno nei primi anni di attività della Cassa stessa, almeno fino al 1954. Pur con questa delimitazione temporale, lo studio si protrae per oltre un decennio.
Intanto la realtà economica man mano si evolve, anche in forme impreviste dalle teorie, e le strategie meridionaliste devono adeguarsi puntando ora all'“industrializzazione del Mezzogiorno”: portare le industrie al Sud, anziché i meridionali al Nord.
Bartolo percepisce che questa è un'evoluzione storica importante che coinvolge modelli economici e sociali e ritiene di grande interesse studiarne le dinamiche indagandole con approccio da storico e comincia a raccogliere la documentazione.
Non riuscirà a completare la sua opera; la morte improvvisa, nel 1977, lo coglie con il materiale pronto ed ordinato solo per una piccola parte. Lascerà un ampio archivio di schede bibliografiche che censiscono articoli e atti con l'evidenza delle cose salienti in essi contenute.
All'indomani della sua scomparsa, la Provincia di Bari finanzia la pubblicazione del materiale ultimato, curata dalla Biblioteca Provinciale De Gemmis. I due volumi vengono editati solo nel 1995 e contengono di fatto solo la prima delle cinque Parti previste dal Piano dell'Opera.
Il resto del materiale, custodito nella Biblioteca di casa Bartolo, è in attesa di essere recuperato e pubblicato.
Il Piano dell'Opera, articolato complessivamente su 9 Tomi, prevedeva 5 Parti una per il 1943-46, ed una per ciascun biennio successivo.
Il Comune di Bari ha dedicato alla figura di “Giuseppe Bartolo meridionalista” un viale della città inaugurato con breve cerimonia alla presenza del Sindaco il 25 marzo 1995.
Una edizione speciale, aperta agli studenti di un Istituto Superiore sito in Via Giuseppe Bartolo a Bari, si è tenuta invece nel 2017, in occasione dei quarant'anni dalla morte.
Il 20 aprile 2023 il Comune di Bari con l’ANPI e l’ANSI di Bari lo hanno ricordato nella Sala Consiliare, alla presenza di Vito Antonio Leuzzi, Ferdinando Pappalardo, Nicola Simonetti e Luciano Canfora, in occasione della presentazione della biografia scritta da Antonella Bartolo: …e Croce gli disse: vèstiti da fascista! Biografia di Giuseppe Bartolo antifascista, azionista, studioso di meridionalismo.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 41081926 · ISNI (EN) 0000 0000 3575 8103 · SBN CUBV009007 · J9U (EN, HE) 987007359645205171 |
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